Se si accetta l'idea che l'adulto svolga
una funzione fondamentale rispetto alla mancanza o all'immaturità
di una parte delle strutture autoregolative del bambino, ne
deriva che il genitore, in particolare, deve essere attento
ai vari bisogni psicologici del figlio, in grado di riconoscere
e di favorire in lui lo sviluppo di strutture regolative autonome
ma anche di "farsi da parte" nel momento in cui queste si
sono formate.
E' proprio di queste "autoregolazioni" che i nostri figli
hanno più bisogno, e affinchè si sviluppino
adeguatamente è necessario sfatare il mito (e l'alibi)
che basti passare con loro un tempo anche breve ma di "qualità",
poichè non può esservi vera qualità senza
una quantità significativa di interazioni.
Nel volume si parla di:-la famiglia che cambia; - il padre
"in attesa"; -la crisi dei rapporti; -la separazione; - fare
il genitore; - l'arte di educare; - raccontare fiabe; -il
gioco e i giocattoli; -problemi e disturbi: strategie e interventi;
-adolescenza e dintorni; -i cambiamenti psichici fra i 10
e i 18 anni; -anoressia e bulimia; -paure; -prepotenza e aggressività;
-disturbi dell'attenzione; -difficoltà scolastiche;
-la violenza sui minori, ecc.
Il libro è uno snello manuale pratico per tutti gli
interrogativi che più frequentemente si pongono riguardo
alla famiglia, al bambino e all'adolescente, senza però
dare risposte precostituite, ma fornendo delle concrete "indicazioni
di percorso", tra le quali ciascuno può scegliere,
sulla base della propria situazione.
L'autore
Giuseppe Maiolo, psicologo e psicoterapeuta,
psicoanalista di orientamento junghiano, vive e lavora a Bolzano.
Già Presidente dell'Ordine degli Psicologi, ha fondato
e diretto un consultorio familiare, e fin dagli anni Settanta
si è occupato di problemi dell'età evolutiva
e di formazione dei genitori. Dedica attualmente la sua attenzione
alla consulenza e alla psicoterapia con gli adolescenti e
al lavoro di sensibilizzazione e di prevenzione del disagio
giovanile nelle scuole.
Ha curato alcune pubblicazioni di divulgazione psicologica
e diretto il giornale nazionale dell'Ordine degli Psicologi.
Come giornalista pubblicista collabora con settimanali e quotidiani.
Da dove si deve iniziare per descrivere
il mondo psichico del bambino? Dai genitori o dal bambino
stesso? E per descrivere un adolescente? Possiamo mai parlare
di un individuo come elemento a sè stante, senza parlare
dell'ambiente e delle persone con cui interagisce? Se le persone
e l'ambiente sono così importanti per lo sviluppo e
il funzionamento dell'individuo, troveremo le radici del suo
comportamento nella storia delle sue relazioni, soprattutto
di quelle che caratterizzano la sua famiglia di origine.
Parlare quindi del bambino, del suo sviluppo,
delle sue caratteristiche "normali" e dei suoi disturbi psicologici
ci porta inevitabilmente a parlare delle relazioni familiari
e dei cambiamenti della famiglia in una cultura che si trasforma,
dove sono mutati nel tempo gli approcci educativi. Questo
ci conduce anche a dire che non possiamo capire il comportamento
del bambino se non prendiamo contemporaneamente in considerazione
il contenuto e la qualità delle relazioni che lo legano
alla sua famiglia e al suo ambiente, in un gioco di rapporti
che di continuo si influenzano reciprocamente. Questa attenzione
alle relazioni nella descrizione di quanto viene osservato,
l'accento posto sull'importanza di tenere conto di ciò
che accade nell'interazione e delle reciproche aspettative
di coloro che vi sono coinvolti è un dato relativamente
recente: in passato si era meno possibilisti, più portati
a credere che esistesse un significato per ogni comportamento
del bambino, un atteggiamento educativo da adottare, un tipo
di risposta da dare, ecc. La richiesta rivolta agli psicologi
e agli psichiatri che si occupano di bambini o di adolescenti
da coloro che vivono accanto ai giovani è stata sempre
quella di fornire delle spiegazioni comprensibili ai "non
addetti ai lavori" su ciò che poteva essere ritenuto
normale o patologico nei comportamenti descritti e sul loro
significato. Nello stesso tempo è sempre stato chiesto
loro di fornire delle indicazioni semplici per le persone
coinvolte, rispetto al cosa fare e al come comportarsi nelle
diverse situazioni.
Da questo punto di vista potrebbe sembrare
che il famoso manuale del dottor Spock su come allevare i
figli desse delle risposte più soddisfacenti, perchè
per ogni problema c'erano delle istruzioni precise. Con l'approccio
attuale è più difficile dare certezze o definizioni
univoche, a meno che non si vogliano soddisfare delle esigenze
giornalistiche: che cos'è, infatti, un buon padre?
Che cos'è una buona madre? Come si comportano dei bravi
genitori? Come si può descrivere una buona famiglia?
I termini di paragone sono molteplici, estremamente vari e
si constata che situazioni di partenza e relazioni estremamente
diverse possono portare agli stessi risultati: qual'è
allora la regola valida?
Due concetti impliciti accompagnano il
lettore nelle varie parti del libro: la famiglia in senso
ampio e le varie figure in particolare rivestono per il bambino
una funzione specifica. Poichè egli è un essere
incompleto, cioè non ancora dotato di tutte quelle
capacità che caratterizzano l'adulto, quest'ultimo
diventa l'elemento di controllo sostitutivo, che provvede
al mantenimento dell'equilibrio di quelle parti del bambino
che non sono ancora in grado di autoregolarsi, come accadrà
in una fase di sviluppo più avanzata.
Ne consegue che sull'adulto grava la
responsabilità del modo in cui egli svolge questo compito
di regolazione. Inoltre, come corollario, egli deve essere
in grado di empatizzare col bambino, di sintonizzarsi, cioè,
con il suo stato d'animo e di comprendere la natura delle
sue richeste e delle sue emozioni. Nella molteplicità
delle situazioni che verranno descritte, tutte identificabili
con quelle che determinano la maggior parte delle richieste
di chiarimento da parte dei genitori e degli educatori e che
comunemente attirano la loro attenzione, ciò viene
costantemente sottolineato; viene ribadita la necessità
di non fermarsi su una sola ipotesi causale, ma di esplorarne
diverse, mettendosi in una posizione di osservazione che tenga
conto non solo del comportamento del bambino, ma anche del
proprio e del contesto di riferimento.
Il secondo concetto è correlato
al primo: se si accetta l'idea che l'adulto svolge una funzione
vicariante rispetto alla mancanza o all'immaturità
di una parte delle strutture regolative del bambino, sostituendole
nella loro funzione, ne deriva che egli deve essere in grado
di riconiscere e di favorire in lui lo sviluppo di strutture
regolative autonome e di "farsi da parte" nel momento in cui
queste si sono formate. Non è un compito facile e la
tendenza a ignorarne l'esistenza e a sovrapporvi le proprie
è molto comune.
La procedura con cui vengono affrontati
i molteplici argomenti segue un andamento quasi "naturale":
il succedersi delle varie fasi di sviluppo e degli interrogativi
sulle situazioni emergenti corrispondenti viene esaminato
all'interno dei contesti di riferimento, che cambiano anch'essi
col procedere dell'età. Le deviazioni evolutive che
danno luogo a specifiche manifestazioni problematiche vengono
esaminate all'interno della fase di sviluppo alla quale più
frequentemente si accompagnano.
Forse il lettore "non addetto ai lavori"
può essere paragonato per certi aspetti a una persona
che ha bisogno di qualcuno che svolga per lei delle funzioni
sostitutive e la aiuti nell'acquisizione di determinate competenze:
questo, possibilmente, come nel bambino, senza sovrapporsi
al suo stile di relazione e senza creare allarmismi inopportuni.
Se questo era l'obiettivo che l'Autore si proponeva, credo
che abbia centrato il suo scopo: il libro si propone come
uno snello manuale pratico di riferimento per tutti gli interrogativi
che più frequentemente si pongono riguardo alla famiglia,
al bambino e all'adolescente, senza dare risposte precostituite,
ma fornendo delle possibili "indicazioni di percorso", tra
le quali ciascuno può scegliere, sulla base della propria
esperienza. In esso possono trovare delle indicazioni utili
non solo i genitori, ma anche tutti coloro che vivono a contatto
con i giovani e che si trovano a condividere le loro ansie
e i loro problemi.
Claudio Angelo
psichiatra, aiuto primario del servizio di Psichiatria dell'ospedale
generale di Bolzano
Incontriamo
Il Dott. Giuseppe Maoiolo in un momento di pausa della sua
intensa attività professionale e personale.
Come Vicepresidente dell'Associazione "PSICOLOGI PER I POPOLI"
è all'opera per organizzare il 2° meeting annuale
del gruppo che si terrà quest'anno a Moiano di Città
della Pieve nei giorni 10, 11 e 12 novembre prossimi con il
titolo "PROSPETTIVE, MODELLI POSSIBILI E STRUMENTI IN PSICOLOGIA
DELL'EMERGENZA".
Ecco
la nostra intervista realizzata dal Dott. Luigi Di Giuseppe.
Psiconline Da dove
nasce l'idea di scrivere "L'occhio del genitore"
Dott.
G. Maiolo
Mi sono
sempre occupato di età evolutiva e in particolare
di adolescenti, così come ho sempre fatto, parallelamente
alla mia attività di psicoterapeuta, il consulente
presso alcuni Consultori Familiari. E' in particolare al
Consultorio che ho dato particolare attenzione alla prevenzione
e alla formazione dei genitori sulle tematiche educative
e dello sviluppo psicologico dei figli. Facendo poi anche
il giornalista pubblicista mi e' sempre stato a cuore il
problema dell'informazione e della divulgazione psicologica.
Da questo insieme di cose sono nate le pubblicazioni che
ho curato e questo libro. Si tratta infatti di un lavoro
che vuole andare in questa direzione: informare e aiutare
il lettore, genitore o educatore che sia, a conoscere i
processi di crescita e le difficoltà che un bambino
deve superare nel corso del suo sviluppo. Nello stesso tempo
l'obiettivo che mi ponevo era quello di offrire alcuni spunti
di riflessione sulle tematiche educative e sollecitare approfondimenti
personali.
Psiconline Perché
proprio questo titolo?
Dott. G. Maiolo
Il titolo,
che può apparire un po' forte ed evocare un genitore
incombente, è in parte la sintesi del discorso che
viene poi sviluppato in tutto il libro. Allude alle funzioni
genitorali che sono quelle di prestare attenzione ai bisogni
psicologici dei figli e intervenire adeguatamente quando
ve ne è la necessità. L'occhio rappresenta
la possibilità di mantenere un contatto, di comunicare,
di interagire con l'altro. Sappiamo bene l'importanza dello
sguardo tra madre e bambino fin dalla nascita e conosciamo
la valenza che riveste il fatto di poter essere guardati
da qualcuno. Equivale all'essere pensati e al sentirsi nella
mente di un altro. Sappiamo bene che i figli per poter crescere
e svilupparsi hanno questa necessità: avere un genitore
attento, una madre e un padre che con occhio vigile "ci
siano", sappiano ascoltarli e aiutarli, ma siano capaci
anche "farsi da parte" nel momento in cui essi diventano
più autonomi, e comunque senza mai perderli di vista.
Psiconline Il libro,
così come è stato strutturato, è una
sorta di "guida". Credi che ci sia ancora bisogno di manuali
di questo genere? Non pensi che ve ne siano molti ormai e
che i genitori siano troppo bombardati da indicazioni e suggerimenti
dei cosiddetti "esperti"?
Dott. G. Maiolo
Forse è
vero. Le pubblicazioni di questo genere sono molte e alla
volte troppi gli interventi che noi psicologi facciamo con
la pretesa e la presunzione di dover insegnare un mestiere,
quello del genitore, che è, come sappiamo, la "professione"
più difficile che esista. Io non ho mai pensato si
possa fare una scuola per genitori. Anzi diffido molto di
questo tipo di interventi e il mio lavoro non voleva essere
assolutamente un manuale, anche se mi accorgo che alla fine
il risultato è un po' questo. Tuttavia quello che
volevo non era tanto fornire risposte preconfezionate o
indicare modalità di comportamento da utilizzare
in specifiche situazioni. Avevo solo come obiettivo quello
di raccontare l'avventura della crescita di un bambino e
invitare genitori e educatori a riflettere sul ruolo che
essi hanno nel corso di tutto lo sviluppo. Ritengo che solo
dalla riflessione personale possano scaturire le risposte
che ciascuno verrà chiamato a dare ai propri figli.
In ogni caso, continuando a curare rubriche di psicologia
su alcuni giornali, dalle lettere che ricevo dai genitori
mi rendo conto che essi hanno una gran quantità di
domande, espressione dei tanti dubbi che affliggono un po'
tutti in questa epoca così priva di certezze stabili.
Psiconline Sembra
che il tuo libro abbia riscosso interesse
Dott. G. Maiolo
Sì,
e mi fa piacere perché al di là di ogni cosa,
spero che questo significhi essere riuscito a dare qualche
strumento di lettura in più a chi si occupa quotidianamente
della crescita psicologica di bambini e adolescenti. Ritengo
infatti importante promuovere la divulgazione della materia
psicologica se questa contribuisce alla prevenzione del
disagio psichico in età evolutiva.
Psiconline
Grazie della
tua disponibilità e della tua cortesia. Crediamo che
i "navigatori" di psiconline apprezzeranno il tuo lavoro e
noi della redazione speriamo di poter contare presto su tuoi
contributi per la nostra specifica sezione di psicologia Infantile
e Scolastica.
Dott. G. Maiolo
Apprezzo
da molto il vostro lavoro e lo trovo utile, anzi direi indinspensabile,
per una corretta diffusione di una cultura psicologica in
Italia.
Sarò ben felice di contribuire con miei interventi
alla crescita del sito di psiconline.it con miei interventi
e lavori.
Grazie della vostra disponibilità e buon lavoro a
voi e a tutti i lettori.