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Psicologi Italiani - L'elenco on line diviso per regione e provincia



IL LIBRO IN VETRINA

L'occhio del genitore.
L'attenzione ai bisogni psicologici dei figli

Editore: Erickson - Trento
Autore: Giuseppe Maiolo

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

La presentazione del libro

Se si accetta l'idea che l'adulto svolga una funzione fondamentale rispetto alla mancanza o all'immaturità di una parte delle strutture autoregolative del bambino, ne deriva che il genitore, in particolare, deve essere attento ai vari bisogni psicologici del figlio, in grado di riconoscere e di favorire in lui lo sviluppo di strutture regolative autonome ma anche di "farsi da parte" nel momento in cui queste si sono formate.
E' proprio di queste "autoregolazioni" che i nostri figli hanno più bisogno, e affinchè si sviluppino adeguatamente è necessario sfatare il mito (e l'alibi) che basti passare con loro un tempo anche breve ma di "qualità", poichè non può esservi vera qualità senza una quantità significativa di interazioni.
Nel volume si parla di:-la famiglia che cambia; - il padre "in attesa"; -la crisi dei rapporti; -la separazione; - fare il genitore; - l'arte di educare; - raccontare fiabe; -il gioco e i giocattoli; -problemi e disturbi: strategie e interventi; -adolescenza e dintorni; -i cambiamenti psichici fra i 10 e i 18 anni; -anoressia e bulimia; -paure; -prepotenza e aggressività; -disturbi dell'attenzione; -difficoltà scolastiche; -la violenza sui minori, ecc.
Il libro è uno snello manuale pratico per tutti gli interrogativi che più frequentemente si pongono riguardo alla famiglia, al bambino e all'adolescente, senza però dare risposte precostituite, ma fornendo delle concrete "indicazioni di percorso", tra le quali ciascuno può scegliere, sulla base della propria situazione.

L'autore

Giuseppe Maiolo, psicologo e psicoterapeuta, psicoanalista di orientamento junghiano, vive e lavora a Bolzano. Già Presidente dell'Ordine degli Psicologi, ha fondato e diretto un consultorio familiare, e fin dagli anni Settanta si è occupato di problemi dell'età evolutiva e di formazione dei genitori. Dedica attualmente la sua attenzione alla consulenza e alla psicoterapia con gli adolescenti e al lavoro di sensibilizzazione e di prevenzione del disagio giovanile nelle scuole.
Ha curato alcune pubblicazioni di divulgazione psicologica e diretto il giornale nazionale dell'Ordine degli Psicologi. Come giornalista pubblicista collabora con settimanali e quotidiani.

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

Le opinioni di Psiconline

Da dove si deve iniziare per descrivere il mondo psichico del bambino? Dai genitori o dal bambino stesso? E per descrivere un adolescente? Possiamo mai parlare di un individuo come elemento a sè stante, senza parlare dell'ambiente e delle persone con cui interagisce? Se le persone e l'ambiente sono così importanti per lo sviluppo e il funzionamento dell'individuo, troveremo le radici del suo comportamento nella storia delle sue relazioni, soprattutto di quelle che caratterizzano la sua famiglia di origine.

Parlare quindi del bambino, del suo sviluppo, delle sue caratteristiche "normali" e dei suoi disturbi psicologici ci porta inevitabilmente a parlare delle relazioni familiari e dei cambiamenti della famiglia in una cultura che si trasforma, dove sono mutati nel tempo gli approcci educativi. Questo ci conduce anche a dire che non possiamo capire il comportamento del bambino se non prendiamo contemporaneamente in considerazione il contenuto e la qualità delle relazioni che lo legano alla sua famiglia e al suo ambiente, in un gioco di rapporti che di continuo si influenzano reciprocamente. Questa attenzione alle relazioni nella descrizione di quanto viene osservato, l'accento posto sull'importanza di tenere conto di ciò che accade nell'interazione e delle reciproche aspettative di coloro che vi sono coinvolti è un dato relativamente recente: in passato si era meno possibilisti, più portati a credere che esistesse un significato per ogni comportamento del bambino, un atteggiamento educativo da adottare, un tipo di risposta da dare, ecc. La richiesta rivolta agli psicologi e agli psichiatri che si occupano di bambini o di adolescenti da coloro che vivono accanto ai giovani è stata sempre quella di fornire delle spiegazioni comprensibili ai "non addetti ai lavori" su ciò che poteva essere ritenuto normale o patologico nei comportamenti descritti e sul loro significato. Nello stesso tempo è sempre stato chiesto loro di fornire delle indicazioni semplici per le persone coinvolte, rispetto al cosa fare e al come comportarsi nelle diverse situazioni.

Da questo punto di vista potrebbe sembrare che il famoso manuale del dottor Spock su come allevare i figli desse delle risposte più soddisfacenti, perchè per ogni problema c'erano delle istruzioni precise. Con l'approccio attuale è più difficile dare certezze o definizioni univoche, a meno che non si vogliano soddisfare delle esigenze giornalistiche: che cos'è, infatti, un buon padre? Che cos'è una buona madre? Come si comportano dei bravi genitori? Come si può descrivere una buona famiglia? I termini di paragone sono molteplici, estremamente vari e si constata che situazioni di partenza e relazioni estremamente diverse possono portare agli stessi risultati: qual'è allora la regola valida?

Due concetti impliciti accompagnano il lettore nelle varie parti del libro: la famiglia in senso ampio e le varie figure in particolare rivestono per il bambino una funzione specifica. Poichè egli è un essere incompleto, cioè non ancora dotato di tutte quelle capacità che caratterizzano l'adulto, quest'ultimo diventa l'elemento di controllo sostitutivo, che provvede al mantenimento dell'equilibrio di quelle parti del bambino che non sono ancora in grado di autoregolarsi, come accadrà in una fase di sviluppo più avanzata.

Ne consegue che sull'adulto grava la responsabilità del modo in cui egli svolge questo compito di regolazione. Inoltre, come corollario, egli deve essere in grado di empatizzare col bambino, di sintonizzarsi, cioè, con il suo stato d'animo e di comprendere la natura delle sue richeste e delle sue emozioni. Nella molteplicità delle situazioni che verranno descritte, tutte identificabili con quelle che determinano la maggior parte delle richieste di chiarimento da parte dei genitori e degli educatori e che comunemente attirano la loro attenzione, ciò viene costantemente sottolineato; viene ribadita la necessità di non fermarsi su una sola ipotesi causale, ma di esplorarne diverse, mettendosi in una posizione di osservazione che tenga conto non solo del comportamento del bambino, ma anche del proprio e del contesto di riferimento.

Il secondo concetto è correlato al primo: se si accetta l'idea che l'adulto svolge una funzione vicariante rispetto alla mancanza o all'immaturità di una parte delle strutture regolative del bambino, sostituendole nella loro funzione, ne deriva che egli deve essere in grado di riconiscere e di favorire in lui lo sviluppo di strutture regolative autonome e di "farsi da parte" nel momento in cui queste si sono formate. Non è un compito facile e la tendenza a ignorarne l'esistenza e a sovrapporvi le proprie è molto comune.

La procedura con cui vengono affrontati i molteplici argomenti segue un andamento quasi "naturale": il succedersi delle varie fasi di sviluppo e degli interrogativi sulle situazioni emergenti corrispondenti viene esaminato all'interno dei contesti di riferimento, che cambiano anch'essi col procedere dell'età. Le deviazioni evolutive che danno luogo a specifiche manifestazioni problematiche vengono esaminate all'interno della fase di sviluppo alla quale più frequentemente si accompagnano.

Forse il lettore "non addetto ai lavori" può essere paragonato per certi aspetti a una persona che ha bisogno di qualcuno che svolga per lei delle funzioni sostitutive e la aiuti nell'acquisizione di determinate competenze: questo, possibilmente, come nel bambino, senza sovrapporsi al suo stile di relazione e senza creare allarmismi inopportuni. Se questo era l'obiettivo che l'Autore si proponeva, credo che abbia centrato il suo scopo: il libro si propone come uno snello manuale pratico di riferimento per tutti gli interrogativi che più frequentemente si pongono riguardo alla famiglia, al bambino e all'adolescente, senza dare risposte precostituite, ma fornendo delle possibili "indicazioni di percorso", tra le quali ciascuno può scegliere, sulla base della propria esperienza. In esso possono trovare delle indicazioni utili non solo i genitori, ma anche tutti coloro che vivono a contatto con i giovani e che si trovano a condividere le loro ansie e i loro problemi.

Claudio Angelo
psichiatra, aiuto primario del servizio di Psichiatria dell'ospedale generale di Bolzano

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

L'intervista con l'autore

Incontriamo Il Dott. Giuseppe Maoiolo in un momento di pausa della sua intensa attività professionale e personale.
Come Vicepresidente dell'Associazione "PSICOLOGI PER I POPOLI" è all'opera per organizzare il 2° meeting annuale del gruppo che si terrà quest'anno a Moiano di Città della Pieve nei giorni 10, 11 e 12 novembre prossimi con il titolo "PROSPETTIVE, MODELLI POSSIBILI E STRUMENTI IN PSICOLOGIA DELL'EMERGENZA".

Ecco la nostra intervista realizzata dal Dott. Luigi Di Giuseppe.

 

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Da dove nasce l'idea di scrivere "L'occhio del genitore"

Dott. G. Maiolo
Mi sono sempre occupato di età evolutiva e in particolare di adolescenti, così come ho sempre fatto, parallelamente alla mia attività di psicoterapeuta, il consulente presso alcuni Consultori Familiari. E' in particolare al Consultorio che ho dato particolare attenzione alla prevenzione e alla formazione dei genitori sulle tematiche educative e dello sviluppo psicologico dei figli. Facendo poi anche il giornalista pubblicista mi e' sempre stato a cuore il problema dell'informazione e della divulgazione psicologica. Da questo insieme di cose sono nate le pubblicazioni che ho curato e questo libro. Si tratta infatti di un lavoro che vuole andare in questa direzione: informare e aiutare il lettore, genitore o educatore che sia, a conoscere i processi di crescita e le difficoltà che un bambino deve superare nel corso del suo sviluppo. Nello stesso tempo l'obiettivo che mi ponevo era quello di offrire alcuni spunti di riflessione sulle tematiche educative e sollecitare approfondimenti personali.

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Perché proprio questo titolo?

Dott. G. Maiolo
Il titolo, che può apparire un po' forte ed evocare un genitore incombente, è in parte la sintesi del discorso che viene poi sviluppato in tutto il libro. Allude alle funzioni genitorali che sono quelle di prestare attenzione ai bisogni psicologici dei figli e intervenire adeguatamente quando ve ne è la necessità. L'occhio rappresenta la possibilità di mantenere un contatto, di comunicare, di interagire con l'altro. Sappiamo bene l'importanza dello sguardo tra madre e bambino fin dalla nascita e conosciamo la valenza che riveste il fatto di poter essere guardati da qualcuno. Equivale all'essere pensati e al sentirsi nella mente di un altro. Sappiamo bene che i figli per poter crescere e svilupparsi hanno questa necessità: avere un genitore attento, una madre e un padre che con occhio vigile "ci siano", sappiano ascoltarli e aiutarli, ma siano capaci anche "farsi da parte" nel momento in cui essi diventano più autonomi, e comunque senza mai perderli di vista.

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Il libro, così come è stato strutturato, è una sorta di "guida". Credi che ci sia ancora bisogno di manuali di questo genere? Non pensi che ve ne siano molti ormai e che i genitori siano troppo bombardati da indicazioni e suggerimenti dei cosiddetti "esperti"?

Dott. G. Maiolo
Forse è vero. Le pubblicazioni di questo genere sono molte e alla volte troppi gli interventi che noi psicologi facciamo con la pretesa e la presunzione di dover insegnare un mestiere, quello del genitore, che è, come sappiamo, la "professione" più difficile che esista. Io non ho mai pensato si possa fare una scuola per genitori. Anzi diffido molto di questo tipo di interventi e il mio lavoro non voleva essere assolutamente un manuale, anche se mi accorgo che alla fine il risultato è un po' questo. Tuttavia quello che volevo non era tanto fornire risposte preconfezionate o indicare modalità di comportamento da utilizzare in specifiche situazioni. Avevo solo come obiettivo quello di raccontare l'avventura della crescita di un bambino e invitare genitori e educatori a riflettere sul ruolo che essi hanno nel corso di tutto lo sviluppo. Ritengo che solo dalla riflessione personale possano scaturire le risposte che ciascuno verrà chiamato a dare ai propri figli. In ogni caso, continuando a curare rubriche di psicologia su alcuni giornali, dalle lettere che ricevo dai genitori mi rendo conto che essi hanno una gran quantità di domande, espressione dei tanti dubbi che affliggono un po' tutti in questa epoca così priva di certezze stabili.

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Sembra che il tuo libro abbia riscosso interesse…

Dott. G. Maiolo
Sì, e mi fa piacere perché al di là di ogni cosa, spero che questo significhi essere riuscito a dare qualche strumento di lettura in più a chi si occupa quotidianamente della crescita psicologica di bambini e adolescenti. Ritengo infatti importante promuovere la divulgazione della materia psicologica se questa contribuisce alla prevenzione del disagio psichico in età evolutiva.

Psiconline
Grazie della tua disponibilità e della tua cortesia. Crediamo che i "navigatori" di psiconline apprezzeranno il tuo lavoro e noi della redazione speriamo di poter contare presto su tuoi contributi per la nostra specifica sezione di psicologia Infantile e Scolastica.

Dott. G. Maiolo
Apprezzo da molto il vostro lavoro e lo trovo utile, anzi direi indinspensabile, per una corretta diffusione di una cultura psicologica in Italia.
Sarò ben felice di contribuire con miei interventi alla crescita del sito di psiconline.it con miei interventi e lavori.
Grazie della vostra disponibilità e buon lavoro a voi e a tutti i lettori.

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

 

 
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