La sessualità,
quale evento psicosomatico, ha risentito nel corso degli anni
dei vari cambiamenti sociali e culturali che si sono avvicendati,
dei nuovi modelli che privilegiano l'apparire piuttosto che
l'essere, la seduzione piuttosto che il desiderio.
Pertanto è
fondamentale affronatre questo tema in un'ottica interdisciplinare,
evidenziando l'importanza non solo della psicologia e della
medicina, scienze che da sempre si sono occupate dei disturbi
legati al comportamento sessuale, ma anche della sociologia,
dell'etnologia, dell'etica, delle scienze dell'educazione,
del diritto, scienze attraverso le quali viene conferito allo
studio della sessualità quel carattere multidisciplinare
indispensabile per comprendere i vari fenomeni connseesi alla
sfera socio-affettiva.
Un'argomento che
sempre più frequentemente sta ricevendo l'attenzione
da un lato del mondo scientifico (medici, psicologi, sessuologi,
giuristi, educatori, sociologi) e dall'altro dell'opinione
pubblica e dei mass-media è quello delle perversioni
sessuali, che dopo un iter piuttosto tormentato, all'interno
del quale si è cercato di dare loro una adeguata collocazione
e definizione, acquiscono l'etichetta scientifica e neutra
di parafilie. Queste sono inserite dal DSM IV all'interno
del capitolo "Disturbi sessuali e dell'identità di
genere" e sono caratterizzate da impulsi sessuali, comportamenti
ricorrenti ed eccitanti sessualmente riguardanti oggetti inanimati,
sofferenza e/o umiliazione di se stessi, del partner, dei
bambini o altre persone non consenzienti, che si manifestano
per un periodo di almeno sei mesi.
La necessità
che sempre più urgentemente si manifesta è quella
di riuscire a contenere i fenomeni perversi che più
ledono la libertà individuale (basti pensare alla pedofilia)
promuovendo una prevenzione primaria efficace che può
derivare solamente da una sensibilizzazione profonda della
cultura e del pensiero di tutti, specialisti e non.
In tal senso il
presente lavoro, grazie ai contributi di studiosi diversi
per formazione e per campo di applicazione e qualificati a
livello mondiale, si propone di dare agli operatori, ma anche
a tutti coloro che siano interessati ad approfondire la conoscenza
di questa realtà, un quadro di riferimento il più
possibile esaustivo delle diverse tipologie e manifestazioni
delle perversioni sessuali, delle relative implicazioni giuridiche
e dell'impatto sociale che possono produrre.
Eli Coleman affronta
l'argomento relativo al comportamento sessuale compulsivo.
Secondo l'autore esistono molte manifestazioni di questo tipo
di atteggiamento, che possono essere classificate in due categorie
principali: parafiliache e non parafiliache. Vengono illustrati
i vari modi in cui il comportamento sessuale compulsivo può
manifestarsi e le strategie terapeutiche più idonee
per affrontarlo.
Il tema del frotteurismo,
che comporta il toccare e lo strofinarsi contro una persona
non consenziente, è affrontato da Adele Fabrizi. Generalmente
questo comportamento si manifesta in posti affollati, in cui
il soggetto può facilmente sottrarsi all'arresto, come
ad esempio marciapiedi pieni di gente o mezzi di trasporto
pubblici.
Filippo Petruccelli
approfondisce l'argomento della pedofilia e quello del sadismo.
La pedofilia indica l'attività sessuale con bambini
prepuberi, generalmente di 13 anni o più piccoli. L'autore
affronta dettagliatamente i vari aspetti di tale perversione,
ponendo particolare attenzione all'interesse che nel corso
della storia ha suscitato e alle diverse letture che i vari
periodi hanno dato ai comportamenti pedofili. Il sadismo differisce
dalle altre perversioni non solo perchè l'atto sessuale
è sostituito da un atto di violenza ma anche perchè,
almeno nella maggior parte dei casi, i genitali non sono utilizzati.
Spesso la violenza è di tipo psichico, con minacce
ed atteggiamenti intesi a spaventare ed umiliare la vittima:
il sadisco, infatti, cerca di provocare negli altri una specie
di "vergogna spaventata".
L'argomento della
differenza di genere nelle perversioni è sviluppato
da Louise Kaplan, che non solo ne presenta una prospettiva
storica, ma fornisce anche un quadro dettagliato delle perversioni
femminili.
Fausto Manara affronta
il tema della clinica delle parafilie sessuali, descrivendo
la questione della demarcazione diagnostica delle perversioni
che ha percorso gli ultimi cinquant'anni della nosografia
psichiatrica; Ruben Hernandez-Serrano, invece, propone una
nuova classificazione delle parafilie, riferendosi a comportamenti
ancora non catalogati nei manuali di riferimento ma presenti
nella realtà clinica.
Paola Matteucci,
Barbara Palaia e Francesca Tripodi approfondiscono le perversioni
minori mentre Veronica Vizzari affronta il tema del feticismo
e feticismo di travestimento, dandone una definizone e tracciandone
la storia.
Roberta Rossi sviluppa
il tema del masochismo, la forma di parafilia in cui il piacere
sessuale è legato al dolore fisico o morale del soggetto.
Chiara Simonelli
parla di esibizionismo e voyerismo. Il voyer è colui
che trae soddisfazione unicamente dall'osservare una persona
o una coppia in intimità o in attività erotiche.
Egli scarica l'eccitazione che deriva dall'essere entrato
in contatto col corpo di altri ignari, tramite la masturbazione.
Allo stesso modo, l'esibizionista ha bisogno che il pubblico,
l'oggetto a cui mostra i propri genitali, non sia ben disposto
e partecipe. In sottofondo c'è dunque un'idea di furto,
di provocazione o di illecito.
Loredana Teresa
Pedata e Irene Petruccelli affrontano dettagliatamente il
tema dell'abuso sessuale infantile quale evento stressante
e traumatico, che scatena una situazione di crisi, definita
come un momento di rottura dell'equilibrio tra l'ambiente
e le capacità di adattamento dell'Io; Gaetano De Leo
e Irene Petruccelli si impegnano invece ad individuare la
tipologia dell'autore di violenza.
Mila Grimaldi e
Claudia De Curtis evidenziano gli aspetti giuridici legati
alla pedofilia ed alla violenza sessuale e l'importanza di
una attenta analisi delle singole parafilie per stabilire
se l'individuo che ne è affetto debba essere perseguito
con una pena che, inoltre, può essere più o
meno blanda a seconda della norma violata.
Maurizio Costanzo
sviluppa il tema delle perversioni dei politici, evidenziando
il legame tra la televisione ed il mondo della politica, mentre
Miriam Massari illustra come la mancanza di libertà
altro non sia che una forma perversa di sopraffazione dell'altro.
Infine, Willy Pasini,
nella postfazione, offre una revisione critica delle perversioni
sessuali, sottolineando come sia opportuno oggigiorno fare
una distinzione tra le perversioni soft e le perversioni hard.
Leggere il libro di Chiara Simonelli,
in questo periodo percorso da fremiti e situazioni particolari,
da grandi problemi relativi all'infanzia ed alla pedofilia
e da situazioni complesse ed incredibili di apertura mentale
apparente, lascia il segno.
Una trattazione così completa
e complessa anche se estremamente comprensibile non capitava
di leggerla da tempo.
Frutto di un lavoro di insieme e quindi
scritto a più mani, "Le perversioni sessuali" conduce
il lettore per mano e lo porta ad affrontare metodicamente
tutto il campo, complesso ed inquietante anche per uno studioso,
delle deviazioni sessuali attraverso anche una opportuna contestualizzazione
del problema.
Eccellente, da questo punto di vista,
la post-fazione di Willy Pasini che distinguendo fra perversione
hard e soft aiuta a capire meglio quelli che possono essere
alcuni comportamenti quotidiani di ciascuno depatologizzandoli
e situandoli in un contesto di accettabilità sociale
e personale.
Ma tutto il libro appare essere una guida
completa e competente che lo specialista della materia, così
come il semplice lettore, può consultare per capire
e chiarire detreminati aspetti del comportamento sessuale
deviante.
Basterebbe solamente scorrere l'indice
degli argomenti trattati per avere già un quadro d'insieme
completo ma la lettura approfondita dei vari capitoli ci porta
poi ad entrare concretamente nel vivo ed in contatto diretto
con problemi e situazioni insolite ma anche con la concreta
possibilità di comprendere come intervenire e risolvere.
Oltre alla parte clinica, nel libro sono
presenti anche una parte giuridica ed una che definirei massmediologica
attraverso la quale è possibile comprendere come certi
meccanismi oggi siano affrontati ed affrontabili a più
livelli.
Molto interessante, infine, la parte
pratica del testo dove è possibile trovare indicazioni
concrete e pratiche su come affrontare il problema delle perversioni
da un punto di vista cklinico e quindi su come intervenire
nei casi di abuso sui minori guardando la situazione con una
ottica duplice, cioè su come intervenire sulla vittima
ma anche su come intervenire sull'autore dell'abuso.
Certamente un testo utile (forse necessario)
per il professionista ma interessante da leggere anche per
chi del campo si interessa pur non operandovi.
Incontriamo
la Professoressa Chiara Simonelli, docente di Psicologia e
Psicopatologia del comportamento sessuale all'Università
degli Studi "La Sapienza" di Roma nel suo studio all'interno
dell'Istituto di Sessuologia Clinica.
Reduce da una
giornata di lavoro a Firenze, carica di impegni come al solito,
si rende disponibile alle nostre domande con una cortesia
estrema conscia dell'interesse che i visitatori di Psiconline.it
manifestano nei confronti della psicologia e delle sue molteplici
manifestazioni.
Ci rendiamo
conto che preferirebbe riposare ma le "esigenze" dei nostri
visitatori hanno la meglio e perciò iniziamo a chiederle
di parlarci del suo ultimo lavoro appena pubblicato da Franco
Angeli: "Le perversioni sessuali. Aspetti clinici e giuridici
del comportamento sessuale deviante".
Lavoro effettuato
in collaborazione con Filippo Petruccelli, docente a contratto
di Psicologia del Lavoro dell'Università di Cassino,
e Veronica Vizzari, psicologa dell'Istituto di Sessuologia
Clinica.
Psiconline
Professoressa
Simonelli, come mai il tema delle perversioni sessuali: problema
fondamentale della psicologia o tema "alla moda" nella società
odierna?
Prof.ssa
C. Simonelli
Per prima
cosa voglio ringraziare voi e i lettori per questa possibilità
di dialogo sul mio lavoro attuale. Per quanto riguarda la
scelta del tema si è trattato di una sorta di sfida
per fare il punto su una situazione clinica in forte movimento
sia sul versante diagnostico che clinico. Il libro è
nato dal confronto di diversi specialisti che si sono incontrati
a Roma dal 6 all'8 ottobre per la II Conferenza Internazionale
di Sessuologia organizzata da me e da Petruccelli al Centro
congressi della Sapienza. La prima giornata è stata
dedicata all'andrologia e ai mezzi di comunicazione di massa,
la seconda alla clinica sessuologica e la terza agli aspetti
giuridici. Volevamo avere una panoramica a tutto tondo di
un fenomeno che ancora oggi non è del tutto chiaro.
Eppoi dalla "Psychopathia sexualis di von Krafft-Ebing...eran
passati troppi anni e ci sembrava utile proporre qualcosa
che fosse un pochino più aggiornato!
Psiconline
Il tuo testo
si presenta come una "summa" del sapere psicologico nel campo
delle parafilie affrontandone sia l'aspetto clinico che quello
giuridico e socio-culturale. Perchè un approccio multiculturale
e non invece una trattazione settoriale riservata agli addetti
ai lavori?
Prof.ssa C. Simonelli
In parte,
nel descrivere il progetto iniziale della Conferenza e del
libro, credo di aver già risposto. Naturalmente,
poiché il libro riporta solo alcuni degli interventi
e vuol essere accessibile ad un vasto pubblico, non si esclude
un volume successivo più dedicato alla clinica sessuologica
e rivolto agli addetti ai lavori. Per questo secondo passo
sto aspettando di avere il tempo materiale di riordinare
le idee dopo il confronto con i vari clinici impegnati nell'argomento.
Con alcuni di loro sto lavorando al Mount Sinai Hospital
di New York ormai da un anno. Abbiamo un grosso progetto
coordinato dalla WPA (World Psychiatric Association) che
riguarda la promozione della salute sessuale nel mondo e
io mi sto occupando proprio di parafilie...E' quindi possibile
che in tempi non remoti si riesca a fare un'altra operazione
editoriale, magari traducendo ciò che io e altri
colleghi abbiamo scritto per la WPA in questi mesi. In tal
caso sarà mia cura tenervi informati!
Psiconline
Incuriosisce,
all'interno del settore dedicato agli aspetti socio-culturali,
l'intervento di Maurizio Costanzo. Cedimento alle sirene dei
media o apporto culturale importante per comprendere meglio
le dinamiche sociali che "ci governano"?
Prof.ssa C. Simonelli
Sono convinta
che la nostra sofferenza psicologica, quale che sia, venga
plasmata in maniera molto differente a seconda del contesto
storico, politico e culturale. Trent'anni fa un discorso
del genere era scontato, oggi non è più di
moda ma, per come vedo le cose, capire meglio il contesto
è sempre necessario. Si può disprezzare la
televisione ma ormai fa parte del fenomeno che globalizza
e uniforma i linguaggi. Allo stesso modo seguo con attenzione
internet e infatti...eccoci qua a chiacchierare come se
fossimo davanti al caminetto...e invece c'è un monitor
che ci separa e ci unisce piacevolmente.
Psiconline
In questi
ultimi tempi il tema della pedofilia ha "bucato" l'immaginario
collettivo e si è imposto prepotentemente all'attenzione
del pubblico, sia per la sua brutalità sia per la sua
apparente diffusione. Pensi che in fondo ci sia qualcosa di
nuovo "sotto il sole" oppure parliamo oggi più liberamente
di cose che hanno comunque una loro presenza costante?
Prof.ssa C. Simonelli
Credo che
oggi la nostra società sia più civile e che
quindi tenti di affrontare temi finora "rimossi" o occultati
o tollerati. Sono tutti quei temi che riguardano i soggetti
deboli: donne, bambini, anziani. Ma anche l'ecologia, la
qualità della vita e tanti altri che forse, precedentemente,
non volevamo o petevamo mettere in discussione.
I bambini, in
particolare, sono venuti alla ribalta. Purtroppo in maniera
un po' ambigua. Cerco di spiegarmi meglio: si parla tnto
dell'infanzia in maniera enfatica, ci si commuove, ci si
scandalizza e addirittura qualche anno fa si propose un
Nobel ai bambini: trovo paternalistico e schiacciante tutto
questo. I bambini ancora, come per le donne in passato,
non hanno voce propria, culturalmente manca lo spazio perché
possano essere visti e ascoltati piuttosto che gestiti,
interpretati e usati. Una volta si parlava della "donna
oggetto", oggi si potrebbe dire lo stesso dei nostri figli.
E non alludo solo alla pedofilia ma all'idea, a mio avviso
travisante ma prevalente, che l'infanzia sia una categoria
a parte, inferiore e diversa, da proteggere e accudire in
maniera ipocrita. Non riusciamo ancora a pensare il bambino
come una persona. Una persona che deve acquisire capacità
e responsabilità ma comunque una persona. Un'area
che ancora non possiamo permetterci d'indagare, ad esempio,
riguarda gli abusi tra bambini. E' un'area antica e molto
presente ma oggi sembra che sia troppo presto addentrarci
in questo ginepraio...infondo è da poco che stiamo
aprendo la porta che affaccia sulla pedofilia e siamo molto
inquieti e spaventati. Ci vorrà ancora del tempo.
Intanto però anche le istituzioni si stanno muovendo
e l'Istituto di sessuologia clinica ha portato a termine
un progetto europeo, con partner francesi e spagnoli, di
prevenzione dell'abuso svolto insieme ad insegnanti e a
genitori. E' stato un percorso molto interessante.
Psiconline
Trattare
il "minore violato" è una delle situazioni più
complesse che il professionista possa trovarsi di fronte ma
anche il "violatore" ha diritto ad una disponibilità
terapeutica. Come intervenire concretamente in questi casi?
Prof.ssa C. Simonelli
Sono perfettamente
d'accordo. Studiando gli interventi fatti all'estero quello
che mi ha fatto riflettere a lungo riguarda il tema della
castrazione chimica. Gli americani, tra cui Coleman, presidente
dell'associazione mondiale di sessuologia, ne è entusiasta.
Certo il modello prevede non solo la somministrazione di
anti-androgeni ma anche l'intervento psicoterapico. Io ho
i miei dubbi che elencherò stringatamente. Il primo
riguarda il contesto: negli USA esiste un clima culturale
assai diverso dal nostro, molto pragmatico e anche un po'
violento...pensiamo alla pena di morte, tanto per dirne
una. Secondo elemento che parte sempre dal contesto riguarda
la committenza. Chi è il vero committente dell'intervento
di psicoterapia o di counselling? Il detenuto? Il tribunale?
La famiglia del pedofilo? Gli studi ci dicono che raramente
il "violatore" chiede di cambiare...e quando lo fa è
per abbreviare i tempi di detenzione, per non perdere la
famiglia etc. Insomma, non è scontato che questa
possibilità di castrazione chimica (il cui effetto,
per altro finisce con la sospensione del farmaco) più
la psicoterapia possa essere esportata da noi che abbiamo
una tradizione più interessante e complessa e forse
anche un maggior rispetto dell'essere umano. Certo è
che quando mi è capitato di fare un gruppo con "violatori"
è stata un'esperienza molto importante per me. Ho
capito tra l'altro che è veramente un fenomeno trasversale:
età, cultura, profilo di personalità...nulla
che fosse utile a fare un identikit. L'unica cosa che posso
dire è che sono emerse due aree importanti su cui
lavorare: la gestione dell'aggressività e del potere
in special modo nei confronti dei soggetti deboli (donne
e bambini) e la decodifica della comunicazione nelle relazioni.
In fondo il potere
e l'aggressività sono due luoghi di costruzione dell'identità
di genere maschile che se non vengono modulati e contenuti
possono "deviare" e prendere forme palesemente dannose.
Altre forme sono consone alla cultura e ce ne rendiamo meno
conto, anzi, magari ci fanno da modello e ci piacciono da
matti pur essendo altrettanto perverse. Faccio riferimento
ai film: nella maggior parte dei casi l'eroe positivo, da
Rambo a 007 e a tutti gli altri, ammazza una quantità
di gente. E tutti noi siamo molto felici e contenti quando
usciamo dal cinema. La razionalizzazione, certo, c'è:
erano tutti cattivissimi e quindi il minimo che si possa
fare è farli fuori a pugni, a coltellate, con le
bombe a mano o col mitra. Ce n'è per tutti i gusti!
Psiconline
Approfittiamo
ulterioremente della tua disponibilità per cercare
di capire, attraverso il tuo libro, quale potrebbe essere
l'effetto che una maggiore "disponibilità" sociale
nei confronti di questi temi (come per esempio vediamo in
moltissime pubblicità a carattere parafilico) può
produrre nel migliorare o eventualmente peggiorare il quadro
di queste patologie. In concreto dove si situa oggi la "soglia"
oltre la quale il comportamento diviene deviante?
Prof.ssa C. Simonelli
Credo che
l'articolo di Willy Pasini risponda bene a questa domanda.
Esistono dei desideri di allargamento dell'esperienza erotica
che possono di fatto assomigliare, ad uno sguardo superficiale,
alle parafilie. La devianza vera e propria non si nutre
di curiosità e di desiderio ma di una sorta di copione
ripetititvo e necessario all'accesso all'erotismo. Mi spiego
meglio: il sadico per entrare in contatto con l'aspetto
erotico ha bisogno di certi specifici comportamenti che
determinano nell'altro dolore o umiliazione. L'altra persona
è meno importante del rituale stesso. Viceversa può
accadere che in una coppia d'amanti si verifichi la curiosità
di usare rituali sado-maso per provare emozioni diverse.
Il rapporto è prioritario e possibile. L'altro esiste
e non solo in funzione del copione da interpretare.
Psiconline
Ancora una
domanda per aiutare i nostri visitatori a capire e ad apprezzare
ancora di più il tuo lavoro. Parliamo di "rete" (visto
che Psiconline vive nella rete). Su internet è oggi
possibile trovare centinaia di siti dedicati ai "cultori"
delle più disparate perversioni sessuali dove l'incontro
fra "esperti del settore" viene facilitato al massimo con
una conseguente trasmissione di "cultura deviante".
Quanto tutto ciò
può incidere nell'incauto visitatore o nel curioso
che "vuole saperne di più". Quale il tasso di "slatentizzazione
della patologia" legato alla massima conoscenza del fenomeno,
possibile on line?
Prof.ssa C. Simonelli
Non credo
alla logica ipocrita che non vedere e non sapere mantenga
la nostra innocenza e la nostra salute mentale! Certo soggetti
più destabilizzati possono riceverne un danno difficile
da quantificare. Penso che sarebbe più utile fare
un'operazione di rinforzo dell'utente piuttosto che di censura.
L'interesse che la nostra società mostra verso la
pornografia è enorme. Basta vedere le cifre di un
mercato che è in continua espansione e diversificazione!
Un atteggiamento moralistico e censorio credo faccia il
gioco di questo mercato.
Psiconline
Bene, grazie
per la tua disponibilità e di nuovo complimenti per
un libro che rende semplice, sia agli addetti ai lavori a
cui è rivolto ma anche al grosso pubblico interessato
all'argomento, l'approccio a tematiche complesse e difficili.
Speriamo, attraverso
Psiconline e la sua diffusione in rete, di favorire la conoscenza
di argomenti così particolari ed in generale della
sessuologia e dei suoi operatori più qualificati.
Grazie di nuovo
per la disponibilità dimostrata, anche da parte dei
visitatori di Psiconline, ed auguri per i tuoi prossimi impegni
di lavoro, che sappiamo essere particolarmente importanti
e gravosi. Arrivederci ... al prossimo libro.
Prof.ssa C. Simonelli
Grazie
a voi ed auguri per il vostro lavoro online.