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IL LIBRO IN VETRINA

Storia della Terapia Familiare
Le persone, le idee

Editore: Raffaello Cortina - Milano

Autori: Paolo Bertrando e Dario Toffanetti

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

La presentazione del libro

Dal "Prologo" del libro

Se esiste, nel campo psicologico e psichiatrico, una disciplina plurale, questa è senz'altro la terapia della famiglia, area intermedia fra culture (psicologica, assistenziale, psichiatrica, sociale) fatta di scuole e persone diverse, tanto da generare il dubbio che convenga parlare di "terapie familiari" anziché di "terapia familiare" Ciascun modello di terapia della famiglia ha una propria coerenza e una propria storia; seguirlo è seguire l'itinerario di un singolo sentiero.

(…) Di storie della terapia della famiglia ne esistono poche, e quelle poche tendono a essere brevi: per lo più introduzioni a manuali o capitoli di libri. Niente a che vedere con le tante, e lunghe, storie della psicoanalisi. È perché la terapia della famiglia esiste da tanti meno anni (cinquanta contro cento)? Improbabile: Freud (1914) scrisse i suoi primi appunti per la storia del movimento psicoanalitico quando la psicoanalisi esisteva da meno di vent'anni, e storie della psicoanalisi già compiute furono pubblicate prima del 1950. Il problema è diverso, e probabilmente si annida nella diversa forma delle due discipline.

La psicoanalisi è per molti versi radicata nella storia (nel senso della parola inglese history). La forma del trattamento psicoanalitico nella sua versione originale, l'archeologia freudiana, è proprio la ricostruzione di una storia di vita, il recupero delle radici antiche di conflitti inconsci che si presumevano risalenti alla primissima infanzia. Questa, si badi bene, non è storia nel senso narrativo della parola (che corrisponderebbe all'inglese story), ma corrisponde alla storia degli storici (…) Non sorprende, allora, che la psicoanalisi tenda a ricostruire anche la propria storia come disciplina, ben conscia delle proprie radici nel passato.

La terapia della famiglia, invece, ha tutt'altra forma base. Se l'incontro di un paziente con un analista tendenzialmente taciturno porta per sua stessa natura il paziente a raccontarsi, l'incontro di una famiglia - quindi di un gruppo - con uno o più terapeuti tendenzialmente loquaci e interventisti fisserà come punto focale il presente, il qui e ora di un dialogo. Questo dialogo a più voci, in cui ciascuna voce tende a rivaleggiare con l'altra per il primato e in cui la voce stessa del terapeuta diventa una fra le tante, porta a privilegiare il presente e rende più difficile entrare nella storia. Che potrà essere utile, a volte illuminante, ma non sarà mai il luogo dell'azione. Non sorprende che la terapia della famiglia finisca per storicizzare poco, il meno possibile.

Gli Autori
Paolo Bertrando, psichiatra e psicoterapeuta, è una figura rappresentativa del Milan Approach di questi ultimi anni. Autore e coautore di libri importanti sul modello sistemico (un paio, tra gli altri, scritti con Luigi Boscolo), ha tradotto o curato l'edizione italiana di numerosi testi stranieri, alcuni dei quali si possono ben dire fondamentali per comprendere i recenti orientamenti della terapia della famiglia e della terapia sistemica. Basterebbe ricordare, fra tutti, il monumentale "Manuale di terapia della famiglia" di Alan Gurman e David Kniskern.

Dario Toffanetti è psicologo, psicoterapeuta e formatore, per anni attivo nell'area della riabilitazione e dell'handicap. Anch'egli esponente della scuola di Milano, dov'è impegnato nella didattica, ha pubblicato articoli su trattamento e riabilitazione di disabili, e da qualche anno scrive contributi sulla psicoterapia per le principali riviste del settore, da solo o a quattro mani con Paolo Bertrando.

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

Le opinioni di Psiconline

L'idea del volume - presentato ufficialmente a Roma al termine dello scorso anno in occasione del convegno su "I pionieri della Terapia Familiare" - è venuta a Paolo Bertrando mentre curava l'edizione italiana del "Manuale di Terapia della Famiglia".

A lui si è aggregato poi Dario Toffanetti, e il risultato è un testo corposo che ripercorre, in maniera accurata ma per nulla notarile, la storia della terapia della famiglia così come si delinea dalle origini fino alla chiusura del secolo. Si può ben dire che del manuale di Gurman e Kniskern costituisce un ottimo complemento, organizzando cronologicamente ciò che lì appare sotto forma di panorama vasto ed intricato; e non si fa fatica ad immaginare lo smarrimento degli autori nell'accingersi alla sistematizzazione di tanto disorganico argomento, tanto discontinua e complessa è la storia di questa disciplina. Di più: è davvero possibile pensarla come "una" disciplina, o non si tratta piuttosto di una moltitudine di esperienze ed orientamenti, soltanto artificiosamente adunati sotto l'ombrello di un'unica etichetta?

Il libro in questione affronta tale interrogativo ricostruendo la storia della Terapia Familiare a partire dalle radici, piantate nelle Child Guidance Clinic dei primi anni del XX secolo, in quelle correnti psicoanalitiche che cominciano ad occuparsi anche del contesto relazionale del paziente - anche arrivando talvolta a formulazioni discutibili, ed in seguito ampiamente messe in discussione, come quella di "madre schizofrenogena" -, nella cibernetica - che traghetta la terapia della famiglia verso la sua versione più propriamente "sistemica" -, negli scritti di Gregory Bateson - uno dei pensatori più brillanti del secolo che si è chiuso - e nella semplificazione del suo pensiero che la scuola di Palo Alto ha offerto negli anni '60 (vedi la "Pragmatica della comunicazione umana", di Paul Watzlawick e coll., 1967).

I vari modelli e le diverse scuole di pensiero sono esaminati a fondo, e - come promette il titolo - la storia del movimento di terapia della famiglia emerge soprattutto come una storia di uomini, un intreccio di vicende umane di studiosi, di clinici, di personaggi di straordinaria creatività e curiosità intellettuale. Particolarmente emozionato - potrebbe essere altrimenti? - è il resoconto della storia del "Milan Approach" dagli inizi pionieristici di Mara Selvini Palazzoli agli ultimi sviluppi della terapia di Milano, considerata dagli anni '70 la terapia sistemica "per eccellenza", e conosciuta in tutto il mondo per la genialità, la passione e l'irriverenza di Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin.

Il quadro che ne esce è quello di un movimento nuovo ed originale, ricco di coraggio e di entusiasmo; un quadro che contraddice certamente l'idea circolante - spesso ingenerosa, talvolta semplicemente pregiudiziale - circa la presunta "freddezza" e la mancanza di emozione nelle terapie di stirpe sistemico-relazionale, in confronto alle terapie intrapsichiche. E d'altra parte, se posso citare un pensiero che ho sentito esprimere proprio da Paolo Bertrando: quale, se non la relazione, può essere il dominio naturale degli affetti e delle emozioni?

Interessante ed appropriata è la strutturazione dei capitoli: la prima metà del secolo è indicata come "l'archeologia", e vede nascere i presupposti della terapia della famiglia, nel campo della psicoanalisi e dell'assistenza sociale; i capitoli successivi sono dedicati ciascuno ad un decennio, e passano in rassegna il contesto storico, la situazione della psichiatria e della psicoterapia in quel periodo, lo sviluppo teorico e clinico dei vari modelli di terapia della famiglia ed infine lo stato della professione di terapeuta.

Dopo la lettura del volume - di dimensioni cospicue, eppure leggibilissimo ed appassionante - la risposta che sembra di poter dare alla domanda iniziale è che sì, la terapia della famiglia, dai prodromi agli sviluppi più radicali del costruzionismo sociale, ha una storia discontinua ed irregolare, ma solo apparentemente procede per "salti": diventa chiaro, invece, che alcune delle sue premesse fondamentali non sono estranee all'influsso della psicoanalisi di Harry Stack Sullivan; che - a dispetto dei proclami - i padri del "Milan Approach" non hanno mai gettato alle ortiche la propria storia di psicoanalisti, la quale anzi arricchisce quel bagaglio di "non detto" di cui, consapevolmente o meno, si nutrono la riflessione e l'ipotizzazione; che persino gli ultimi orientamenti postmoderni - per i quali è illusorio pensare di "scoprire" la realtà - hanno dei precedenti, se è vero che sin dall'articolo "Ipotizzazione, circolarità, neutralità" (1980) del primo Gruppo di Milano cominciava a chiarirsi che l'ipotesi che il terapeuta formula in seduta non deve essere capace di svelare il "vero" funzionamento del sistema, ma soltanto "utile" ad entrarvi.

Un libro necessario ed importante, che ha un pregio ragguardevole: quello di non essere soltanto la storia di un movimento e di una scuola di pensiero, ma di raccontare un periodo, un contesto, in definitiva un secolo di "cure psicologiche". Un secolo attraversato in alcuni momenti da un clima di ineguagliabile fermento ideale, culturale e scientifico, e tristemente spentosi - almeno negli Stati Uniti - sotto l'ombra sinistra dei "case manager", i manager della salute introdotti dalle agenzie fornitrici di trattamenti psichiatrici, che diventano i veri titolari della terapia, chiamati a decidere e pianificare interventi sulla base di calcoli economici e, in definitiva, a "svuotare" il clinico delle principali responsabilità decisionali sul proprio lavoro.

Massimo Giuliani


( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

L'intervista con l'autore

A Paolo Bertrando e Dario Toffanetti, autori della "Storia della terapia familiare", ho rivolto alcune domande sul libro, sul passato e sul futuro della terapia della famiglia, sui rapporti di questa con il resto del mondo della psicoterapia. La conversazione ha toccato i temi della clinica, dell'epistemologia e - com'era prevedibile - dell'attualità.

Credo sia possibile rintracciare in questo breve scambio di battute la stessa lucidità, la stessa curiosità e la stessa finezza dell'argomentare che costituiscono la ricchezza del volume pubblicato per l'editore Cortina.

Ecco il resoconto del nostro scambio di idee.

Psiconline
Mi pare che lo sforzo di contestualizzare, passo dopo passo, anche dal punto di vista sociale, storico e politico, ogni sviluppo dei diversi modelli di terapia sia una cifra distintiva del vostro approccio sistemico. Se un lettore del libro non conoscesse la vostra storia, da cosa potrebbe capire che è stato scritto da due terapeuti "di Milano"?

Dott. P. Bertrando
Credo proprio dal fatto che si dia una certa importanza al contesto, che rimane forse il punto più importante della visione sistemica. Qualcuno, forse, potrà trovare anche una grande attenzione (eccessiva?) ai diversi approcci strategici, sistemici e post-sistemici, quindi tutti quelli che in qualche modo hanno a che fare con Milano; ma devo dire che abbiamo riccamente tagliato quelle sezioni: spontaneamente, ne avremmo scritto molto di più. Infine, un qualcosa che non ci caratterizza come milanesi, ma come appartenenti a un settore specifico anche all'interno del Centro, abbiamo cercato di dare un'idea non solo delle grandi affermazioni di principio delle varie scuole di terapia, ma anche al modo in cui si concretano in tecniche e modi di lavorare effettivi.


Dott. D. Toffanetti
Credo innanzitutto dalla lunghezza dei capitoli sulla scuola di Milano! Ma a parte questo direi che esiste una ragione molto legata allo sviluppo della teoria sistemica, o di quello che ne rimane, negli anni novanta del secolo scorso. Anderson e Goolishian, nello stendere "Human systems as linguistic systems", hanno sviluppato un'analisi che ritengo tutto sommato accurata: dicono che la teoria dei sistemi si può sviluppare, a partire dall'epoca di stesura dell'articolo (il 1988), solo su due direzioni. Una è quella linguistica ed è chiaramente la loro, l'altra è quella dei sistemi sociali, che loro ritengono in qualche modo appartenente al passato. Io non credo che appartenga al passato e penso che nemmeno Paolo lo creda. Non si tratta di un gesto onnipotente, come direbbero gli psicoanalisti, di inserire una dimensione sociale o politica nella prospettiva di un cambiamento psicoterapeutico, ma di considerare, all'opposto, che la dimensione politica è anch'essa appartenente alla vita delle persone - che siano i nostri clienti o gli stessi terapeuti - e che, quindi, anche questa va considerata come un elemento di complessità.

Inoltre credo che la psicoterapia non sia una risposta esaustiva ai problemi dell'esistenza, né che si possa definire come autoreferenziale.

Psiconline
Il vostro lavoro fa il "punto della situazione" su molti decenni di terapia della famiglia. In questo stesso periodo è atteso anche il dizionario "Sistemica" di Umberta Telfener e Luca Casadio, che in qualche modo fa il "punto" dell'evoluzione di un linguaggio. È pertinente pensare che si sia "concluso un ciclo" nella storia delle terapie sistemiche e familiari?

Dott. P. Bertrando
Forse sì, nel senso che per entrambe queste forme è concluso il periodo "rivoluzionario", quello in cui rappresentavano il nuovo a tutti i costi. Anche le correnti più nuoviste, come le terapie narrative, sono ormai stabilizzate e istituzionalizzate. A questo punto, è il momento della riflessione più ampia, su che cosa significa oggi terapia sistemica e/o terapia della famiglia, senza trionfalismi: la terapia della famiglia, per esempio, è oggi in crisi come paradigma, e sempre più colleghi sono interessati alla sistemica soprattutto come a un modo diverso di lavorare sull'individuo, anche se poi, da un altro lato, la domanda di lavoro con le famiglie non diminuisce, ma tende a ritornare una lavoro di assistenza sociale e psicoeducazione. La sfida è ritrovare uno spazio (di lavoro, ma anche di elaborazione culturale) per la terapia familiare, senza la quale si rischia di perdere lo spirito fondativo della pratica sistemica.

Dott. D. Toffanetti
Anch'io ho questa impressione, anche se non sono stato direttamente partecipe delle epoche precedenti della terapia sistemica e familiare. Bisognerebbe verificare se anche in epoche precedenti altri l'hanno avuta! Quello che credo senz'altro è, però, che la terapia familiare sia arrivata a un punto di verifica sotto molti profili e che lo zeitgeist soffi ora nella direzione di una sorta di recupero di valori e di procedure che hanno a che fare con la tradizione della terapia familiare, forse proprio perché nel decennio che abbiamo appena superato si è un po' troppo spinto l'acceleratore sulla decostruzione e su altri costrutti che appartengono alla tradizione "contro" della terapia familiare. Forse si è portato alle estreme conseguenze tutto il bagaglio di "superamenti" della tradizione, sicché ora la tradizione torna a contare moltissimo.

Psiconline
Si dice da qualche parte che la Terapia della Famiglia rappresenti un'esperienza sorpassata, dal momento che è sorpassata l'istituzione familiare. Qual è il vostro parere in merito?

Dott. P. Bertrando
Secondo me, la famiglia è più salda che mai: è quasi un secolo che si parla di "famiglie in crisi", ma il fatto che la famiglia sia in crisi vuol solo dire che si tende a occuparsene sempre più. La terapia della famiglia è in crisi perché la tendenza è a evitare il pensiero problematico che sta alla radice del concetto stesso di psicoterapia, e si preferiscono soluzioni tecnologiche per recuperare benessere individuale (e la farmacoterapia dilagante non ne è che un esempio).

Dott. D. Toffanetti
A parte le battute sulla fine della famiglia che faccio di solito per provocare Paolo, mi pare che la famiglia rimanga ancora quel che si dice un punto di riferimento (cfr. anche l'ultimo lavoro di Scabini e Cigoli). Dal punti di vista del setting, credo si continui a fare terapia familiare anche se si vede un solo membro della famiglia; dal punto di vista del mercato, la richiesta di terapia della famiglia forse è in calo; dal punto di vista culturale non ritengo che la terapia familiare sia affatto sorpassata, stanti le questioni (ultima quella di Novi Ligure) che la interessano e che interessano le persone.

Psiconline
Il pensiero psicoanalitico gode di una certa continuità, al punto che non pare strano che Freud sia ancor oggi, dopo un secolo, frequentemente citato e costante punto di riferimento. Nella teoria sistemica, al contrario, si assiste ad un vertiginoso avvicendarsi di nuovi punti di vista e di rivoluzioni di paradigma, anche al prezzo di notevoli contrapposizioni interne e di una certa litigiosità dei suoi rappresentanti. Come spiegate questa caratteristica?

Dott. P. Bertrando
In parte è dovuta al fatto che la psicoanalisi nasce da un tronco comune, e a questo continua a fare riferimento, anche nelle mille mutazioni e puntualizzazioni che la caratterizzano, mentre la terapia della famiglia è pluricentrica fin dall'inizio, e tende a essere una società di pari, più che una gerarchia. La psicoanalisi ha chiara la figura di un unico padre, la terapia della famiglia è un'assemblea - paritetica quanto caotica - di fratelli.

Dott. D. Toffanetti
Abbiamo mai visto qualche psicoanalista rischiare la faccia davanti a uno specchio unidirezionale? Forse la questione sta anche nel fatto che ciò che appare non sempre è ciò che è. E anche, naturalmente, che la società di psicoanalisi è organizzata come un centro di smistamento di potere, quindi rimane più coesa su questioni interne di quanto lo sia il movimento di terapia sistemica (che società non è, e che non ha il potere che la SPI ha). Quanto all'avvicendarsi di punti di vista sui paradigmi, direi che questo ha a che fare con il fatto che non abbiamo un padre fondatore da guardare (sia pure di sottecchi, o idolatrandolo, o con ira); abbiamo un gruppo di pari la cui autorità è discussa da tutti gli altri e questo non favorisce certo la "disciplina interna" o l'immagine che da fuori si ha.

Psiconline
Il vostro libro mette ben in luce l'incapacità della terapia della famiglia degli inizi (ma non solo) di farsi (anche) critica sociale e politica. Condividete l'idea che, soprattutto attraverso il costruzionismo sociale, sia riuscita a superare tale limite?

Dott. D. Toffanetti
Ci devo pensare…

Dott. P. Bertrando
Io dico di no. Il costruzionismo è critico, ma svolge una critica che è soprattutto lessicale e discorsiva, mentre una critica politica critica l'esistente per cambiarne la sostanza. Per la serie: non m'importa se la critica femminista mi impone di concordare i pronomi generici al femminile ("she" invece di "he", al massimo "he/she"), se poi una donna continua a essere pagata molto meno di un uomo, e ad accedere in misura minore a posizioni di potere. La critica costruzionista è molto radical chic: ma uno spazzino chiamato operatore ecologico resta pur sempre uno spazzino.

Psiconline
Ho l'impressione che la teoria sistemica (in particolare il modello di Milano e la fase "post-Milano") sia attraversata da un dibattito epistemologico che non si riscontra con la stessa intensità in altre scuole di psicologia e di psicoterapia. Come lo spiegate?

Dott. D. Toffanetti
In parte lo spiego con quanto dicevo circa i padri fondatori e l'autorità, in parte con il fatto che il pensiero non si è fermato, all'interno del Milano e post-Milano, non si è cristallizzato come, invece, da altre parti è stato. Questo, direi, anche grazie a Luigi Boscolo e a Gianfranco Cecchin, che non hanno mai smesso di mettere in discussione le loro idee e che non hanno mai avuto timore di mostrarsi oltre lo specchio (e questa è una metafora). Una delle tante cose di cui mi sento debitore a loro è proprio questa fedeltà alla disponibilità alla discussione delle idee, pur mantenendo fermi i loro valori clinici di riferimento.

Dott. P. Bertrando
Credo che l'interesse per la teoria sia il punto caratterizzante della scuola di Milano, in parte caratterizzandola come "europea", rispetto alle scuole strategiche, molto americane, in parte riflettendo i suoi fondamenti batesoniani. Il modello di Milano nasce applicando direttamente alla clinica alcune intuizioni di Bateson che parevano totalmente astratte e puramente teoriche, e si porta dietro da allora l'idea (il pregiudizio) che l'indagine sui fondamenti della conoscenza sia necessaria a una clinica che superi l'individualismo della maggior parte delle terapie. Inoltre, un tale interesse è anche un recupero dei fondamenti cibernetici di tutta la prima terapia familiare. È un carattere importante della terapia familiare interrogarsi continuamente proprio sull'epistemologia.

intervista realizzata da Massimo Giuliani

 

( La presentazione | Le opinioni di Psiconline | L'intervista con l'autore )

 

 

 

 

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