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IL LIBRO IN VETRINA

La psiche del consumo
Consumatori, desiderio e identità

 

Editore: Franco Angeli - Milano

Autore: Giovanni Siri

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

La presentazione del libro

Dalla presentazione del libro

La Psiche del consumo.
Consumatori, desiderio e identità

Prefazione di Giampaolo Fabris

FRANCO ANGELI, pp. 224, Cod. 639.33
Collana: Impresa, comunicazione, mercato, diretta da Giampaolo Fabris, ISBN 88-464-2534-0

La condizione di consumatori ci vede oggi tutti coinvolti in misura crescente in quantità e intensità. Il nostro agire quotidiano è ormai largamente inscrivibile nel ruolo sociale del consumatore: il consumo tende ad appropriarsi non solo delle "cose" e dei "servizi", ma anche dell'evasione, del tempo libero, dell'acculturazione. Attraverso la pressione deduttiva della pubblicità ormai i modelli culturali del consumo plasmano i nostri sogni e bisogni e ci offrono modelli di identificazione che ispirano la nostra stessa autopercezione.

Il legame della cultura del consumo con il Sé si fa sempre più stretto, parallelamente alla necessità del marketing di ricorrere sempre più a leve e dimensioni psicologiche per rendere necessario ciò che sarebbe razionalmente superfluo. Una psicologia del consumo appare necessaria non solo ad un marketing sofisticato, ma anche alla crescita di consapevolezza culturale di un processo così avvolgente. Infatti mentre la psicologia della tradizione moderna presume un soggetto universale e razionale, il consumatore appare piuttosto consono ad un mondo postmoderno in cui il principio di coerenza e l'identità personale assumono un diverso significato.
Il volume sviluppa una riflessione discorsiva su questi temi individuando come figure centrali il "desiderio", il Sé fluido e l'equilibrio tra processi dell'Io e processi del Sé, e si propone al lettore come un richiamo alla stimolante difficoltà (teoretica e pratica) di condurre il terreno del consumo ad una psicologia scientifica.

L'AUTORE
Giovanni Siri è professore ordinario di Psicologia della personalità nell'Università di Genova, ed insegna attualmente Psicologia dei consumi presso la libera Università IULM di Milano ed al master Europeo di Comunicazione Aziendale presso Ca' Foscari a Venezia.

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

Le opinioni di Psiconline

Il bel libro che Psiconline propone oggi ai suoi lettori è un interessante lavoro di Giovanni Siri, professore ordinario di Psicologia della personalità all'Università di Genova ed attualmente docente in Psicologia dei consumi presso la libera Università IULM di Milano, sul mondo dei consumi e sulle attuali problematiche collegate agli aspetti psicologici del consumo di massa.
A partire dai primi lavori in questo ambito da parte di autori anglosassoni, la ricerca psicologica sui consumi si è andata via via intensificando parallelamente all'ampliamento dei volumi di scambio, alla crescente produzione in senso industriale dei beni di consumo e ad una strutturazione delle società occidentali sul modello del libero mercato e della concorrenza; anche in Italia si registra oggi un interesse crescente per il campo della ricerca psicologica applicata al consumo ed al consumatore, dopo gli iniziali contributi sull'argomento da parte di autori come Cesare Musatti e Franco Fornari.
Il presente volume di Siri si situa in quest'ottica ed esprime un contributo illuminante alla comprensione delle dinamiche psicologiche correlate al consumo ed alle molteplici trasformazioni cui la psiche individuale appare oggi soggetta, a causa della progressiva tensione originatasi dalla creazione di un mondo parallelo, quello della pubblicità appunto, che sembra affiancarsi a quello del reale quotidiano e spesso ne prende il posto nell'esperienza individuale e collettiva.
Tra le tesi dell'Autore, centrale infatti appare quella secondo cui il consumo, nell'esperienza che ne fanno le persone, sia diventato oggi un effettivo strumento di socializzazione che si pone come agente universale di cambiamento della personalità dei consumatori in base ad una nuova logica esistenziale, quella imperniata sull'amplificazione del desiderio quale motore per la conquista di un senso di sé percepito come ben funzionante e più adattato al proprio contesto sociale.
Si andrebbe delineando quindi un individuo nuovo, dotato di una personalità "post-moderna" che starebbe progressivamente soppiantando quella costruita sui valori tradizionali quali razionalità, aderenza alla realtà, senso di comunità, etc..
La personalità post-moderna del nuovo consumatore oscilla invece tra le innumerevoli "offerte" di mercato alla ricerca di una propria possibilità di espressione che non sia limitata a questo o quel modo di essere e di percepirsi, ma mantenga aperta tutta una gamma di possibili rappresentazioni di sé in maniera intercambiabile ed eventualmente simultanea.
La personalità individuale del popolo dei consumatori sarebbe quindi in questo senso sempre più la risultante di una strutturazione molteplice delle esperienze costitutive del sé che attinge a più livelli dal magmatico universo consumistico, ed appare come un'entità stratificata dove convivono credenze, pensieri ed atteggiamenti spesso non solo contrastanti ma opposti che spingono al limite le capacità di tenuta e la necessità di coerenza interna dell'io.
Appare quindi chiaro come di fronte alla nascita di un nuovo soggetto, che potremmo definire come "homo consumisticus", la psicologia stessa, ed in particolare quindi la psicologia dei consumi, debba trovare una nuova chiave di lettura della personalità individuale che tenga conto dell'emergenza di simili elementi costitutivi.
L'attenzione dell'Autore si sofferma così sui due concetti che fanno da cardine al discorso dell'esperienza consumistica, il Sé (Self) e l'identità soggettiva, tratteggiando le varie modulazioni cui essi vanno incontro all'interno della personalità nella dinamica di acquisizione-acquisto di esperienze costitutive dell'essere. Il "brand" ne rappresenta l'esempio più lampante: comprare "quel" certo prodotto si traduce per il consumatore nell'entrare in una dimensione di sé mutuata dalle atmosfere costruite dal marketing intorno al prodotto attraverso un processo di identificazione più o meno temporaneo e fondamentalmente superficiale, poiché ciò che conta qui è la velocità del cambiamento delle immagini di sé disponibili e potenzialmente favorenti l'adattamento al contesto sociale di riferimento (e non più di appartenenza, poiché un'altra conseguenza di questa condizione può essere individuata proprio nella maggiore fluidità dei confini di contatto interpersonale e nella decentralizzazione delle esperienze di socializzazione ).
Se dunque da un lato questo stato di cose forma uno scenario che potrebbe legittimamente popolarsi di interrogativi inquietanti circa la stabilità psichica di personalità siffatte e la loro tenuta nel tempo di fronte alle molteplici trasformazioni radicali cui sono periodicamente soggette, dall'altro - insieme all'Autore - possiamo scorgerne anche gli aspetti positivi, che si traducono essenzialmente nelle possibilità insite nell'avere raggiunto una condizione di identità fluida che consente una maggiore capacità di sperimentazione e di riprogettazione continua del sé e del rapporto sé-altro.
Particolarmente interessante ci è sembrato quindi il richiamo dell'Autore alla dimensione del desiderio ed alla sua logica all'interno del campo di forze operanti nell'individuo nel tentativo di individuare quell'esperienza soggettiva potenzialmente sensibile ad essere tradotta sul piano della ricerca scientifica sul consumo. Siri illustra come la logica del desiderio si presti particolarmente a questa operazione conoscitiva stabilendone le caratteristiche distintive rispetto alla logica del principio di realtà, le peculiarità "regressive" che la situano nell'ambito delle esperienze proiettive ed identificatorie alla base del fenomeno del consumo, le sue coloriture narcisistiche che favoriscono la permanenza di uno sfondo simbolico di tipo immaginario e fantastico.
Il libro si chiude con un capitolo dedicato alla metodologia della ricerca attuale nel campo della psicologia dei consumi, alle diverse possibilità di intervento, alle tipologie d'indagine, al richiamo al concetto del Self Narrative, che sembra situarsi in una posizione teorico-esplicativa privilegiata in questa ottica consentendo di articolare con successo i precedenti richiami al Sé, all'identità ed alla logica del desiderio.
In conclusione, possiamo dire che "La psiche del consumo" di Giovanni Siri racchiude, in una scrittura agile e precisa, spunti che stimolano l'interesse non solo dell'esperto di settore o dello psicologo attento alle trasformazioni profonde in atto nelle nostre società consumistiche, ma anche del lettore che voglia comprendere la natura dei meccanismi psichici sollecitati dall'impatto con il mondo della pubblicità, in un'ottica che trascende l'individuo singolo ed abbraccia la dimensione collettiva e le implicazioni sociali di questo fenomeno, reale protagonista del nostro vivere quotidiano.

dr Fernando Maddalena

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

L'intervista con l'autore

Incontriamo il Prof. Giovanni Siri in un momento di pausa del suo lavoro e, gentilissimo, si mostra immediatamente disponibile ad approfondire con noi l temi fondamentali del suo ultimo libro.

Ancora una volta cerchiamo, attraverso questo contatto diretto con l'autore, di rendere immediatamente e chiaramente disponibile il succo del libro stesso e chiarire dubbi e domande con chi ha realizzato direttamente l'opera.

Psiconline
La psicologia dei consumi come branca teorico-applicativa delle scienze psicologiche ha visto impegnati in passato anche in Italia psicologi illustri: da Cesare Musatti a Franco Fornari a Gaetano Kanisza. .. Come è cambiato attualmente l'approccio psicologico al fenomeno del consumo e quali sono le principali direttrici teorico-metodologiche che orientano oggi questa ricerca?

Prof. G. Siri
Più che di un cambiamento parlerei di una evoluzione imposta sia dagli sviluppi della psicologia che dalla espansione del fenomeno del consumo. Le due linee di sviluppo hanno posto in luce da un lato un approccio cognitivo ai temi del consumo ( per es. penso alla teoria della decisione, o al tipo di ragionamento che si attiva quando è coinvolto il denaro ), e d'altro canto hanno integrato la prospettiva psicodinamica in una più amia visione delle dinamichesistemiche della personalità ( pensiamo soprattutto ai temi del Sé e della identità coinvolti nella socializzazione al consumo e nei modelli culturali trasmessi dal consumo …). Non va poi dimenticato che la crescente importanza, nella dinamica del consumo, della componente di comunicazione ( "pubblicitaria" in senso lato ) ha riproposto all'attenzione dei ricercatori i temi della persuasione, del cambiamento di atteggiamento, della identificazione/proiezione. Infine l'imponenza delle pratiche di consumo nella vita quotidiana ha rilanciato la sfida della "psicologia ingenua" alla "psicologia scientifica", o per meglio dire ha riproposto alla psicologia scientifica la necessità di spiegare la "distanza" tra gli schemi disponibili nelle teorie accreditate sui manuali e il "modo effettivo" di "ragionare" da parte del consumatore reale e quotidiano….


Psiconline
Una delle tesi principali esposte nel suo libro è che nell'ottica consumistica delle attuali società postmoderne abbia avuto luogo una trasformazione degli scenari socio-culturali di riferimento che ha investito la psiche individuale e collettiva apportando tutta una serie di modificazioni nel rapporto delle persone con gli altri e con sé stesse; in che senso possiamo considerare cambiata la nostra struttura di personalità e quali possono essere sul piano individuale e collettivo i vantaggi e gli svantaggi derivanti da questa trasformazione?

Prof. G. Siri
Il consumismo sembra esser riconosciuto ( dagli psicologi sociali, dagli antropologi e dai sociologi ) come una delle principali leve di esperienza che scardinano il concetto moderno di una personalità imperniata sulla identità coerente con una gerarchia di valori interiorizzati in un mix di relazione identificativa e di pressione educativa istituzionale. A questo sistema organico si starebbe sostituendo una personalità apparentemente frammentata o meglio molteplice ( i "multiple selves" di Harré ) , una sorta di "sé fluido"governato più dal gioco delle identificazioni e proiezioni che dal "giroscopio interno" ( Riesman ) dei valori governati dal principio di coerenza ( Heider, Festinger….). Questa evoluzione ai nostri occhi "moderni" non può che apparire potenzialmente patogena: potrebbe però essere foriera di dinamiche creative, di linguaggi alternativi, di un diverso contratto affettivo e di legami sociali….Questa struttura nascente riproporrà il tema del rapporto individuo-società, realtà-immaginario, sintassi-fantasma…Temo però che potrà emergere davvero solo se la condizione di affluenza e di benessere continuerà, e solo se le istituzioni non spingeranno per una ripresa di eticità che portino oltre l'io-centrismo che questa dinamica postmoderna favorisce. La crisi dell'11 settembre già propone qualche interessante re-azionone a questa dinamica: occorre osservare e comprendere, accettando però che le categorie della psicologia moderna forse non sono le più adatte a spiegare questi fenomeni in corso.

Psiconline
Nel suo libro viene ribadito come il "desiderio" sia divenuto l'aspetto centrale del comportamento consumistico attuale, il reale "movente" che ha preso il posto del bisogno di un oggetto o della scelta effettuata in base a criteri quali la sua funzionalità, l'economia, la durata, etc.. Si può parlare dunque di una nuova "logica del desiderio" che informa anche il modo di vivere quotidiano delle persone, con una trasposizione dal piano dei consumi a quello esistenziale. Quali potrebbero essere secondo lei le conseguenze su vasta scala, quindi anche in relazione alla funzione formativa della società, di questo slittamento confusivo dei due piani?

Prof. G. Siri
Il "desiderio" costituisce una dimensione nota alla psicologia, e non solo dai tempi di Freud. Il recente - e per certi versi di grande successo- bisogno di coniugare intelligenza e sentimento, ragione ed emozione, testimonia un "ritorno del rimosso" ( la stessa cosa potrebbe dirsi anche per il tema della "coscienza", per esempio nelle scienze cognitive e neurocognitive ) che va nella direzione del recupero del tema del "desiderio", ma in senso ancora debole. Per affrontare davvero il senso del "desiderio" che sorregge le dinamiche del consumo occorre, temo, ritrovare la lezione lacaniana sulla forclusione e sulla distanza incolmabile su cui si fonda la dimensione simbolica. L'elusione, l'illusione, l'allusione sono le figure del desiderio, che guidano all'autoinganno e alla complicità, utilizzando modalità cognitive tipiche della argomentazione persuasiva, della retorica e delle dinamiche di identificazione ed imitazione. L'attuale dominante paradigma cognitivista si muove ancora troppo rigidamente per offrire convincenti soluzioni in questo campo. Ammettendo che la dinamica del desiderio in senso "forte" costituisca il cuore della personalità consumista sul piano degli effetti "sociali" assisteremo ad un ulteriore ampliamento delle sfere dell'esperienza vicaria e virtuale, ad un intersecarsi sempre più stretto di cognitivo ed affettivo, ad una ricerca coattiva della "evasione" e della "finzione". Questo porterà a drammatizzare sempre più la frustrazione ed a rendere meno disponibili socialmente a contratti di negoziazione razionale, a favore di movimenti emotivamente orientati.

Psiconline
Nel rapporto quotidiano del consumatore con la marca, il "brand", si assiste -come viene ribadito nel suo libro - alla concretizzazione di un altro aspetto centrale della dinamica dei consumi, la tendenza cioè all'idealizzazione del prodotto che viene investito di forti valenze affettive tali da elevarlo ad una funzione anaclitica, protettiva, per il consumatore stesso. Da qui ad ipotizzare il passaggio successivo, secondo cui la marca assumerebbe per l'individuo ad un livello psichico profondo una funzione rassicurante anche più delle istituzioni sociali stesse, il passo è breve..Saremo a breve di fronte all'avvento di un economico ed universale meccanismo antidepressivo buono per tutti i momenti oppure è solo l'inizio di una dinamica alienante che potrebbe contribuire a determinare un allentamento dei vincoli della coesione sociale?

Prof. G. Siri
Se le condizioni di benessere e di affluenza continueranno, nel mondo occidentale potrebbe effettivamente realizzarsi una "gobalizzazione politica" su base economica e consumista più che su ideali politici nel senso classico del termine. La caduta di fiducia nelel istituzioni ( rilevata in tutti i paesi dell'occidente del benessere ) e il crescente successo delle entità consumistiche ( la marca, l'insegna, prodotti-mito…) rendono plausibile questa ipotesi. Tuttavia l'esasperazione dell'io-centrismo a cifra narcisista ed edonista rende difficile anche per la marca assumere un ruolo di leadership: solo ciò che è al servizio dell'io individuale può sopravvivere… Esistono già segnali di distacco ( esibito ) dalla marca, come affermazione del primato del sé personale su qualsiasi altra cosa…Credo quindi che la modernità avanzata, o postmodernità, abbia in sé i germi per una difesa dalla alienazione. Anche se è difficile vedere come la parabola io-centrica finirà per fare i conti con le esigenze di organizzazione sociale…a meno di pensare che l'individuazione di ricshi e nemici comuni "reali" determini un viraggio o un regresso di questa tendenza…non tanto determinando un arretramento dei consumi quanto un viraggio su oggetti, servizi ed esperienze di diversa natura ( per esempio a sfondo etico, come le chiese e le sette USA, o come la new age, o come l'ecologismo….). Siamo nel mezzo del guado, per certi versi non possiamo prevedere come le cose evolveranno: penso che prendere coscienza di quanto succede ( un atteggiamento molto "moderno", ahimé…) sia comunque il modo di poter contribuire a direzionare i cambiamenti in atto, anche se l'assenza di un progetto socio-politico capace di mobilitare l'adesione degli individui rende difficile intravedere un nuovo reale equilibrio…

Psiconline
In conclusione, una domanda di carattere generale che trae spunto dalle critiche, sempre più numerose , che investono oggi l'ambito della psicologia dei consumi nello specifico della pubblicità sui media diretta ai più piccoli, ai bambini, che rappresentano quindi i soggetti più vulnerabili di fronte al "bombardamento" degli spot, che in modo sempre più massiccio sono diretti alle fasce di età più giovani. Come considerare l'intervento della psicologia e degli psicologi, in quanto consulenti ed esperti delle aziende produttrici, in questo ambito specifico?

Prof. G. Siri
Ormai in USA , ma anche in Italia, sono presenti casi ( e cliniche specializzate ) di patologia dei consumi ( la "dark side" del "consumer behavior", come recita ormai un capitolo ricorrente nei testi e nei corsi di Consumer behavior begli States…). Si pensi per esempio all'acquisto coattivo ( sono stati rilevati casi di persone che escono di casa perché questa è ingombra di pacchi di acquisti mai scartati..), oppure al fascino del gioco ( il lotto da noi, per es. ) . Le ricerche sui bambini stanno indicando quanto la loro socializzazione, la categorizzazione, l'inferenza, i modelli relazionali, la rappresentazione del mondo devono alla pubblicità ed alal esperienza di coinvolgimento nell'acquisto ( vengono facilmente condotti dai genitori al supermercato a "fare la spesa" ). Sappiamo che i bambini costituiscono direttamente una fonte di consumo, e indirettamente determinano ed influenzano una altra considerevole quota di consumo. Inoltre la rappresentazione di bambini nella pubblicità è reiterata, insistente, e modella la loro immagine di sé ( e quella che i genitori hanno dei loro figli…). In sostanza l'interazione bambini-consumo è indubbia, cospicua, potenzialmente rischiosa. Fa parte a mio avviso dei compiti civili ( oltre che culturali ) degli psicologi attivarsi per rendere consapevole la società di questa situazione: anche se proprio la società sembra non disporre di idee e modelli chiari di "formazione della personalità", e quindi non sembra in grado di proporre schemi pedagogici condivisi e convinti. A questo non può essere chiamato lo psicologo soltanto a porvi rimedio: quindi lo psicologo deve gridare "al lupo" senza però saprre dove bisogna correre per evitare di incontrarlo…

intervista realizzata da Fernando Maddalena

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )
 

 

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