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Continuamente,
in campo specialistico, viene usato un linguaggio da "addetti
ai lavori" che assume e mantiene uno specifico significato
per chi opera nel medesimo campo ma può risultare incomprensibile,
o addirittura fuorviante, per chi invece vive ed opera in
un campo diverso o non specifico.
Spesso i termini risultano sovrapporsi nel loro manifestarsi
esteriore ma assumono un significato diverso che può
portare, e spesso porta, ad equivoci ed incomprensioni fra
persone che magari tendono allo stesso obiettivo finale, come
accade fra psicologo, psicoterapeuta e paziente.
Per facilitare la comprensione del linguaggio usato dagli
"specialisti" psicologi e dai loro affini (psichiatri,
neurologi, etc.) Psiconline.it ha pensato di realizzare questo
breve glossario dei termini di uso più frequente così
che chiunque possa consultarlo e "capire" di cosa
stiamo parlando.
Naturalmente
il campo è vastissimo e perciò introdurremo
inizialmente i termini di uso più comune per poi passare
a quelli più specifici e specialistici. Quindi questa
sezione del sito di Psiconline.it sarà in continuo
divenire e chiediamo aiuto a tutti i nostri amici per conoscere
i loro bisogni ed, eventualmente, accontentarli.
Contemporaneamente chiediamo aiuto ai nostri Colleghi perchè
vogliano contribuire con loro materiale allo sviluppo de "Le
parole per dirlo..."
Attacchi di panico
Improvvisa comparsa di stati d'ansia incontrollabile, che
può raggiungere intensità notevole, accompagnati
da vissuti emotivi a connotazione angosciosa e sensazione
di impotenza e di perdita delle proprie capacità di
reazione. Gli adp insorgono solitamente in ambienti e situazioni
con specifica valenza emotiva per il soggetto o con un certo
potenziale stressogeno (p.es. luoghi affollati, traffico,
etc.).
Dissociazione
processo per cui determinati pensieri, atteggiamenti o altre
attività psicologiche perdono la loro normale relazione
con altre attività o con la restante personalità,
si scindono e funzionano in modo più o meno autonomo.
In tal modo pensieri, sentimenti ed atteggiamenti incompatibili
dal punto di vista della coscienza possono convivere senza
che si produca un conflitto tra di essi. Uno stato dissociativo
cronico è da considerarsi patologico: p.es. la dissociazione
sistematica tra affetto e pensiero, quale quella che si incontra
nei gravi disturbi schizofreniformi, è indice di una
alterata modalità di funzionamento psichico che si
riflette negativamente nel rapporto con sè stessi e
con gli altri.
Depersonalizzazione
Stato di alterazione della percezione di sè stessi
e del riconoscimento della propria identità; sensazione
di estraneità a sè stessi nell'ambito di un
vissuto a connotazione angosciante che può presentare,
nei casi più severi, correlate sensazioni di dispercezione
corporea ed alterata percezione del tempo e/o dello spazio.
Disturbo bipolare
Un tipo di disturbo psichico ad andamento fasico con manifestazioni
di natura alterna maniacale e depressiva (anche "psicosi
maniaco-depressiva).
Psicastenia
Disturbo della sfera nevrotica letteralmente traducibile come
"mancanza di energia psichica"; caratterizzato da
un abbassamento complessivo delle funzioni mentali di origine
non organica ma collegato a problematiche di natura essenzialmente
psicoaffettiva ed accompagnato da atteggiamenti di eccessiva
dubbiosità ed indecisione.
Rimozione
Termine utilizzato in ambito psicoanalitico che individua
uno dei meccanismi di difesa intrapsichici diretti solitamente
al controllo della propria vita affettiva nel rapporto con
le esigenze della realtà esterna. Il concetto classico
di rimozione implica una visione dinamica della struttura
di personalità di tipo conflittuale, e presuppone una
istanza rimovente ed un contenuto rimosso sulla base di determinati
valori, convinzioni, credenze del soggetto, collegati comunque
all'aspetto pulsionale (p. es.; la difesa dell'Io da pulsioni
"disturbanti" per l'assetto di personalità
che vengono respinte e fissate nella sfera inconscia).
Meccanismo di difesa
Procedimento psicologico di natura solitamente inconscia cui
l'individuo ricorre per proteggersi da ansia, angoscia, conflitti
emotivi, stress psicofisici e fattori ambientali. I m.d.d.
sono molteplici (p.es.:rimozione, soppressione, negazione,
proiezione, scissione, etc..) ma ognuno di essi -se utilizzato
troppo frequentemente ed in modo rigido- risulta disadattativo,
poichè viene impedito un più adeguato contatto
con la realtà. Alcuni m.d.d. (negazione, proiezione,scissione..)
sono costantemente presenti in maniera massiccia nelle psicopatologie
di entità più grave (disturbi paranoidei, forme
schizofreniche, psicosi di vario tipo).
Fobia
Timore abnorme di natura solitamente irrazionale nei confronti
di uno specifico oggetto, situazione o attività che
spinge il soggetto ad evitarli in maniera drastica; qualora
l'evitamento non riuscisse si produrrebbe uno stato ansioso
intenso o un disturbo panico. Alcune forme comuni sono la
claustrofobia, l'agorafobia, la zoofobia, etc..
Sintomo di conversione
Perdita o alterazione non simulata della motricità
volontaria e del sistema sensoriale, la cui genesi risiede
in motivazioni psicologiche ed in problematiche di natura
affettiva; trasformazione di un conflitto psichico in sintomo
fisico che interessa il sistema motorio e sensoriale.
Inibizione sociale
Indica la mancanza o la debole presenza di determinati tipi
di comportamento rispetto ai propri simili, in genere aggressivi.
Introspezione
(Anche autosservazione, osservazione dellesperienza).
Un metodo di osservazione in cui losservatore volge
coscientemente lattenzione ai propri processi psichici.
Introverso
Natura lenta, riflessiva, ritirata, che evita gli oggetti,
si pone facilmente sulla difensiva, guarda con sospetto.
Proiezione
E un meccanismo interno di difesa. Questa (falsa) percezione
aiuta in genere a diminuire langoscia per le notevoli
possibilità di soddisfazione del motivo non più
appagabile o vietato, oppure a conseguire una rinunzia alla
soddisfazione di questo motivo proprio in modo più
efficace di quanto non sarebbe possibile senza proiezione.
Psicofarmaci
Sostanze chimiche di diverse specie, naturali o sintetiche,
che nei loro effetti principali sono psicotrope, cioè
agiscono sul SNC, producendo mutamenti del comportamnto e
delle esperienze interiori, attualmente in prevalenza reversibili.
Neurofisiologicamente essi agiscono in gran parte selettivamente
nelle diverse zone del Sistema Nervoso Centrale ( p.es. sistema
limbico, sistema reticolare, talamo, corteccia cerebrale;)
e interagiscono con diverse sostanze neuroumorali. Psicologicamente
ne sono interessati soprattutto gli aspetti motivazionali
ed emozionali dellapprendimento e della memoria, nonchè
quelli integrativi del comportamento. Gli psicofarmaci vengono
suddivisi grosso modo,in base a criteri psicologici e clinico-terapeutici,
in :
ipnotici, stimolanti, neurolettici, antidepressivi, tranquillanti
e psicotomimetici.
Socievolezza
Anche istinto gregario. E il desiderio di rimanere in
rapporti amichevoli con gli altri, o di partecipare con essi
ad attività comuni.
Aggressività
Comportamento volutamente ostile con l'intenzione di danneggiare,
offendere o sminuire altri (in casi particolari sè
stessi) in modo tale da raggiungere obiettivi egoistici sopravvalutati.
L'interpretazione delle cause varia in base alla teoria adottata.
Esse possono essere:
Endogene: si assume l'esistenza di una pulsione evolutiva
aggressiva;
Condizionali: apprendimento dal successo di comportamento
aggressivi;
Differenziali: supporto di determinate caratteristiche, ad
esempio affettività o autoaffermazione o attribuzione
di colpe ad altri;
Psicoanalitiche: ad esempio: aggressione come conseguenza
della frustrazione;
Socioteoritiche: come esercizio strumentale del potere;
Cognitive: come stato di crisi in situazioni decisionali ambivalenti;
Motivazionali: come combinazione emozionale insieme a ira,
ansia, rabbia, etc., oppure aggressione su comando;
Teoria dell'azione: in seguito all'intensificazione di interazioni.
Per eliminare o ridurre l'aggressione vengono proposti metodi
sia di smantellamento (ad esempio, condizionamento avversativo
di segnali di aggressione) che si ricostruzione (ad esempio:
distensione. controllo dell'ira).
Angoscia
Sensazione di eccitazione che opprime e fa rabbrividire, dal
senso passeggero di oppressione a forme di apprensione, sgomento,
senso di paralisi, fino alla disperazione cronica ed al panico.
Da un punto di vista psicologico si distingue l'angoscia come
stato (State anxiety, tensione legata ad una forte minaccia)
e come proprietà (Trait anxiety, disposizione all'angoscia
indipendentemente dalla presenza di minacce).
Le teorie sull'angoscia sono state sviluppate soprattutto
dalla psicoanalisi, dalla teoria dell'apprendimento e dalla
psicologia cognitivista.
In psicoanalisi (Freud), l'Io è considerato un "luogo
d'angoscia" al quale, attraverso segnali d'angoscia provenienti
dall'esterno ("angoscia reale"), affluiscono sensazioni
d'angoscia, le pulsioni dell'Es ("angoscia nevrotica")
e le minacce del Super-Io ("angoscia della coscienza").
Con la rimozione di avvenimenti traumatici i segnali d'angoscia
possono ampliarsi in una angoscia liberamente fluttuante.
Le teorie dell'apprendimento sull'angoscia si basano sia sui
rapporti con un sistema nervoso debole (I.P.Pavlov) che sui
legami tra riflesso condizionato e costellazioni ansiogene,
fattori che in seguito possono accrescere quantitativamente
le reazioni d'angoscia.
Nella teoria cognitivista dell'angoscia si evidenziano in
particolare lòe conseguenze emozionali dell'elaborazione
individuale delle informazioni in rapporto alla percezione
dell'angoscia.
Questi meccanismi cognitivi si possono interpretare come una
caduta del controllo interno (J.B.Rotter), come incapacità
appresa (E.P.Seligman), o come conseguenza di perdite di controllo
dovute a estraneità, ostacoli del movimento, incertezza,
perdita del senso di protezione, abbandono, anticipazioni
di pericoli, incertezza del futuro, disperazione, etc.
Oltre agli stati cronici d'angoscia esiste anche una mancanza
patologica d'angoscia, che fa ignorare i momenti di pericolo,
ad esempio a causa di aggressività latente. Esiste
inoltre il desiderio di angoscia come "giocare col fuoco",
in cui il rischio può avere un effetto vitalizzante.
L'eliminazione dell'angoscia patologica è un obiettivo
di tutti gli importanti orientamenti psicoterapeutici. Si
tenta inoltre di ottenere una autoregolazione dell'angoscia
fondata soprattutto sull'abitudine ai segnali d'angoscia.
Disturbi di personalità
Forme di disadattamento della condotta profondamente radicate
generalmente riconoscibili sin dall'adolescenza o anche prima,
e che persistono per la maggior parte della vita adulta, sebbene
diventino spesso meno evidenti nell'età media o avanzata.
La personalità è anormale sia nell'equilibrio
o nella qualità ed espressione delle sue componenti
sia nelle sue caratteristiche globali.
A causa di questa deviazione o psicopatia la persona soffre
e vi sono effetti sfavorevoli per l'individuo o per la società.
Comprende quella che spesso è chiamata personalità
psicopatica, ma se questa è determinata primariamente
da una alterazione cerebrale, dovrebbe essere classificata
come sindrome cerebrale organica non psicotica. Quando si
presenta una anomalia della personalità direttamente
correlata ad una nevrosi o ad una psicosi, per esempio personalità
schizoide e schizofrenia o personalità anancastica
e nevrosi ossessivo-compulsiva, dovrebbe essere diagnosticata
anche la nevrosi o la psicosi correlata che appare in evidenza.
Nevrosi
Disturbo psichico di media gravità. E' in relazione
con il disturbo comportamentale, di entità più
lieve, con la psicosi (più grave) ed è distinta
dalle sindromi borderline poste fra nevrosi e psicosi.
Il concetto venne introdotto alla fine del 1700 per indicare
disturbi per i quali era impossibile indicare cause organiche
e nel corso del tempo subì diverse trasformazioni.
S. Freud, sulla cui teoria delle nevrosi si basa ancora oggi
la scuola psicoanalitica, distinse quattro tipi di nevrosi:
le nevrosi d'angoscia, le fobie, le nevrosi ossessive e l'isteria.
Nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi psichici
(DSM IV), largamente usato, sono elencate isteria, fobie,
disturbi anancastici, nevrastenici e ipocondriaci, depressioni
distimiche, sindromi d'angoscia generalizzate, disturbi dissociativi
e sindromi dolorose psicogeniche.
Il disturbo nevrotico è un disturbo mentale senza base
organica dimostrabile, nel quale il paziente pùo avere
una considerevole introspezione e ha un contatto con la realtà
non alterato, in quanto in genere non confonde le proprie
esperienze e fantasie patologiche soggettive con la realtà
esterna.
Il comportamento può essere notevolmente alterato,
per quanto in genere rimanga entro limiti sociali accettabili.
La personalità non è disorganizzata. Le principali
manifestazioni comprendono eccessiva ansia, sintomi isterici,
fobie, sintomi ossessivi e compulsivi e depressione.
Nonostante la definizione di nevrosi sia vaga e la sua spiegazione
sia tanto complessa, questo concetto comprende un gruppo osservabile
di stati psichici dolorosi che non vengono coperti da altre
definizioni.
Paranoide
Termine descrittivo che indica o idee dominanti patologiche
o idee deliranti di autoriferimento che riguardano uno o più
temi diversi, sopratutto persecuzione, amore, odio, invidia,
gelosia, onore, litigio, grandezza e soprannaturale.
Può essere associato con una psicosi organica; una
reazione tossica; una condizione schizofrenica; una sindrome
indipendente; una reazione ad uno stress emotivo o a un disturbo
della personalità .
Psicosi
Termine usato per un gruppo eterogeneo di condizioni che hanno
in comune una grave alterazione delle funzioni mentali (escluso
il ritardo mentale) associata ad un disturbo del contatto
psicologico con la realtà ed in genere a comportamento
sociale aberrante.
I disturbi della coscienza, della memoria, dell'umore, della
percezione, del pensiero o del comportamento psicomotorio
sono manifestazioni cliniche preminenti che dipendono dalla
natura della psicosi e l'introspezione è spesso notevolmente
carente.
La forma aggettivale "psicotico" è spesso
usata in senso puramente descrittivo per indicare la presenza
di certi sintomi come idee paranoidi, allucinazioni e disturbi
del pensiero.
Da un punto di vista etiologico le psicosi sono generalmente
suddivise in forme con malattia fisica evidente che interessa
le funzioni cerebrali (psicosi organiche) e forme con patologia
strutturale o metabolica indeterminata (psicosi funzionali
o endogene).
Stress
Un termine introdotto nella fisiologia umana da Cannon all'inizio
degli anni 20 per indicare tutti gli stimoli fisici, chimici,
emozionali che superano una certa soglia critica e interrompono
un equilibrio interno dell'organismo.
Nella "sindrome generale di adattamento" descritta
da Selye (1950) il termine ha modificato il suo significato
ed è diventato un denominatore comune per le risposte
non specifiche dell'organismo a tali stimoli.
Nell'uso corrente viene utilizzato in modo intercambiabile
per descrivere vari stimoli avversi di intensità eccessiva;
le risposte fisiologiche, comportamentali e soggettive ad
essi; il contesto che media l'incontro tra l'individuo e gli
stimoli stressanti; o tutti questi concetti insieme.
Il termine è chiaramente abusato e dovrebbe essere
utilizzato più cautamente.
Distimia
Stato depressivo dell'umore associato a sintomi spesso neurastenici,
ipocondriaci.
Originariamente il termine si riferiva ad una condizione protratta
di malinconia. Più recentemente è stato utilizzato
per indicare quelle forme di nevrosi che sono contemporaneamente
caratterizzate da una accresciuta forma di introversione (depressioni
reattive, fobie, nevrosi ossessive).
Ipocondria
Distrubo nevrotico in cui la caratteristica principale è
l'eccessiva preoccupazione per la propria salute in generale
o per l'integrità e la funzionalità di qualche
parte del proprio corpo, meno frequentemente, per la propria
mente.
Isteria
Malattia mentale nella quale si manifesta sia un restringimento
del campo di coscienza sia un disturbo delle funzioni motorie
e sensoriali e che sembrano poter comportare un vantaggio
psicologico o un valore simbolico.
L'isteria tende ad essere caratterizzata da fenomeni di conversione
e la sintomatologia tende spesso a caratterizzarsi come risposta
all'ambiente o a reazioni emozionali opprimenti ed apparentemente
inaffrontabili dal soggetto.
Il confine con la simulazione è spesso molto labile.
Conversione
Si indica con tale termine la trasformazione di un conflitto
psichico in sintomo fisico delegato a rappresentare un conflitto
simbolico intrapsichico o l'appagamento di un desiderio.
Narcisismo
Con questo termine si indica la tendenza ad ammirare le proprie
azioni ed i propri attributi corporei.
Il narcisismo non viene considerata una forma di perversione,
in quanto non si riferisce ad una soddisfazione sessuale ma
può, anche in un normale sviluppo, far di se stesso
l'oggetto d'amore.
Perversione
Con tale termine viene indicato un comportamento sessuale
aberrante ed illeggittimo. Fra le perversioni si annoverano
la bestialità, l'esibizionismo, il feticismo, il sadismo,
il masochismo mentre ne sono esclusi la violenza carnale,
l'incesto e la promiscuità.
La teoria psicoanalitica ritiene che la perversione sia presente
nel bambino ("perverso polimorfo") come una una
normale tappa dello sviluppo sessuale mentre la presenza di
tali patologie nell'adulto indica un'arresto dello sviluppo
della personalità e della sessualità e la sua
fissazione ad uno stadio pregenitale.
Le perversioni sono, in ogni caso, un costante fattore di
disturbo della normale energia sessuale (libido).
Libido
Secondo la teoria psicoanalitica la libido è l'energia
sessuale dalla quale l'uomo viene attivato a trarre piacere
dalle zone erogene del corpo.
In psichiatria la libido viene intesa, invece, in senso più
generale ed identifica la totalità ed il grado dell'interesse
amoroso o genitale dell'individuo.
Complesso di inferiorità
L'espressione "complesso di inferiorità"
evidenzia le debolezze presenti in ogni individuo, siano esse
reali o immaginarie, fisiche, psichiche o sociali, e mette
inoltre in rilievo la forte tendenza alla ricerca della perfezione
e della totalità.
Deprivazione
In psicologia clinica questa definizione indica una delle
cause principali dei disturbi psichici. Si suppone che esista
un meccanismo per cui una carenza di cure o di stimoli da
parte dell'ambiente condurrebbero a uno sviluppo psichico
insufficiente, che non può venire recuperato o riequilibrato
in seguito.
Vi si contrappongono esperienze di autostimolazione che non
permettono uno stato psichico carente. Perciò attualmente
il concetto teorico di deprivazione è ancora poco chiaro.
Non tutte le forme di ritiro dalla vita sociale portano all'insorgenza
di disturbi psichici.
Una serie di situazioni di deprivazione sono considerate particolarmente
pericolose: mancanza della madre, isolamento, ospedalizzazione,
perdita del partner, disoccupazione, autoalienazione, frustrazione
di bisogni centrali, perdita del retroterra culturale, retrocessione
di status, danni alla socializzazione, isolamento nella vecchiaia.
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