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IL LIBRO IN VETRINA

Lo psicologo nella Rete
Internet da strumento a paradigma

Editore: McGraw-Hill - Milano

Autore: Giovambattista Presti

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

La presentazione del libro

Dalla presentazione del libro

Lo psicologo nella Rete
Internet da strumento a paradigma

McGraw-Hill, pp. 432, con CD-ROM, £ 60.000
ISBN 88-386-2719-3

L'evoluzione societaria di fine millennio, che internet sta contribuendo a diseganre, richiede attenzione anche da parte di figure, come quella dello psicologo, che dal mondo digitale potrebbero apparire le più lontane. Questa tesi, affermata già in Internet per lo psicologo, viene ampliata e consolidata in questo nuovo volume.
Seguendo lo sviluppo esponenziale che la Rete ha avuto in questi annianche in Italia, dove finalmente comincia a superare lo stato pionieristico, l'Autore traccia il ruolo che lo psicologo, come ricercatore o come professionista, potrà giocare all'interno delle società interconnesse, approfondendo, fra gli altri, i temi della comunicazione mediata dal computer, delle comunità on-line, delle identità virtuali, dei nuovi aspetti psicopatologici a sfondo informatico e del counseling via internet.
Il libro intende offrire al lettore uno strumento critico per comprendere e padroneggiare una realtà mutante, che diventa ogni giorno più vasta.
Un CD-ROM arricchisce il testo della dimensione digitale, consentendo al lettore di navigare immediatamente fra le risorse citate.

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

Le opinioni di Psiconline

A distanza di poco più di due anni dal suo precedente libro sullo stesso argomento, esce, edito da McGraw-Hill "Internet per lo psicologo" scritto da Giovanbattista Preti, medico con la passione della psicologia e di internet.

Il libro appare subito, anche al lettore meno attento, un enorme contenitore (così come lo è internet stessa) di notizie, informazioni, dati, ipotesi, proposte. A differenza della rete però tutto è ordinato, regolato da una ferrea logica che prende per mano il lettore (psicologo in genere digiuno di informatica) e lo guida passo dopo passo alla scoperta prima della tecnologia, poi della tecnica ed infine della rete stessa.

La prima parte aiuta il neofita a capirne di più illustrandogli praticamente come iniziare, spiegando con dovizia di particolari il linguaggio della rete, le terminologie tecniche, i significati primigeni. Solo quando il lettore è riuscito a penetrare all'interno dei meccanismi internettiani allora l'autore passa ad illustrare cosa è e cosa potrebbe essere la rete per la professione di psicologo, per l'aggiornamento on line, per la ricerca scientifica e culturale.

Naturalmente il riferimento è al mondo di lingua anglosassone poichè in quei paesi, molto prima che da noi, il fenomeno è stato compreso ed utilizzato. Troviamo perciò, illustrati con dovizia di particolari, decine e decine di siti che si occupano di psicologia in tutte le sue espressioni professionali. Anche la realtà italiana non viene però dimenticata e, benchè non possa competere come quantità con quella americana ed inglese, sicuramente appare essere di qualità non inferiore.

Il libro prosegue con una carrellata sulle risorse disponibili on line relative a specifiche patologie e sulle possibilità di utilizzare internet come strumento in grado di porci in contatto con l'immenso mondo dei pazienti "virtuali".

In quest'ottica una rapida ma approfondita analisi delle possibilità di sviluppo professionale del mezzo elettronico conclude il volume e ci spinge a riflettere sulla necessità di operare ancora a livello sperimentale nel proporre agli utenti nuove forme di contatto on line.

Accluso al volume troviamo un CD ROM dove sono contenuti tutti i link elencati nel libro così da rendere più semplice raggiungere il proprio obiettivo on line.

Personalmente, anche se il costo appare essere leggermente alto, ho trovato il libro molto utile ed interessante sia per il neofita che per l'utente esperto. Il primo troverà "tutto" per iniziare al meglio, il secondo potrà prendere spunto dall'incredibile quantità di stimoli presenti e sviluppare una personale proposta di intervento on line.

In conclusione, un volume che non può mancare nella biblioteca di ogni buon psicologo che voglia oggi utilizzare internet al meglio.

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

L'intervista con l'autore

Incontriamo il Dott. Giovambattista Presti, medico specializzato in psicologia ed esperto "navigatore", nel suo studio, in una pausa del suo lavoro.

Cortesemente ci accoglie per parlare della sua ultima opera edita da McGraw-Hill nello scorso mese di Marzo: "Lo psicologo nella rete - Internet da strumento a paradigma" e, con l'entusiasmo di chi conosce profondamente le cose di cui parla e che, con molta evidenza, ama, ci coinvolge in un lungo "viaggio" alla scoperta del suo libro e delle motivazioni di fondo che lo hanno spinto a scriverlo, anzi a ripetere l'impresa.

Infatti già nel 1997 "ci aveva provato" (riuscendo peraltro brillantemente) ed aveva dato alle stampe il volume "Internet per lo psicologo", summa di tutto quanto era, all'epoca, disponibile on line e che potesse essere di una qualche utilità per lo psicologo o per chi voleva avvicinarsi alla psicologia.

Naturalmente sulla rete 4 anni sono paragonabili ad una era geologica e quello che nel 1997 poteva essere molto interessante oggi risulta essere datato e non più utile.

Di qui la necessità di un nuovo impegno capace di avvicinare la grande massa degli psicologi italiani, sostanzialmente refrattari all'utilizzo delle moderne tecnologie, al mondo poliedrico ed affascinante di Internet e delle sue enormi possibilità.

Gli rivolgiamo la prima delle nostre domande cercando, ove possibile, di far sì che il suo obiettivo, così coincidente con quello di Psiconline.it, possa attraverso noi divenire ancora più reale e raggiungibile.

Psiconline
Iniziamo con una domanda scontata ma che non può essere evitata. Cosa si prova a "ritornare sul luogo del delitto" e perchè ci si torna. Cosa ci spinge?

Dott. G. Presti
Il motivo è quello classico di tutti i gialli: l'assassino vuole completare l'opera! Scherzi a parte, sentivo, in unisono con la casa editrice e con i curatori della collana di Psicologia, i professori Paolo Moderato e Francesco Rovetto, l'esigenza di proseguire e ampliare i contenuti e i temi che erano stati pioneristicamente affrontati 4 anni fa.

Il primo volume era nato come pura introduzione del professionista e dello studente al variegato e, per certi versi, fertile mondo della rete globale. Chi come me aveva studiato come impiegare i primi PC e home computer, scrivendo primitivi programmi di training, per il recupero dei bambini con ritardo evolutivo, ed era poi rimasto affascinato dal contatto con le reti accademiche, Bitnet (che utilizzai durante un soggiorno di studio negli USA) e l'europea EARN, vedeva un'enorme potenzialità in questo universo digitale che a metà degli anni '90 emetteva i primi vagiti.

La proposta pioneristica - nata in un periodo in cui si lavorava sotto Windows 3.1, i modem andavano a 9600 baud, Netscape 1.0 aveva appena consentito la visualizzazione di immagini che galleggiavano su un fondo tristemente e perennemente grigio, Explorer non esisteva e Gates negava un futuro a Internet, e Yahoo conteneva solo qualche centinaio di voci in totale - tentava di anticipare i tempi illustrando a chi era distante culturalmente e professionalmente da questo mondo cosa avrebbe potuto ottenere, anche solo come utente "passivo".

Da quel volume rimasero fuori una serie di argomenti e di analisi, appena accennati nelle poche pagine dell'ultimo capitolo, perché avevo prediletto un aspetto divulgativo di introduzione allo strumento. Oggi che la rete sembra, e sottolineo sembra, essere conosciuta, ho dato maggiore enfasi alla riflessione e all'analisi "psicologica" di Internet e dei mondi digitali, aggiornando nel contempo anche la presentazione dello strumento alla luce dei profondi cambiamenti tecnologici che sono avvenuti e dell'evoluzione che i mondi digitali hanno subito.

Psiconline
Nel tuo libro parli di una realtà in gran parte riferita al mondo anglosassone. Come mai? Forse negli Stati Uniti lo sviluppo della tecnologia informatica è riuscita a penetrare più profondamente all'interno del mondo scientifico e professionale? 

Dott. G. Presti
Quando nel 1989 mi recai negli USA per ragioni di studio e ricerca, fra l'altro in un college relativamente piccolo e non molto ricco, toccai con mano la profonda differenza che esisteva fra le opportunità date agli studenti in quel Paese di utilizzare la tecnologia e quelle offerte dalla nostra Università. Devo ammettere che io provenivo comunque da un ambiente "fortunato" in quanto il gruppo di ricerca cui appartenevo riusciva a lavorare su due PC con microprocessore 8088 e con doppio drive da 5"1/4. Nell'89 a Baltimora, alla UMBC, la biblioteca del college metteva però a disposizione degli studenti una sala con circa 30 PC, di cui alcuni con i primi CD su cui erano replicate banche dati, come Medline e Psycholit, e collegamenti ad altre banche in tempo reale. Inoltre sparsi per la biblioteca vi erano terminali collegati alle altre biblioteche del Maryland per eseguire ricerche bibliografiche e richiedere in tempo reale articoli e libri. Inoltre i computer erano collegati a Bitnet e ciascuno degli studenti, come gli insegnanti, aveva il proprio indirizzo di posta elettronica.

Altre due considerazioni, a margine, per capire meglio il milieu "elettronico" in cui vivevano già un decennio fa studenti e professori universitari. Osservavo in loro un'abilità dattilografica che mi stupiva se paragonata a quella dei loro omologhi italiani. Appresi che i programmi della scuola superiore prevedevano l'uso della macchina da scrivere (da noi dattilografia è una materia professionale degli Istituti tecnici). Infine, qualcuno ricorderà il primo MacIntosh, un computer a forma di cubotto, prodotto nella seconda metà degli anni '80, dotato del primo sistema operativo ad interfaccia grafica. Apple, che già era, e per certi versi rimane, fortemente introdotta nel mondo accademico gli aveva dato quella forma ad un solo scopo: permettere agli studenti di portarlo in giro nelle loro borse. Quindi non c'è da stupirsi se in USA vi sia una forte penetrazione della tecnologia cui corrisponde un numero elevato delle risorse in rete.

Al di là dall'essere "costretto" dalla disparità nei numeri, la mia scelta di citare risorse statunitensi o anche di altre parti del mondo, deriva da un lato da un'esigenza di offrire punti di riferimento per informazioni di elevata qualità, dall'altro per stimolare quanti, come voi di Psiconline.it hanno intrapreso questa strada, ma anche quanti vorrebbero andare avanti nei loro progetti sulla scorta di esempi di successo.

Psiconline
Sfogliando le pagine del tuo lavoro colpisce il tuo tentativo di "evangelizzazione". Prendi l'utente per mano e lo trasporti, lentamente e delicatamente, nel pieno dell'utilizzo della rete e delle sue enormi potenzialità. In particolare colpisce la progressività degli argomenti e l'idea che pervade tutta l'opera che di Internet non si possa fare a meno, anche se si è completamente digiuni di informatica. E' una nostra impressione oppure abbiamo colto nel segno?

Dott. G. Presti
Oddio, la parola evangelizzatore è molto forte e potrebbe evocare il sapore di "integralista" e in quanto al fatto che di Internet non se ne possa fare a meno, a livello professionale e personale, ho i miei seri dubbi. Come in tutte le cose, credo che una sana via di mezzo, ci consente di mantenere il giusto equilibrio e prendere le dovute distanze per utilizzare il mezzo al meglio, comprendendone potenzialità e limiti.

Nello scrivere questo secondo volume, il primo intento è stato, come avete intuito, quello didattico - ammetto che il mio background in psicologia dell'educazione mi tradisce -. Il mondo di Internet diventa sempre più complesso ed è difficile per un novizio, ma anche per un navigatore consolidato, rimanere al passo con i tempi. In secondo luogo volevo recuperare alla Psicologia quello che del mondo digitale le appartiene. Molti fra i nostri colleghi ritengono, a torto, che i computer e la rete sono quanto di più lontano possa esistere da questa scienza. In realtà bastano alcuni esempi a confutare questo atteggiamento. Basti ricordare che Licklider, il capo del progetto Arpa, da cui nacque poi Internet, era laureato in psicologia e insegnava psicofisiologia al MIT di Boston e nel 1961, in tempi assolutamente preistorici, aveva scritto quello che può essere considerato la prima analisi di psicologia di gruppi connessi da reti digitali. Le interfacce con le icone, che tutti oggi utilizziamo sui desktop dei nostri computer sono state create grazie al contributo delle ricerche in psicologia. Psicologi specializzati in usabilità sono dietro i software di cui ogni giorno ci serviamo. I robot parlanti che ci vengono sbandierati ogni giorno dalla pubblicità come meraviglia della scienza, cosa sono se non l'evoluzione di Eliza, il famoso programma che alla fine degli anni '60 simulava uno psicanalista rogersiano, e che diede l'avvio agli studi sull'intelligenza artificiale?

Per ultimo, nel mio volume ho voluto affrontare anche i temi relativi al futuro digitale. Non passa giorno in cui non si odano voci di ferventi sostenitori a favore o contro. Anche in questo caso sono convinto che la psicologia, come scienza, possa dare il suo contributo per migliorare la qualità della vita di tutti noi. 

Psiconline
On line vi sono molte risorse e altrettante ne compaiono ogni giorno. Come fare per orientarsi in un mare così vasto di offerte, proposte, contenuti? Come sviluppare le abilità cognitive che ci consentano di non "perderci" e che anzi ci aiutino a sfruttare il mezzo a nostro totale vantaggio?

Dott. G. Presti
Nel volume indico una serie di criteri qualitativi: credibilità, contenuto, autore, editore, punto di vista, citazione di fonti, aggiornamento. Non ultimi anche aspetti legati alla progettazione del sito e alla usabilità. A questi occorre sempre accoppiare esperienza e senso critico. Un buon sistema di archiviazione dei propri bookmarks e il loro aggiornamento possono costituire un ottimo serbatoio dal quale attingere in prima battuta prima di addentrarci nei meandri della rete. Inoltre consiglierei, come punti di partenza, di utilizzare i siti di associazioni, riviste e università che sulla qualità dell'informazione pongono tutta la loro credibilità.

Psiconline
Quali i pericoli che il professionista che si occupa di psicologia può incontrare su internet?
E quali sono gli errori che deve evitare di commettere?

Dott. G. Presti
Forse occorre restringere l'applicazione del termine "pericolo" all'uso che definirei "professionale" della rete. I pericoli sono in parte derivanti da una tecnologia tutto sommato giovane, dall'altro dall'assenza di specifiche normative e accordi intra e transnazionali che lasciano ampi spazi a chi pensa di potere agire in un territorio senza legge. D'altra parte chi volesse esplorare le opportunità professionali su Internet non ha un quadro di riferimento legislativo che lo possa guidare. A questo aggiungerei che la recente legge sulla stampa, nel tentativo di proteggere i naviganti italiani dalla cattiva informazione, ha generato non poca confusione per quel che riguarda tutti gli aspetti legislativi dell'informazione in rete. Confusione su che cosa debba intendersi per strumento di informazione on-line, confusione sulla necessità di registrare il sito d'informazione come testata e chiamare un giornalista a dirigerlo. In generale il consiglio che mi sento di dare, partendo dalla considerazione che Internet non è altro che uno specchio fedele della realtà in cui viviamo, è, come utenti "passivi", di non lasciarsi abbindolare dalle sirene e, come utenti "attivi", di procedere con i piedi di piombo tenendosi sempre su posizioni "conservative".

Psiconline
Come può essere utilizzata la rete a vantaggio dell'utenza psicologica? Quali i rischi che il navigatore corre "frequentando" i siti di psicologia? E quali i vantaggi?

Dott. G. Presti
La rete è fondamentalmente uno strumento di comunicazione, non dobbiamo dimenticarlo e nell'immediato futuro vedo due ambiti di applicazione. Internet offre enormi possibilità a chi voglia, ad esempio, diffondere fra il pubblico "laico" la visione scientifica della scienza psicologica. Su questo aspetto ritengo ci sia molto da fare. La psicologia è associata dai più solo ai test che compaiono sulle riviste femminili e alla cura degli "svitati". È scarsamente conosciuto l'impiego della psicologia in tanti altri settori come quello legale, didattico, il mondo del lavoro, per citarne solo alcuni.

Anche sul piano clinico ci possono essere applicazioni molto interessanti legati al monitoraggio e al follow-up dei pazienti. Sarei molto cauto nell'ipotizzare uno sfolgorante futuro per la terapia via Internet - vi sono molti aspetti di metodo e di etica che devono essere ancora affrontati - ma nell'ambito dei pazienti che afferiscono presso il proprio studio, può essere giovevole utilizzare questo strumento di comunicazione. Naturalmente con le dovute cautele che il caso impone..

Psiconline
Negli ultimi due anni l'offerta di risorse italiane è esplosa e se fino a poco tempo addietro era d'obbligo rivolgersi al mondo americano (vedasi lo stupendo sito dell'APA) oggi inizia a divenire possibile anche utilizzare efficacemente i siti in lingua italiana. Come valuti le risorse italiane? Quali i pregi e quali i difetti?

Dott. G. Presti
Le risorse italiane sono in generale di ottimo livello e noto con piacere che il loro numero sta aumentando. Molte di esse sono utilizzate solo come supporto a servizi clinici forniti dai curatori del sito. Io non giudico negativamente questo uso della rete, ma lo ritengo limitato e vi sono altre aree che ancora devono essere adeguatamente coperte. Innanzitutto penso alla divulgazione scientifica orientata al professionista e al grande pubblico. Penso all'uso della rete come strumento per condurre ricerche sperimentali. Penso all'uso che si può fare per costruire comunità on-line di psicologi. Penso a un uso più organico e strutturato che della rete l'ordine degli psicologi nazionale e le sedi regionali potrebbero fare per iscritti o pubblico laico in generale, sulla scorta dell'esempio dell'APA citato, ma anche di altre associazioni professionali, basta ad esempio guardare cosa fa l'American Medical Association.

Credo che noi stiamo soffrendo indubbiamente di un ritardo in termini di sviluppo (negli USA sono partiti in media almeno 4-5 anni prima di noi) che si traduce in una mancanza di esperienza su cui costruire un'offerta articolata. D'altra parte abbiamo indubbiamente limiti di risorse finanziarie - fare e mantenere un servizio Internet e costoso - e dopo l'ubriacatura al grido di "tutti ricchi e subito" non c'è nessuno che voglia investire una lira in progetti Internet, neppure se interessanti e ben supportati. Sono altresì convinto che il quadro si evolverà sempre verso un miglioramento progressivo.

Psiconline
Come abbiamo già detto l'offerta è in crescita vertiginosa e come tutte le offerte nuove contiene al suo interno molte possibilità sfruttabili ed altre che invece lo sembrano ma poi non lo sono in realtà. Cosa pensi si possa oggi "fare" nel campo della psicologia su internet e cosa si potrà fare in futuro?

Dott. G. Presti
Come dicevo in precedenza credo che il campo dell'informazione per una crescita culturale del professionista e del "laico" sia ancora tutto da esplorare e lo ritengo uno degli obiettivi che la comunità degli psicologi italiani deve porsi. Vi sono interessanti e stimolanti esempi - non voglio citare il vostro per tema che venga letto come piaggeria nei vostri confronti - ma sono ancora pochi ed è necessario che via sia una pluralità di voci, di argomenti e di impostazioni.

In diverse parti del volume indico, in modo maggiormente approfondito, quali possono essere alcune aree in cui la ricerca in psicologia può impegnarsi, per comprendere come "sfruttare meglio" Internet o migliorare la qualità di vita in una società dove la rete sta profondamente penetrando, in ufficio, in casa e nel tempo libero. Ad esempio studiare le interazioni mediate dal computer (e.g. MUD, MOO, chat, e-mail, IRC) e le relazioni negli ambienti virtuali, come migliorare l'efficacia di training e apprendimento a distanza, capire i disturbi comportamentali connessi all'uso del computer e valutare il migliore approccio terapico. Molto resta da conoscere su temi quali identità on-line, reti sociali, comunità on-line, dinamiche di gruppo, anonimato, flame, sessualità e affettività, violenza sessuale e aggressività in ambienti virtuali, conflitto e cooperazione, comportamenti altruistici on-line, per limitarci a quelli accennati in questo capitolo. Inoltre occorrerà indagare e sviluppare tecniche per offrire servizi "clinici" attraverso la rete e in questo Internet stessa si presenta come un ottimo strumento per sviluppare la ricerca su scala mondiale, anche in altri settori.

Psiconline
E dal punto di vista dell'etica quali sono i limiti della rete?

Dott. G. Presti
L'etica dei comportamenti da tenere nella comunicazione attraverso strumenti digitali è una componete fondamentale per la figura professionale dello psicologo "attivo" su Internet. La questione etica non è secondaria agli aspetti scientifici, metodologici e legali, e a mio giudizio li include. Per un clinico l'etica è rispetto per il paziente e per i suoi bisogni che si traduce nella migliore offerta di aiuto professionale che si è in grado di dargli. Nell'ambiente virtuale costituito dalle interfacce e dagli strumenti che ci tengono connessi alla rete, è etico offrire servizi di counseling o di terapia on-line? La questione etica attiene valutazioni e soluzioni da dare a differenti elementi. Innanzitutto come definire la competenza di chi offre un servizio on-line, vista la facilità con cui ci si può spacciare per un clinico? Come faccio, in quanto paziente, ad essere certo che chi mi risponde attraverso un mezzo digitale anonimo abbia in primo luogo i titoli per potere svolgere un'attività clinica e, in secondo luogo, risponda in prima persona e non sia, ad esempio, la segreteria? Il problema dell'identità è reciproco. Come faccio, in quanto clinico, ad essere certo dell'identità di chi mi sta chiedendo di aiutarlo? Un aiuto può venire da enti che certifichino la formazione professionale. Il servizio, a pagamento, Credential Check di Mental Health Net verifica le credenziali dei professionisti e potrebbe rappresentare una strada che potrebbe percorrere anche per l'Ordine degli psicologi in Italia. L'APA, ad esempio, offre attraverso il suo sito l'elenco completo degli psicologi certificati negli USA e tramite un numero verde è possibile conoscere quelli che hanno uno studio nella propria area di residenza. Nel sito dell'Ordine dei medici è possibile interrogare la banca dati dei medici italiani.

Ci rendiamo conto di avere "abusato" della disponibilità di Giovambattista Presti ma l'argomento è per tutti molto interessante e abbiamo voluto sviscerarlo fino in fondo.

Concludiamo con un grazie ed un invito a voler seguire più da vicino il nostro lavoro quotidiano, fino a voler anche collaborare con noi per raggiungere l'obiettivo comune della diffusione di una corretta cultura psicologica on & off line oltre che di una maggiore conoscenza informatica e di internet da parte della nostra categoria.

 

intervista realizzata da Luigi Di Giuseppe

 

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