TIZIANA LANZA
( Esperta in Comunicazione della scienza, Roma)
Quanto sono diffuse le catastrofi
naturali
Allora un muratore si fece avanti e
chiese: parlaci delle case. "...La vostra casa è il vostro
corpo più grande. Esso cresce al sole e dorme nella
tranquillità della notte e non è privo di sogni. Non
sogna forse la vostra casa? " risponde il profeta di Kahlil Gibran.
Eppure migliaia di persone possono perdere la propria casa in un
colpo solo a causa di una catastrofe naturale. Sebbene anche la
perdita della casa sia un evento traumatico, è il minore dei
mali al confronto dei traumi che possono provocare la morte, la
perdita di persone care e le ferite gravi.
Purtroppo le catastrofi naturali sono
una realtà diffusissima a livello mondiale. E sembra che in
futuro siano destinate ad aumentare. Soltanto per limitarci all'anno
scorso, il duemila, secondo un rapporto del più grande gruppo
assicurativo mondiale, il tedesco Munich Re, si è registrato
un numero record nel mondo di disastri naturali. Ben 850 disastri, un
centinaio in più rispetto al 1999. Per fortuna i morti sono
stati molto meno, 10.000 in confronto ai 75.000 dell'anno precedente,
perchè si sono verificati in aree scarsamente
popolate.
A detenere il primato sono le
tempeste, col 73 per cento di tutte le perdite assicurate, seguite
dalle inondazioni (23 per cento). La peggiori catastrofi sono state
le inondazioni in Monzambico all'inizio del duemila, con mezzo
milione di senzatetto. In Europa, le inondazioni in Gran Bretagna,
con danni pari a oltre 3000 miliardi di Lire e le pioggie, frane e
smottamenti sulle Alpi svizzere e nell'Italia del nord, con danni per
oltre 17.000 miliardi di Lire.
La sindrome del
sopravvissuto.
Alcuni studi riportano il dato che il
maggior numero di morti in seguito a catastrofe naturale si verifichi
nei paesi in via di sviluppo dove le perdite di vite umane sono dalle
3 alle 4 volte superiori a quelle che si verificano nei paesi
industrializzati (WHO, 1992 in Meichenbaum 1994). Ma che si tratti di
paesi in via di sviluppo o industrializzati, chi sopravvive deve fare
i conti con tutta una serie di sintomi che sono stati studiati prima
di tutto nei reduci di guerra caratterizzando quella che è
stata definita "sindrome del sopravvissuto" (1976, Lifton e coll.).
In seguito, si è potuto constatare che questi sintomi sono
comuni anche nelle vittime dei disastri (Solomon, 1992 citato da E.
Giusti, C. Montanari, 2000). Si tratta di ricordi incancellabili
dell'esperienza traumatica; del senso di colpa per essere
sopravvissuti; di sensazioni generali di tristezza, apatia e ritiro
sociale; di difficoltà relazionali e di ricerca di un senso
dell'evento accaduto.
I sopravvissuti attraversano quattro
fasi (Farberow e coll, 1981 citato da E. Giusti, C. Montanari, 2000).
Le prime due fasi, quella eroica e della Luna di miele (quest'ultima
può variare dalle due settimane ai due mesi), sono
caratterizzate da un forte attivismo e un morale piuttosto alto e
ottimistico dovuto alla grande offerta di aiuto. Nelle ultime due
fasi, quella della disillusione e della ricostruzione, il
sopravvisuuto torna a fare i conti con se stesso. I riflettori dei
media si sono spenti, gli aiuti attesi tardano ad arrivare o possono
essere inferiori a quelli attesi. E' nella fase della disillusione
che vengono alla luce le reazioni delle vittime al
disastro.
Insorgenza dei Ptsd
Reazioni emotive che perdurino per
massimo due settimane quali lo shock, la paura, la rabbia, il
sentirsi colpevole, inutile e impotente. Reazioni cognitive quali la
confusione, il disorientamento, l'indecisione, la preoccupazione,
difficoltà a concentrarsi, perdita di memoria. Reazioni
fisiche quali la tensione, la fatica, la tachicardia, l'insonnia e
reazioni nelle relazioni sociali quali la diffidenza, la
conflittualità e l'isolamento sono tutte reazioni normali dopo
un evento traumatico. Tuttavia, le vittime di una catastrofe naturale
potrebbero sviluppare disturbi da stress post-traumatico.
Negli Usa, dove il fenomeno è
già ampiamente studiato, si è visto che circa l'ottanta
percento delle vittime di un evento traumatico riescono a far fronte
al trauma provocato dal disastro, mentre una minoranza che varia dal
10 al 30 per cento sviluppa disturbi di lunga durata (Kleber &
Brom, 1989, citati da Meichenbaum, 1994). Approssimativamente una
quarto o un terzo degli individui esposti a eventi traumatici quali
le catastrofi naturali, le guerre, o atti di violenza e incidenti,
sviluppano disturbi da stress post traumatico cronici e altri
disturbi mentali quali l'ansia e la depressione (Yehuda et al., 1993
citato da Meichenbaum, 1994).
Sintomi più gravi che
potrebbero portare all'insorgenza di ptsd sono la dissociazione, il
rivivere ossessivamente l'esperienza vissuta attraverso ricordi
terrificanti e incubi, il tentativo estremo di evitamento del vissuto
attraverso l'uso di sostanze. Oppure un estremo intorpidimento
emozionale. Altri sintomi sono riconducibili all'iperarousal
(attacchi di panico, rabbia, irritabilità estrema, agitazione
intensa), a una condizione di ansietà eccessiva e a una grave
depressione.
Ma quali sono i fattori che aumentano
il rischio dell'insorgenza di Ptsd in seguito a catastrofe naturale?
Alcuni studi ci dicono che le persone anziane e quegli individui che
in precedenza hanno avuto già problemi di salute mentale sono
a maggior rischio (Carr et all, 1997). Chi per esempio ha già
subito un trauma di altro genere, chi ha una malattia cronica o
problemi psicologici. Chi è affetto da mali sociali, quali la
povertà, la mancanza di un tetto, la disoccupazione, o la
discriminazione è più soggetto all'insorgenza di Ptsd.
Altri studi ci dicono che anche i soccorritori che sono stati a lungo
esposti alla catastrofe, gli individui che sono inclini a sentirsi
dissociati e coloro che hanno un forte e prolungato senso di distacco
dalle loro emozioni, come reazione all'evento, sono a rischio (Marmar
et al, 1999). Infine, è stato riportato che tre anni dopo il
terremoto di Kobe (Giappone, 1995), alcune vittime risentivano ancora
delle conseguenze psicologiche insorte in seguito al fatto di vivere
isolati in alloggi temporanei. C'è chi sotiene addirittura che
se si interviene subito dopo il verificarsi di un terremoto offrendo
subito alle vittime una sistemazione ma anche informazioni sui
finanziamenti per la ricostruzione delle loro case e delle loro vite,
questo può ridurre molto di più lo stress che non il
counseling che diviene efficace soltanto a un mese dal disastro (Joh,
1997).
L'esperienza
italiana
C'è una parte del terremoto
che nemmeno si vede e nemmeno si ode ed è il sisma che avviene
dentro (le reazioni psicologiche alla catastrofe), definito da
M.Grignani "Terremoto invisibile" (Grignani, 1999). L'ultimo grande
terremoto italiano (Umbria-Marche, 1997) ha dato un grosso impulso a
prendere coscienza che il terremoto che avviene dentro un individuo
nel corso di una catastrofe naturale è degno di grande
considerazione. E questo soprattutto per le difficoltà che
sono nate nel corso dell'emergenza. Tuttavia, chi ha cercato di
mettere insieme quanto è stato fatto in questa occasione in
fatto di studi e ricerche, dal punto di vista della psicologia, ha
dovuto purtroppo constatare che non c'è stata una cura
particolare. Per esempio, interventi riguardanti la competenza
psicologica, effettuati sulla popolazione sono spesso mutuati da
studi ed esperienze compiute al di fuori del nostro paese e non sono
correlati da studi riguardanti la transculturalità degli
interventi. Manca un'adeguata bibliografia scientifica riguardo agli
interventi fatti (Lambertucci, 1999).
Se soltanto in seguito a questo
terremoto sono nate organizzazioni per la psicologia dell'emergenza,
dobbiamo dire che, al contempo, non eiste nel nostro paese una
cultura del trauma così come non esiste una cultura del
terremoto. Inoltre, rileva R. Cafiso, malgrado l'addestramento di
alcune popolazioni il cui territorio è ad alto rischio, la
gente per un desiderio di normalità tende diffusamente a
rimuovere o a reprimere l'evento o la sua prospettazione temporale.
L'addestramento stesso non si interessa particolarmente alle reazioni
emotive, alla loro conoscenza e alle modalità per prevenire la
sintomatologia (Cafiso, 1999).
La mancanza di una strategia di
comunicazione in situazioni di emergenza è una spia evidente
dell'assenza di una cultura del trauma (Lanza, 2001). Il terremoto di
Umbria-Marche è stato ancora una volta una esperienza di
rilievo in tal senso. La comunicazione infatti mette in relazione
persone con competenze specifiche e gente comune, ed è
soltanto attraverso lo sviluppo di una cultura e di una educazione
alle catastrofi naturali, ma anche ai traumi che si possono evitare
fenomeni tipo il panico incontrollato e l'amplificazione sociale del
rischio. Tutti effetti che gravano sulle operazioni di
emergenza.
Data la potente influenza dei mezzi
di informazione sulle persone è necessario che anche questo
aspetto sia preso in seria considerazione. Già nel 1996 lo
psichiatra e giornalista statunitense F.M. Ochberg, asseriva che
quando un giornalista intervista una vittima di un evento traumatico,
potrebbe scatenare un disturbo da stress post traumatico. E' dunque
importante che anche un giornalista imapari a conoscere cosa è
un Ptsd e i suoi sintomi. Questo non soltanto aumenta la sua
professionalità ma anche il suo umanitarismo (Ochberg, 1996).
Bibliografia
- Carr, V.J., Lewin, T.J.,
Webster, R.A., and Kenardy, J.A. (1997). A synthesis of the
findings from the Quake Impact Study: a two year investigation
of the psychosocial sequelae of the 1989 Newcastle earthquake.
Social Psychiatry, 32:123-136 (cit. nel sito del
NCPTSD)
- Cafiso, R (1997) L'evento
sismico e la paura: la psicologia di emergenza e di
post-emergenza. Trattamento dei disturbi psicologici
post-traumatici. Relazione presentata al convegno di Assisi del
29 novembre 1997: "Il cielo copre, la terra sostiene..."
- Giusti, E., Montanari, C.
(2000) Trattamenti psicologici in Emergenza, Sovera
Editrice
- Grignani, M (1999) Il
terremoto invisibile.Le reazioni psicologiche alla catastrofe.
Studi e informazioni/a.XI-XII, nn.31-32, 1998-1999-
Irres.
- Joh, H. (1997). Disaster
stress of the 1995 Kobe earthquake. Psychologia, 40, 192-200
(cit. nel sito del NCPTSD)
- Lanza, T. (2001) Communication
and natural hazard: dealing with complexity in emergency. The
experience of the 1997 Umbria-Marche earthquake in Italy.
Proceedings, VI Public Communication of Science and Technology
Conference (PCST2001), Cern, Ginevra, Feb. 2001
- Lambertucci, L. (1999) La
psicologia dell'emergenza: problemi e prospettive
dell'intervento psicologico nell'emergenza terremoto.
Intervento al Convegno Psicologi a confronto (Urbino, Aprile
1999)
- Marmar, C., Weiss, D.,
Metzler, T., Delucchi, K., Best,S., and Wentworth, K. (1999).
Longitudinal course and predictors of continuing distress
following critical incident exposure in emergency services
personnel. Journal of Nervous and Mental Disease, 187, 15-22
(cit. nel sito del NCPTSD)
- Meichenbaum, D. (1994) A
Clinical Handbook/Practical Therapist Manual For assessing and
Treating Adults with PTSD, Canada
- Ochberg, Frank M. (1996), A
primer on covering victims. Nieman Reports, v. 50, n. 3, pp.
21-26
|