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(tratto dalla
PREMESSA del libro)
Obiettivo e
struttura del libro
In questo libro
non mi propongo solo di documentare ed analizzare lo sciocchezzaio
massmediatico in tema di psicologi (anche se non c'è
solo quello), ma, a partire da questo punto, mi propongo soprattutto
di mostrare una serie di altri elementi e fattori. Infatti,
attraverso l'analisi del modo in cui viene presentata e rappresentata
la psicologia nei mass media intendo mostrare com'è
intesa - prevalentemente - la psicologia nella vita quotidiana
e nell'opinione pubblica e verificare se, e in che misura,
queste rappreentazioni della psicologia corrispondono alla
realtà del suo statuto disciplinare o non sono piuttosto
espressioni delle fantasie, spesso irrealistiche, di cui la
nostra scienza è investita.
Nella prima parte
del libro, denominata "analisi", cercherò dunque di
individuare, elencare e spiegare dettagliatamente gli elementi
strutturali che caratterizzano la psicologia nei media e quella
che ne è la rappresentazione (modello) implicita .
Inoltre, dopo questa pars destruens, illustro quale pars construens,
alcune proposte per un uso diverso della psicologia nei mezzi
di comunicazione di massa.
Nella parte del
libro denominata "casistica" documenterò invece, traendoli
dalla viva voce dei protagonisti, i vari modi e temi nei quali
si cimentano le varie prestazioni psicologiche massmediatiche.
A fronte di questa strutturazione il libro, dal punto di vista
stilistico, è giocato su due registri: il primo, tradizionale,
proprio dell'indagine e dell'analisi saggistica; il secondo,
più leggero, proprio delll'esposizione giornalistica.
D'altra parte,
quando ci si imbatte in certi esempi, è difficile non
essere tentati dall'ironia. Ma se è vero, come sosteneva
Pascal, che "burlarsi della filosofia significa veramente
filosofare", (Baldini, 1996, p. 52), anch'io, forte di tanto
precedente , se mi burlo un pò della psicologia , lo
faccio perchè mi stà a cuore.
Alcune delle tesi
che vengono sostenute in questo libro sono già state
illustrate più specificamente in miei precedenti testi
o articoli (Blandino, 1996). Qui le riprendo per mostrare
come certe ipotesi , là esposte teoricamente, si declinano
in pratica o, per meglio dire, questo testo costituisce una
sorta di esemplificazione di quanto in quei lavori ho sostenuto
teoricamente.
Per converso mi
sento di sostenere che uno degli scopi di questo libro è
proprio mostrare come, attraverso l'esempio della psicologia
in pratica, così come si presenta nei media, si vedano
in opera determinati problemi e difficoltà della psicologia.
Non ho nessuna pretesa di aver svolto una ricerca esaustiva,
ma solo una ricognizione , quanto più ampia possibile,
dei vari mezzi di comunicazione di massa.
D'altra parte,
un'indagine completa, come si può facilmente arguire,
è un'impresa praticamente impossibile: infatti un conto
è reperire ed analizzare articoli o programmi radiotelevisivi
di taglio più o meno esplicitamente psicologico, altro
è invece individuare tutte le volte , e sono davvero
tante, che in articoli o in trasmissioni si parla di psicologia,
se ne usa la terminologia, a proposito o a sproposito, la
si critica o la si esalta.
Ma infondo non
è neppure così necessaria un'indagine completa,
perchè una volta individuati e isolati i meccanismi
più frequenti e ripetuti non sarà difficile
riconoscerli o smascherarli anche negli interventi più
comuni. Perfino nel linguaggio e nelle conversazioni correnti,
proprio perchè , come ho detto prima, dall'indagine
sui media si arriva ben presto a rilevare quelle che sono
le immagini e rappresentazioni consce ed inconsce della psicologia.
E questo, in ultima analisi, è ciò che ci interessa
veramente.
Infine un'ultima
ma fondamentale precisazione. Siccome ritengo che non sia
eticamente, scientificamente e deontologicamente corretto
parlare o scrivere di psicologia senza rendere noto il proprio
punto di vista, dichiaro che , per quanto mi riguarda il modello
teorico e metodologico cui faccio riferimento è di
tipo psicodinamico e più precisamente psicoanalitico,
e quindi il modo che ho di intendere la psicologia , le osservazioni
critiche che muovo e le proposte che avanzo, partono di qui
e non vi prescindono.
Perchè
i titoli dei capitoli
Nei mass media,
per parlare di psicologia, c'è una parola magica, una
vera e propria password che và bene per tutto, come
suffisso o come prefisso, nei titoli o negli incipit degli
articoli: Freud. Con il nome del padre della psicoanalisi
, appiccicato ovunque, magari corredato da sue fotografie
o caricature, si tende a designare d'acchito qualunque cosa
tratti di psicologia o qualunque cosa sia trattata sotto un
profilo psicologico.Il nome di Freud viene messo dappertutto,
a proposito ed a sproposito, come un sigillo di garanzia.
Nel capitolo omonimo esemplificherò ampiamente questa
singolarità.
Quello che qui
voglio segnalare è il fatto che, in omaggio a questa
tendenza massmediatica, mi è sembrato "coerente" denominare
i capitoli di questo libro con il titolo di alcune trale più
famose opere freudiane. Il lettore non cerchi però
corrispondenze rigorose tra il titolo del saggio freudiano
e l'argomento del capitolo: sebbene all'inizio di ciascuno
abbia sempre cercato di motivarne la scelta, qualche volta
la corrispondenza logica esiste, ma altre volte si tratta
di un puro divertissement dell'autore.
Perchè,
se fossi stato davvero coerente con lo stile massmediatico,
avrei intitolato anche questo libro: Freud e i mass media.
Note per il
lettore.
Inquesto libro
parlo di psicologia ma inevitabilmente sconfino nella psichiatria,
nella sessuologia, nella medicina o in altre scienze umane
e sociali. Viceversa, qualche volta giungo alla psicologia
partendo da queste ultime. Sui motivi di tale sconfinamento
e su tutte le complicazioni di cui sono causa ed effetto al
tempo stesso si discute nel capitolo 7, che tratta appunto
del problema delle confusioni. Comunque , quando faccio parlare
personaggi che non sono psicologi, come ad esempio gli psichiatri,
mi richiamo a loro solo nella misura in cui trattano tematiche
psicologiche.
Le qualifiche che
precedono i nomi sono tratte dalle presentazioni ufficiali,
non sono dunque attribuzioni di chi scrive. Se una persona
si presenta come dottore, professore , asrtrologo o psicopedagosita
nel testo tale rimane . L'autore non risponde della veridicità
dei titoli accademici indicati.
L'indagine sulla
base della quale ho scritto questo libro è stata condotta
sistematicamente a partire dal 1995 e si è protratta
fino alla fine del 1999 (ma è stata integrata anche
da dati raccolti in modo non sistematico in anni precedenti).
Il periodo di tempo preso complessivamente in esame è
dunque di circa cinque anni. La scelta dell'arco di tempo,
oltre a dipendere da evidenti fattori contingenti, connessi
alla redazione del testo, è stata dettata anche dal
fatto che:
1) sono ormai trascorsi
più di dieci anni dalla promulgazione della legge 56/1989
che regolamenta la professione dello psicologo;
2)sono trascorsi
più di sei anni dalla costituzione dell'Ordine degli
Psicologi;
3) è stato
finalmente promulgato il Codice Deontologico degli Psicologi;
4) sono state attivate
in quasi tutte le principali Università italiane le
facoltà di Psicologia;
5)sono attive molteplici
Scuole di specializzazione post-laurea ufficilamente riconosciute.
Per tutti questi
motivi la psicologia dimostra di avere ormai raggiunto una
maturità organizzativa tale da non permetterle più
di sottrarsi ad una valutazione del modo di gestire il suo
ruolo pubblico e di essere pubblicamente utilizzata. In altre
parole: quanto della maturità esterna (socio-organizzativa)
corrisponde ad una reale maturità interna ( etico-professionale)?
Il campione utilizzato
comprende circa 1300 interventi distribuiti in articoli di
quotidiani e periodici e in trasmissioni televisive e radiofoniche
garantendo, per la sua ampiezza, attendibilità e credibilità
dell'immagine.
Il materiale analizzato
e il periodo di tempo preso in considerazione sono quindi
parsi sufficienti per dare un quadro generale completo - seppure
non esaustivo - della situazione e per mettere in evidenza
linee di tendenza.
L'elemento discriminante
per la selezione degli articoli inseriti nella banca dati
è stato il riferimento - più o meno espicito
- in essi presente, ad argomenti di carattere "psicologico",
nel senso più estensivo del termine.
Gli articoli ritenuti
significativi e quindi selezionati sono contraddistinit da
una o più delle seguenti caratteristiche:
1. sono scritti
da "esperti" del settore (tali o autodefinitisi tali): psicologi,
psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti. O da esperti di
settori particolari che si avvalgono di modelli e linguaggi
psicologici: medici, sociologi, sessuologi ecc..
2. sono scritti
da giornalisti ma riportano interviste o interventi di "esperti"
del settore della psicologia.
3. Trattano di
argomenti appartenenti direttamente al campo della psicologia
o non specificamente psicologi ma passibili di essere analizzati
in chiave psicologica: crisi, affettività, dinamiche
psichiche , relazioni interpersonali, ecc..
4. sono tratti
da "rubriche di psicologia".
I quotidiani sono
stati seguiti prevalentemente negli anni dal 1996 al 1999.
Sono stati scelti i maggiori quotidiani nazionali più
altri di opposta tendenza politica, per un totale di nove
testate.
I periodici
L'analisi dei periodici
(riviste, supplementi, settimanali, mensili) è avvenuta
nel lungo arco di tempo che va dal 1994 al 1999, con particolare
attenzione al periodo giugno 1996 - maggio 1997 e febbraio-luglio
1999.
Le riviste, tutte
italiane, sono state scelte solo sulla base della loro notorietà.
In totale sono state visionate 57 testate.
I programmi
televisivi
I programmi televisivi
presi in considerazione sono stati mandati in onda dalle reti
RAI e Mediaset. A questi vanno aggiunti alcuni programmi televisivi
raccolti non sistematicamente e trasmessi da altre emittenti,
sia locali che nazionali, nonchè alcuni programmi radiofonici
trasmessi dalla RAI. La raccolta comprende anche le schede
a contenuto psicologico diffuse da Televideo (pagina 584)
raggruppate sotto la voce "Lo psicologo".
L'arco di tempo
all'interno del quale sono state considerate le trasmissioni
radiotelevisive copre in particolare il periodo settembre
1996 - novembre 1997 e febbraio-luglio 1999. Per Televideo
il periodo di tempo considerato va da dicembre 1996 a novembre
1997 e da febbraio a luglio 1999.
Il criterio di
scelta delle trasmissioni , data la caratteristica del medium
e il modo di poterne usufruire (o si registra a priori la
trasmissione o, come quando appaiono messaggi significativi,
non sempre ci si può "tornare sopra" e non sempre è
possibile trascrivere correttamente e minuziosamente quanto
si vede e si sente), è stato, per un verso, affidato
alla guida dei programmi e, dall'altro, alla casualità
o "fortuna".
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