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Dipendenze e Abusi: INTERNET DIPENDENZA (Articolo letto 45514 volte)
Argomento: Benessere e salute
Benessere e salute

D.ssa Anna Fata
Psicologa - Monza

L'espressione Internet Addiction Disorder è stata introdotta nel 1995 dal dottor Ivan Goldberg. Da allora si è scritto molto a tale proposito, ma non si è ancora giunti ad una definizione univoca del fenomeno.
In inglese, ad esempio, esistono due termini per definire la dipendenza: 'dependence', per riferirsi ad una dipendenza da sostanza chimica e 'addiction', quando tale condizione non è presente.
In italiano si usa, invece, solo il termine dipendenza, ma per definire tale fenomeno sono state utilizzate anche altre espressioni: uso distorto, abuso, trance dissociativa.




Una definizione del fenomeno non univoca implica, di conseguenza, un disaccordo sui criteri diagnostici, prognostici e terapeutici.

Gli studi effettuati in America, in numero maggiore, rispetto a quelli italiani, risentono di alcuni limiti fondamentali: l'esiguità dei campioni, a causa del numero ridotto di presunti casi di dipendenza da Internet, gli errori metodologici, e, in certi casi, il ricorso a tecniche di indagine on line, particolarmente soggette a distorsioni.

Tale patologia non è stata ancora introdotta nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM IV). Alcuni studiosi ritengono che dovrebbe essere collocata tra i "Disturbi del Controllo degli impulsi non classificati altrove", come il gioco patologico d'azzardo.

Resta da chiarire, inoltre, se lo IAD è un disturbo che ha un'origine ed una sussistenza indipendente, oppure se è la conseguenza di altre patologie pregresse o concomitanti.

In Italia si è cominciato a parlare di dipendenza da Internet nel 1997, quando è stata introdotta l'espressione 'Internet Related Psychopathology', secondo la convinzione che l'Internet Addiction Disorder consta di diverse forme di dipendenza:

  • da gioco d'azzardo patologico on line
  • da cyber-relazioni
  • da cybersesso
  • da MUDs (giochi di ruolo on line)
  • da eccesso di informazioni.

Le fasi che conducono alla vera e propria patologia, con le relative caratteristiche, sono:

1. Fase Tossicofilica: caratterizzata dall'incremento delle ore di collegamento, con conseguente perdita di ore di sonno, da controlli ripetuti di e-mail, siti preferiti, elevata frequenza di chat e gruppi di discussione, idee e fantasie ricorrenti su Internet, quando si è off line, accompagnati da malessere generale;
2. Fase Tossicomanica: con collegamenti estremamente prolungati, al punto da compromettere la propria vita socio-affettiva, relazionale e lavorativa o di studio.

I soggetti maggiormente a rischio hanno un'età compresa tra 15 e 40 anni, con un elevato livello di conoscenza degli strumenti informatici, isolati per ragioni lavorative (es. turni notturni) o geografiche, con problemi psicologici, psichiatrici o familiari preesistenti.

Il tipo di personalità predisposto a sviluppare tale disturbo è caratterizzato da tratti ossessivo-compulsivi, inibito socialmente, tendente al ritiro, per il quale la Rete rappresenta un modo per fuggire dalla realtà.

L'abuso di Internet sarebbe determinato da un senso di vuoto, da un vissuto di solitudine e dalla difficoltà di investire la realtà off line. In alcuni casi estremi, la partecipazione alla realtà on line è finalizzata alla negazione di quella concreta, quotidiana, avvertita come minacciosa.
Questa dinamica, in un certo senso, è simile a quella che si verifica nel caso della dipendenza da sostanze.
La realtà on line offre il vantaggio di fornire gratificazioni immediate, per la sua disponibilità pressoché continua.
Inoltre, l'universo virtuale rappresenta una fonte di attrazione per coloro che sono predisposti allo sviluppo anche di altre forme di dipendenza comportamentali o da sostanze.
Infine, è stata rilevata di frequente anche tra i cosiddetti 'sensation seekers', cioè coloro che ricercano continuamente nuovi stimoli, per raggiungere un livello ottimale di attivazione.

Si è visto che i più predisposti a sviluppare una dipendenza da Internet, spesso, hanno difficoltà relazionali. Questo è facilmente intuibile, osservando quanto avviene, ad esempio, nelle chat rooms. In esse assistiamo a relazioni estremamente mentalizzate: una buona parte di esse si costruiscono nella mente di chi le vive. Sono molto forti le tendenze ad idealizzare l'interlocutore, a creare un personaggio ideale, in cui le parti "mancanti", quelle che non conosciamo, vengono colmate dall'immaginazione personale. La relazione stessa risente di questa forte tendenza alla fantasmatizzazione.

La comunicazione nelle chat è dominata dalla sensazione, spesso illusoria, di essere capiti e di capire, di condividere le emozioni proprie ed altrui. L'illusorietà, molto spesso, si rende evidente nel momento in cui si decide di abbandonare l'ambiente virtuale per quello reale. Spesso quello che accade e che si tende a comprendere solo a posteriori è che la comunicazione, fino a quel momento, è stata interiorizzata e rivolta prevalentemente a se stessi.
La modalità di conoscenza on line sembra fornire anche la falsa impressione di poter conoscere in brevissimo tempo una persona. Tale modalità sembra essere in grado di annullare la quantità di tempo necessaria per la conoscenza reciproca, l'incertezza e le piccole frustrazioni che si incontrano progressivamente in tale processo. Eppure, si tratta di una convinzione errata: non a caso, una parte delle relazioni instaurate on line non riescono a superare la prova della realtà.

Questo esempio, però, non conduce necessariamente alla condanna delle esperienze on line, ma ad una loro valutazione critica, considerando vantaggi e svantaggi.
Le esperienze on line, infatti, offrono la grande opportunità di sperimentare se stessi e le proprie abilità relazionali.

La sfida che viene posta da Internet e dalla realtà virtuale è rappresentata dalla valorizzazione e dall'utilizzo consapevole di ciò che di positivo esse possono offrire, senza cadere negli estremi della demonizzazione, del rifiuto a priori, o della sua esaltazione acritica. Questo atteggiamento rappresenta un valido antidoto contro qualsiasi forma di uso distorto, compreso l'abuso.


 
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    Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
    inviato da Anonimo il Martedì 05 febbraio 2002 alle 18:37:36

    Non esiste secondo me una dipendenza da internet,ho 18 anni e sono 5 anni che uso la rete e considero il web un mezzo di comunicazione così ricco di contenuti e così interattivo che nessun altra tecnologia al momento può essere paragonata alla sua potenzi

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    Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
    inviato da Anonimo il Venerdì 30 maggio 2003 alle 11:14:31

    Sono perfettamente d'accordo sull'analisi del problema internet, bisogna usare il mezzo con consapevolezza della diversità dei rapporti interpersonali che si instaurano rispetto a quelli che definirei "concreti", direttamente dal "vivo". Non centra seppur

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    Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
    inviato da Anonimo il Venerdì 06 agosto 2004 alle 07:58:35

    vorrei..che fosse chiaro a tutti/e che io nn sono

    in questa chat x Kuccare ma solo x divertirmi e Kazzeggiare l'ipotesi di incontrare qualcuno fuori

    dalla chat è molto ma molto remota e solo con persone abbondantemente maggi

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    Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
    inviato da Anonimo il Giovedì 07 ottobre 2004 alle 14:42:52

    mortacci vostra!

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    Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
    inviato da Anonimo il Sabato 08 aprile 2006 alle 02:08:31

    Sono dipendente da internet, e la prima dimostrazione che mi viene in mente, è che a quest'ora, cioè l'1.14 del mattino sono ancora qui invece che essere a letto ormai da qualche ora. Se stessi leggendo un libro potrei smettere, se lo ritengo opportuno, i

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