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(tratto
dal libro)
PREMESSA
Si possono fare
gli elenchi più disparati dei compiti che gli adolescenti
devono assolvere per portare a termine l'intero processo adolescenziale.
In questo volume ho tentato di descrivere il dipanarsi di
tre compiti che mi appaiono legati ad un ineludibile bisogno
di crescita ed espansione delle competenze ed ispirati da
piani di sviluppo che entrano in scena proprio durante l'adolescenza.
Il primo è
relativo al processo di "soggettivazione" nei confronti della
rete di relazioni infantili e dei suoi valori di riferimento.
Ho concentrato l'attenzione sulle novità che gli adolescenti
attuali affrontano nella realizzazione di questo compito:
la famiglia da cui provengono è molto diversa da quella
nei cui confronti si levava la contestazione degli adolescenti
degli anni Sessanta e Settanta. Perciò ho pensato potesse
essere utile cercare di descrivere come la nuova declinazione
della paternità e della maternità determini
nuove forme nel processo di individuazione adolescenziale,
nuove ansietà e perciò nuovissimi disagi.
Il secondo compito
di sviluppo che ho cercato di illustrare riguarda la costruzione
mentale di una immagine del nuovo corpo e la conseguente necessità
di definire i valori dell'identità femminile o maschile
nonchè il tipo di sessualità che si preferisce
esercitare. Anche in questo ambito ci sono delle novità
determinate dai cambiamenti socio culturali, dalla liberazione
dei costumi sessulai e dai nuovi rapporti intercorrenti fra
universo maschile e femminile. Gli adolescenti attuali hanno
introdotto nella relazione col loro corpo nuove aspettative
e nuovi valori e ne è derivato un intreccio di fenomeni
e di comportamenti di difficile valutazione .
Il terzo compito
che ho tentato di presentare riguarda la costruzione di nuovi
legami affettivi e sociali. Uscendo dalla rete di relazioni
famigliari l'adolescente, indossando il nuovo corpo e la defnitiva
identità di genere, avverte l'obbligo e il desiderio
di costruire legami di amicizia, di gruppo e di coppiache
hanno una qualità particolare e che li differenzia
dagli innumerevoli altri legami che verranno sottoscritti
nelle fasi successive del ciclo di vita. Sono i primi rapporti
significativi che il soggetto sottoscrive al di fuori della
cerchia dei legami: la prima amicizia, il primo amore e il
gruppetto dei coetanei non si scordano giustamente mai perchè
costituiscono un debutto indimenticabile nella vita sentimentale
e sociale.
Descrivendo la
natura di questi tre compiti di sviluppo, le procedure e gli
strumenti che gli attuali adolescenti utilizzano per realizzarli,
mi sono inevitabilmente imbattuto nelle difficoltà
che incontrano.
Così ho
deciso di dare spazio, nella descrizione delle peripezie,
anche alle manifestazioni di disagio e sofferenza fino alla
descrizione dei comportamenti rischiosi, sintomatici ed illeciti
che alcuni adolescenti si sentono costretti ad adottare illudendosi
di riuscire a realizzare i loro compiti di sviluppo prendendo
delle rocambolesche scorciatoie, negando la paura, azzerandone
il valore e l'importanza.
L'ultima sezione
di questo volume l'ho dedicata alla descrizione di ciò
che succede nella mente o nella vita di relazione di quegli
adolescenti che siano dominati da un affetto che prende il
sopravvento sugli altri e assume la regia delle imprese intrapsichiche
e sociali. Ho individuato degli affetti che vengono sperimentati
in tutte le fasi del ciclo di vita ma che durante l'adolescenza
possono assumere una virulenza particolare in quanto strettamente
correlati alla realizzazione dei compiti di sviluppo specifici
di questa età.
La vergogna , la
rabbia, la paura e la speranza ci accompagnano lungo tutto
l'arco dell'esistenza ma durante l'adolescenza sussistono
motivi speciali per essere timidi o aver paura di vergognarsi
o andare in giro per le strade del mondo pieni di rabbia,
di rigogliose speranze o di ineffabili paure. Tutto il volume
quindi è dedicato all'analisi di ciò che succede
nella mente profonda dell'adolescente e nelle sue relazioni
significative mentre è intento a realizzare i propri
compiti di sviluppo.
Per descrivere
l'intrico di questi fenomeni, ho utilizzato due concetti di
uso corrente nella psicologia clinica di ispirazione psicoanalitica
applicata all'adolescenza. Ho deciso di utilizzare una metafora
che salda i due concetti:"rappresentazioni di Sè" nell'ambito
delle relazioni significative.
Ho effettuato questa
scelta alla quale non intendo attribuire un significato particolarmente
vincolante per molteplici motivi che provo a passare sinteticamente
in rassegna.
Innanzitutto il
concetto di Sè, psicoanaliticamente inteso, è
spendibile in modo particolarmente agevole nella descrizione
dei vissuti soggettivi dell'adolescenza alle prese con i propri
compiti di sviluppo perchè ne fanno ampiamente uso
i diretti interessati. Gli adolescenti a mio avviso, quando
parlano della loro vita e delle loro relazioni utilizzano
un modelli narrativo parafrasabile in termini semiotici. Si
sforzano cioè di dscrivere il conflitto non in termini
verticali, non hanno cioè in mente la metafora freudiana
dell'Io, Es e Superio: a loro generalmente non sembra che
la guerra interiore sia fra istanze etiche e spinte pulsionali
e perciò non descrivono il conflitto in termini gerarchici
bensì utilizzano una dimensione orizzontale. Il conflitto
è fra parti o istanze che hanno per così dire
pari dignità , ognuna delle quali rappresenta valori
e bisogni legittimi ma che sono in conflitto con quelli sostenuti
da altre istanze, strutture o, se si vuole, da altri Sè.
Perciò l'adolescente
attuale , frutto ed espressione del nuovo processo di accudimento
e di socializzazione organizzato dalle famiglie, se vuole
parlare lealmente di sè descrive un complicato processo
decisionale all'interno del quale si fronteggiano istanze
che hanno pari dignità ma obiettivi diversi. Egli riconosce
per esempio pari opportunità sia all'istanza che lo
sospinge verso l'amore di coppia che a quella che lo induce
a privilegiare i legami di gruppo: ed anche l'istanza che
difende ad oltranza il valore e l'utilizzo dei vecchi legami
famigliari gli appoare valevole ed è giusto che la
sua voce venga democraticamente ascoltata anche se sospinge
più alla conservazione che al cambiamento. Perciò,
è pressochè inevitabile che finisca per raccontare
del conflitto come se avvenisse fra molteplici Sè che
non hanno ancora trovato il modo di integrarsi fra loro e
sinergicamente concorrere alla realizzazione di un comune
progetto di sviluppo.
Quindi gli adolescenti
attuali hanno motivi specifici per utilizzare più il
concetto di conflitto fra "Sè non integrati" piuttosto
che il concetto di "Io servo di due padroni".
Per capirci qualcosa
delle istanze dei vari Sè ricorrono spontaneamente
al concetto di rappresentazione: la domanda alla quale cercano
di predisporre risposte convincenti è: "Ma come mi
rappresento mio padre, o questa ragazza, o il mio corpo o
la mia classe? Cioè, come li vedo con gli occhi della
mente, cosa suscitano in me e come mai mi provocano tutti
questi problemi?".
Usano quindi riferire
ciò che vedono riflesso suuno schermo intrapsichico
sul quale si riverberano le immagini del proprio Sè
avvinto al proprio oggetto di competenza. L'adolescente contempla
i riflessi di una parte di Sè avvinta al proprio oggetto
e riferisce ciò che "sente" o "vede" o forse "intravede".
Il problema cruciale infatti è proprio questo: che
spesso sentimenti molto forti gli impediscono di contemplare
con calma e registrare in dettaglio l'immagine del Sè
e del suo oggetto rappresentato sullo schermo intrapsichico.
Teme di dover fare i conti con rappresentazioni insostenibili,
mostruose, inaccettabili o semplicemente antipatiche. Allorchè
l'adolescente riesce a rifornirsi di rappresentazioni nitide
del Sè e del suo oggetto, tutto procede regolarmente:
nei casi in cui egli nono riesce a sostenere la funzione introspettiva,
perde il contatto con la realtà interiore, e non riesce
più a capire chi è e che cosa voglia e neppure
cosa realmente tema. Sono i casi in cui i ragazzi fuggono
nella realtà esterna chiedendo asilo all'oggetto, al
ruolo, alla maschera del cattivo, del giullare, dell'ebete
scolastico, dell'atleta che gira in tondo sulla pista come
un cane che si morde la coda senza raggiungerla mai perchè
corre veloce come lui.
Dall'insostenibile
pesantezza delle rappresentazioni intrapsichiche del Sè
derivano molteplici guai, ma non si tratta certo di un evento
eccezionale e perciò da considerarsi patologico. E'anzi
fisiologico in adolescenza perdere il contatto con le rappresentazioni
incalzanti del Sè. I ragazzi lo riferiscono come un
evento non scandaloso: spesso perdono il filo della trama
e non ci capiscono più nulla poichè le rappresentazioni
dei vari Sè interferiscono una con l'altra, si sovrappongono
e si combinano fra loro suscitando legittimi timori di scoprire
che la propria indole e il proprio orientamento non è
affatto quello auspicato. Gli adolescenti scoprono spesso
di essere conformati diversamente da come ritenevano di essere
e lo trovano molto stressante. Perciò a volte si dimettono
dalla funzione di produttori di rappresentazioni di fenomeni
complessi, smettono di guardare dentro e si limitano a contemplare
l'esistenza godendosi una vacanza dallo stress della crescita
non esente da qualche rischio.
Ho perciò
scelto di utilizzare come area specifica di indagine proprio
le rappresentazioni del Sè e degli oggetti, cercando
di descriverne le trasformazioni nei vari stadi attraverso
i quali si dipana la realizzazione dei compiti di sviluppo.
Ciò significa che l'adolescente di cui si parla in
questo libro non è quello "pulsionale" di cui si sono
interessati i pionieri della psicoanalisi, nè quello
affamato di relazioni o di "rispecchiamenti narcisistici"
descritti dalla ricerca psicoanalitica postfreudiana.
Il nostro adolescente
è soprattutto inseguito dalla necessità di trasformare
il corpo e il suo programma genetico in pensieri e parole,
soprattutto in rappresentazioni: è un animale produttore
di segni a cavallo delle pulsioni ed alla ricerca dell'oggetto
che lo aiuti a realizzare ancora meglio il proprio compito
evolutivo.
Da questo punto
di vista i tre compiti di sviluppo di cui discutiamo in questo
libro sono accomunati dall'obbiettivo finale: riuscire a conquistare
nitide rappresentazioni di Sè, del proprio corpo e
della sua identità di genere ed infine riuscire a conquistare
convincenti rappresentazioni dei motivi per cui si ama un
coetaneoe si vuol bene ai propri amici.
L'adolescenza di
cui parliamo in questo libro è una fase della vita
in cui il soggetto deve riuscire a produrre molti simboli
e molte rappresentazioni: gli adolescenti capaci di raccontare
l'avvincente cronaca della loro odissea ne sono pienamente
consapevoli e sanno benissimo che il loro compito è
cercare la "verità", con qualche approssimazione ,
ma con lealtà e masochistica devozione.
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