Prof.ssa Angelica Mucchi Faina - Ordinario di Psicologia Sociale - Università di Chieti
Solo alcune osservazioni sulle relazioni via Internet, facendo riferimento a un mio testo sulla Psicologia Collettiva, testo appena uscito dall'editore Carocci.
Le relazioni che si instaurano nel cyberspazio di Internet sono già da vari anni oggetto di studi da parte degli psicologi sociali. In una prima fase, le ricerche sugli effetti psicologici della Comunicazione Mediata dal Computer (CMC) hanno fatto pensare che il mezzo promuovesse comportamenti che non sono comunemente accettabili nelle interazioni faccia-a-faccia. Da studi più recenti, tuttavia, si è visto che in rete i comportamenti disinibiti ed eccessivi (definiti "flaming") sono meno frequenti di quanto si pensi. Inoltre un recente rassegna degli studi sull'argomento ha rilevato che, complessivamente, vi è poco sostegno empirico all'idea che la CMC solleciti in modo particolare comportamenti negativi. Resta il problema, comunque, di capire in che misura i risultati ottenuti rispetto alla CMC riflettano similari effetti non elettrici quali i fenomeni di folla e il contagio sociale.
Gli aspetti che accomunano i gruppi virtuali -- soprattutto le chats, in cui la comunicazione è di tipo sincronico, in tempo reale -- e la situazione di folla sono numerosi: la condizione di anonimità, la possibilità di nascondersi e di rimanere impuniti per le eventuali trasgressioni, la relativa novità del contesto e la sua continua mobilità, la dimensione del gruppo potenzialmente enorme. Le ricerche hanno costatato che questi fattori -- nella CMC come nella folla -- facilitano il fenomeno della deindividuazione. Pertanto le persone tendono a rivolgere la loro attenzione al compito più che a se stesse, non si fanno eccessive preoccupazioni per il giudizio degli altri, esprimono le proprie idee e i propri sentimenti più liberamente di quanto non facciano nei gruppi di interazione faccia-a-faccia.
La CMC facilita anche l'estremizzazione dei giudizi (polarizzazione). Tuttavia, uno studio ha convincentemente mostrato che - nella situazione in cui le persone comunicano solo via computer -- la polarizzazione avviene unicamente quando l'appartenenza di gruppo (ingroup) è resa saliente per i partecipanti . Nella ricerca, per rendere saliente l'ingroup, si diceva ai partecipanti - studenti del primo anno di psicologia -- che il gruppo era composto da studenti del primo anno di psicologia e che essi sarebbero stati valutati come gruppo, non come singoli individui. E' in questa condizione che si è riscontrata polarizzazione. Invece, quando le persone sono state spinte a concentrarsi su se stesse -- dicendo loro che l'esperimento era finalizzato a studiare certe caratteristiche personali -- si è registrata una depolarizzazione, ossia una tendenza a non seguire le regole del gruppo e a muoversi autonomamente. Poiché Internet consente di ricercare gruppi di persone con obiettivi, interessi e orientamenti affini -- in pratica, un gruppo di riferimento -- l'effetto polarizzazione può presentarsi con una certa facilità.
Se gli elementi che accomunano la CMC e la situazione di folla sono numerosi, altrettanti sono però i fattori che le differenziano. Nei gruppi virtuali, l'unico mezzo di comunicazione è il testo e quindi non vi è la possibilità di scambiarsi - come in folla -- segnali vocali o non verbali. Infine, anche l'anonimità presenta caratteristiche diverse. In Internet è pressoché totale: le persone non si vedono e l'unica informazione sugli altri di cui dispongono è la lingua in cui si esprimono. Al tempo stesso gli individui non sono identificabili, possono fingere e giocare ruoli diversi comunicando informazioni erronee riguardo alle loro caratteristiche di base (genere, status) e alla situazione in cui si trovano al momento (luogo da cui si parla, presenza di altri, ecc.). Nella folla, invece, non vi è anonimità visiva -- sempre che le persone non si coprano volutamente il viso -- anche se la folla stessa può proteggere e nascondere chi non vuole farsi notare.
E' facile intuire che queste diverse caratteristiche possono produrre notevoli differenze anche a livello psicologico. Nella CMC, per esempio, la separazione fisica dagli altri facilita la concentrazione dell'attenzione sul compito, mentre gli avvenimenti che si sviluppano in folla possono costituire, in alcuni momenti, un fattore di distrazione dal compito collettivo. Diversi probabilmente anche gli aspetti emotivi: l'effetto intensificazione dovuto alla co-presenza fisica e la percezione di affollamento, prodotta dalla densità della folla, non riguardano la CMC.
Le folle del cyberspazio, dunque,
sono diverse da quelle tradizionali, anche se ne condividono alcune caratteristiche.
La ricerca nel campo, del resto, è ancora agli inizi e si può
prevedere che ne sapremo di più nei prossimi anni. Inoltre, è
probabile che la tecnologia presto produrrà nuove forme di CMC che renderanno
necessari ulteriori confronti.