Dottor Luigi Mastronardi
- psicologo, psicoterapeuta - Roma
Il biofeedback (in inglese
"informazione biologica di ritorno") è stato ideato negli Stati
Uniti alla fine degli anni Sessanta.
Il metodo parte dal presupposto che ogni individuo abbia il potere psichico
di controllare e mutare, entro certi limiti, i propri fenomeni vitali e di conseguenza
i propri stati patologici, se sottoposto a uno specifico addestramento, come
avviene in Oriente nel caso dei mistici e ricercatori spirituali dediti allo
yoga e alla meditazione, i quali riescono ad alterare la frequenza dei battiti
del cuore, la profondità del respiro o la sensibilità al dolore.
Di norma le persone non hanno coscienza di molte funzioni somatiche, come il
grado di rilassamento muscolare, il battito cardiaco, la pressione del sangue
o la secrezione gastrica, svolte dall'organismo in modo automatico e involontario.
Il biofeedback o, meglio, biofeedback training è una tecnica in grado
di potenziare la capacità di apprendere ad autocontrollare volontariamente
determinate funzioni fisiologiche, sfruttandole a scopo terapeutico .
Attraverso l’uso di un’apparecchiatura elettronica, possiamo imparare
a rilassarci e a regolare le funzioni biologiche del nostro organismo che di
solito non sono sotto il controllo volontario.
La terapia viene programmata
in base ai problemi del paziente, esaminati durante un colloquio preliminare;
dopo una serie di due o tre sedute iniziali di semplice monitoraggio della funzione
da portare sotto il controllo volontario, inizia l'autentico training di biofeedback,
che richiede una ventina di sedute di un'ora, due o tre volte la settimana.
Il biofedback training funziona in questo modo: tramite dei sensori applicati
in diverse parti del corpo, l’apparecchiatura elettronica rileva l’andamento
della funzione corporea che si intende modificare (ad es. la frequenza cardiaca),
elabora tale dato e lo trasforma in un segnale visivo o acustico. L’intensità
di tale segnale è direttamente proporzionale all’intensità
dell’andamento della funzione considerata (nel caso della frequenza cardiaca
potremo avere un suono che diventa più forte all’aumentare del
numero di battiti al minuto e più debole al suo diminuire). In tal modo
la persona raggiunge due obiettivi fondamentali: diviene consapevole dell’andamento
di quella determinata funzione e soprattutto impara a controllarla volontariamente,
grazie al potere della propria mente. Ovviamente, una volta appresa la tecnica
non ci sarà più bisogno di alcun tipo di apparecchiatura e potremo
applicarla ovunque, senza più bisogno di alcun aiuto esterno.
Il procedimento si basa
fondamentalmente sul principio del condizionamento operante: se una nostra azione
avrà successo, sarà ‘rinforzata’, aumenteranno quindi
le probabilità di metterla in atto in un momento successivo. In questo
caso il successo o meno dei nostri tentativi di modificare le nostre funzioni
corporee ci viene comunicato dal modificarsi dell’intensità del
segnale, quindi sapremo immediatamente se stiamo facendo la cosa giusta e impareremo
presto a ripetere questo comportamento per ottenere lo stesso effetto tutte
le volte che vorremo.
A seconda della funzione
monitorata possiamo distinguere tra diversi tipi di biofeedback training:
- Biofeedback
dell’attività elettrica muscolare (EMG-BFB training).
Consiste nell’apprendimento dell’autocontrollo dell’attività
muscolo-scheletrica. Tramite questa tecnica, la persona viene messa in contatto
diretto con il proprio corpo e può “vedere” ed “ascoltare”
(grazie ai segnali acustici e visivi emessi dalla macchina) la sua tensione
muscolare; può apprendere progressivamente l’autocontrollo di
sé e dei propri sintomi; impara a rimanere rilassata in condizioni
di stress. In molti casi il raggiungimento di queste capacità porta
ad un cambiamento dell’immagine che la persona ha di se, nel senso che
acquista una maggiore fiducia in se stessa e comincia a sentirsi più
“competente”e più “forte” rispetto alla possibilità
di modificare quanto le provoca sofferenza. Le applicazioni cliniche di questa
tecnica sono più numerose rispetto a quelle delle altre tecniche e
riguardano principalmente:
- Disturbi d’ansia.
- Disturbi psicosomatici
- Cefalea da tensione
- Tic e balbuzie
- Sindrome dolorosa
temporo-mandibolare
- Crampo dello scrivano
- Torcicollo spasmodico
- Blefarospasmo
- Riabilitazione neuromotoria
- Sindrome pruriginosa
resistente alle terapie farmacologiche.
- Biofeedback
della temperatura cutanea (Thermal BFB training).
Consente di apprendere l’autocontrollo della temperatura cutanea tramite
modificazioni progressive della vasomotilità periferica. Viene utilizzato
principalmente per i seguenti disturbi:
- Cefalea di tipo emicranico
- Dolore cronico
- Malattia di Raynaud
- Ulcere cutanee diabetiche
(a completamento della terapia tradizionale)
- Biofeedback
dell’attività elettrodermica (Galvanic Skin Responce Training).
Consiste nell’apprendimento dell’autocontrollo dell’attività
elettrodermica cutanea,. L’attività elettrodermica cutanea, direttamente
proporzionale al grado di attività escretiva delle ghiandole sudoripare,
è un indice neurovegetativo di attivazione emozionale. Tale tecnica
è stata utilizzata per:
- La desensibilizzazione
sistematica di fobie multiple o semplici
- La terapia cognitivo-comportamentale
dei disturbi d’ansia e disturbi psichiatrici
- Trattamento dell’iperidrosi
palmare
- Biofeedback
della frequenza cardiaca (Heart Rate Feedback Training).
Consiste nell’apprendimento dell’autocontrollo della frequenza
cardiaca. E’ stato utilizzato per alcuni disturbi e patologie cardiovascolari,
come:
- Tachicardia parossisitica
- Wolff Parkinson
White
- Contrazioni ventricolari
premature
- Biofeedback
della pressione arteriosa (Blood Pressure Feddback Training).
Il soggetto apprende ad autocontrollare la pressione arteriosa. E’ stato
utilizzato come terapia antipertensiva. I risultati sembrano incoraggianti,
sia per quanto riguarda l’autocontrollo sulla funzione monitorata che
il mantenimento dei risultati ottenuti.
- Biofeedback
dell’attività elettrica cerebrale (EEG Feedback Training).
Consiste nell’apprendimento dell’autocontrollo dei ritmi
EEG. Viene utilizzato per:
- Il trattamento
degli stati d’ansia. Si raggiunge un ritmo definito “alfa”(8-13
Hz) che induce uno stato di rilassamento nell’intero organismo.
- Il trattamento dei
sintomi ossessivi. Si sfrutta un’altra caratteristica del ritmo
‘alfa’, cioè l’induzione di uno stato di “vuoto
mentale”, che aiuta a combattere i pensieri intrusivi tipici della
sintomatologia ossessiva.
- Per la terapia dell’insonnia.
In questo caso è il raggiungimento di un ritmo definito “theta”
che induce uno stato di sonnolenza e immagini ipnagogiche, tipiche della
prima fase dell’addormentamento.
- Alcuni casi di epilessia.
Si utilizza il ritmo cosiddetto “sensorimotore.”
- Biofeedback
della resistenza respiratoria per il trattamento dell’asma bronchiale.
- Biofeedback
del pH e della motilità gastrica per il trattamento dell’ulcera
gastrica.
- Biofeedback
dell’erezione del pene applicato nei casi di impotenza
- Biofeedback
della temperatura vaginale in casi di dismenorrea.
- Biofeedback
della vasomotilità vaginale in casi di frigidità.
- Biofeedback
della resistenza retto-sfinterica e vescicale, per la terapia dell’incontinenza
urinaria e fecale.
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