Dott. Eugenio
Padovese
Psicologo. Servizio di Sessuologia del Dipartimento dell’Università di Bologna.
La consulenza, come relazione di aiuto, si è diversificata nel tempo per ambiti di applicazione e modalità di intervento, ponendo l’attenzione all’excursus storico ha avuto un inizio basato su di un rapporto di vis a vis, poi si è utilizzato lo strumento del telefono, e in questi ultimi anni si stà delineando un nuovo tipo di consulenza quello on-line, verificandosi così uno spostamento verso un rapporto tra consulente e consultante che si caratterizza come disincarnato. Infatti il rapporto si costruisce attraverso una macchina che permette un contatto basato sulla visione (web-cam) oppure su scritti, dove il manifestarsi fisico è meccanicamente riproposto, costituendosi così uno spazio di interrelazione che è proprio di uno specifico mezzo, il computer (la tastiera il softwear il video ecc…) ed è questo spazio che connota la forma della relazione come disincarnata e ne stabilisce i caratteri qualitativi. Le riflessioni che saranno riportate riguarderanno più ampiamenti gli aspetti della consulenza on-line che si struttura attraverso la modalità e-mail. Nella consulenza on-line, si realizza una dilatazione temporale in cui si possono distinguere tre momenti: quello di codifica, di decodifica e di recupero o revisione del messaggio. Rispetto alla codifica, il consultante ha la possibilità di gestire autonomamente il momento per lui più opportuno di inviare la richiesta di aiuto, essendo il mezzo sempre a sua disposizione, e con la possibilità di ritornare sul suo proprio messaggio quanto più lo desidera o ne sente la necessità prima di inviarlo. Scrivere/descrivere la propria condizione implica che la si riveda rispecchiata sullo schermo, questo può rappresentare di per se stesso un autofeedback attraverso il quale la persona può dire: “io sono questo!” oppure non riconoscersi. Quindi mentre il consultante può riflettere sul suo autorispecchiamento, il consulente ne ha una conoscenza non immediata, in un tempo posteriore. Anch’esso ha la possibilità di leggere e riflettere su quanto ha difronte e codificare una risposta in un proprio tempo che è altrove rispetto a quello del consultante. Rispetto alla ricodifica, la probabile riflessione del consultante rispetto a se viene compenetrata dalla lettura del messaggio di risposta che per sua natura di scritto rimane a disposizione del lettore con due tipi di formati. Infatti, rispetto alla revisione, il messaggio può essere recuperato sia dalla propria memoria vissuta, che dalla memoria immutata del computer. In questo momento il consultante ha a disposizione uno scritto su video o sulla carta e gli attribuisce significati senza un feedback o procrastinato nel tempo. Questa modalità di interazione facilita la possibilità di manipolare lo scritto e il significato. Si pensi al fatto che facilmente si può cancellare una frase perché non ritenuta importante o troppo disturbante, oppure modificare la punteggiatura per capire meglio.
La scansione di queste fasi porta a considerare un fluire temporale in cui il consulente e il consultante esperiscono un qui e ora personale anziché interpersonale: mi sento triste e offro la mia tristezza a te affinché tu mi dia una risposta, piuttosto che mi sento triste qui con te. In entrambe i casi c’è continuità temporale, ma solo nel tempo con te c’è compresenza e condivisione dello spazio.
Gli aspetti emotivi in questo tipo di relazione disincarnata non si esperiscono attraverso elementi “spontanei “ della carne ma si esperiscono attraverso una “rappresentazione” dell’altro che è altrove relata alla sua manifestazione indiretta, lo scritto. “Il linguaggio digitato non ha la stessa capacità di portare le emozioni che ha la voce, anche se chi lo legge vi cerca le stesse emozioni, lo stesso contatto con la persona con cui è in relazione” Suler; Turkle 1997). Si costruisce quindi una relazione nella quale chi legge ricerca livelli qualitativi di emozioni che sembra non poter vivere. La Stone fa risalire ciò al fatto che la comunicazione emotiva risulta essere più ristretta rispetto al vis a vis perché le informazioni on-line sono costituite da elementi e modalità espressive numericamente minori. Da queste considerazioni comunque si può affermare che la lettura e l’ascolto del contenuto non possono prescindere dalla lettura e ascolto della forma, dove contenuto e forma delle espressioni parlate e scritte identificano il tono delle emozioni. Quindi è vero che le manifestazioni emotive assumono forme scritte diverse da quelle parlate, ma questo non esclude che vi siano degli elementi o marcatori di contenuto e forma in grado di connotare fortemente il tono delle emozioni. Ad esempio rimanda ad un tono emotivo qualitativamente differente l’utilizzo di aggettivi di possesso o indicativi o dispregiativi……. Oppure uno scritto composto da periodi molto lunghi, rispetto ad uno scritto di periodi brevi e scanditi da dei punti esclamativi.
Quindi rispetto alla forma gli elementi che si possono tenere in considerazione riguardano la grammatica e la sintassi, cioè la costruzione del segno e la relazione dei segni tra loro; rispetto al contenuto si possono considerare gli aspetti della semantica cioè la relazione dei segni con gli oggetti cui sono applicabili. L’interconnessione di questi elementi permette ad entrambe la parti di dare significato alla esperienza e di caratterizzare la qualità delle emozioni che intercorrono nella relazione. Ciò riguarda la pragmatica che è la relazione dei segni con i significati e la relazione dei segni con gli interpreti che hanno la possibilità di offrire il loro mondo solo attraverso lo scritto.
Quanto abbiamo scritto sopra riguarda i segni attraverso i quali si esperiscono le emozioni, e nel contempo sono riferibili alla possibilità di utilizzarli al fine di decifrarle qualitativamente e di comprenderle; o di capirle? Il dubbio trova la sua ragion d’essere nel fatto che il comprendere rimanda ad una compresenza emotiva e spazio-temporale, che qui per il mezzo utilizzato abbiamo scritto essere assente. Quindi dal punto di vista emotivo sembra venirsi a caratterizzare un piano operativo di consulenza nel quale è possibile il capire, che più si avvicina agli aspetti inerenti alla processualità della persona, piuttosto che il comprendere la persona.
Le considerazioni finali portano a sottolineare che la consulenza on-line proprio per il mezzo utilizzato sembra dare spazio ad una relazione di aiuto che si distanzia da quella vis a vis perché rende impossibile la compresenza nel tempo e nello spazio delle persone affidandosi ad una modalità di conoscenza dell’altro attraverso una riproduzione “meccanica” delle manifestazioni, che comunque esprimono qualità e forza emotiva e proprio per questo danno la possibilità di accedere allo stato della persona ma con il limite di non essere li con lei.
Queste riflessioni sugli aspetti relazionali ed emotivi non ha la pretesa di dare una risposta esaustiva alla domanda di cosa sia una relazione nella consulenza on-line e delle emozioni che intercorrono ma è una interrogazione su quale sia la struttura relazionale e attraverso quali segni o elementi il consulente e il consultante manifestano ed esperiscono le emozioni.