IL PARERE DELLO PSICOLOGO - IL COUNSELING-ON-LINE: USI ED ABUSI


Prof. Giorgio Blandino
(professore associato di Psicologia Dinamica alla Facoltà di Psicologia di Torino)

 

Premessa

Nel periodo di tempo intercorso dal 1995 al 2000 mi sono occupato approfonditamente della psicologia nei mass-media cercando di evidenziarne gli usi e soprattutto gli abusi [1] .

Il mio interesse di fondo non era solo quello di stigmatizzare le distorsioni cui è fatta oggetto la psicologia, ma di mostrare - attraverso l’analisi di come viene presentata e rappresentata la nei mass-media - com’è intesa, prevalentemente, nella vita quotidiana e quali sono le aspettative profonde che il pubblico nutre verso la nostra scienza. per verificare se, e in che misura, corrispondono alla realtà del suo statuto disciplinare o non sono piuttosto espressioni delle fantasie, spesso irrealistiche, di cui la psicologia è investita.

Per questo motivo sono stato invitato a parlare qui oggi, poiché anche Internet è uno strumento di comunicazione di massa sebbene molto particolare.

Tanto particolare che nella mia ricerca, non me ne sono occupato, se non indirettamente e molto marginalmente, poiché la mia attenzione era rivolta ai mass-media tradizionali quali giornali, riviste, radio e televisione.

Nel mio libro ho trascurato Internet perché lo strumento è così nuovo e presenta delle caratteristiche che lo differenziano dagli altri media tali da meritare una indagine specifica. Inoltre ha delle potenzialità e delle implicazioni che non sono ancora chiare e che conosceremo meglio solo nei prossimi anni.

Per questo motivo ci sto lavorando a parte in una ricerca dedicata tuttora in corso. Non sono ancora in grado dunque, al momento, di individuare quali siano gli aspetti problematici della psicologia in Internet, quali gli usi possibili e quali i rischi.

Tuttavia, fatte queste doverose premesse, devo dire che, per quello che ho potuto finora constatare, in linea di massima le difficoltà e gli abusi del counseling-on-line e della psicologia in Internet sono avvicinabili e, in molti casi, del tutto simili a quelli della psicologia nei media tradizionali. In questa intervento voglio dunque segnalare quali sono le criticità che penso di aver rilevato. Non tanto sul “fare” counseling ma sul “come” il conunseling on line viene presentato.

Tutto quello che riferirò ora deriva da questa indagine che è in corso di svolgimento, e quindi ancor molto incompleta, e che costituisce un approfondimento e una continuazione di quella precedente.

Ovviamente parlo della psicologia “in” Internet non della psicologia “di” Internet argomento vastissimo e in via di esplorazione sul quale cominciano a fioccare libri su libri, sia sul problema nella sua generalità sia su suoi singoli aspetti quali ad esempio le chat-line o il grosso problema della dipendenza.

Dati dell’indagine

Se ricerchiamo la parola “psicologia” con alcuni tra i più noti motori di ricerca siamo sommersi da un’alluvione di siti: con i miei collaboratori, abbiamo individuato più di 5000 siti tra quelli italiani e stranieri, siti di gruppi o organizzazioni, siti universitari o di programmi d’esame e siti di singoli individui, professionisti o psicologi vari. Ciascuno di questi siti a sua volta propone links di psicologia.

Di tutti questi siti ne abbiamo individuato e consultato con particolare attenzione più di 180 di italiani e ne abbiamo analizzato dettagliatamente 55.

Di questo campione si può fare una prima, semplice ma utile, suddivisione in 3 categorie:

Siti pubblicitari nei quali troviamo tutti quei siti che pubblicizzano qualcosa come, ad esempio, un prodotto o un servizio, una associazione o una cooperativa, o ancora uno studio professionale.

Siti informativi che offrono informazioni su argomenti, indirizzi utili, articoli, convegni e/o bibliografie. Molti di questi sono istituzionali come ad esempio quelli universitari, o quelli delle scuole di specializzazione o delle maggiori istituzioni di psicologia. Alcuni rimandano a testi e ricerche on-line e costituiscono una preziosa risorsa di lavoro destinata com’é ovvio a estendersi sempre di più e a diventare sempre più importante e indispensabile. Direi che costituiscono la parte nobile non solo della psicologia in Internet ma di Internet stesso.

Questa distinzione che ho fatto tra siti pubblicitari e informativi lascia un po’ a desiderare ed è generica, perché la maggior parte di coloro che sfruttano la rete per farsi conoscere, offrono al contempo informazioni varie, mentre coloro che forniscono informazioni colgono anche l’occasione per farsi, pubblicità. Altrettanto vale per i siti di consulenza on line. Ma è quella più semplice che si é deciso di utilizzare.

Siti di consulenza, che sono quelli che più direttamente ci interessano in questa sede e che offrono consulenza appunto su vari argomenti di genere diverso.

I siti di consulenza possono essere ulteriormente suddivisi in tre sottosezioni:

test, ovvero siti che offrono la possibilità di fare dei test per “capire” la propria personalità
sogni: ovvero pagine web che trattano dei sogni e della loro interpretazione.
consulenza-on-line, vera e propria con finalità diagnostiche, terapeutiche o con erogazione di consigli di vario genere.
L’analisi quantitativa del campione preso in considerazione evidenzia un dato abbastanza interessante e cioè che la percentuale di coloro che utilizza la rete a scopo pubblicitario è maggiore di quella di coloro che ne fa un uso informativo o consulenziale: 46%, a scopo pubblicitario, contro il 25% a scopo informativo e il 29% a scopo consulenziale.

Come si vede l’uso di internet a scopo informativo, in confronto a quello pubblicitario, è ancora piuttosto limitato, 1/4 del campione preso in considerazione contro la metà, mentre, almeno per quanto riguarda il campione da noi preso in considerazione, i siti che offrono consulenza-on-line sono praticamente un terzo del totale. Ma anche questo dato va preso con le molle perché esistono siti informativi o pubblicitari che offrono, al loro interno, spazi di consulenza se non altro a scopo esemplificativo e dimostrativo.

Un terzo del totale di siti comunque costituisce già un bel numero che rende ragione del motivo di questo convegno e del titolo della mia relazione.

Nell’ambito dei siti che si occupano di consulenza in senso generale, cioè, come detto, il 30% del campione, il 56% offre consulenza-on-line, mentre il 31% è costituito da siti che propongono tests e il 13% da siti preposti all’interpretazione dei sogni.

Di questo 31% di siti che propongono test diremo solo che, se é lecito inventarsi questionari o test sugli argomenti più disparati, da quelli più seri a quelli più frivoli, non é però lecito qualificare immediatamente come "psicometrici o psicodiagnostici" questi strumenti perché facilmente si può osservare che non rispondono ai due requisiti fondamentali di validità e attendibilità, in base ai quali ciò che si misura deve poter essere definito e i risultati devono essere sufficientemente esatti (cfr. Granieri; Boncori [2] ).

Per quanto riguarda gli argomenti che presumono di “misurare” ce ne sono di tutti i tipi e su tutti gli argomenti: ansia, sessualità, rapporti interpersonali, paure, ossessioni, adattamento emozionale, fiducia sfiducia ecc.

Il vero rischio qui è che a psicologia usata in questo modo facilmente divenga nient’altro che intrattenimento, spesso un giochetto: si va sul sito di psicologia per distrarsi, durante una pausa del lavoro, facendo un test in alternativa al tradizionale solitario o videogioco.

Quanto all’interpretazione dei sogni sembra che anche in Internet eserciti un’attrazione irresistibile ma, come nei media tradizionali, la maggior parte delle volte, l’argomento onirico viene affrontato in modo ambiguo: un misto di tradizione popolare, cabala e interpretazione psicoanalitica, anche se Freud per primo raccomandava di non prestarsi al gioco delle (pseudo)interpretazioni ei sogni al di fuori dello specifico contesto analitico e, tanto meno, di basarsi esclusivamente sul simbolismo poiché è indispensabile anche chiedere al sognatore le sue associazioni. Le raccomandazioni freudiane fanno subito piazza pulita di tutti gli interpreti estemporanei che esercitano sui media, relegando automaticamente le loro interpretazioni nel settore delle parole in libertà. In questi psicologismi invece si procede imperterriti con corrispondenze matematiche incrementando l’illusione ascientifica, per cui a ogni elemento corrisponde uno e uno solo significato.

In certi casi si arriva poi al ridicolo, come in quel sito nel quale insieme all’interpretazione del sogno si consigliano anche i numeri da giocare al lotto.

Restano i siti che offrono specificatamente una consulenza-online e che costituiscono quasi i 2/3 dei siti che abbiamo catalogato in senso lato “consulenziali”,

Per discutere delle loro caratteristiche bisogna precisare rapidamente che cosa vuol dire consulenza.

Mi avvalgo della definizione di Galimberti nel suo “Dizionario di Psicologia” [3] perché sintetizza tutte la possibili definizione che ne sono state date e che sono davvero molte. Dunque per consulenza (e quindi dovremmo dire anche per consulenza-on-line) dobbiamo intendere una “forma di rapporto interpersonale in cui un individuo che ha un problema, ma non possiede le conoscenze o le capacità per risolverlo si rivolge a un altro individuo, il consulente che grazie alla propria esperienza e/preparazione, è in grado di aiutarlo a trovare una soluzione. Il rapporto di consulenza è limitato nel tempo ed è generalmente relativo a uno specifico problema” (p.220)

Pur essendo una pratica che rientra a pieno diritto nella psicologia clinica, il counseling si distingue dunque - e si deve distinguere - dalla psicoterapia in senso stretto in primo luogo perché si rivolge a persone considerate “normali”, e in secondo luogo perché non si fa carico direttamente del problema dell’utente ma offre un aiuto per capire come affrontarlo, talvolta anche un consiglio tecnico. Specificatamente il counseling ha una funzione di sostegno e cerca di creare le condizioni affinché l’utente possa decidere da solo. Nel fare questo il “consellor”, ovvero chi offre consulenza dovrebbe considerare tanto i fattori coscienti quanto quelli inconsapevoli o inconsci che intervengono nella situazione.

Ora il fatto che il counseling sia un fatto eminentemente relazionale e interpersonale pone già un primo serio problema ovvero se sia strutturalmente possibile realizzarlo in internet dove questo rapporto, come è evidente e come è stato ripetutamente detto e sottolineato, non è strutturalmente possibile e, al momento, non sembra ovviabile in modo significativo nemmeno con l’introduzione delle web-cam.

Comunque anche con la web-cam, o con altre innovazioni tecnologiche che verranno, non si può cogliere tutto il vasto campo dei messaggi non verbali che, come ben sappiamo, costituiscono la parte più cospicua e emozionalmente significativa di un processo di comunicazione, e soprattutto non si possono cogliere quelle sfumature affettive che attraversano un rapporto che gli inglesi chiamano “mood” (e che noi potremmo tradurre come umore, stato d’animo, clima interpersonale), perché passano da inconscio a inconscio. Si pensi ad esempio a quelle comunicazione che hanno a che fare con aspetti gli percettivi, quali movimenti impercettibili, posture, odori e soprattutto tono e inflessione della voce.

Tutti questi aspetti, almeno allo stato attuale, non sono riproducibili, né rilevabili tramite il computer.

E’ vero che molti cosiddetti “cyber-psicologi” (Pezzullo, 1998) sostengono che Internet possa diventare un nuovo tipo di “setting” - e in America questo accade di già – ma in ogni caso oggi come oggi, se è vera la definizione di consulenza che abbiamo dato, l’elemento relazionale diretto che la caratterizza resta assente in internet e quindi l’unica consulenza che si può fornire resta su un piano prettamente contenutistico informativo, linguistico verbale. Ma come ben ci hanno mostrato gli autori della Scuola Sistemica[4] l’aspetto verbale non è che la minima parte del processo di comunicazione - quello digitale - e quindi, per quanto importante, del tutto insufficiente e comunque molto meno pregnante, sotto il profilo emotivo, dell’aspetto non verbale, analogico.

Per tale motivo la consulenza-on-line più che rischiare di abusare della psicologia, rischia di non essere psicologia ovvero di configurasi soprattutto come un fatto psicologicamente, insignificante o quantomeno irrilevante.

Bisogna però riconoscere che tra i vari siti visitati la maggior parte precisano che le loro risposte non sono a scopo psicoterapeutico e non possono sostituire il contatto diretto.

Tuttavia nei siti di consulenza-on-line si riscontra frequentemente anche – non solo ma anche - una utilizzazione falsata o distorta della nostra disciplina.

Infatti se consideriamo le aree disciplinari o gli argomenti psicologici che vengono trattate troviamo delle percentuali che - lo ripeto, io qui presento solo come linee di tendenza rilevate dalle nostre ricerche e non come dati statistici precisi - ci dicono qualcosa sul modo di intendere la psicologia: infatti possiamo rilevare che un terzo del nostro campione ha a che fare con tematiche inerenti una generica e non meglio precisata psicologia generale, mentre il 20% concerne specificatamente tematiche di psicoterapia, senza che vengano precisati i modelli di riferimento.

Sommando tuttavia le percentuali che si riferiscono a temi di, psichiatria, psicoanalisi, psicologia clinica, sogni, musicoterapia eccetera, (per non parlare di un 20% circa di siti che trattano di problemi psicologiche trasversali (ad esempio problemi sessuali) e di difficile categorizzazione, emerge un dato comunque significativo e inequivocabile e cioè che ben il 50% dei siti, ovvero la metà del totale, si occupa di tematiche inerenti la psicologia clinica.

Commento

Da queste prime rilevazioni 4 elementi spiccano subito in modo evidente e avvicinano molto la psicologia che si trova in Internet con quella che c’è nei mass-media, anzi la apparentano decisamente. Questi quattro fattori sono:

1. La mancanza di distinzioni e differenziazioni.
La psicologia che emerge è spesso presentata senza gli opportuni chiarimenti preliminari che ne mettano in evidenza la complessità e le diversità teoriche, metodologiche e operative con il rischio che, mancando le opportune distinzioni e differenziazioni, si incorra in confusioni o si incrementino le semplificazioni banalizzanti. Che cosa siano le confusioni è presto detto, come si evince da questo esempio tratto dal Giornale radio della Rai (GR2, ore 19,54, aprile 1997), in cui il giornalista commemorando il compleanno dell’attore americano Jack Nicholson affermò che durante la sua vita “si sottopose anche a un terapia psicanalitica a base di LSD (sic!) per curare la sua paura di una omosessualità latente” . Com’è noto non esiste una terapia psicoanalitica che si serva di droghe, né tanto meno di LSD

Ne abbiamo dunque l’emergenza di una concezione unitaria e monolitica della psicologia, come se la disciplina fosse una e una sola e non ci fossero invece molteplici orientamenti, scuole, teorie, e discipline spesso in aspro conflitto tra loro e talvolta addirittura opposte. Al pubblico non viene mai o non viene sufficientemente ricordato, che le psicologie sono tante, tanti i metodi e le tecniche di intervento e che non si può mai parlare solo di psicologia, bensì sarebbe più opportuno parlare di psicologie e quindi chiarire sempre preliminarmente il modello teorico di riferimento. Personalmente ritengo questo chiarimento preliminare, un dovere deontologico dello psicologo a qualunque livello e con qualunque utente esso operi. Presentata dunque come se fosse una scienza unitaria, proprio perché non lo è l’immagine che ne deriva è spesso confusa.

2. La prevalenza della clinica, come se non esistessero altre branche, altri campi e altri metodi della e nella psicologia. Si tratta con tutta evidenza di una concezione riduzionista che si manifesta anche all’interno della stessa psicologia clinica concepita solo come psicoterapia senza tener conto, o senza dire chiaramente, che, anche nell’ambito psicoterapeutico, ci sono varie teorie, varie tecniche e modalità di intervento.
Questo riduzionismo per la psicologia intesa e identificata solo come clinica e psicoterapia spiega anche il perché del terzo fattore che voglio segnalare ovvero

3. La tendenza a usare la psicologia per dare risposte o consigli presentati come “scientifici”. Viene cioè veicolata e incrementata, più o meno consapevolmente l’idea di una scienza magico-onipotente che “cura” o addirittura può “guarire” i problemi psicologici e mentali o comportamentali. L’equiparazione riduttiva della psicologia con la psicoterapia risponde alla fantasia/aspettativa infantile che ci possa essere qualcosa o qualcuno – un esperto dell’anima – che conoscendone i più riposti segreti può risolvere i problemi dell’uomo, annullare la sofferenza, ovvero tutte quelle caratteristiche proprie della condizione umana e come tali ineludibili.

Questo comporta anche che lo psicologo possa essere inteso o presentato come un signor “sotutto” che conosce i segreti dell’anima propria e soprattutto altrui e quindi si sente autorizzato a dare le più svariate “interpretazioni”.

Ma spesso accade che queste cosidette “consulenze” non siano altro che consigli di buon senso, che, per quanto apprezzabili rischiano di banalizzare la psicologia e la sua complessità.
4. Da tutto ciò la tendenza o quantomeno la tentazione sempre presente di trasformare l’auspicabile e lodevole impegno di divulgazione e diffusione delle conoscenze psicologiche in una occasione sostanzialmente autopromozionale occulta per chi organizza o interviene nei siti proprio come accade così spesso nei media tradizionali dove possiamo notare che ciò che interessa a gran parte degli psicologi, piuttosto che non l’utenza o la psicologia come scienza, sono i media stessi il loro uso come veicolo pubblicitario.

Dunque il pericolo, e in parte anche il modello implicito e forse anche inconsapevole, della psicologia-on-line è, in estrema sintesi, quello di trasmettere l’immagine di una disciplina classificatoria, che stila “diagnosi” e “profili” di personalità, orientata prevalentemente a “dare soluzioni”. Ciò che appare al pubblico più frettoloso o al lettore disattento è dunque quella di un’area disciplinare molto vasta, nella quale ci sono degli esperti che diventano tali in base a un sapere costituito e oggettivamente validato.

Psicologia tautologica

Questo atteggiamento così frequentemente classificatorio se può veicolare l’idea sbagliata di una scienza che cataloga anziché comprendere, nei fatti configura una sorta di nuova psicologia che potrei chiamare Psicologia Tautologica.
La psicologia tautologica nella quale rientrano le sedicenti diagnosi di personalità, la formulazioni di tipologie e le stesse interpretazioni dei sogni é quella nuova branca della nostra disciplina che non conoscevo prima e di cui ho scoperto l’esistenza indagando su psicologi e psicologia nei media e che trova riscontri anche in Internet.
Al lettore che volesse sapere meglio in cosa consiste da un punto di vista teorico ed epistemologico si può ricordare che per tautologie sono da intendersi quelle “proposizioni nelle quali, in senso rigoroso, non viene detto nulla, poiché consistono nella ripetizione, nel predicato, di ciò che é già detto -esplicitamente - nel soggetto “[5] (Albani, della Bella, 1999; p. 340)
La psicologia tautologica discende dalla corrente filosofica che Umberto Eco chiama “scuola tautologica” e fa discendere da un filosofo, tal Brachamutanda, i principi fondamentali che guidano anche certa psicologia e certi psicologici massmediatici on line sono ad esempio: l’amore è l’amore, la vita è la vita, quello che piace chi la fa la fa.

Un esempio dello stile diagnostico e dell’atteggiamento catalogante caratteristico della psicologia tautologica é questo (tratto da Panorama): ti piacciono torte e pasticcini? Allora sei un tipo “dolce”, mite, cordiale, non invidioso, collaborativo, cortese.” Non resisi a salatini e noccioline? Allora “sei un tipo “salato”, estroverso,trascinatore,combattivo, autonomo, loquace”. Forse lo schema interpretativo è, come dire?, un pò semplicistico, ma indubbiamente dopo una simile lettura ne sappiamo di più su noi stessi.

Conclusione

Per concludere questa breve (e mi rendo conto inevitabilmente superficiale carrellata (ma per gli approfondimenti e la esemplificazione rimando al libro) va riconosciuto che internet insieme a tanto cascame, ha anche il merito di diffondere informazioni psicologiche utilissime altrimenti di difficile reperibilità. Ma questo è un aspetto che rientra non nel campo della diffusione psicologica ma nel campo nelle possibilità - mio modo di vedere tuttora piuttosto inesplorate e non ancora ben conosciute - di Internet.
E’ auspicabile che alla sempre maggior organizzazione scientifico-professionale degli psicologi consegua di una maggiore cura e attenzione nel modo di trattare le tematiche psicologiche in tutti i mass-media.Mi pare che questo Convegno risponda a questa esigenza e sono contento che sia patrocinato da due Ordini regionali.

Ma in ultima istanza ci tengo a dire che a studiare la psicologia nei media, così come in internet si scopre alla fin fine qualcosa d’altro: l’immenso mare della sofferenza umana, delle malattie, della morte, del dolore e delle quotidiane difficoltà proprie del vivere e proprie di tutti.
L’immenso mare della condizione umana, con la sue quotidiane fatiche del vivere, i suoi pochi piaceri e le rare gioie che ci concede; l’osservazione del tempo che passa irrimediabilmente e la difficoltà di accettarne le ferite dell’invecchiamento, della consunzione dei corpi; le diffuse difficoltà e paure nelle e delle relazioni interumane; la fatica di capirsi, la difficoltà di comunicare tra persona e persona, marito e moglie, genitori e figli, allievi e insegnanti, capi e collaboratori, uomini e donne. E’ l’irrinunciabile speranza di poter trovare qualcosa che, se non ci salva, ci aiuti un po’ a sopravvivere.

Anche la psicologia di internet come quella che si trova nei media racconta dunque, come meglio non si potrebbe, la storia della quotidiana e costante lotta per alleggerire la vita dalla sofferenza ma anche l’illusione - deleteria - di riuscire a sconfiggerla. Cosicché anche se talvolta ci strappa un sorriso o un moto di stizza di fronte a certe strumentalizzazioni occorre, in una certa misura, essere benevoli e comprensivi pensando che dietro a tante domande, o a certi tentativi anche goffi di rispondervi c’è la reale sofferenza di tutti noi che cerca le varie strade per essere affrontata o quantomeno sopportata.

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[1] Il risultato di questo lavoro è sfociato in un libro: “Il parere’ dello psicologo” che ho pubblicato nel 2000 presso l’editore Raffaello Cortina di Milano e che, molto gentilmente “Psiconline” ha recensito nel suo sito.

[2] Boncori L, Teorie e tecniche dei test, Bollati Boringhieri, Torino, 1993

Granieri A., I test di personalità: quantità e qualità, UTET, Torino, 1998

[3] Galimberti U., Dizionario di Psicologia, UTET Torino, 1992

[4] Watzlawick P.,Beavin J.H., Jackson D.D.,(1967) Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.

[5] Albani, della Bella, Forse Queneau, Zanichelli, Bologna, 1998