E-therapy:
quali modelli, quali opportunità, quali limitiGiovambattista Presti
Il tema “psicoterapia e Internet” è molto complesso,
forse troppo per poterlo affrontare in maniera completa all’interno degli ambiti
di questa relazione. Le domande cui si dovrebbe rispondere, o perlomeno tentare
di farlo, sono molteplici e riguardano sia gli innumerevoli aspetti applicativi
sia le profonde radici teoriche della psicoterapia tout court, non solo di quella
relazionata al mezzo elettronico. Infatti, basti considerare che, secondo l’indirizzo
clinico seguito, il termine psicoterapia assume connotati differenti, a volte
in contrasto fra di loro. Nessuno mette in dubbio che, in prospettiva, il canale
di comunicazione digitale possa costituire un mezzo attraverso il quale verranno
veicolati da parte di psicologi “servizi” al cliente, ma come questo verrà fatto,
con che efficacia e in quali ambiti, non è noto e il tema resta materia di futurologi
o di chiunque voglia sbizzarrirsi in previsioni regolarmente smentite dai fatti.
L’uso della Internet per offrire servizi a orientamento psicoterapeutico rimane controverso. È comunque incontrovertibile che esiste una richiesta da parte di persone che non possono o non vogliono frequentare un setting tradizionale. La telepsicologia è una disciplina in sviluppo, con basi ancora malferme, purtroppo. Rimangono aperte molte questioni sull’opportunità e validità di offrire servizi professionali attraverso i diversi strumenti di comunicazione che offre la Internet, dalla e-mail alla videoconferenza, fra cui:
Quante sono le forme di e-therapy?
Chi volesse ricorrere a uno psicoterapeuta in Rete si trova innanzitutto di fronte a una giungla di termini diversi, una babele che risulta difficile dirimere. Attraverso la Internet possiamo ricorrere al cyberterapeuta, che risolve i nostri problemi psicologici con la cyberterapia o ricercare un consiglio o una consulenza tramite posta elettronica (e-counseling). Il terapeuta può supportare ulteriormente il cliente attraverso la posta elettronica estendendo le sedute (adjunctive e-mail therapy), o ricorrere alla posta elettronica solo per la gestione della sua attività clinica (ancillary e-mail service). I familiari dei clienti possono ricorrere a sessioni interattive e multimediali di psychotraining dove apprendono ad affrontare e gestire la malattia del proprio parente. Molte di questi nomi (fra cui anche e-therapy, Internet based psychotherapy, behavioral telehealth) sono da attribuire ad abili strategie di marketing e, come tali, lontane dal documentare diversità o specificità nelle attività di tipo clinico praticate utilizzando la Rete come strumento di comunicazione con il cliente.
Secondo King (1998) la terapia via e-mail o chat-room non è da considerarsi ad alcun titolo psicoterapia, ma terapia virtuale. L’espressione “psicoterapia virtuale” è troppo ambigua per poterla adottare, in assenza di una definizione operazionale, che nemmeno l’autore stesso presenta. D’altra parte queste forme di assistenza psicologica mediata da strumenti di comunicazione digitali sono state definite in vario modo, come dicevamo agli inizi di questo paragrafo, più per raggiungere abilmente obiettivi di marketing del servizio che per offrire spunti di riflessione alla comunità scientifica. Grohol (1999) dà una definizione di e-terapia come di una nuova modalità di offerta di aiuto alle persone per risolvere problemi relativi alla loro vita quotidiana e alla sfera di relazioni. Secondo questa definizione la e-terapia non è psicoterapia né counseling, dal momento che non segue, ne può seguire, a una precedente attività diagnostica. Secondo Grohol (1999) lo psicologo in queste condizioni è più vicino al ruolo di guida professionale (coach), che non di psicoterapeuta. Esistono, d’altra parte, molti esempi sul web di test psicologici on-line che potrebbero vicariare alcune delle funzioni diagnostiche e di valutazione della terapia in itinere.
Presentare un quadro dei servizi ad orientamento terapeutico basandoci sui termini utilizzati da coloro che li hanno creati, data la diversità di approcci teorici e clinici seguiti e l’ambiguità del contesto in cui vengono espressi, non aiuterebbe di certo la comprensione di quanto avviene. Per le stesse ragioni, ai fini di questa panoramica, non userò il termine psicoterapia, in quanto potrebbe risultare fuorviante, in assenza di precisi dati empirici che connotino in tal senso le esperienze cliniche praticate attraverso la Internet.
Alla luce delle esperienze a oggi note la terapia attraverso la Internet potrebbe essere inquadrata in tre modi:
· come un’estensione al mondo digitale di approcci e tecniche esistenti
· come una nuova disciplina, un nuovo paradigma clinico, che nasce dall’incrocio delle dimensioni della comunicazione cliente-clinico che abbiamo
· come un insieme di nuove tecniche: psicoterapia via e-mail, via chat etc.
La strada più conveniente per comprendere come si sono sviluppati, o potranno essere sviluppati, i servizi di psicologia clinica attraverso la Internet è probabilmente quella della classificazione basata sul tipo di interazione che si stabilisce fra l’utente e il professionista della salute mentale. Il quadro che emerge può rappresentare un utile esercizio per valutare le possibili forme che la comunicazione mediata da strumenti digitali può assumere nella relazione cliente – clinico.
In rapporto alla “classica” interazione vis a vis la Internet offre una enorme varietà di modi diversi per caratterizzare la comunicazione fra due individui, ognuno dei quali ha i suoi pro e contro. È possibile alterare il tempo e lo spazio, creare nuovi mondi e automatizzare alcune parti di questa interazione. L’interazione fra cliente e clinico può essere interpretata secondo 3 bipoli (vedi figura 1), che rappresentano gli estremi all’interno del quale oscillano diverse tipologie di comunicazione supportati da strumenti software e hardware differenti: a) asincrona/sincrona; b) testo / tutto il sistema sensoriale; c) fantastico / reale

Le caratteristiche della comunicazione cliente-terapeuta sono dipendenti dalle caratteristiche degli strumenti software identificati dall’incrocio di due o più assi: ad esempio benché la posta elettronica e la maggior parte delle chat siano basate sul testo, le proprietà funzionali ai fini della relazione cliente – clinico sono diverse, in quanto il primo è uno strumento asincrono, mentre il secondo è sincrono. A loro volta esistono chat testuali in cui può essere introdotti elementi fantastici, come l’ambientazione e i personaggi, che modificano le proprietà funzionali rispetto a quelle basate esclusivamente su linee di testo. Vediamo brevemente queste caratteristiche:
Nulla in teoria vieta, come già accade in alcuni giochi di ruolo o chat, sulla Rete che un programma possa arrivare a “sostituire” uno psicoterapeuta. Alcune fasi iniziali della valutazione clinica, ad esempio, sono già condotte in diversi setting attraverso l’uso di strumenti di assessment e test parzialmente o totalmente automatizzati. Gli stessi strumenti potrebbero essere utilizzati non solo nella fase diagnostica iniziale, ma anche in itinere per valutare, magari a distanza, i progressi della terapia. Se accettiamo questa prospettiva come ipotesi di lavoro per futuri sviluppi, la nostra analisi della comunicazione fra cliente e clinico viene arricchita da due nuove dimensioni bipolari automatizzato/umano e invisibile/presente. In via puramente speculativa vi sono vantaggi, legati alla macchina, alla sua memoria, e alla mancanza di reazioni emotive, che possono derivare da un servizio automatizzato, anche se fino a oggi nessun programma è in grado di sostituire l’uomo. Se mai lo sarà, dovremo allora verificare che cosa sarà in grado di fare e, probabilmente, rivedere molti degli assunti teorici alla base delle psicoterapie ed esplorare i vantaggi e gli svantaggi per le varie tipologie di pazienti di avere uno psicoterapeuta umano o una macchina, i vantaggi di avvertirne la presenza o di averlo come “guida invisibile”.
Naturalmente la reazione di ogni psicologo clinico di fronte a queste argomentazioni sarà diversa e dipenderà dalla propria formazione teorica e all’approccio terapeutico utilizzato. Gli psicoanalisti e gli psicologi cognitivi potranno trovare stimolante e utile (anche se non ortodossa) l’idea di un ambiente fantastico offerto dalle chat e dai giochi di ruolo. Chi lavora sulla dimensione corporea troverà, invece, fortemente limitante l’idea di un’interazione clinica mediata da uno strumento elettronico. Tutti, credo, non potranno che trovare utile l’idea di mantenere il contatto con il proprio cliente attraverso strumenti di comunicazione asincrona (come la posta elettronica).
In assoluta assenza di dati empirici che possano guidare il giudizio, ogni parere espresso su ciascuno dei punti precedenti rappresenta solo una posizione che ogni psicologo potrebbe prendere in funzione del proprio orientamento teorico. Solo un approfondito studio sperimentale, che tenga conto delle diverse dimensioni della comunicazione, delle diverse tipologie di pazienti e delle diverse tecniche terapeutiche applicabili, potrà dirimere i dubbi degli operatori, ma anche dei clienti che vengono sempre più abbagliati da ciò che leggono nelle riviste o vedono pubblicizzato nelle pagine della Rete.
Il telecounseling
Se prendiamo a modello i servizi di counseling offerti via telefono, anche la posta elettronica potrebbe rappresentare una modalità d’accesso al contatto con uno specialista, con un esperto, ma non può ancora integrare la relazione terapeutica,condizione indispensabile per un vero e proprio trattamento. Il telefono, infatti, è stato utilizzato come mezzo di screening per casi di depressione o di disturbi psichici di altra natura. Vi sono ricerche in cui è stato efficacemente utilizzato un sistema misto, pubblicazioni in forma di manuali da offrire ai pazienti e assistenza telefonica con un sistema automatizzato, per trattare casi di depressione lieve-moderata. I vantaggi per i pazienti derivano anche dalla disponibilità h24 del servizio: il 68% delle telefonate viene fatto in orari e giorni in cui difficilmente un terapista è disponibile, fra le 5 e le 9 di sera e durante i fine settimana. È facile immaginare come questo sistema possa essere implementato sul web e funzionare, in modo automatizzato, anche attraverso la posta elettronica – naturalmente l’efficacia rimane da provare empiricamente.
Le e-mail possono, talvolta, costituire una risorsa terapeutica, specie in quei casi dove la consulenza è vissuta da una parte come richiesta di parere,ed arricchimento di informazioni già acquisite, oppure come iniziale insight, dall’altra come un contributo volto non alla soluzione del problema, ma all’avvio di un processo articolato o alla sottolineatura di un aspetto, magari sottovalutato, che può risultare significativo alla comprensione complessiva del problema stesso. L’esperto a distanza, che comunica attraverso la rete digitale, deve conoscere il problema, le risposte terapeutiche adottate e le aspettative di chi scrive. E su questa base deve ipotizzare ipotesi alternative, accennare con molto tatto a diagnosi differenziali, raccomandando la loro verifica in loco, per evitare sfiducia nei professionisti locali, risorsa insostituibile per chi presenta problemi. Una scrupolosa consulenza attraverso la posta elettronica non può in alcun modo considerarsi un intervento terapeutico, ma può in ogni caso essere l’avvio di un processo di cambiamento e di sblocco di un inceppamento clinico
I gruppi di supporto
Con la creazione della Usenet si è formata, nel corso di oltre quindici anni, una schiera di gruppi di supporto che utilizzano la rete elettronica come mezzo di comunicazione per creare e mantenere le relazioni fra membri. Benché vengano etichettati come gruppi di supporto, e come tali li continueremo a trattare in questo volume, essi sono in genere gruppi di auto-aiuto autocostituitisi senza la supervisione di un clinico, psicologo o psichiatra. Come ogni gruppo di supporto i partecipanti esprimono le proprie opinioni, positive o negative, in rapporto ai temi in discussione. La lettura di questi scambi documenta la opportunità che queste persone hanno avuto di trovare un “luogo” per esprimere i propri bisogni e le proprie emozioni, dove potere trovare modi per alleviare le proprie angoscie. Forse il termine psicoterapia nel caso dei gruppi di supporto on-line potrebbe essere, anche in questo caso, eccessivo, tuttavia possono costituire punti per un “pronto soccorso” psicologico. Probabilmente questo tipo di occasione può essere ideale per chi non è affetto da disturbi psichici particolari, ma è in ogni caso in una situazione di sconforto che “una buona parola” assieme all’anonimato garantito dalla Rete possono contribuire ad alleviare. Naturalmente come punto di primo conforto in alcuni casi potrebbe andare bene, ma siamo molto lontani da un reale modello terapeutico e siamo ben distanti anche dalla terapia di gruppo, così come usualmente concepita e praticata.
In letteratura cominciano ad apparire ricerche orientate all’analisi dei gruppi di supporto on-line e dei loro frequentatori. La maggior parte degli studi sulla tele-psicologia clinica sono basati su indagini senza gruppi di controllo, pochi sono randomizzati e controllati. In genere gli articoli sono di tipo teorico, o al massimo descrittivi. Un’analisi dei messaggi che appaiono on-line nei diversi gruppi di supporto della Usenet, o nelle missive che circolano attraverso le mailing-list, dimostra che il contenuto riguarda generalmente l’esperienza e la malattia dello scrivente, con l’obiettivo di condividere con gli altri la propria esperienza, specie se le attività del gruppo erano rivolte ad argomenti comunemente ritenuti particolarmente delicati.
Le ricerche sui messaggi scambiati con l’ausilio della Rete e sui partecipanti ai gruppi di supporto on-line dimostrebbero che il vantaggio primario deriva dall’anonimato offerto dal mezzo e, quindi, dalla possibilità di superare le barriere psicologiche e sociali connesse alla rivelazione di particolari delle proprie esperienze ritenuti troppo personali. Inoltre sembrerebbe emergere un atteggiamento di minore preoccupazione nei confronti del giudizio degli altri membri del gruppo sulle proprie opinioni, che non nei confronti di familiari o amici. Entrambi i punti giocano favorevolmente nel creare un ambiente “virtuale” più intimo, ma con relazioni reali e positive, volto alla rivelazione e condivisione delle proprie esperienze.
I gruppi di auto-aiuto che si organizzano spontaneamente attraverso gli strumenti di comunicazione elettronica della Internet sembrano utili a chi è sofferente e vuole apprendere da e condividere la propria esperienza con altri individui affetti dai medesimi disturbi. I dati riportati in letteratura sembrerebbero dimostrare che i membri dei gruppi ricevano benefici che superano di gran lunga quelli dei tradizionali gruppi di auto-aiuto che si incontrano vis-avis. Un dato importante è la scoperta che molti dei partecipanti usano il gruppo di supporto on-line per un “integrare” la psicoterapia seguita. Ma questo rappresenta anche un limite dei dati, in quanto non ci è dato conoscere l’effetto clinico “netto” del gruppo di supporto on-line sul processo di guarigione. Questo punto dovrà necessariamente essere chiarito da ricerche future.
Le altre questioni irrisolte
La questione etica non è secondaria agli aspetti scientifici, metodologici e legali, e a mio giudizio li include. Per un clinico l’etica è rispetto per il paziente e per i suoi bisogni che si traduce nella migliore offerta di aiuto professionale che si è in grado di dargli. Nell’ambiente virtuale costituito dalle interfacce e dagli strumenti che ci tengono connessi alla rete, è etico offrire servizi di counseling o di terapia on-line? La questione etica attiene valutazioni e soluzioni da dare a differenti elementi. Innanzitutto come definire la competenza di chi offre un servizio on-line, vista la facilità con cui ci si può spacciare per un clinico? Come faccio, in quanto paziente, ad essere certo che chi mi risponde attraverso un mezzo digitale anonimo abbia in primo luogo i titoli per potere svolgere un’attività clinica e, in secondo luogo, risponda in prima persona e non sia, ad esempio, la segreteria? Il problema dell’identità è reciproco. Come faccio, in quanto clinico, ad essere certo dell’identità di chi mi sta chiedendo di aiutarlo? Un aiuto può venire da enti che certifichino la formazione professionale. Il servizio, a pagamento, Credential Check di Mental Health Net verifica le credenziali dei professionisti e potrebbe rappresentare una strada da percorrere anche per l’Albo in Italia. L’APA, ad esempio, offre attraverso il suo sito l’elenco completo degli psicologi certificati negli USA e tramite un numero verde è possibile conoscere quelli che hanno uno studio nella propria area di residenza.
Qualsiasi soluzione venga trovata per creare un sistema di credenziali affidabile essa è destinata comunque a scontrarsi contro la struttura sovranazionale della Internet. L’APA sta incontrando grosse difficoltà a dirimere gli aspetti connessi alla legislazione federale che impedisce a uno psicologo certificato in uno stato degli USA di esercitare in uno diverso. Nel 1995 ha provvisoriamente, ma categoricamente, stabilito che non esistono elementi giuridici perché la Internet possa permettere tale possibilità a uno psicologo. Immaginiamo cosa implicherebbe, da un punto di vista legale, il caso di uno psicoterapeuta italiano che tratta un cliente brasiliano in una chat localizzata su un server malese (il caso di un servizio localizzato su un server posto in un altro stato non è così raro alla luce dei prezzi e dell’organizzazione degli ISP al di fuori dell’Italia). Dove ha luogo la sessione terapeutica? Il problema per il cliente potrebbe essere secondario, ma i risvolti legali non lo sono. Chi è responsabile del controllo professionale dello psicoterapeuta? L’Ordine degli psicologi italiano o quello degli altri Paesi. E se qualcosa andasse storto? Alle leggi di quale sistema giuridico bisognerà rispondere? A chi si deve rivolgere il paziente in caso di truffa?
Non dimentichiamo, inoltre, che lo psicoterapeuta agisce all’interno di un preciso contesto sociale. Un clinico che lavorasse attraverso la Internet con un paziente distante dovrebbe essere a conoscenza di eventi politici, sociali e culturali della nazione cui appartiene il cliente che possono influenzare la qualità della relazione. Ad esempio gli potrebbe accadere ignorare difficoltà sociali ed economiche locali che possono incidere come eventi negativi che esacerbano le reazioni del cliente al lavoro o alla vita familiare. In tal senso il lavoro clinico attraverso la Internet deve essere condotto con estrema prudenza, esplicitando quegli aspetti che nel proprio studio fanno parte del contesto del paziente e dello psicoterapeuta, ma che il medium virtuale tende a nascondere dietro uno schermo di computer.
La riservatezza, uno degli elementi cardine del rapporto clinico-paziente può essere mantenuta sulla rete? La domanda è pleonastica: a tutti è nota la facilità, anche se non a tutti è nota la modalità, con la quale è possibile intercettare messaggi di posta elettronica o avere accesso ad archivi digitali. Fortunatamente alcuni di questi problemi connessi all’identità digitale e alla sicurezza saranno risolti in futuro. L’uso di sistemi di criptazione è sempre consigliabile a chi intende svolgere servizi a orientamento psicoterapeutico on-line. problemi di privacy possono insorgere anche con il semplice invio di una missiva confidenziale all’indirizzo sbagliato, cosa che avviene con una frequenza maggiore di quel che si crede, specialmente quando si utilizza in maniera automatica la funzione reply del programma di posta elettronica e accidentalmente una lettera viene inviata a tutta la mailing-list anziché al suo legittimo destinatario. Un altro pericolo viene dall’uso di sistemi pubblici gratuiti, i cui archivi sono stati più violati da “guastatori” o per errori nei sistemi software o hardware.
Per concludere
Cautelativamente, in assenza di precisi studi sull’efficacia di questi strumenti la loro adozione dovrebbe al momento essere considerata sperimentale. D’altra parte come ogni buon clinico sa, il risultato di qualsiasi test deve essere completato dal colloquio clinico e da altre valutazioni, che possono arrivare a modificare e chiarire i risultati. Un esempio per tutti. Un test di intelligenza somministrato a un bambino con disturbi cognitivi non ci dice niente sulle sue capacità di base, sulle abilità sociali e motorie, sulle capacità di essere integrato in un programma scolastico. È altresì auspicabile, e in fondo facilmente prevedibile, che lo sviluppo tecnico riuscirà a integrare molti mezzi di comunicazione e diagnosi, per potere offrire i propri servizi professionali a distanza.
Esistono alcuni vantaggi da non sottovalutare in un’attività a orientamento clinico praticata attraverso la Internet:
· alcuni clienti esitanti con difficoltà a gestire un rapporto faccia a faccia col terapista possono essere avvantaggiati dall’uso di uno strumento “impersonale”;
· questo primo passo virtuale potrebbe costituire una sorta di anticamera a un rapporto “reale”;
· riduce gli impedimenti dovuti alle distanze geografiche o alle condizioni fisiche degli individui coinvolti nell’interazione, allargando le possibilità di usufruire di counseling o di psicoterapia;
· consente, proprio per la mancanza dei cue ambientali, una maggiore libertà di espressione svincolata da ostacolanti freni inibitori talvolta presenti nella pratica clinica “reale”;
· alcuni clienti che esprimono difficoltà ad assorbire ed esprimere nuovi schemi comportamentali, possono utilizzare gli ambienti virtuali di Internet come una palestra controllata per allenarsi;
· per coloro che trascorrono molto tempo on-line per lavoro o per studio, rivolgersi a uno psicoterapeuta attraverso la Internet potrebbe rappresentare una modalità più naturale di interagire con lo psicoterapeuta all’interno di un dominio che conoscono bene;
· si può assicurare una maggiore disponibilità nei confronti del cliente. È più difficile essere sempre disponibili al telefono, ma risulta facile dedicare un momento della giornata per evadere la posta;
· permette la registrazione istantanea e permanente in formato elettronico di ogni interazione verbale che ha luogo durante la sessione;
La sfida intellettuale e scientifica che lancia l’idea di praticare la psicoterapia attraverso gli strumenti della Internet è come applicare quello che già conosciamo sul piano teorico e su quello pratico. Non è solo una questione di sfruttarne i vantaggi, ma anche di definirne in maniera appropriata i limiti di efficacia. Come conseguenza di questo quadro confuso, si osserva la carenza, su scala nazionale e internazionale, di una precisa attività di ricerca scientifica indirizzata all’esplorazione sistematica delle applicazioni cliniche attraverso reti digitali e, al contrario, un proliferare di offerte di servizi terapeutici on-line in cui anche gli addetti ai lavori, per non parlare dei clienti, stentano a trovare un filo dipanatore. La ricerca dovrà rispondere a molte delle domande poste fin qui. Inoltre deve essere considerato prioritario conoscere chi sta offrendo servizi, chi ne sta usufruendo, che problemi vengono affrontati, che approcci clinici sono utilizzati, quante persone utilizzano la Rete per cercare aiuto psicologico e qual è l’andamento del fenomeno, se in crescita, stazionario o in regressione. La risposta a queste domande costituirà un ulteriore base di giudizio per valutare la realtà delle attività a orientamento psicoterapeutico on-line e la loro efficacia.
Tabella 1 Pro e contro delle modalità sincrona e asincrona di strutturare una comunicazione a carattere terapeutico attraverso la Internet
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Comunicazione sincrona |
Comunicazione asincrona |
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Pro |
· Possibilità di gestire la comunicazione tramite appuntamento · Espressione positiva della volontà del cliente con il mantenimento degli appuntamenti · Sensazione di “presenza” di cliente e clinico · Interazione più spontanea e meno controllata da parte del cliente |
· Non esistono problemi di appuntamento e i fusi orari non costituiscono un ostacolo · Si risponde quando si è in grado di farloà · Esiste una “zona di riflessione” più ampia per cliente e clinico |
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Contro |
· Difficoltà nel conciliare i propri tempi se cliente e clinico si collegano da luoghi posti in fusi orari differenti · Vi è un minor intervallo concesso alla “riflessione” · Nella mente del cliente può sorgere la tendenza a identificare la “terapia” con i momenti del collegamento e non come un processo continuo |
· Vengono meno i vantaggi sull’impegno del paziente derivante dall’appuntamento · Diminuisce la sensazione di “presenza” · Viene a mancare anche la spontaneità della comunicazione e ciò che essa è in grado di rivelare di una persona · Non è facile attribuire il corretto significato alla lunghezza variabile degli intervalli fra due interventi |
Tabella 2 Pro e contro delle modalità di comunicazione basata sul testo e su tutti i sensi per strutturare una comunicazione a carattere terapeutico attraverso la Internet
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Comunicazione testuale |
Coinvolgimento di tutti i sensi |
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Pro |
· Facilità di archiviare gli scambi fra clinico e cliente, utili per analisi successive · L’assenza di cue contestuali può incoraggiare l’individuo a esprimersi più liberamente · Alcuni individui possono trovare nella scrittura un mezzo migliore di espressione · Alcune persone con difficoltà di relazione possono trovare maggiore vantaggio nell’interagire con il clinico attraverso la mediazione dello strumento elettronico · La comunicazione basata su testo può rivelare processi di pensiero che possono essere sfruttati da una terapia cognitiva · Qualche volta la presenza di ambiguità nel testo può costituire uno spunto positivo per chi pratica la psicoanalisi |
· Sistemi audio-video possono offrire utili informazioni alla comprensione del paziente, del suo mondo e dei suoi problemi · Per alcuni individui è possibile esprimere in pieno la gamma delle proprie emozioni · Per il cliente potrebbe essere vantaggioso avvertire la piena presenza del clinico · La comunicazione audio-video elimina alcune ambiguità che possono nascere con il testo · Alcuni individui possono esprimersi meglio verbalmente che non per iscritto |
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Contro |
· Alcune persone, per carenza di specifiche abilità possono trovare difficoltà ad esprimersi tramite testo · L’assenza di cue visivi può incoraggiare comportamenti disinibiti · Vengono persi imortanti cue contestuali (tono di voce, aspetto, linguaggio corporeo ecc.) · L’assenza del psicoterapeuta, per alcuni individui, può ingenerare sconforto e sfiducia · L’identità di chi invia i messaggi non può essere verificata e altre persone potrebbero avere accesso al computer del paziente e ai suoi programmi |
· Viene richiesta una apparecchiatura più sofisticata per la trasmissione audio-video e connessioni più veloci · Alcuni clienti possono bloccarsi durante una teleconferenza audiovisiva · Vi incontra una maggiore difficoltà tecnica (e conseguentemente economica) per archiviare gli incontri |
Tabella 3 Pro e contro delle modalità di strutturare una comunicazione a carattere terapeutico attraverso la Internet fondata su una dimensione fantastica o reale
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Dimensione fantastica |
Dimensione reale |
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Pro |
· Molte tecniche ampiamente sperimentate in clinca (role-playing, psicodramma ecc.) potrebbero trovare nuove modalità di applicazione · Il paziente potrebbe sperimentare nuove esperienze all’interno di un ambiente vicino a quello reale, ma controllato dal clinico · L’analisi del comportamento del cliente in un ambiente fantastico potrebbe offrire interessanti spunti per la discussione clinica · Nuovi stili di condotta della sessione terapeutica potrebbe essere sviluppati, ad esempio prendendo in analisi la personalità artificiale creata dal cliente |
· Consente di verificare l’identità del cliente e del clinico · La presenza “reale” del clinico può costituire un punto di forza per alcuni clienti · Incontrare il clinico “nella realtà” riduce le probabilità di incompresioni, le fughe e le difese · Essere “se stessi” è per molti clienti un vantaggio, poiché possono usare la propria gamma personale di espressioni, verbali e non verbali |
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Contro |
· Il paziente potrebbe utilizzare il mondo virtuale come strategia di difesa e resistenza nei confronti del lavoro clinico · Non tutti i disturbi possono rispondere a questo setting terapeutico e, al contrario, alcuni come le psicosi ne potrebbero essere amplificati · Sarà necessario aspettare lo sviluppo di tecnologie più sofisticate per creare ambienti fantastici che possano essere vissuti come “reali” |
· La trasmissione audio-video richiede apparecchiature tecnologicamente avanzate · Alcuni clienti potrebbero rivelare eccessivi livelli d’ansia in situazioni vis a vis, anche se mediate dalla strumentazione elettronica |