Intervista a Giuseppe Maiolo,
autore di "Adolescenze spinose. Come comunicare senza fare (e farsi) del
male" - Editore: Erickson - Trento - pp.180, cm 17x24 - Prezzo: €
15,00
Incontriamo Pino Maiolo,
psicologo, psicoterapeuta, condirettore della Rivista "Psicologia e psicologi"
e vecchio amico di Psiconline.it, mentre è in procinto di partire per
un un viaggio in Madagascar dove ha avviato con l’Ass. "Psicologi
per I popoli" e la "Fondazione Exodus" di Milano un progetto
di cooperazione internazionale per realizzare un progetto di formazione socio
sanitaria per operatori locali, educatori, insegnanti e anche psicologi che
dovranno operare in una struttura che si sta costruendo e che vede un orfanatrofio,
un centro professionale e di servizi per bambini e adolescenti, oltre che un
consultorio per giovani.
Costantemente impegnato a livello professionale e personale e continuamente
"in viaggio", ha trovato un momento per noi e per i visitatori del
nostro sito, sempre attenti ai problemi dell'adolescenza e del rapporto genitori/figli
e desiderosi di conoscere meglio il suo ultimo lavoro.
Pino si è fermato
un attimo, ha tirato il fiato ed ha parlato con noi: ecco cosa ne è venuto
fuori. Seguiteci nello svolgersi delle domande e delle risposte: l'intervista
è una preziosa fonte di informazioni sul mondo dei giovani.
Psiconline
“Adolescenze spinose” è il tuo ultimo lavoro uscito qualche
mese fa per le edizioni Erickson di Trento. A chi è destinato il libro?
Giuseppe
Maiolo
Il libro è stato pensato per i genitori e gli insegnanti e in ogni
caso per quegli adulti che svolgono funzioni educative e si trovano ad affrontare
oggi i problemi evolutivi dell’adolescenza e i percorsi della crescita
che sono divenuti più complessi. E’ un tentativo, mi auguro utile,
di aiutare chi sta accanto ai giovani e li accompagna nel percorso della crescita
e in una delle fasi più delicate della vita.
Psiconline
Per questo il registro linguistico che utilizzi è di taglio decisamente
divulgativo…
Giuseppe
Maiolo
Sì, da sempre scrivo con l’intenzione di dare
al lettore un aiuto alla comprensione delle vicende umane e psicologiche.
Facendo oltre che lo psicologo anche il giornalista pubblicista e collaborando
come commentatore su alcune testate mi sono allenato a usare un linguaggio
narrativo per trasmettere informazioni e interpretazioni relative all’ambito
della psicologia. A mio avviso parlare con un linguaggio semplice è
assolutamente importante quando si affrontano questioni delicate come quelle
evolutive, dove gli educatori non devono diventare psicologi ma hanno bisogno
di provare a fare delle riflessioni per poter interagire meglio con i bambini
e i giovani. Chi opera, ad esempio, con gli adoloscenti deve essere aiutato
a leggere i loro comportamenti senza troppi intellettualismi.
Psiconline
Secondo te, l’adolescenza di oggi è diversa da quella di
un tempo?
Giuseppe
Maiolo
L’adolesenza è sempre stata una fase particolarmente
delicata perché epoca di cambiamenti radicali e di sviluppo. Tuttavia
oggi questo “viaggio” si è fatto più complicato,
più lungo e più rischioso.
L'infanzia ad esempio si è contratta mentre l'adolescenza si è
allungata. In particolare i grandi cambiamenti fisici, psichici e relazionali
iniziano molto prima di un tempo e non si concludono più attorno ai
18-20 anni quando una volta con gli esami di maturità il giovane entrava
a far parte del mondo degli adulti. Ciò produce ad esempio quel fenomeno
nuovo che chiamiamo famiglia lunga caratterizzato dal fatto che i figli rimangono
fino a tardi dipendenti e continuano a vivere tutte le problematiche tipiche
degli adolescenti. Molte sono le ragioni che determinano questo fenomeno ma
tra queste vi è anche una tendenza nuova: la famiglia di oggi è
più orientata a soddisfare i continui bisogni materiali e a iperproteggere
i figli piuttosto che sollecitarne l'acquisizione dell’indipendenza
e del senso di responsabilità. Di conseguenza i giovani faticano molto
a farsi carico di loro stessi e diventare autonomi. Si rivelano più
insicuri e timorosi di sbagliare e tollerano sempre meno le frustrazioni.
Psiconline
Per questo allora affermi che la famiglia è più dominata
da un esteso"mammismo" ….
Giuseppe
Maiolo
Sì, come dice Umberto Eco il "maternismo"
la fa da padrone e il mammismo imperante rende difficile l'esperienza della
separazione e del distacco che in adolescenza sono centrali al processo di
maturazione. Sono dell'avviso che la famiglia continui ad essere un'istituzione
fondamentale per lo sviluppo di un bambino e di un adolescente ed è
determinante il modo con cui essa assolve le funzioni educative. Non si tratta
di colpevolizzarla ma di essere consapevoli che questa tendenza non favorisce
il processo di individuazione di un giovane. Siamo passati dalla famiglia
legiferante o normativa a quella affettiva e negoziale. Ciò significa
che prima a dominare erano le regole e i divieti e ora invece tutto si negozia
e si contratta. Un passo avanti certo, ma in questo ambito il codice affettivo
prevalente è quello materno.
Psiconline
A questo proposito in “Adolescenze spinose” ti soffermi
molto sulla mancanza del padre…
Giuseppe
Maiolo
Si, perché ritengo che sia una figura centrale nel
processo di crescita soprattutto in adolescenza. Invece questa nostra epoca
vede un'assenza di funzioni paterne. I padri di oggi sono diventati più
affettuosi e sintonizzati maggiormente sulle necessità affettive dei
loro figli. Senza dubbio una conquista il padre “disarmato”. Ma
il problema è che spesso questi padri hanno deposto con le armi anche
l’autorevolezza. Così il padre di oggi è più delegante
e permissivo, sovente privo di quelle caratteristiche che sono tipiche dell’autorità
che, per altro, non gli viene riconosciuta. Abidicando il suo ruolo e incaricando
la madre di svolgere anche le sue funzioni il padre si è reso latitante
sulla scena dove si svolgono le prove generali della crescita di un adolescente.
Così, come diceva Mitscherlich qualche decennio fa, oggi ci ritroviamo
in una“società senza padri” ma non perché mancano
fisicamente quanto per il fatto che che i padri mancano di funzioni. Per questo
preferisco parlare del padre mancante e non del padre assente. Penso ai tanti
padri che mi portano in consulenza gli adolescenti i quali vengo descritti
come senza spessore e senza autorità insicuri, indecisi, deboli e più
“mammi” che altro. Per questo li trovo mancanti, ovvero senza
energia, sbiaditi o peggio ancora trasparenti. Presi dagli impegni di lavoro
e dalla necessità di assicurare alla famiglia benessere materiale,
i nuovi padri sembrano aver affidato alla madre il carico di tutto il processo
educativo.
Psiconline
Così, secondo te, diventa più difficile per un adolescente
diventare autonomo?
Giuseppe
Maiolo
L'autonomia è una conquista, un obiettivo da raggiungere,
un progetto. Ed è nelle funzioni del padre quella di rappresentare
simbolicamente questo progetto, come una spinta verso il futuro. L’ultimo
rapporto Censis registra drammaticamente il segno di una realtà giovanile
confinata nel presente, incapace di cogliere il flusso del tempo e inchiodata
ai valori effimeri del “cogli l’attimo fuggente”, del consumismo
usa e getta. Emerge non solo da questa indagine ma anche dalla mia pratica
clinica e di consulente nelle scuole che gli adolescenti hanno sempre più
paura del futuro. Non hanno spinte ideali di cambiamento della realtà
e sono poveri di progettualità, tra cui anche quella di diventare indipendenti.
L'autonomia si costruisce non contro la dipendenza dai genitori, ma a partire
da essa. Troppo spesso invece i genitori di oggi si defilano e, per il quieto
vivere, pongono pochi limiti. Piuttosto che apparire autoritari e impopolari
scelgono come modalità relazionale quello di diventare amici dei loro
figli. A mio avviso questo non fa che aumentare il disorientamento e la dipendenza.
A me è capitato non poche volte di sentirmi dire dagli adolescenti
che seguo: "Vorrei che i miei genitori mi dicessero cosa posso o non
posso fare!"
Psiconline
I frequenti fatti di cronaca che registrano e spesso
enfatizzano il disagio di alcuni adolescenti fano correre il rischio di pensare
che l’adolescenza di oggi sia un’età patologica e i giovani
un po’ tutti malati. Che ne pensi?
Giuseppe
Maiolo
Nel mio lavoro ho cercato di parlare in gran parte dell’adolescenza
come transito e mi auguro di essere riuscito a far vedere che quest’età,
chiamata solitamente incerta e che io definisco “spinosa”, è
una normale fase di transizione e non una malattia. La metafora del cactus
è assai indicativa perché rappresenta una pianta certamente
difficile da trattare e maneggiare. Ma quali fiori splendidi produce!
Psiconline
Hai indicazioni da fornire ai genitori?
Giuseppe
Maiolo
Il mio libro non vuole essere un manuale dove poter trovare
soluzioni pronte all’uso. Vorrei che fosse uno strumento di riflessione.
Tuttavia penso che si possano intravvedere delle strade da percorrere con
gli adolescenti. Alcune ho cercato di segnalarle. Tra le cose possibili da
farsi, come dice Pietropolli Charmet, ritengo che prima di tutto sia importante
dar voce alla fatica di crescere di un giovane. Si tratta di riconoscere questo
sforzo e non sottovalutarlo o deridere quel lento e impegnativo lavorio adolescenziale.
Fondamentale è saper ascoltare l'espressione dei bisogni di un adolescente,
anche quando questi non sono urlati a voce alta ma segnalati in silenzio o
con messaggi in codice. Una delle opportunità più significative
è che un adulto sappia sempre mettersi nei panni dell’adolescente,
trasferirsi nella sua pelle, magari ricordando i travagli della propria adolescenza.
Questo ritengo sia il versante sul quale si situano le nostre possibilità
di aiuto. Ecco, nel mio libro ho tentato di far capire l’mportanza di
una comunicazione empatica con i figli e quale ruolo fondamentale essa giochi
nel rapporto con loro perché essi non si trovino soli ad affrontare
il lungo percorso evolutivo.
intervista
a cura di Luigi Di Giuseppe
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