Arteterapia: teoria e prassi di un nuovo approccio psicoterapeutico integrato

* Roberto Pasanisi
(Direttore del CISAT, Centro Italiano Studii Arte-Terapia; professore di Psicologia dell'arte e della letteratura al LIUPS, Libero Istituto Universitario Per Stranieri "Francesco De Sanctis", Napoli; via Bernardo Cavallino, 89; 80131 Napoli - tel. 081 / 546 16 62 - fax 081 / 220 30 22 -
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I. Teoria e prassi dell'Arteterapia

L'Arteterapia si è finora sviluppata sulla base di tre modelli: come una tecnica essenzialmente riabilitativa o di sostegno rivolta principalmente agli psicotici od ai minorati, fisici o psichici che fossero, intesa a ridurre le minorazioni psicofisiche ed a migliorare le capacità relazionali e di socializzazione dell'individuo affetto da una patologia più che nevrotica; come una sorta di laboratorio di pittura e scultura, attento a cogliere (ed eventualmente ad esprimere) le emozioni connesse alla pratica artistica; o come una psicoterapia che si avvaleva delle arti figurative a livello essenzialmente strumentale e secondario nell'àmbito di una tecnica più vasta ed articolata, specialmente psichiatrica. Essa è stata praticata non soltanto da psicoterapeuti, ma da esperti dei più svariati campi - musicisti, artisti, scrittori, drammaturghi, maestri di scuola, insomma sulla base delle competenze più svariate - restando al di qua o andando al di là della psicoterapia stricto sensu - l'unica che qui ci interessi - praticata da uno psicoterapeuta, o meglio ancóra da uno specialista in Arteterapia. Essa è stata sostanzialmente priva sia di un impianto teorico compiutamente definito che la legittimasse scientificamente in maniera univoca, sia di una qualsivoglia istituzionalizzazione che ne precisasse i cómpiti e gli obiettivi, ne chiarisse le caratteristiche precipue (anche contrastivamente rispetto alle altre scuole psicoterapeutiche) e ne stabilisse i limiti, fissando nel contempo una deontologia professionale.
Molti sono infatti le scuole ed i corsi di scrittura creativa, i laboratorii di pittura e scultura a fini terapeutici o riabilitativi, ed altre iniziative simili; come pure gli psicologi, gli psicoterapeuti e gli psichiatri che adoperano l'arte in forma per così dire 'ancillare', idest come una tecnica fra le altre nell'ambito di una teoria e di una prassi diverse, che nulla hanno a che vedere con l'Arteterapia.
Qui invece si intende l'Arteterapia come una 'teoria ed una prassi psicoterapeutica' a tutti gli effetti ed autonoma, sviluppando questa disciplina come una scuola di psicoterapia tout court, curata non da scrittori o pittori o scultori o da psicologi di altre scuole, ma da specialisti in questo particolare tipo di psicoterapia.
Fissiamo in 'ART' la sigla abbreviativa della disciplina che qui volgiamo proporre sotto il nome di 'Arteterapia', intesa come una nuova scuola psicoterapeutica contrassegnata da tre caratteristiche fondamentali e sue specifiche: l'uso dell'arte e delle sue tecniche come strumento terapeutico; l'approccio integrato con il training autogeno (TA) nella sua formulazione classica; la costituzione eclettica, che le permette di attingere, sia sul piano teorico che su quello propriamente terapeutico, a diverse altre scuole, segnatamente alla Psicoanalisi, alla Psicologia analitica, alla Psicologia della Gestalt ed all'Analisi Transazionale (AT). Ne consegue come corollario che l'Arteterapia così intesa si configura nelle cosiddette 'psicologie del profondo' e che integra 'tecniche analitiche' con 'tecniche esperienziali'.
Il presupposto principale dal quale partiamo per considerare l'ART non come una psicoterapia rieducativa, con una valenza essenzialmente sociale e di recupero, ma come una psicoterpaia ricostruttiva di tipo psicodinamico è la teoria elaborata da Freud riguardo alla funzione dell'artista: per il neurologo viennese la funzione fondamentale dell'artista è quella di mettere l'individuo in comunicazione con il suo Inconscio e di consentirgli di gustarne le fantasie "senza rimprovero e senza vergogna" (1), liberando profonde tensioni della psiche. L'arte quindi per Freud rappresenta uno dei mezzi più adeguati per tollerare l'esistenza; come una sfera posta tra Eros e Thanatos, rappresentante una soddisfazione del desiderio sostitutiva, non ossessiva né nevrotica: una sorta di passaggio, di via regia verso l'inconscio, come il sogno; ma, a differenza del sogno, più organicamente e compiutamente creativa. Oltre al contributo di Freud, ci sembra opportuno, per attribuire all'arte una valenza terapeutica, avvalerci dell'operazione, considerata da taluni scandalosa, di smitizzazione e desacralizzazione dell'artista in quanto tale effettuata dalla Chasseguet-Smirgel: operando infatti una smitizzazione dell'artista, la studiosa contribuisce non poco a ravvicinarcelo, a stabilire un contatto, a riprendere un colloquio interrotto, o forse a iniziarlo in quanto miticamente fantasticato e mai realmente esistito; ricordandoci che tutti condividiamo gli stessi meccanismi psichici, sia conflitti che angosce, è possibile stasbilire una continuità tra il fruitore e l'artista, rendendo così reale la comunicazione, anche se difficile. In questo senso si comprende come l'approccio psicoterapeutico ricostruttivo, e in particolare quello psicoanalitico, rappresenti uno degli strumenti più validi per ritrovare l'artista che è in noi, ovvero la nostra parte creativa, che è in grado di metterci in contatto con il nostro inconscio e che attraverso la produzione di opere d'arte ci permette di analizzare le nostre angosce e i nostri conflitti interiori. Infatti ponendo l'artista, il creatore, in una posizione di pseudo-privilegio, in realtà lo chiudiamo in un'inaccessibile torre d'avorio, e così facendo lo emarginiamo e lo alieniamo, ma al prezzo di emarginare e alienare da noi quella parte di noi stessi che è la dimensione estetica e creativa nella sua valenza catartica e sublimativa. La possibilità di dare all'altro una valenza terapeutica e di considerarci artisti potenziali - lato sensu, obviously, idest nel senso di 'creatività' -, ci è offerta anche dal fatto che nell'arte contemporanea è l'artista stesso che infrange il proprio ruolo, smitizzando la propria persona e il proprio fare artistico, annullando in questo modo la distanza dal fruitore d'arte e contravvendendo così a quell'immagine che noi gli attribuiamo.
È grazie proprio a questi presupposti teorici che è possibile costituire dei gruppi terapeutici in cui ognuno esprima la personale creatività per conoscere meglio il proprio mondo inconscio e per cercare, conoscere ed interpretare, con l'aiuto del terapeuta, le proprie problematiche.
Nella prassi si alternano a 'sedute monotematiche' 'sedute a tema libero': nella prime il 'soggetto tematico' viene proposto dal terapeuta, con l'approvazione del gruppo; nelle sedute a tema libero il 'soggetto' è scelto liberamente dai componenti del gruppo. All'interno di ogni seduta vengono distinte tre fasi: la prima è quella 'creativa', in cui i componenti del gruppo devono creare l'opera nella massima libertà; la seconda fase è 'interpretativa', in cui il gruppo interpreta le opere crative dei singoli componenti del gruppo con la supervisione del terapeuta ed, eventualmente, del coterapeuta; la terza fase è quella 'analitica', in cui si analizzano le dinamiche che si innescano all'interno del gruppo attenendosi ai criterî della psicoterapia analitica di gruppo e delle psicoterapie esperienziali (la Gestalt e lo Psicodramma segnatamente).
L'ART è indicata elettivamente per individui che soffrono per disturbi ansiogeni piuttosto che per la riabilitazione e l'inserimento nel gruppo di minorati: l'inserimento nel gruppo è preceduto da reattivi di tipo proiettivo, e alla fine si confrontato poi i reattivi d'ingresso e i reattivi finali.
Dall'esperienza sul campo, risulta che nel 60 per cento circa dei casi si produce un miglioramento complessivo dell'equilibrio psicofisico ed in particolare una maggiore capacità di socializzazione, maggiore fiducia in se stessi e un consolidamento dell'Io, accertato attraverso reattivi e questionarî. Il 40 per cento circa dei casi non riscontra significativi cambiamenti, in alcuni casi per la presenza di problematiche latenti di tipo psicotico o per mancanza di motivazioni adeguate.
Ricapitolando, le 'tecniche fondamentali' sono dunque:
1. Psicodramma Creativo (PC)
2. Poiesi-Terapia (PT)
3. Icono-Terapia (IT)
L'Arteterapia si divide dunque, innazi tutto, in Pòiesi-Terapia ed Ìcono-Terapia: la prima si svolge in due fasi, una 'attiva' ed una 'ricettiva', entrambi conclusi dalla fase 'rielaborativa'. In quella attiva, al paziente viene proposto, mediante opportune tecniche, di elaborare dei testi poetici o narrativi; in quella ricettiva, al paziente si chiede di esprimere i vissuti rispetto a testi d'autore proposti; nella fase 'rielaborativa', si elaborano, con tecniche analitiche ed esperienziali, i vissuti emersi.
Anche l'Icono-Terapia si sviluppa in due momenti: nella fase 'attiva', viene chiesto al paziente di produrre un'immagine, avvalendosi di tecniche ad hoc: egli elaborerà, in primis, un disegno, che potrà essere in bianco e nero od a colori; ma potrà avvalersi anche di altre tecniche, a cominciare dalla fotografia. Nella fase 'ricettiva', il terapeuta proporrà un'immagine d'autore - tipicamente un quadro, ma anche una scultura od una fotografia -, chiedendo poi al paziente di esprimere i vissuti rispetto a quella immagine.
Lo Psicodramma Creativo (PC) è una forma di 'psicodrammatizzazione strutturata' precipua dell'Arteterapia: a differenza dello 'psicodramma classico' infatti, esso non è volto, freudianamente, alla 'ricostruzione archeologica' del 'passato'; esso è votato alla 'costruzione del futuro'. Nel corso della seduta viene infatti messo in scena, drammatizzato ed esplorato il 'mondo del desiderio' e l' 'universo delle potenzialità' del paziente; idest non 'ciò che è stato', ma 'ciò che sarà', ovvero 'ciò che vuole e può essere': sono dunque in questa maniera evidenti la creatività e la dinamicità di una tale prospettiva, tesa a realizzare la propria vita futura così come si progetta e realizza un'opera d'arte, nel contempo liberando a pieno la creatività e la libertà della persona non meno che, rankianamente, le forze più volontaristiche dell'individuo. Il paziente così, piuttosto che ripiegarsi in se stesso e rimuginare circolarmente sul suo passato, acquisisce fiducia nelle proprie potenzialità e capacità e sperimenta un modo di vita diverso e più positivo di quello abituale, ma nello stesso tempo non di pura fuga nella fantasia, ma con una sua fattuale concretezza situazionale.
Il Laboratorio di scrittura e pittura, che si affianca nella prassi terapeutica al Poiesi-Terapia ed alla Icono-Terapia, consiste nell'applicazione delle tecniche di scrittura, specialmente poetica, e di pittura come veicolo elettivo nei livelli dell'esperienza sensoriale, corporea, emotiva, immaginativa e cognitiva-verbale: in questo senso l'Arte-Terapia (ART) trova piena applicazione in tutti quei contesti nei quali la capacità di instaurare una buona relazione è di fondamentale importanza nella propria vita sociale e professionale.
L'Arteterapia si giova di un approccio integrato col Training Autogeno (TA): come altre Tecniche di Rilassamento (TR), esso non ha soltanto il pregio di indurre un immediato stato di autodistensione psichica necessario per il trattamento di alterazioni neuropsichiche e di reazioni ad etiopatogenesi psicogena; proprio perché in grado di cogliere il rapporto psiche-soma nelle sue ristrette correlazioni funzionali, il TA costituisce un vero strumento terapeutico, che mira al recupero e alla mobilitazione di energie bloccate, alla decostruzione di resistenze ai normali equilibrî vitali, al decondizionamento di patologie già instaurate. Il TA si svolge a tre livelli: il primo è quello 'di base', come semplice 'tecnica di rilassamento'; il secondo è quello 'superiore' o 'proposizionale': esso si fonda sulle 'formule proposizionali', tese ad autosuggestionare a partire da problematiche individuate attraverso la discussione fra il terapeuta o 'maestro' ed il paziente o 'praticante': esso funziona a mo' di autoipnosi; il terzo è quello 'sublime', che è di livello 'analitico': il materiale emerso durante il training e quello sviluppato nel corso di un'analisi condotta in margine alle sedute autogene ma comunque secondo le metodologie classiche vengono analizzati e convertiti in una 'formula proposizionale' che non sia solo autosuggestiva, m anche capace di interagire e influire su aspetti profondi (inconsci) della personalità.
Di appoggio è la Psicodiagnosi : essa è rivolto a tutti quegli operatori che nella quotidiana pratica di lavoro abbiano necessità d'impiego di reattivi in àmbito clinico, nel settore dell'età evolutiva e nell'orientamento scolastico e professionale. Una precisa scelta dei test somministrati intende realizzare un'articolata struttura didattica rivolta a favorire la versatilità dello strumento psicodiagnostico nell'indagine della personalità.

Bibliografia

 

Sitografia


Liste di discussione


Riviste

 

II. Arteterapia ed eros

In Eros. Le deviazioni del desiderio, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1997, Joyce McDougall, psicoanalista di fama internazionale ed analista supervisore e didatta della Società psicoanalitica di Parigi, "segue e illustra con una serie magistrale di esempi clinici l'intreccio tra femminilità e sessualità, anche nei suoi risvolti creativi, che riguardano, oltre alla sfera dell'arte, della letteratura, della scienza e delle attività socialmente valorizzate, quella specifica dei rapporti tra i sessi. Perversioni, deviazioni, neosessualità possono essere appunto considerate sotto questo profilo non soltanto come infrazioni a una presunta norma, fisica, psichica o sociale, quanto [ed è questa la prospettiva di maggiore originalità e di più ampie prospettive del saggio] come espressioni autonome della realtà del desiderio.".
Di particolare interesse appare la Parte seconda, costituita dai capitoli Sessualità e creatività, Sessualità e processo creativo, Creatività e identificazioni bisessuali, Trauma e creatività, nei quali acute teoresi scientifiche generali si alternano ad avvincenti frammenti di analisi, a partire dalla considerazione che "I misteri della creatività hanno affascinato gli analisti sin dagli albori della riflessione psicoanalitica" (p. 67), da quando Freud, nel celebre saggio del 1908 Il poeta e la fantasia si pose pionieristicamente le due domande fondamentali: "donde quella personalità ben strana che è il poeta tragga la propria materia" e "come egli riesca ad avvincerci, suscitando in noi commozioni di cui forse non ci saremmo creduti capaci" (Sigmund Freud, Opere, Torino, Boringhieri, 1967-1980, vol. V, p. 375).
Dalle pp. 68-69 McDougall prende di mira un diffuso tópos romantico (o di sempre?), sviluppando un discorso a tratti persuasivo, a tratti eccessivamente semplificatorio, che solo in parte ci sentiamo di condividere: "A questo punto vorrei liquidare il diffuso mito dell'individuo creativo nelle sembianze dell'artista o dello scrittore che muore di fame, emotivamente instabile e/o sessualmente deviante. In realtà, le vite dei grandi artisti, quanto a contenuto storico e a struttura psicologica, sono diverse tra loro quanto le vite di qualsiasi altro individuo, dei banchieri, dei macellai o dei politici.
Molti artisti hanno avuto una normale vita borghese. Molti sono stati genitori affettuosi. Alcuni hanno combinato la loro attività creativa con una vita pienamente realizzata in altri campi: Rubens fu nominato ambasciatore; Matisse iniziò la sua vita professionale come avvocato; Cechov fu un medico, Claudel un diplomatico, Mussorgskij un militare di carriera e così via. Alcuni individui creativi hanno sicuramente dato chiari segni di turbe psicotiche, perverse o psicopatiche, ma forse la parte della personalità che permetteva loro di creare - e di farlo in modo continuo - era la parte sana!".
Su tutto questo discorso cfr., e contrario, l'importante volume collettaneo, a cura di Marco Manzoni, Creazione e mal-essere, Milano, Guerini e Associati, 1989, e specialmente gli interventi di Nadia Fusini, La ferita di Kafka, di Carlo Sini, Nietzsche e il destino inattuale, e di Ernesto Borgna, Quando l'esperienza psicotica diviene esperienza creativa; nonché i nostri La ripetizione creativa, in "Il letterato", 1-3, 1985, pp. 3-5; Recensione a Ivan Fónagy, La ripetizione creativa. Ridondanze espressive nell'opera poetica, Dedalo, Bari, 1982, in "Annali dell'Istituto Universitario Orientale" Sezione Romanza, XXVIII, 1, 1986, pp. 407-410; Il Poema Paradisiaco, in "Alla bottega", 2, 1986, pp. 19-21; La forma della bellezza. Intorno alla genesi della lirica moderna: uno studio psicoanalitico, in "Gradiva" (New York, U.S.A.), VI, 2, 1996, pp. 97-105; La forma della bellezza: la genesi della poesia di Mallarmé come specimen della lirica moderna, in "Esperienze Letterarie", XXI, 2, 1996, pp. 89-96.

III. Arteterapia e creatività

"Mal-essere, solitudine, creatività intellettuale e artistica. Qual è il sottile ma tenacissimo filo che collega il disagio esistenziale all'intuizione espressiva?": è questa la domanda alla quale cerca di rispondere il denso saggio curato da Marco Manzoni in margine ad un Convegno promosso sulla vexata quaestio dalle istituzioni milanesi insieme alla Società junghiana CIPA (Creazione e mal-essere, Milano, Guerini e Associati, 1989).
Si susseguono così gli Interventi di Giovanni Raboni su Proust e l'invenzione della gioia, Sergio Perosa su Henry James: malesseri del pellegrino e dell'artista, Nadia Fusini su La ferita di Kafka, Giuseppe Zigaina su Pasolini e la futura preistoria, Patrizia Violi su Rappresentazione e auto rappresentazione in Marguerite Yourcenar. La solitudine di Adriano, Carlo Sini su Nietzsche e il destino inattuale, Marco Gay su Jung: extra ecclesiam nulla salus?, Quirino Principe su Il pensiero musicale di un artista ai margini. La poetica del mal-essere in Robert Schumann, Andrea Bisicchia su Nichilismo, solitudine e crisi dei valori tradizionali nel teatro di Strindberg, Remo Bodei su Solitudine e dolore: Friedrich Hölderlin e la natura della poesia, Eugenio Borgna su Quando l'esperienza psicotica diviene esperienza creativa, Luigi Zoja su Creazione come eccesso di risposta all'ostacolo, Emanuele Severino su Quiete e creatività e Carlo Bo su Alla ricerca di un mondo perduto.
Il volume si fa apprezzare per la varietas delle competenze degli studiosi intervenuti - che vanno dalla letteratura alla filosofia alle arti figurative alla psicologia - non meno che degli autori da essi trattati, che spaziano attraverso diverse letterature e numerosi generi: di speciale interesse, per originalità del taglio e profondità scientifica, appaioni gli articoli di Nadia Fusini, Carlo Sini (ma si può non essere interessanti parlando di Nietzsche?...), Eugenio Borgna, Luigi Zoja, Emanuele Severino e Carlo Bo, che pone il suggello al libro con alcune dure considerazioni sullo sperimentalismo fine a se stesso degli "eserciti di guastatori, illusi di favorire il futuro distruggendo soltanto il patrimonio del passato", bieco corollario di un vuoto culturale e creativo: "frutto di una sostanziale incapacità ad afferrare il mondo dei sentimenti" e di "una grave deficienza d'ordine morale", a causa delle quali "tre quarti della produzione letteraria odierna è votata all'autodistruzione"; perché, mentre "uno scrittore vero non è fatto soltanto per dire qualunque cosa in qualsiasi situazione", "lo scrittore nuovo obbedisce a un invisibile direttore d'orchestra che è quasi sempre o la moda o il gusto dell'imitazione o la convenienza del momento".

IV. Arteterapia ed esperienza

La dimensione estetica dell'esperienza, Milano, Franco Angeli, 1995, curato da Loredano Matteo Lorenzetti, affronta sapientemente, da una prospettiva nuova e valendosi degli avvincenti modelli afferenti alle nuove scuole di psicoterapia arteterapeutica, alcune delle questioni più urgenti della modernità: "L'uomo contemporaneo è uomo della soglia. Egli ha di fronte il passaggio al nuovo millennio e alle spalle una cascata di cambiamenti. L'incertezza diviene il sentimento del quotidiano e la contraddizione il linguaggio corrente che abita la realtà. [...]Questa dimensione si è insinuata nel nostro tempo, ritmandolo disumanamente e cancellando gli spazi del bello, di ciò che permette all'uomo l'ascolto autentico di sé e del mondo: la dimensione estetica dell'esperienza. [...] Un modo d'essere inquietante, perché incessantemente interrogativo, che lega l'umanità indissolubilmente e vertiginosamente alla sua umanità e al mistero, che è l'essenza stesa dell'opera d'arte. Questo libro chiama il pensiero nel luogo del fare e farsi poetico della conoscenza, per una cultura del rispetto e dell'uso del bello in soccorso alla crescita dell'uomo e del sociale, allorché tale pensiero si declina applicativamente negli aspetti educativi, preventivi, integrativi, sociali, riabilitativi e clinico-terapeutici propri dell'area delle arti-terapia. [...] Ma è anche un testo del futuro [...] ridisegnando un mondo possibile a misura d'uomo, salvato dall'impoverimento e dalla distruzione che lo stesso uomo - devalorizzando o perdendo la dimensione estetica - arriva a infliggergli."
Dopo la Presentazione di Giorgio Zanella e la Prefazione del curatore (coordinatore del Gruppo di Psicologia delle arti presso l'Istituto di Psicologia dell'Università di Milano e studioso dei rapporti fra Psicologia ed arte), leggiamo l'Introduzione di Marcello Cesa-Bianchi e Loredano Matteo Lorenzetti: Psicologia e arti-terapia: un cammino verso il terzo millennio. Tra i molti contributi interessanti che costellano il volume, soffermiano la nostra attenzione su Estetica e terapia delle arti di Gillo Dorfles, Psichiatria e art-therapy di Italo Carta, L'arte terapia come intervento riabilitativo nel trattamento del paziente psichiatrico di Gabriella Ba, Le emozioni: basi neurofisiologiche e correlati psicosociali di Maria Vittoria Meraviglia, Verso una teoria psicodinamica della danza-terapia: il contributo gruppo-analitico di Daniela Di Mauro e Girolamo Lo Verso. In Appendice troviamo un importante ragguaglio su Psicologia, arte, conoscenza. Per una storia del "Progetto: Uomo/Arte/Terapia" (1984-1995) di Loredano Matteo Lorenzetti, Monica Cilindri e Alberto Magnani e I corsi di arti-terapia della Provincia di Milano di Monica Cilindri e Loredano Matteo Lorenzetti.