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Altro: difficoltà di urinare (46338) (Articolo letto 2543 volte)
Argomento: Le risposte dell'Esperto
Le risposte dell'Esperto

Marco, 24anni (11.12.2001)

Salve dottori,
 il mio problema è, forse, meno grave di quelli elencati nel sito ed è
sicuramente di tipo  psicologico anche se riguarda la capacità di urinare.
Così vorrei conoscere la vostra opinione.Vi spiego. Nel momento in cui io mi
trovo in condizioni particolari (per esempio persone vicino a me, oppure
persone dietro la porta che aspettano il turno mentre io sono in bagno,
soprattutto quando la porta non è chiusa a chiave) non riesco a farmi venire
lo stimolo per urinare anche nei casi in cui la vescica sia bella piena; e
questo succede sia che si tratti di persone sconosciute sia che si tratti
dei miei amici o dei miei genitori. Siccome ho letto da qualche parte che
trattenendo la pipì la vescica può perdere la sua elasticità e quindi la sua
normale funzionalità, allora vorrei risolvere questo problema che sembra un
pò stupido ma che non ho mai avuto il coraggio di affrontare veramente! Il
fatto è che non ho paura che qualcuno guardi nelle mie parti intime oppure
veda le dimensioni del mio pene, infatti se lo stimolo parte non ho problemi
a finire di urinare anche se qualcuno si avvicina. Inoltre faccio
tranquillamente la doccia negli spogliatoi con i miei coetanei dopo le
partite di calcetto e oltretutto la mia vita sessuale è del tutto normale.
Nonostante ciò non ho mai avuto il coraggio di parlare di questo problema
con nessuno, neanche con i miei genitori (con i quali non c'è mai stato un
dialogo di tipo confidenziale) o con il mio medico di famiglia; forse per
timidezza o forse per paura di non essere preso troppo sul serio.
 Comunque credo di sapere da dove è partito il problema. Quando avevo l'età
di circa 10-12 anni avevo sempre il timore di andare in bagno in luoghi
pubblici, forse per timidezza o forse per il mio carattere introverso, e
così è capitato più volte di trattenere lo stimolo urinario fino a che mi
trovavo a casa o comunque in un bagno privato dove potevo avere la mia
privacy. Pensavo che con l'andar del tempo questa cosa, come per magia,
sarebbe scomparsa, invece me la porto ancora indietro (a 24 anni) e in certi
casi risulta davvero fastidiosa (ad esempio nei bagni in discoteca, oppure
nei bagni all'università) tanto che a volte mi limito pure nel bere per
evitare di andare in bagno. Inoltre prima o poi dovrò partire per il
militare e credo che anche lì avrò dei problemi. Finora sono sempre riuscito
a nascondere il mio piccolo handicap ma non so se sarebbe stato meglio
parlarne con qualcuno che avrebbe potuto aiutarmi a risolverlo. Il vostro
sito mi sta dando questa possibilità mantenendo l'anonimato e spero davvero
di avere un vostro consiglio anche se mi rendo conto che ci sono dei
problemi molto più seri dei miei .
Aspettando una vostra risposta vi mando i miei più cordiali saluti.





Il suo e' un sintomo di urofobia. Come tutti i sintomi di fobia, e' caratterizzato dalla paura di compiere una determinata azione (nel suo caso, urinare in luoghi pubblici) e dal concominante comportamento di evitamento dell'esposizione al sintomo ansiogeno. In parole povere, l'atto di urinare in pubblico e' per lei uno stimolo, una situazione che genera talmente ansia da dover evitare di compiere il gesto per paura dell'ansia associata. Generalmente, si tratta di un comportamento anormale appreso: l'azione di urinare in pubblico o la situazione di immaginare se stesso che sta urinando in presenza di altre personee' stato in passato, per qualche ragione, associato a qualche situazione che le ha generato ansia. Nel tempo, la ragione per cui ha provato ansia puo' anche essersi risolta (ad es. lei parlava della eccessiva timidezza da bambino: crescendo, questo atteggiamento si e' gradualmente attenuato, forse, ed attualmente non ne e' rimasto quasi piu' nulla) ma mentalmente le due cose (urinare e timidezza) sono rimaste associate e lei prova ansia come quando era piccolo. Ci potrebbero anche essere altre situazioni piu' profonde legate ad avvenimenti o fantasie prodotte in eta' infantile. E' impossibile dirlo senza un esame clinico approfondito. Tenga presente che si tratta di un sintomo, non di uma malattia, quindi non si puo' ipotizzare molto dalla presenza di un solo sintomo (un po' come non si puo' diagnosticare nessuna malattia partendo solo dalla febbre). La prima cosa da fare e' rivolgersi da uno psicologo, possibilmente esperto in fobie e terapia cognitivo-comportamentale, che e' quel tipo di psicoterapia che ha mostrato una buona efficacia in letteratura per le fobie. Cio' che bisognerebbe capire e' se sono presenti altri sintomi di una sindrome d'ansia piu' complessa che si chiama fobia sociale, di cui spesso l'urofobia e' parte. So anche che negli USA sono stati pubblicati manuali di self-help per questo problema, ma non li conosco e non sono in grado di giudicare la loro adeguatezza. Quindi, ne parli con uno specialista e soprattutto esca fuori dal senso di vergogna: se non ne parla con qualcuno e non affronta il problema, di certo questo non scomparira' magicamente.

 
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