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IL LIBRO IN VETRINA

Le perversioni sessuali
Aspetti clinici e giuridici del comportamento sessuale deviato

Editore: Franco Angeli - Milano
Autore: a cura di Chiara Simonelli, Filippo Petruccelli, Veronica Vizzari

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

La presentazione del libro

 (dal libro)

La sessualità, quale evento psicosomatico, ha risentito nel corso degli anni dei vari cambiamenti sociali e culturali che si sono avvicendati, dei nuovi modelli che privilegiano l'apparire piuttosto che l'essere, la seduzione piuttosto che il desiderio.

Pertanto è fondamentale affronatre questo tema in un'ottica interdisciplinare, evidenziando l'importanza non solo della psicologia e della medicina, scienze che da sempre si sono occupate dei disturbi legati al comportamento sessuale, ma anche della sociologia, dell'etnologia, dell'etica, delle scienze dell'educazione, del diritto, scienze attraverso le quali viene conferito allo studio della sessualità quel carattere multidisciplinare indispensabile per comprendere i vari fenomeni connseesi alla sfera socio-affettiva.

Un'argomento che sempre più frequentemente sta ricevendo l'attenzione da un lato del mondo scientifico (medici, psicologi, sessuologi, giuristi, educatori, sociologi) e dall'altro dell'opinione pubblica e dei mass-media è quello delle perversioni sessuali, che dopo un iter piuttosto tormentato, all'interno del quale si è cercato di dare loro una adeguata collocazione e definizione, acquiscono l'etichetta scientifica e neutra di parafilie. Queste sono inserite dal DSM IV all'interno del capitolo "Disturbi sessuali e dell'identità di genere" e sono caratterizzate da impulsi sessuali, comportamenti ricorrenti ed eccitanti sessualmente riguardanti oggetti inanimati, sofferenza e/o umiliazione di se stessi, del partner, dei bambini o altre persone non consenzienti, che si manifestano per un periodo di almeno sei mesi.

La necessità che sempre più urgentemente si manifesta è quella di riuscire a contenere i fenomeni perversi che più ledono la libertà individuale (basti pensare alla pedofilia) promuovendo una prevenzione primaria efficace che può derivare solamente da una sensibilizzazione profonda della cultura e del pensiero di tutti, specialisti e non.

In tal senso il presente lavoro, grazie ai contributi di studiosi diversi per formazione e per campo di applicazione e qualificati a livello mondiale, si propone di dare agli operatori, ma anche a tutti coloro che siano interessati ad approfondire la conoscenza di questa realtà, un quadro di riferimento il più possibile esaustivo delle diverse tipologie e manifestazioni delle perversioni sessuali, delle relative implicazioni giuridiche e dell'impatto sociale che possono produrre.

Eli Coleman affronta l'argomento relativo al comportamento sessuale compulsivo. Secondo l'autore esistono molte manifestazioni di questo tipo di atteggiamento, che possono essere classificate in due categorie principali: parafiliache e non parafiliache. Vengono illustrati i vari modi in cui il comportamento sessuale compulsivo può manifestarsi e le strategie terapeutiche più idonee per affrontarlo.

Il tema del frotteurismo, che comporta il toccare e lo strofinarsi contro una persona non consenziente, è affrontato da Adele Fabrizi. Generalmente questo comportamento si manifesta in posti affollati, in cui il soggetto può facilmente sottrarsi all'arresto, come ad esempio marciapiedi pieni di gente o mezzi di trasporto pubblici.

Filippo Petruccelli approfondisce l'argomento della pedofilia e quello del sadismo. La pedofilia indica l'attività sessuale con bambini prepuberi, generalmente di 13 anni o più piccoli. L'autore affronta dettagliatamente i vari aspetti di tale perversione, ponendo particolare attenzione all'interesse che nel corso della storia ha suscitato e alle diverse letture che i vari periodi hanno dato ai comportamenti pedofili. Il sadismo differisce dalle altre perversioni non solo perchè l'atto sessuale è sostituito da un atto di violenza ma anche perchè, almeno nella maggior parte dei casi, i genitali non sono utilizzati. Spesso la violenza è di tipo psichico, con minacce ed atteggiamenti intesi a spaventare ed umiliare la vittima: il sadisco, infatti, cerca di provocare negli altri una specie di "vergogna spaventata".

L'argomento della differenza di genere nelle perversioni è sviluppato da Louise Kaplan, che non solo ne presenta una prospettiva storica, ma fornisce anche un quadro dettagliato delle perversioni femminili.

Fausto Manara affronta il tema della clinica delle parafilie sessuali, descrivendo la questione della demarcazione diagnostica delle perversioni che ha percorso gli ultimi cinquant'anni della nosografia psichiatrica; Ruben Hernandez-Serrano, invece, propone una nuova classificazione delle parafilie, riferendosi a comportamenti ancora non catalogati nei manuali di riferimento ma presenti nella realtà clinica.

Paola Matteucci, Barbara Palaia e Francesca Tripodi approfondiscono le perversioni minori mentre Veronica Vizzari affronta il tema del feticismo e feticismo di travestimento, dandone una definizone e tracciandone la storia.

Roberta Rossi sviluppa il tema del masochismo, la forma di parafilia in cui il piacere sessuale è legato al dolore fisico o morale del soggetto.

Chiara Simonelli parla di esibizionismo e voyerismo. Il voyer è colui che trae soddisfazione unicamente dall'osservare una persona o una coppia in intimità o in attività erotiche. Egli scarica l'eccitazione che deriva dall'essere entrato in contatto col corpo di altri ignari, tramite la masturbazione. Allo stesso modo, l'esibizionista ha bisogno che il pubblico, l'oggetto a cui mostra i propri genitali, non sia ben disposto e partecipe. In sottofondo c'è dunque un'idea di furto, di provocazione o di illecito.

Loredana Teresa Pedata e Irene Petruccelli affrontano dettagliatamente il tema dell'abuso sessuale infantile quale evento stressante e traumatico, che scatena una situazione di crisi, definita come un momento di rottura dell'equilibrio tra l'ambiente e le capacità di adattamento dell'Io; Gaetano De Leo e Irene Petruccelli si impegnano invece ad individuare la tipologia dell'autore di violenza.

Mila Grimaldi e Claudia De Curtis evidenziano gli aspetti giuridici legati alla pedofilia ed alla violenza sessuale e l'importanza di una attenta analisi delle singole parafilie per stabilire se l'individuo che ne è affetto debba essere perseguito con una pena che, inoltre, può essere più o meno blanda a seconda della norma violata.

Maurizio Costanzo sviluppa il tema delle perversioni dei politici, evidenziando il legame tra la televisione ed il mondo della politica, mentre Miriam Massari illustra come la mancanza di libertà altro non sia che una forma perversa di sopraffazione dell'altro.

Infine, Willy Pasini, nella postfazione, offre una revisione critica delle perversioni sessuali, sottolineando come sia opportuno oggigiorno fare una distinzione tra le perversioni soft e le perversioni hard.

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

Le opinioni di Psiconline

Leggere il libro di Chiara Simonelli, in questo periodo percorso da fremiti e situazioni particolari, da grandi problemi relativi all'infanzia ed alla pedofilia e da situazioni complesse ed incredibili di apertura mentale apparente, lascia il segno.

Una trattazione così completa e complessa anche se estremamente comprensibile non capitava di leggerla da tempo.

Frutto di un lavoro di insieme e quindi scritto a più mani, "Le perversioni sessuali" conduce il lettore per mano e lo porta ad affrontare metodicamente tutto il campo, complesso ed inquietante anche per uno studioso, delle deviazioni sessuali attraverso anche una opportuna contestualizzazione del problema.

Eccellente, da questo punto di vista, la post-fazione di Willy Pasini che distinguendo fra perversione hard e soft aiuta a capire meglio quelli che possono essere alcuni comportamenti quotidiani di ciascuno depatologizzandoli e situandoli in un contesto di accettabilità sociale e personale.

Ma tutto il libro appare essere una guida completa e competente che lo specialista della materia, così come il semplice lettore, può consultare per capire e chiarire detreminati aspetti del comportamento sessuale deviante.

Basterebbe solamente scorrere l'indice degli argomenti trattati per avere già un quadro d'insieme completo ma la lettura approfondita dei vari capitoli ci porta poi ad entrare concretamente nel vivo ed in contatto diretto con problemi e situazioni insolite ma anche con la concreta possibilità di comprendere come intervenire e risolvere.

Oltre alla parte clinica, nel libro sono presenti anche una parte giuridica ed una che definirei massmediologica attraverso la quale è possibile comprendere come certi meccanismi oggi siano affrontati ed affrontabili a più livelli.

Molto interessante, infine, la parte pratica del testo dove è possibile trovare indicazioni concrete e pratiche su come affrontare il problema delle perversioni da un punto di vista cklinico e quindi su come intervenire nei casi di abuso sui minori guardando la situazione con una ottica duplice, cioè su come intervenire sulla vittima ma anche su come intervenire sull'autore dell'abuso.

Certamente un testo utile (forse necessario) per il professionista ma interessante da leggere anche per chi del campo si interessa pur non operandovi. 

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

L'intervista con l'autore

Incontriamo la Professoressa Chiara Simonelli, docente di Psicologia e Psicopatologia del comportamento sessuale all'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma nel suo studio all'interno dell'Istituto di Sessuologia Clinica.

Reduce da una giornata di lavoro a Firenze, carica di impegni come al solito, si rende disponibile alle nostre domande con una cortesia estrema conscia dell'interesse che i visitatori di Psiconline.it manifestano nei confronti della psicologia e delle sue molteplici manifestazioni.

Ci rendiamo conto che preferirebbe riposare ma le "esigenze" dei nostri visitatori hanno la meglio e perciò iniziamo a chiederle di parlarci del suo ultimo lavoro appena pubblicato da Franco Angeli: "Le perversioni sessuali. Aspetti clinici e giuridici del comportamento sessuale deviante".

Lavoro effettuato in collaborazione con Filippo Petruccelli, docente a contratto di Psicologia del Lavoro dell'Università di Cassino, e Veronica Vizzari, psicologa dell'Istituto di Sessuologia Clinica.

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Professoressa Simonelli, come mai il tema delle perversioni sessuali: problema fondamentale della psicologia o tema "alla moda" nella società odierna?

 Prof.ssa C. Simonelli
Per prima cosa voglio ringraziare voi e i lettori per questa possibilità di dialogo sul mio lavoro attuale. Per quanto riguarda la scelta del tema si è trattato di una sorta di sfida per fare il punto su una situazione clinica in forte movimento sia sul versante diagnostico che clinico. Il libro è nato dal confronto di diversi specialisti che si sono incontrati a Roma dal 6 all'8 ottobre per la II Conferenza Internazionale di Sessuologia organizzata da me e da Petruccelli al Centro congressi della Sapienza. La prima giornata è stata dedicata all'andrologia e ai mezzi di comunicazione di massa, la seconda alla clinica sessuologica e la terza agli aspetti giuridici. Volevamo avere una panoramica a tutto tondo di un fenomeno che ancora oggi non è del tutto chiaro. Eppoi dalla "Psychopathia sexualis di von Krafft-Ebing...eran passati troppi anni e ci sembrava utile proporre qualcosa che fosse un pochino più aggiornato!

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Il tuo testo si presenta come una "summa" del sapere psicologico nel campo delle parafilie affrontandone sia l'aspetto clinico che quello giuridico e socio-culturale. Perchè un approccio multiculturale e non invece una trattazione settoriale riservata agli addetti ai lavori?

Prof.ssa C. Simonelli
In parte, nel descrivere il progetto iniziale della Conferenza e del libro, credo di aver già risposto. Naturalmente, poiché il libro riporta solo alcuni degli interventi e vuol essere accessibile ad un vasto pubblico, non si esclude un volume successivo più dedicato alla clinica sessuologica e rivolto agli addetti ai lavori. Per questo secondo passo sto aspettando di avere il tempo materiale di riordinare le idee dopo il confronto con i vari clinici impegnati nell'argomento. Con alcuni di loro sto lavorando al Mount Sinai Hospital di New York ormai da un anno. Abbiamo un grosso progetto coordinato dalla WPA (World Psychiatric Association) che riguarda la promozione della salute sessuale nel mondo e io mi sto occupando proprio di parafilie...E' quindi possibile che in tempi non remoti si riesca a fare un'altra operazione editoriale, magari traducendo ciò che io e altri colleghi abbiamo scritto per la WPA in questi mesi. In tal caso sarà mia cura tenervi informati!

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Incuriosisce, all'interno del settore dedicato agli aspetti socio-culturali, l'intervento di Maurizio Costanzo. Cedimento alle sirene dei media o apporto culturale importante per comprendere meglio le dinamiche sociali che "ci governano"?

Prof.ssa C. Simonelli
Sono convinta che la nostra sofferenza psicologica, quale che sia, venga plasmata in maniera molto differente a seconda del contesto storico, politico e culturale. Trent'anni fa un discorso del genere era scontato, oggi non è più di moda ma, per come vedo le cose, capire meglio il contesto è sempre necessario. Si può disprezzare la televisione ma ormai fa parte del fenomeno che globalizza e uniforma i linguaggi. Allo stesso modo seguo con attenzione internet e infatti...eccoci qua a chiacchierare come se fossimo davanti al caminetto...e invece c'è un monitor che ci separa e ci unisce piacevolmente.

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In questi ultimi tempi il tema della pedofilia ha "bucato" l'immaginario collettivo e si è imposto prepotentemente all'attenzione del pubblico, sia per la sua brutalità sia per la sua apparente diffusione. Pensi che in fondo ci sia qualcosa di nuovo "sotto il sole" oppure parliamo oggi più liberamente di cose che hanno comunque una loro presenza costante?

Prof.ssa C. Simonelli
Credo che oggi la nostra società sia più civile e che quindi tenti di affrontare temi finora "rimossi" o occultati o tollerati. Sono tutti quei temi che riguardano i soggetti deboli: donne, bambini, anziani. Ma anche l'ecologia, la qualità della vita e tanti altri che forse, precedentemente, non volevamo o petevamo mettere in discussione.

I bambini, in particolare, sono venuti alla ribalta. Purtroppo in maniera un po' ambigua. Cerco di spiegarmi meglio: si parla tnto dell'infanzia in maniera enfatica, ci si commuove, ci si scandalizza e addirittura qualche anno fa si propose un Nobel ai bambini: trovo paternalistico e schiacciante tutto questo. I bambini ancora, come per le donne in passato, non hanno voce propria, culturalmente manca lo spazio perché possano essere visti e ascoltati piuttosto che gestiti, interpretati e usati. Una volta si parlava della "donna oggetto", oggi si potrebbe dire lo stesso dei nostri figli. E non alludo solo alla pedofilia ma all'idea, a mio avviso travisante ma prevalente, che l'infanzia sia una categoria a parte, inferiore e diversa, da proteggere e accudire in maniera ipocrita. Non riusciamo ancora a pensare il bambino come una persona. Una persona che deve acquisire capacità e responsabilità ma comunque una persona. Un'area che ancora non possiamo permetterci d'indagare, ad esempio, riguarda gli abusi tra bambini. E' un'area antica e molto presente ma oggi sembra che sia troppo presto addentrarci in questo ginepraio...infondo è da poco che stiamo aprendo la porta che affaccia sulla pedofilia e siamo molto inquieti e spaventati. Ci vorrà ancora del tempo. Intanto però anche le istituzioni si stanno muovendo e l'Istituto di sessuologia clinica ha portato a termine un progetto europeo, con partner francesi e spagnoli, di prevenzione dell'abuso svolto insieme ad insegnanti e a genitori. E' stato un percorso molto interessante.

Psiconline
Trattare il "minore violato" è una delle situazioni più complesse che il professionista possa trovarsi di fronte ma anche il "violatore" ha diritto ad una disponibilità terapeutica. Come intervenire concretamente in questi casi?

Prof.ssa C. Simonelli
Sono perfettamente d'accordo. Studiando gli interventi fatti all'estero quello che mi ha fatto riflettere a lungo riguarda il tema della castrazione chimica. Gli americani, tra cui Coleman, presidente dell'associazione mondiale di sessuologia, ne è entusiasta. Certo il modello prevede non solo la somministrazione di anti-androgeni ma anche l'intervento psicoterapico. Io ho i miei dubbi che elencherò stringatamente. Il primo riguarda il contesto: negli USA esiste un clima culturale assai diverso dal nostro, molto pragmatico e anche un po' violento...pensiamo alla pena di morte, tanto per dirne una. Secondo elemento che parte sempre dal contesto riguarda la committenza. Chi è il vero committente dell'intervento di psicoterapia o di counselling? Il detenuto? Il tribunale? La famiglia del pedofilo? Gli studi ci dicono che raramente il "violatore" chiede di cambiare...e quando lo fa è per abbreviare i tempi di detenzione, per non perdere la famiglia etc. Insomma, non è scontato che questa possibilità di castrazione chimica (il cui effetto, per altro finisce con la sospensione del farmaco) più la psicoterapia possa essere esportata da noi che abbiamo una tradizione più interessante e complessa e forse anche un maggior rispetto dell'essere umano. Certo è che quando mi è capitato di fare un gruppo con "violatori" è stata un'esperienza molto importante per me. Ho capito tra l'altro che è veramente un fenomeno trasversale: età, cultura, profilo di personalità...nulla che fosse utile a fare un identikit. L'unica cosa che posso dire è che sono emerse due aree importanti su cui lavorare: la gestione dell'aggressività e del potere in special modo nei confronti dei soggetti deboli (donne e bambini) e la decodifica della comunicazione nelle relazioni.

In fondo il potere e l'aggressività sono due luoghi di costruzione dell'identità di genere maschile che se non vengono modulati e contenuti possono "deviare" e prendere forme palesemente dannose. Altre forme sono consone alla cultura e ce ne rendiamo meno conto, anzi, magari ci fanno da modello e ci piacciono da matti pur essendo altrettanto perverse. Faccio riferimento ai film: nella maggior parte dei casi l'eroe positivo, da Rambo a 007 e a tutti gli altri, ammazza una quantità di gente. E tutti noi siamo molto felici e contenti quando usciamo dal cinema. La razionalizzazione, certo, c'è: erano tutti cattivissimi e quindi il minimo che si possa fare è farli fuori a pugni, a coltellate, con le bombe a mano o col mitra. Ce n'è per tutti i gusti!

Psiconline
Approfittiamo ulterioremente della tua disponibilità per cercare di capire, attraverso il tuo libro, quale potrebbe essere l'effetto che una maggiore "disponibilità" sociale nei confronti di questi temi (come per esempio vediamo in moltissime pubblicità a carattere parafilico) può produrre nel migliorare o eventualmente peggiorare il quadro di queste patologie. In concreto dove si situa oggi la "soglia" oltre la quale il comportamento diviene deviante?

Prof.ssa C. Simonelli
Credo che l'articolo di Willy Pasini risponda bene a questa domanda. Esistono dei desideri di allargamento dell'esperienza erotica che possono di fatto assomigliare, ad uno sguardo superficiale, alle parafilie. La devianza vera e propria non si nutre di curiosità e di desiderio ma di una sorta di copione ripetititvo e necessario all'accesso all'erotismo. Mi spiego meglio: il sadico per entrare in contatto con l'aspetto erotico ha bisogno di certi specifici comportamenti che determinano nell'altro dolore o umiliazione. L'altra persona è meno importante del rituale stesso. Viceversa può accadere che in una coppia d'amanti si verifichi la curiosità di usare rituali sado-maso per provare emozioni diverse. Il rapporto è prioritario e possibile. L'altro esiste e non solo in funzione del copione da interpretare.

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Ancora una domanda per aiutare i nostri visitatori a capire e ad apprezzare ancora di più il tuo lavoro. Parliamo di "rete" (visto che Psiconline vive nella rete). Su internet è oggi possibile trovare centinaia di siti dedicati ai "cultori" delle più disparate perversioni sessuali dove l'incontro fra "esperti del settore" viene facilitato al massimo con una conseguente trasmissione di "cultura deviante".

Quanto tutto ciò può incidere nell'incauto visitatore o nel curioso che "vuole saperne di più". Quale il tasso di "slatentizzazione della patologia" legato alla massima conoscenza del fenomeno, possibile on line?

Prof.ssa C. Simonelli
Non credo alla logica ipocrita che non vedere e non sapere mantenga la nostra innocenza e la nostra salute mentale! Certo soggetti più destabilizzati possono riceverne un danno difficile da quantificare. Penso che sarebbe più utile fare un'operazione di rinforzo dell'utente piuttosto che di censura. L'interesse che la nostra società mostra verso la pornografia è enorme. Basta vedere le cifre di un mercato che è in continua espansione e diversificazione! Un atteggiamento moralistico e censorio credo faccia il gioco di questo mercato.

Psiconline
Bene, grazie per la tua disponibilità e di nuovo complimenti per un libro che rende semplice, sia agli addetti ai lavori a cui è rivolto ma anche al grosso pubblico interessato all'argomento, l'approccio a tematiche complesse e difficili.

Speriamo, attraverso Psiconline e la sua diffusione in rete, di favorire la conoscenza di argomenti così particolari ed in generale della sessuologia e dei suoi operatori più qualificati.

Grazie di nuovo per la disponibilità dimostrata, anche da parte dei visitatori di Psiconline, ed auguri per i tuoi prossimi impegni di lavoro, che sappiamo essere particolarmente importanti e gravosi. Arrivederci ... al prossimo libro.

Prof.ssa C. Simonelli
Grazie a voi ed auguri per il vostro lavoro online.

 Intervista realizzata da Luigi Di Giuseppe

 

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