Dott.ssa Maria Vitale - Psicologa, psicoterapeuta - Roma
1. La complessità
rivoluzionaria del lavoro in chat mi costringe ad una espressione schematica
che, mi auguro, più aperta di una vera e propria trattazione. I feed-back,
ed è una caraatteristica del nostro lavoro e di questo in particolare,
la renderanno, ove ci siano, circolare e ne amplieranno i sensi.
Una breve premessa serve a chiarire perchè "complessità rivoluzionaria".
1.1. Complessità perchè implica una pluricontestualità,
rapporti comunicativi nel e con il gruppo, fuori e oltre la rete di relazioni
abituali;
1.2. rivoluzionaria perchè costringe alla riconsiderazione dei modi e
dei contenuti che abbiamo assunto nel tempo e ci restituisce con nuove prospettive
a quei modi e a quei contenuti.
2. La chat implica la perdita degli indizi simbolici: la vista, il tatto, l'olfatto
sono esclusi.
Ci aspetteremmo una diminuizione del coinvolgimento emotivo. Invece, entrano
in campo nuovi elementi (e, per inciso, penso, per alcuni versi, alla posizione
nello spazio, che è la mia abituale, dell'analista freudiano):
2.1. il computer diventa estensione di sè, e di tutti i sensi; eliminando
la percezione sensoriale, concentra magicamente un'attenzione quasi spasmodica,
allertata;
la freddezza del medium utilizzato sembra raffreddare i contenuti, ma se ne
avverte l'urgenza nella concentrazione su un solo strumento comunicativo: il
linguaggio;
2.2. questa comunicazione specifica impone il contatto e l'adesione a nuovi
codici: la parola deve contenere l'espressione del volto, l'ammiccamento, la
pausa, il respiro........;
2.3. la struttura mentale deve rendersi flessibile e disponibile ad una comunicazione
"diversa". Non ci si può attestare sul già vissuto.
3. Il gruppo è aperto non solo ad ogni incontro, ma in ogni istante:
3.1. questo rende la chat un osservatorio sociale unico per la pluralità
degli ingressi che possono durare attimi o mesi, posso cominciare a dire anni,
per la mia esperienza.
Questo spazio inesistente nella realtà, regolata da funzioni, obiettivi,
appartenenze precise, è forse il più rispondente ad un'idea di
società reale, cioè multipla e aperta, dove si può "cogliere
l'occasione", dialogare senza le remore che si avrebbero a fermare qualcuno
incontrato per strada, dire di sè e ascoltare degli senza dover incanalarsi
in una modalità burocratica;
3.2. l'occasionalità degli incontri determina, nel tempo, l'esistenza
di una comunità che acquisisce codici impliciti, gerarchie, appartenenza.
4. La parola utilizzata è parola scritta:
4.1. la parola scritta diminuisce il livello di ambiguità della parola
parlata, e aumenta la responsabilità del parlante. Lo scritto è
inequivocabilmente visibile;
4.2. da una parte, il contatto con se stessi aumenta in razionalità,
nello sforzo di rendere intellegibile lo scritto e nella coscienza di non potersi
nascondere attraverso un tono di voce più basso, la presenza di altri,
il parlare nella confusione........; dall'altra, l'impatto con sè è
forte, ineludibile: spesso ci si accorgere di scrivere, o di ricevere in risposta,
ciò che di sè non si sapeva ancora.
5. Gli interlocutori e noi stessi, generati e restituiti da loro, siamo immagini
della nostra mente:
5.1. attraverso l'espressione e la restituzione si entra in contatto con una
pluralità di sè, e con una propria ptenzialità, a volte
sconosciute;
5.2. accusata di prestarsi alla menzogna, la rete si presta piuttosto alla fantasia
ed alla possibilità di intuire, con sofferenza, gioia e stupore, chi
avremmo voluto essere, chi abbiamo la possibilità di essere.
6. Internet implica l'assenza del corpo:
6.1. si scopre, attraverso questo, quanto il corpo possa essere usato come maschera
e barriera; si può ritrovare il piacere di cantare, di danzare, di toccare
senza il timore della repulsione......
6.2. forse questo crea comunità che, nelle loro sensazioni sicuramente
universali di vergogna e di inadeguatezza, sono ancora più specifiche:
comunità di coloro che si sentono soli, che hanno timore di non essere
accettati, che sentono il proprio esprimersi, come recentemente qualcuno mi
ha detto, "un aprire la bocca per gridare e non riuscire a far venire fuori
niente".
7. Queste brevi note rappresentano un approccio al mondo della chat, alla sua
ricchezza ancora tutta da esplorare.
Quali i riferimenti ad un contesto specifico come quello della consulenza psicologica?
7.1. qui c'è una camera di ascolto aperta al mondo in cui tutti possono
entrare;
7.2. qui c'è un contenitore con le certezze di un computer e la vaghezza
di presenze indeterminate nello spazio, nell'età, nel sesso, che accoglie
senza burocrazia, e seleziona su relazioni e contenuti non su approcci formali;
7.3. qui c'è uno spazio inconscio collettivo in cui proiettare le immagini
di sè, i propri fantasmi, per intrecciarli con quelli che arrivano dagli
altri mondi.