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Incontriamo il
Dott. Giovambattista Presti, medico specializzato in psicologia
ed esperto "navigatore", nel suo studio, in una pausa del
suo lavoro.
Cortesemente ci
accoglie per parlare della sua ultima opera edita da McGraw-Hill
nello scorso mese di Marzo: "Lo psicologo nella rete - Internet
da strumento a paradigma" e, con l'entusiasmo di chi conosce
profondamente le cose di cui parla e che, con molta evidenza,
ama, ci coinvolge in un lungo "viaggio" alla scoperta del
suo libro e delle motivazioni di fondo che lo hanno spinto
a scriverlo, anzi a ripetere l'impresa.
Infatti già
nel 1997 "ci aveva provato" (riuscendo peraltro brillantemente)
ed aveva dato alle stampe il volume "Internet per lo psicologo",
summa di tutto quanto era, all'epoca, disponibile on line
e che potesse essere di una qualche utilità per lo
psicologo o per chi voleva avvicinarsi alla psicologia.
Naturalmente sulla
rete 4 anni sono paragonabili ad una era geologica e quello
che nel 1997 poteva essere molto interessante oggi risulta
essere datato e non più utile.
Di qui la necessità
di un nuovo impegno capace di avvicinare la grande massa degli
psicologi italiani, sostanzialmente refrattari all'utilizzo
delle moderne tecnologie, al mondo poliedrico ed affascinante
di Internet e delle sue enormi possibilità.
Gli rivolgiamo
la prima delle nostre domande cercando, ove possibile, di
far sì che il suo obiettivo, così coincidente
con quello di Psiconline.it, possa attraverso noi divenire
ancora più reale e raggiungibile.
Psiconline
Iniziamo
con una domanda scontata ma che non può essere evitata.
Cosa si prova a "ritornare sul luogo del delitto" e perchè
ci si torna. Cosa ci spinge?
Dott.
G. Presti
Il motivo
è quello classico di tutti i gialli: l'assassino
vuole completare l'opera! Scherzi a parte, sentivo, in unisono
con la casa editrice e con i curatori della collana di Psicologia,
i professori Paolo Moderato e Francesco Rovetto, l'esigenza
di proseguire e ampliare i contenuti e i temi che erano
stati pioneristicamente affrontati 4 anni fa.
Il primo volume
era nato come pura introduzione del professionista e dello
studente al variegato e, per certi versi, fertile mondo
della rete globale. Chi come me aveva studiato come impiegare
i primi PC e home computer, scrivendo primitivi programmi
di training, per il recupero dei bambini con ritardo evolutivo,
ed era poi rimasto affascinato dal contatto con le reti
accademiche, Bitnet (che utilizzai durante un soggiorno
di studio negli USA) e l'europea EARN, vedeva un'enorme
potenzialità in questo universo digitale che a metà
degli anni '90 emetteva i primi vagiti.
La proposta pioneristica
- nata in un periodo in cui si lavorava sotto Windows 3.1,
i modem andavano a 9600 baud, Netscape 1.0 aveva appena
consentito la visualizzazione di immagini che galleggiavano
su un fondo tristemente e perennemente grigio, Explorer
non esisteva e Gates negava un futuro a Internet, e Yahoo
conteneva solo qualche centinaio di voci in totale - tentava
di anticipare i tempi illustrando a chi era distante culturalmente
e professionalmente da questo mondo cosa avrebbe potuto
ottenere, anche solo come utente "passivo".
Da quel volume
rimasero fuori una serie di argomenti e di analisi, appena
accennati nelle poche pagine dell'ultimo capitolo, perché
avevo prediletto un aspetto divulgativo di introduzione
allo strumento. Oggi che la rete sembra, e sottolineo sembra,
essere conosciuta, ho dato maggiore enfasi alla riflessione
e all'analisi "psicologica" di Internet e dei mondi digitali,
aggiornando nel contempo anche la presentazione dello strumento
alla luce dei profondi cambiamenti tecnologici che sono
avvenuti e dell'evoluzione che i mondi digitali hanno subito.
Psiconline
Nel tuo libro
parli di una realtà in gran parte riferita al mondo
anglosassone. Come mai? Forse negli Stati Uniti lo sviluppo
della tecnologia informatica è riuscita a penetrare
più profondamente all'interno del mondo scientifico
e professionale?
Dott.
G. Presti
Quando
nel 1989 mi recai negli USA per ragioni di studio e ricerca,
fra l'altro in un college relativamente piccolo e non molto
ricco, toccai con mano la profonda differenza che esisteva
fra le opportunità date agli studenti in quel Paese
di utilizzare la tecnologia e quelle offerte dalla nostra
Università. Devo ammettere che io provenivo comunque
da un ambiente "fortunato" in quanto il gruppo di ricerca
cui appartenevo riusciva a lavorare su due PC con microprocessore
8088 e con doppio drive da 5"1/4. Nell'89 a Baltimora, alla
UMBC, la biblioteca del college metteva però a disposizione
degli studenti una sala con circa 30 PC, di cui alcuni con
i primi CD su cui erano replicate banche dati, come Medline
e Psycholit, e collegamenti ad altre banche in tempo reale.
Inoltre sparsi per la biblioteca vi erano terminali collegati
alle altre biblioteche del Maryland per eseguire ricerche
bibliografiche e richiedere in tempo reale articoli e libri.
Inoltre i computer erano collegati a Bitnet e ciascuno degli
studenti, come gli insegnanti, aveva il proprio indirizzo
di posta elettronica.
Altre due considerazioni,
a margine, per capire meglio il milieu "elettronico" in
cui vivevano già un decennio fa studenti e professori
universitari. Osservavo in loro un'abilità dattilografica
che mi stupiva se paragonata a quella dei loro omologhi
italiani. Appresi che i programmi della scuola superiore
prevedevano l'uso della macchina da scrivere (da noi dattilografia
è una materia professionale degli Istituti tecnici).
Infine, qualcuno ricorderà il primo MacIntosh, un
computer a forma di cubotto, prodotto nella seconda metà
degli anni '80, dotato del primo sistema operativo ad interfaccia
grafica. Apple, che già era, e per certi versi rimane,
fortemente introdotta nel mondo accademico gli aveva dato
quella forma ad un solo scopo: permettere agli studenti
di portarlo in giro nelle loro borse. Quindi non c'è
da stupirsi se in USA vi sia una forte penetrazione della
tecnologia cui corrisponde un numero elevato delle risorse
in rete.
Al di là
dall'essere "costretto" dalla disparità nei numeri,
la mia scelta di citare risorse statunitensi o anche di
altre parti del mondo, deriva da un lato da un'esigenza
di offrire punti di riferimento per informazioni di elevata
qualità, dall'altro per stimolare quanti, come voi
di Psiconline.it hanno intrapreso questa strada, ma anche
quanti vorrebbero andare avanti nei loro progetti sulla
scorta di esempi di successo.
Psiconline
Sfogliando
le pagine del tuo lavoro colpisce il tuo tentativo di "evangelizzazione".
Prendi l'utente per mano e lo trasporti, lentamente e delicatamente,
nel pieno dell'utilizzo della rete e delle sue enormi potenzialità.
In particolare colpisce la progressività degli argomenti
e l'idea che pervade tutta l'opera che di Internet non si
possa fare a meno, anche se si è completamente digiuni
di informatica. E' una nostra impressione oppure abbiamo colto
nel segno?
Dott.
G. Presti
Oddio,
la parola evangelizzatore è molto forte e potrebbe
evocare il sapore di "integralista" e in quanto al fatto
che di Internet non se ne possa fare a meno, a livello professionale
e personale, ho i miei seri dubbi. Come in tutte le cose,
credo che una sana via di mezzo, ci consente di mantenere
il giusto equilibrio e prendere le dovute distanze per utilizzare
il mezzo al meglio, comprendendone potenzialità e
limiti.
Nello scrivere
questo secondo volume, il primo intento è stato,
come avete intuito, quello didattico - ammetto che il mio
background in psicologia dell'educazione mi tradisce -.
Il mondo di Internet diventa sempre più complesso
ed è difficile per un novizio, ma anche per un navigatore
consolidato, rimanere al passo con i tempi. In secondo luogo
volevo recuperare alla Psicologia quello che del mondo digitale
le appartiene. Molti fra i nostri colleghi ritengono, a
torto, che i computer e la rete sono quanto di più
lontano possa esistere da questa scienza. In realtà
bastano alcuni esempi a confutare questo atteggiamento.
Basti ricordare che Licklider, il capo del progetto Arpa,
da cui nacque poi Internet, era laureato in psicologia e
insegnava psicofisiologia al MIT di Boston e nel 1961, in
tempi assolutamente preistorici, aveva scritto quello che
può essere considerato la prima analisi di psicologia
di gruppi connessi da reti digitali. Le interfacce con le
icone, che tutti oggi utilizziamo sui desktop dei nostri
computer sono state create grazie al contributo delle ricerche
in psicologia. Psicologi specializzati in usabilità
sono dietro i software di cui ogni giorno ci serviamo. I
robot parlanti che ci vengono sbandierati ogni giorno dalla
pubblicità come meraviglia della scienza, cosa sono
se non l'evoluzione di Eliza, il famoso programma che alla
fine degli anni '60 simulava uno psicanalista rogersiano,
e che diede l'avvio agli studi sull'intelligenza artificiale?
Per ultimo, nel
mio volume ho voluto affrontare anche i temi relativi al
futuro digitale. Non passa giorno in cui non si odano voci
di ferventi sostenitori a favore o contro. Anche in questo
caso sono convinto che la psicologia, come scienza, possa
dare il suo contributo per migliorare la qualità
della vita di tutti noi.
Psiconline
On line vi
sono molte risorse e altrettante ne compaiono ogni giorno.
Come fare per orientarsi in un mare così vasto di offerte,
proposte, contenuti? Come sviluppare le abilità cognitive
che ci consentano di non "perderci" e che anzi ci aiutino
a sfruttare il mezzo a nostro totale vantaggio?
Dott.
G. Presti
Nel volume
indico una serie di criteri qualitativi: credibilità,
contenuto, autore, editore, punto di vista, citazione di
fonti, aggiornamento. Non ultimi anche aspetti legati alla
progettazione del sito e alla usabilità. A questi
occorre sempre accoppiare esperienza e senso critico. Un
buon sistema di archiviazione dei propri bookmarks e il
loro aggiornamento possono costituire un ottimo serbatoio
dal quale attingere in prima battuta prima di addentrarci
nei meandri della rete. Inoltre consiglierei, come punti
di partenza, di utilizzare i siti di associazioni, riviste
e università che sulla qualità dell'informazione
pongono tutta la loro credibilità.
Psiconline
Quali i pericoli
che il professionista che si occupa di psicologia può
incontrare su internet?
E quali sono gli errori che deve evitare di commettere?
Dott.
G. Presti
Forse occorre
restringere l'applicazione del termine "pericolo" all'uso
che definirei "professionale" della rete. I pericoli sono
in parte derivanti da una tecnologia tutto sommato giovane,
dall'altro dall'assenza di specifiche normative e accordi
intra e transnazionali che lasciano ampi spazi a chi pensa
di potere agire in un territorio senza legge. D'altra parte
chi volesse esplorare le opportunità professionali
su Internet non ha un quadro di riferimento legislativo
che lo possa guidare. A questo aggiungerei che la recente
legge sulla stampa, nel tentativo di proteggere i naviganti
italiani dalla cattiva informazione, ha generato non poca
confusione per quel che riguarda tutti gli aspetti legislativi
dell'informazione in rete. Confusione su che cosa debba
intendersi per strumento di informazione on-line, confusione
sulla necessità di registrare il sito d'informazione
come testata e chiamare un giornalista a dirigerlo. In generale
il consiglio che mi sento di dare, partendo dalla considerazione
che Internet non è altro che uno specchio fedele
della realtà in cui viviamo, è, come utenti
"passivi", di non lasciarsi abbindolare dalle sirene e,
come utenti "attivi", di procedere con i piedi di piombo
tenendosi sempre su posizioni "conservative".
Psiconline
Come può
essere utilizzata la rete a vantaggio dell'utenza psicologica?
Quali i rischi che il navigatore corre "frequentando" i siti
di psicologia? E quali i vantaggi?
Dott.
G. Presti
La rete
è fondamentalmente uno strumento di comunicazione,
non dobbiamo dimenticarlo e nell'immediato futuro vedo due
ambiti di applicazione. Internet offre enormi possibilità
a chi voglia, ad esempio, diffondere fra il pubblico "laico"
la visione scientifica della scienza psicologica. Su questo
aspetto ritengo ci sia molto da fare. La psicologia è
associata dai più solo ai test che compaiono sulle
riviste femminili e alla cura degli "svitati". È
scarsamente conosciuto l'impiego della psicologia in tanti
altri settori come quello legale, didattico, il mondo del
lavoro, per citarne solo alcuni.
Anche sul piano
clinico ci possono essere applicazioni molto interessanti
legati al monitoraggio e al follow-up dei pazienti. Sarei
molto cauto nell'ipotizzare uno sfolgorante futuro per la
terapia via Internet - vi sono molti aspetti di metodo e
di etica che devono essere ancora affrontati - ma nell'ambito
dei pazienti che afferiscono presso il proprio studio, può
essere giovevole utilizzare questo strumento di comunicazione.
Naturalmente con le dovute cautele che il caso impone..
Psiconline
Negli ultimi
due anni l'offerta di risorse italiane è esplosa e
se fino a poco tempo addietro era d'obbligo rivolgersi al
mondo americano (vedasi lo stupendo sito dell'APA) oggi inizia
a divenire possibile anche utilizzare efficacemente i siti
in lingua italiana. Come valuti le risorse italiane? Quali
i pregi e quali i difetti?
Dott.
G. Presti
Le risorse
italiane sono in generale di ottimo livello e noto con piacere
che il loro numero sta aumentando. Molte di esse sono utilizzate
solo come supporto a servizi clinici forniti dai curatori
del sito. Io non giudico negativamente questo uso della
rete, ma lo ritengo limitato e vi sono altre aree che ancora
devono essere adeguatamente coperte. Innanzitutto penso
alla divulgazione scientifica orientata al professionista
e al grande pubblico. Penso all'uso della rete come strumento
per condurre ricerche sperimentali. Penso all'uso che si
può fare per costruire comunità on-line di
psicologi. Penso a un uso più organico e strutturato
che della rete l'ordine degli psicologi nazionale e le sedi
regionali potrebbero fare per iscritti o pubblico laico
in generale, sulla scorta dell'esempio dell'APA citato,
ma anche di altre associazioni professionali, basta ad esempio
guardare cosa fa l'American Medical Association.
Credo che noi
stiamo soffrendo indubbiamente di un ritardo in termini
di sviluppo (negli USA sono partiti in media almeno 4-5
anni prima di noi) che si traduce in una mancanza di esperienza
su cui costruire un'offerta articolata. D'altra parte abbiamo
indubbiamente limiti di risorse finanziarie - fare e mantenere
un servizio Internet e costoso - e dopo l'ubriacatura al
grido di "tutti ricchi e subito" non c'è nessuno
che voglia investire una lira in progetti Internet, neppure
se interessanti e ben supportati. Sono altresì convinto
che il quadro si evolverà sempre verso un miglioramento
progressivo.
Psiconline
Come abbiamo
già detto l'offerta è in crescita vertiginosa
e come tutte le offerte nuove contiene al suo interno molte
possibilità sfruttabili ed altre che invece lo sembrano
ma poi non lo sono in realtà. Cosa pensi si possa oggi
"fare" nel campo della psicologia su internet e cosa si potrà
fare in futuro?
Dott.
G. Presti
Come dicevo
in precedenza credo che il campo dell'informazione per una
crescita culturale del professionista e del "laico" sia
ancora tutto da esplorare e lo ritengo uno degli obiettivi
che la comunità degli psicologi italiani deve porsi.
Vi sono interessanti e stimolanti esempi - non voglio citare
il vostro per tema che venga letto come piaggeria nei vostri
confronti - ma sono ancora pochi ed è necessario
che via sia una pluralità di voci, di argomenti e
di impostazioni.
In diverse parti
del volume indico, in modo maggiormente approfondito, quali
possono essere alcune aree in cui la ricerca in psicologia
può impegnarsi, per comprendere come "sfruttare meglio"
Internet o migliorare la qualità di vita in una società
dove la rete sta profondamente penetrando, in ufficio, in
casa e nel tempo libero. Ad esempio studiare le interazioni
mediate dal computer (e.g. MUD, MOO, chat, e-mail, IRC)
e le relazioni negli ambienti virtuali, come migliorare
l'efficacia di training e apprendimento a distanza, capire
i disturbi comportamentali connessi all'uso del computer
e valutare il migliore approccio terapico. Molto resta da
conoscere su temi quali identità on-line, reti sociali,
comunità on-line, dinamiche di gruppo, anonimato,
flame, sessualità e affettività, violenza
sessuale e aggressività in ambienti virtuali, conflitto
e cooperazione, comportamenti altruistici on-line, per limitarci
a quelli accennati in questo capitolo. Inoltre occorrerà
indagare e sviluppare tecniche per offrire servizi "clinici"
attraverso la rete e in questo Internet stessa si presenta
come un ottimo strumento per sviluppare la ricerca su scala
mondiale, anche in altri settori.
Psiconline
E dal punto
di vista dell'etica quali sono i limiti della rete?
Dott. G. Presti
L'etica
dei comportamenti da tenere nella comunicazione attraverso
strumenti digitali è una componete fondamentale per
la figura professionale dello psicologo "attivo" su Internet.
La questione etica non è secondaria agli aspetti
scientifici, metodologici e legali, e a mio giudizio li
include. Per un clinico l'etica è rispetto per il
paziente e per i suoi bisogni che si traduce nella migliore
offerta di aiuto professionale che si è in grado
di dargli. Nell'ambiente virtuale costituito dalle interfacce
e dagli strumenti che ci tengono connessi alla rete, è
etico offrire servizi di counseling o di terapia on-line?
La questione etica attiene valutazioni e soluzioni da dare
a differenti elementi. Innanzitutto come definire la competenza
di chi offre un servizio on-line, vista la facilità
con cui ci si può spacciare per un clinico? Come
faccio, in quanto paziente, ad essere certo che chi mi risponde
attraverso un mezzo digitale anonimo abbia in primo luogo
i titoli per potere svolgere un'attività clinica
e, in secondo luogo, risponda in prima persona e non sia,
ad esempio, la segreteria? Il problema dell'identità
è reciproco. Come faccio, in quanto clinico, ad essere
certo dell'identità di chi mi sta chiedendo di aiutarlo?
Un aiuto può venire da enti che certifichino la formazione
professionale. Il servizio, a pagamento, Credential Check
di Mental Health Net verifica le credenziali dei professionisti
e potrebbe rappresentare una strada che potrebbe percorrere
anche per l'Ordine degli psicologi in Italia. L'APA, ad
esempio, offre attraverso il suo sito l'elenco completo
degli psicologi certificati negli USA e tramite un numero
verde è possibile conoscere quelli che hanno uno
studio nella propria area di residenza. Nel sito dell'Ordine
dei medici è possibile interrogare la banca dati
dei medici italiani.
Ci rendiamo conto
di avere "abusato" della disponibilità di Giovambattista
Presti ma l'argomento è per tutti molto interessante
e abbiamo voluto sviscerarlo fino in fondo.
Concludiamo con
un grazie ed un invito a voler seguire più da vicino
il nostro lavoro quotidiano, fino a voler anche collaborare
con noi per raggiungere l'obiettivo comune della diffusione
di una corretta cultura psicologica on & off line oltre
che di una maggiore conoscenza informatica e di internet da
parte della nostra categoria.
intervista
realizzata da Luigi Di Giuseppe
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