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IL LIBRO IN VETRINA

DIARIO DI BORDO
Storia di Màlinka e del suo dottore

Editore: Bollati Boringhieri

Autore: Fabrizio Rizzi

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

La presentazione del libro

Questo diario è stato scritto a bordo di un viaggio psicoterapeutico che, in quanto immaginario, non rappresenta una realtà definita ma tante possibili. E' un romanzo e non un testo scientifico. Non "tratta" di un caso clinico, ma testimonia semplicemente una storia, quella della relazione tra uno psicologo e la sua paziente. Lo sguardo si rivolge ad entrambi, ma è soprattutto sul dottore che si sofferma : su di lui e sulle sue emozioni, sulla bellezza e sulla fatica, sul peso e sulla forza che sono dentro il lavoro quotidiano di ogni psicoterapeuta, qualunque sia la sua formazione.

Attraverso l'io narrante impersonato da un supervisore, testimone e narratore insieme, il libro racconta le tappe di questo viaggio che, passo dopo passo, documenta quale intensità possa raggiungere il coinvolgimento emotivo non solo della paziente ma anche del terapeuta.

La storia di Malinka e del suo dottore ha come costante metafora quella di un viaggio per mare : una immagine simbolica ricorrente che entra, esce e poi di nuovo rientra nel tessuto narrativo. La sua struttura è quella di un racconto denso di dialoghi tratti dalle sedute ma anche di immagini oniriche affioranti di tanto in tanto sotto forma di versi. Diario è un tentativo, soggettivo e quindi del tutto imperfetto, di ricordare e di ricordarci della dimensione umana che è sempre dentro quella professionale.

Perché inevitabilmente noi siamo navigatori anche della nostra stessa anima.

Fabrizio Rizzi

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

Le opinioni di Psiconline

Nel lavoro con Psiconline, aggiuntivo rispetto al proprio quotidiano, capita spesso di ricevere, per una segnalazione o per una recensione sul sito, un libro, un articolo, un lavoro da leggere e "conoscere".

Gli impegni costringono spesso a rimandare e/o delegare il compito e perciò tanta parte di quello che giunge in redazione mi appare come una informazione e nulla più.

All'arrivo del libro del collega Fabrizio Rizzi "Diario di bordo - Storia di Màlinka e del suo dottore", edito da Bollati Boringhieri, qualcosa nel titolo o nella presentazione mi ha spinto a "prendere in carico" direttamente il compito di leggerlo e studiarlo.

Ancora una volta, però, gli impegni hanno preso il sopravvento e per qualche giorno il volume ha fatto bella mostra di sè sulla mia scrivania.

"Appena avrò un attimo lo leggerò - dicevo fra me - oppure appena sarò in vacanza ed avrò tempo".

Ma il motivo che mi aveva spinto a "tenerlo" e a non delegare ad altri stava lavorando dentro di me e mi invitava a "guardare" oltre la copertina e iniziare a leggerlo.

Mi aspettavo un libro interessante, ho trovato un libro emozionante.

Una volta apertolo e lette le prime pagine, sono stato travolto dal racconto, dal ritmo narrativo, dal succedersi di situazione che, tutte, richiamavano alla memoria sensazioni del quotidiano vivere, dell'agire personale e professionale, del proprio "vissuto".

Non ho potuto più smettere e fino a notte fonda, recriminando sul sonno perduto e sulla "lucidità" da offrire ai pazienti il giorno seguente, mi sono immerso completamente nella storia seguendo Màlinka e il suo dottore nel loro rapporto terapeutico, scoprendo e rivivendo il "mio" rapporto con i pazienti; ho visto l'evolvere della terapia, l'impegno, la frustrazione, il fallimento, l'interesse per il "problema" e, tutto di un fiato, sono arrivato alla incredibile conclusione.

All'alba di una notte estiva mi sono "svegliato" e la magia del libro mi ha lasciato finalmente libero di pensare. Le emozioni intense vissute durante la lettura mi hanno finalmente abbandonato e mi hanno permesso di riposare con addosso la sensazione di aver "vissuto" una storia, di essere stato protagonista di una splendida avventura al fianco, ancora una volta, di un paziente e dei suoi problemi.

Mi rendo conto che una recensione deve essere diversa, deve comunicare dati, informazioni, deve essere utile a chi legge, mentre quello che scrivo trasmette solo emozioni e sensazioni ma spero con ciò di far capire come il libro di Fabrizio Rizzi "debba" essere letto.

Da tutti.

Dai colleghi perchè ha il piacevole pregio di affrontare tematiche complesse e contorte senza mai perdere la levità del romanzo e perchè parla di "noi", delle nostre esperienze, delle nostre sensazioni, delle nostre debolezze.

Da tutti gli altri perchè ha il pregio di illustrare, senza mai perdere di vista la semplicità del racconto, come funziona una terapia, le sue difficoltà, i suoi problemi, le sue soluzioni e sopratutto, quel profondo, incredibile legame che coinvolge il terapeuta ed il "suo" paziente. Inscindibile dal processo terapeutico ed anzi motore di esso, pur con le sue contraddizioni e conflittualità.

E' atipico ciò che dico e forse a molti sembrerà strano ma ... comprate il libro e leggetelo intensamente.
E' un'esperienza che vale la pena di fare.

Luigi Di Giuseppe

 


( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

L'intervista con l'autore

Abbiamo incontrato il Dott. Fabrizio Rizzi, psicologo psicoterapeuta trentino e autore del LIBRO IN VETRINA di questo periodo, per chiedergli direttamente informazioni sul suo libro e per sentire dalla sua viva voce come certi meccanismi si sono sviluppati, come hanno potuto emergere e come abbia potuto e voluto scrivere un testo che è, apparentemente, così lontano dal "trattato" psicologico classico.

Ecco la nostra intervista realizzata dal Dott. Fernando Maddalena.

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Come è nata l'idea e quali gli obiettivi che hanno alimentato il tuo progetto...

Dott. F. Rizzi
Per caso. Fino a 43 anni ho scritto solo lettere, articoli scientifici, relazioni cliniche ma niente di letterario. Poi due anni fa ho spento definitivamente la TV, perché mi era diventata insopportabile. Una delle cose per me più fastidiose era vedere come troppo spesso viene presentata la psicologia ed il lavoro dello psicoterapeuta : una vera caricatura, a mio parere. Così ho pensato di scrivere una storia che cercasse di far capire cosa veramente vuol dire fare questo lavoro, anche se naturalmente dal mio punto di vista. Questo è il motivo principale; poi certo ce ne sono altri, più profondi e personali.

 

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Durante la lettura del librosi affaccia spesso il pensiero che la giovane protagonista letteraria abbia potuto prendere vita da una tua paziente "reale" ...

Dott. F. Rizzi
Nessun rapporto, se si intende la vita reale di una persona. Infatti Màlinka - la paziente protagonista della vicenda - è un personaggio immaginario, così come lo sono tutti gli altri. Se invece si considera il viaggio di "Diario" in senso generale, allora possiamo pensarlo innanzitutto come una metafora del viaggio psicoterapeutico. Ma anche della vita, che può essere considerata un viaggio di scoperta e di ricerca che comunque si conclude, ad un certo punto. In definitiva, la storia di Diario di bordo celebra la forza della vita passando attraverso quella della morte, in un nesso che è inscindibile.

 

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Questo libro mette in evidenza non solo il risvolto emotivo della giovane protagonista, ma sopratutto del suo terapeuta, direzionando l'attenzione sulla sua interiorità e su quelle dinamiche solitamente così difficili da afferrare che costituiscono parte indispensabile del prezioso bagaglio con cui lo psicologo parte per affrontare il percorso terapeutico con i suoi pazienti ... In tal modo viene fuori la figura di un terapeuta coinvolto fino in fondo nella relazione che si discosta un pò dalla iconografia tradizionale tramandataci dai media ...

Dott. F. Rizzi
Per la verità il cinema e la Tv ci hanno consegnato immagini opposte e caricaturali dello psicoterapeuta: da un lato appunto il dottore trincerato dietro il suo tavolo, ma dall'altra l'immagine opposta del terapeuta che va a casa del paziente a bere il caffè con lui, per non dire di altro. Non dico che non esistano nella realtà queste due situazioni; ma sono estremi molto più limitati di quanto si pensi. In questo lavoro il coinvolgimento emotivo è comunque inevitabile, indipendentemente dalla tecnica che uno psicoterapeuta adotta, perché la psicoterapia è una relazione umana altamente significativa, dove per noi che stiamo dall'altra parte non si tratta certo di diventare amici del paziente ma neppure di parlargli dall'alto di una gabbia di vetro.

 

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Nel libro il racconto dei fatti, la vicenda "storica", sono continuamente attraversati da un secondo registro linguistico, che amplia e produce uno sfondo di risonanza al primo arricchendolo di valenze emotive intrasoggettive...

Dott. F. Rizzi
In psicoanalisi si considerano due modelli di funzionamento mentale: il processo secondario e quello primario. Il primo è quello del pensiero logico e razionale, basato sul principio aristotelico di non contraddizione. Il secondo invece è il linguaggio arcaico, irrazionale ed emozionale caratteristico dei sogni e delle fantasie più profonde, dove la logica razionale non esiste od ha un peso minimo. In qualche modo, nella mia scrittura, la prosa è il processo secondario e le parti in versi rappresentano il linguaggio primario. Entrambe si completano, anche se so che non è facile una lettura che si muove tra prosa e versi (nel manoscritto originale c'erano inoltre disegni realizzati al computer n.d.r.). È come un cambio di ritmo nel ballo: ci vuole una certa elasticità, della mente in questo caso.

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Non dovremmo essere noi ad affermarlo, ma i lettori. In ogni caso un bel libro. Complimenti ed auguri per la tua "carriera" di scrittore...

Dott. F. Rizzi
Grazie a voi per la vostra disponibilità e per l'attenzione riservata al nio lavoro.

 

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