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Nel lavoro con Psiconline,
aggiuntivo rispetto al proprio quotidiano, capita spesso di
ricevere, per una segnalazione o per una recensione sul sito,
un libro, un articolo, un lavoro da leggere e "conoscere".
Gli impegni costringono
spesso a rimandare e/o delegare il compito e perciò
tanta parte di quello che giunge in redazione mi appare come
una informazione e nulla più.
All'arrivo del libro del
collega Fabrizio Rizzi "Diario di bordo - Storia di Màlinka
e del suo dottore", edito da Bollati Boringhieri, qualcosa
nel titolo o nella presentazione mi ha spinto a "prendere
in carico" direttamente il compito di leggerlo e studiarlo.
Ancora una volta, però,
gli impegni hanno preso il sopravvento e per qualche giorno
il volume ha fatto bella mostra di sè sulla mia scrivania.
"Appena avrò
un attimo lo leggerò - dicevo fra me - oppure appena
sarò in vacanza ed avrò tempo".
Ma il motivo che mi aveva
spinto a "tenerlo" e a non delegare ad altri stava lavorando
dentro di me e mi invitava a "guardare" oltre la copertina
e iniziare a leggerlo.
Mi aspettavo un
libro interessante, ho trovato un libro emozionante.
Una volta apertolo e lette
le prime pagine, sono stato travolto dal racconto, dal ritmo
narrativo, dal succedersi di situazione che, tutte, richiamavano
alla memoria sensazioni del quotidiano vivere, dell'agire
personale e professionale, del proprio "vissuto".
Non ho potuto più
smettere e fino a notte fonda, recriminando sul sonno perduto
e sulla "lucidità" da offrire ai pazienti il giorno
seguente, mi sono immerso completamente nella storia seguendo
Màlinka e il suo dottore nel loro rapporto terapeutico,
scoprendo e rivivendo il "mio" rapporto con i pazienti; ho
visto l'evolvere della terapia, l'impegno, la frustrazione,
il fallimento, l'interesse per il "problema" e, tutto di un
fiato, sono arrivato alla incredibile conclusione.
All'alba di una notte
estiva mi sono "svegliato" e la magia del libro mi ha lasciato
finalmente libero di pensare. Le emozioni intense vissute
durante la lettura mi hanno finalmente abbandonato e mi hanno
permesso di riposare con addosso la sensazione di aver "vissuto"
una storia, di essere stato protagonista di una splendida
avventura al fianco, ancora una volta, di un paziente e dei
suoi problemi.
Mi rendo conto che una
recensione deve essere diversa, deve comunicare dati, informazioni,
deve essere utile a chi legge, mentre quello che scrivo trasmette
solo emozioni e sensazioni ma spero con ciò di far
capire come il libro di Fabrizio Rizzi "debba" essere
letto.
Da tutti.
Dai colleghi perchè
ha il piacevole pregio di affrontare tematiche complesse e
contorte senza mai perdere la levità del romanzo e
perchè parla di "noi", delle nostre esperienze, delle
nostre sensazioni, delle nostre debolezze.
Da tutti gli altri
perchè ha il pregio di illustrare, senza mai perdere
di vista la semplicità del racconto, come funziona
una terapia, le sue difficoltà, i suoi problemi, le
sue soluzioni e sopratutto, quel profondo, incredibile legame
che coinvolge il terapeuta ed il "suo" paziente. Inscindibile
dal processo terapeutico ed anzi motore di esso, pur con le
sue contraddizioni e conflittualità.
E' atipico ciò
che dico e forse a molti sembrerà strano ma ... comprate
il libro e leggetelo intensamente.
E' un'esperienza
che vale la pena di fare.
Luigi Di
Giuseppe
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