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Trovato 6 risultati

  1. eleonora16

    Psicologia clinica o di lavoro?

    Salve a tutti, Mi chiamo Eleonora, e sono nuova nel Forum! Mi ha incuriosito, e ho deciso di iscrivermi, anche perché è da tanto tempo che mi tormenta avere il parere di un'esperto del campo che possa consigliarmi! È da anni che sogno di diventare psicologa, quasi come se fosse una vera e propria vocazione, ma nonostante ciò mi spaventa tanto questo settore dal punto di vista occupazionale. Ora che mi diplomo, ho deciso di prendere con tutti i rischi possibili questa strada ma anche la scelta del corso di studi è parecchio difficile.. La scelta sarebbe tra Psicologia Clinica,Psicologia del lavoro o Neuropsicologia. Secondo voi, quale settore offre maggiori possibilità di realizzazione (anche economica) un domani? Quale settore, attualmente, sembra essere più "carico"?Quale invece è meno gettonato e quindi con maggior richiesta? PS: Se dovessi scegliere ciò che mi dice il cuore sicuramente sarebbe Psicologia Clinica, in un'ambiente ospedaliero o presso una struttura privata
  2. Salve, Ho 22 anni e attualmente frequento il terzo anno di università di bioinformatica, ho finito tutti gli esami e devo laurearmi. Ho scelto questo settore perchè me lo ha consigliato mia sorella ma entrambi non sapevamo cosa fosse, però suonava promettente e mi dava l'impressione che troverò sicuramente lavoro in questo settore. All'epoca non avevo idea di cosa volevo nella vita e mi ci sono buttato e basta. Ma ora che sto per finire sto pensando davvero tanto a cosa vorrei o vorrei fare nella vita, perchè magari sono ancora in tempo per andare nel settore più adatto a me o almeno in un settore che risponda alle mie esigenze. Fino ad ora ho capito un paio di cose che voglio nella vita, vorrei dei soldi base per mantenere me e la mia futura famiglia (non mi serve essere ricco, basta che ho il necessario per vivere una vita normale da ceto medio), e vorrei assolutamente che questo mondo in cui viviamo diventi come primo pulito (veicoli non inquinanti (auto, bus, treni, aerei, barche, tutto), no inquinamento, no rifiuti, no microplastica nel ambiente, pesticidi e veleni vari, ecc...) e poi tenterei di risolvere più problemi che posso per lo più a livello globale (tipo nuove tecnologie, nuovi metodi di generare energia elettrica, urbanizzazione, deforestazione, cibo per 10 miliardi di persone e agricoltura, case energeticamente indipendenti (pannelli solari, filtri acqua piovana, vari tipi di generatori di energia elettrica, ecc...)). Questo è quello che ho capito di volere finora. Al momento sono in una piccola crisi perchè voglio tutto questo il più presto possibile e l'unica soluzione che vedo è di guadagnare il più presto possibile i soldi per far accadere queste cose. E adesso sto tentando in vari modi di guadagnare ma ogni volta che comincio poi mi sorgono dei dubbi e passo ad un altro metodo e alla fine non c'è nessun risultato positivo. A voi cosa sembra? Lo so magari direte che sono in un settore che mi darà di sicuro lavoro però io non credo che mi piacerebbe anche se magari riceverei un po' più di soldi, però io voglio assolutamente raggiungere quei traguardi riguardo l'ambiente e l'energia, mi importa dei soldi ma preferisco fare queste cose di cui non me ne pentirei e avere almeno i soldi per vivere (1000-1500), che avere un po' più di soldi (2000-3000) e fare una cosa che so che non aiuta a realizzare i miei traguardi, oppure farei qualcosa che veramente non mi piace però guadagnare un botto (milioni-miliardi) così che alla fine posso comunque raggiungere i miei traguardi, e anche se sarei ricco non mi importerebbe dello status di riccone perchè mi annoierei perchè mi piace tantissimo giocare e che siano tutti felici, perchè ho l'impressione che morirò abbastanza in fretta per via del mio stile di vita e investirei tutto il mio patrimonio per sradicare le fonti di inquinamento che si potrebbero già rimpiazzare (tipo via auto benzina/diesel al posto di auto elettriche). Voi che cosa ne pensate? Cosa fareste voi al posto mio? Andare a studiare avanti con l'università, andare a lavorare per qualche organizzazione specializzata in queste cose, cercare di diventare ricchi, andare in politica e da lì tentare di cambiare le cose, rinunciare e adeguarsi al sistema, continuare a combattere e vivere senza rimpianti, creare una o più ditte/organizzazioni che si occupano di queste cose, ... Cosa mi consigliate di fare? Grazie per aver letto e mi scuso se c'è qualcosa che non vi piace, è la prima volta che butto fuori su internet quello che penso davvero e mi sono lasciato un po' andare.
  3. Gabbiano

    Partire é un po' come morire :)

    Sto seduto su una panchina d'acciaio aspettando la metro e la testa, come suo solito e senza il mio permesso, inizia a produrre una infinità di pensieri. Una fabbrica di neuroni stakanovisti, che si danno da fare anche dopo che ho passata una giornata a lavoro. Rifletto su quello che sono e quello che sto facendo non ostante siano già passati due anni da quando sono partito per lavoro da casa. Una scelta dovuta ma anche voluta con decisione (vedi l'esperienza personale, la possibilità di essere indipendente dalla famiglia, vedi il piacere della scoperta ecc ecc). Fatto sta che sono andato via. Ho traslocato me stesso e una valigia di beni materiali in un'altro paese e in un'altra cultura. Mano mano che facevo esperienze e mi dovevo adattare a tutto il nuovo che avevo intorno, ho formulato l'idea di essere totalmente cambiato. Di averlo dovuto fare. Il trasloco é stata come una morte e alla risurrezione non ha giubilato nessuno. Le stesse cose che facevo a casa non potevo farle più oppure non come sempre. Gli amici e le conoscenze si sono azzerate o si sono ritrovate con centinaia di chilometri di separazione e tante volte le difficoltà le ho affrontate da solo, magari con la sola possibilità di dirle ai miei familiari via Skype o l'appoggio di un quello che poi li é diventato un amico. Queste riflessioni sono ricorrenti perché ancora non ho trovato un ben preciso equilibrio. Tante sono le case che ho cambiato qui, tanti i lavori e i colleghi che ho conosciuto. Molte le cattiverie e le bontà. Pure i valori si sono dovuti sostituire. Che diavolo, é un casino! :) Io che mi immaginavo feste, cameratismo, il tempo libero dopo il lavoro, le responsabilità che fanno crescere. Non é stato del tutto così. Non così semplice e lineare. C'è stato duro lavoro, la lingua da imparare, colleghi con nessun lato adesivo e prontissimi al pettegolezzo, lo stigma dello straniero(quello che ruba il lavoro e che fa solo disordine, se vi può dire qualcosa) , una ragazza che mi ha rosolato a fuoco basso. Se prima ero leggermente positivo e l'idea che le cose, per quanto possano andare male potranno migliorare, che le soluzioni sono tutte a portata di mano, ora direi di essere neutrale se non pessimista. Il contatto iniziale con il mondo degli adulti a lavoro non é stato piacevole. Poi ho capito che quello é stato un caso straordinario e che mi sono fatto le ossa grazie a loro. Dopo piú di anno che non ho nulla a che fare con loro mi arrivano ancora novità da loro. Mi sento molto più concentrato su me stesso, sono diplomatico fino al punto dove non inizio a invadere la mia libertà. Ho mille dubbi sul futuro. Ho un lavoro di responsabilità, che richiede impegno e concentrazione ( e due p...spalle così) ma c'ho sempre questo BOH! in testa. É come girare in una rotonda in macchina senza uscirne fuori. Gli interessi me li sto ricreando e riprendendo poco a poco. Ora ho più tempo. E proprio così che nel frattempo che scrivevo di tempo ne é passato, laetro mi ha portato a casa.
  4. Ciao a tutti, volevo chiedere a voi utenti del forum di aiutarmi a capire, in base alle sensazioni/pensieri/gesti che faccio e provo, il tipo di sentimento che ho per una determinata persona ed infine come gestirlo per dimenticarla. Ora vi spiego: Due anni fa (si parla dell' estate 2015) ho conosciuto una ragazza. Dopo qualche mese lei si lascia e iniziamo ad uscire insieme, più per divertimento che con la reale intenzione di costruire qualcosa insieme. Lei usciva da una relazione e non c' era l' intenzione di costruire subito qualcosa con qualcuno e a me stava bene perchè non era la ragazza che avrei voluto al mio fianco, per come la conoscevo non mi sarei mai fidato. Dopo 3 mesi smettiamo di frequentarci ma di uscire ancora in gruppo. Da quel momento in poi comincia la mia odissea. La ragazza di cui non volevo assolutamente prendermi era diventata la mia ossessione. il classico dei classici. Durante l' anno e mezzo successivo, nonostante sia uscito con altre ragazze, il suo pensiero non è mai sparito. Non abbiamo più avuto nessun tipo di rapporto sessuale ma solo dei baci in diverse occasioni. Quando ne abbiamo discusso lei non è mai stata chiara ed esplicita con me, anzi; a parole diceva determinate cose ma i gesti la tradivano. In diverse circostanze ho subito da parte sua scenate di gelosia, rabbia ecc che mi facevano credere alle sue parole di indecisione come: "Non funzionerebbe, perchè so come sono fatta e ti farei soffrire e ti perderei" salvo poi aggiungere "fai qualcosa per convincermi sia giusto provarci perchè io sono indecisa, combattuta ho bisogno che tu mi venga a prendere". Non mi dilungherò troppo e facendola molto breve, vedendo che non se ne saltava fuori, ho deciso di allontanarmi per qualche mese sperando la situazione si calmasse. Durante questo periodo non vi nascondo di averla pensata diverse volte e nonostante stessi uscendo con un' altra il pensiero è rimasto. Dopo questo periodo riprendiamo ad uscire di nuovo in gruppo e dopo qualche settimana ci ribaciamo nonostante lei stesse uscendo con un' altra persona. La situazione era tornata al punto di partenza. Almeno per me. Ci mettemmo a tavolino e 20 giorni fa concordiamo che avremmo dovuto sforzarci di essere amici disinteressati, ma il mio pensiero e io suoi gesti me lo impedirono. il bacio di pochi giorni prima me lo impediva. I giorni passarono fino a che, Due giorni fa durante una serata, mi pone una domanda diretta cioè:" come l' avrei presa a vederla con un altro". Le rispondo sinceramente di non essere pronto e se l' avessi vista non avrei esitato ad andarmene. Facendola molto breve ignora le mie parole e decide comunque di presentarmi il nuovo ragazzo. Un oretta dopo, nonostante la mia richiesta e nonostante fossi lì, si baciano. (lui ovviamente è all' oscuro dei nostri precedenti) A quella vista la mia reazione è stata quella di andarmene, senza salutarla e lei ovviamente mi ha ricorso, voleva capire il problema (anche se mi sembrava ovvio) Le ho detto che mi sarei dovuto allontanare da lei e mi ha risposto dicendo che "sono un egoista, che non potevo entrare e uscire dalla vita delle persone a mio piacimento. A sua detta Lei era riuscita a scindere le due cose valutando che l' amicizia tra di noi era più importante rispetto all' avermi, infine mi ha minacciato dicendo che se fossi sparito lei non mi avrebbe cercato e che non potrebbe non esserci se tornassi un giorno" Ora che vi ho esposto la questione e vi chiedo: E' possibile che "abbia perso così tanto tempo dietro ad una persona che non amo?" Voi vi sareste comportati come lei? nonostante la persona a cui dite di voler così tanto bene vi chiede esplicitamente di evitare determinate cose davanti a lui? Era una richiesta assurda la mia? Non avevo mai provato questa cosa per qualcuno prima di adesso, fisicamente sento come un blocco allo stomaco. Se penso a lei ora non ho voglia di vederla anche se ci tengo un sacco.Non so cosa fare. Io vorrei sparire ancora, non vederla per un po', magari finchè non trovo qualcun' altra che la sostituisca nei miei pensieri. Penso che non vederla potrebbe solo giovare a tutto questo. Voi cosa mi consigliate? la cancellereste dalla Vs vita o cerchereste di convivere con tutto ciò con la speranza che vedendo di nuovo altre scene "fastidiose" prima o poi la cosa passi da sola? Grazie per i consigli e scusate anticipatamente per il poema..
  5. Per favore, ho bisogno che qualcuno mi risponda e mi aiuti, perché sto per scrivere di una cosa che mi fa stare molto male. Grazie in anticipo. Buonanotte a tutti, scrivo perché in questi giorni c'è una cosa che mi inquieta abbastanza: la solitudine, o meglio la paura di essa. La solitudine è la mia peggior nemica: mi sento male se penso ad un probabile futuro passato da sola e mi viene voglia di morire prematuramente. Ho sempre avuto paura di essere lasciata sola, di rimanere sola in un contesto sconosciuto, (tant'è vero che ci metto molto meno tempo ad ambientarmi e trovarmi bene in un posto se sono in compagnia, mentre se sono sola diventa difficile anche solo il pensiero). Qual è il problema immediato? Ho iniziato il primo anno di Università in una città vicino alla mia, quindi faccio avanti e indietro da casa, non mi sono trasferita. All'università c'è qualcuno che già conoscevo con me ma ho formato il mio gruppetto che include anche gente che non avevo mai visto prima e con cui mi sto trovando bene, la cosa mi rende abbastanza felice perché avevo paura di trovarmi male. Allora cosa mi turba? Il fatto che tutti i miei amici al di fuori sell'università, l'anno prossimo, se ne andranno. Molti si iscriveranno all'università a loro volta, alcuni lo sono già, quindi ho molta paura di restare sola, non avere con chi uscire, ecc. I miei amici dell'università, purtroppo, sono fidanzati o tornano ai loro paesi, quindi non li posso tenere in considerazione... questa paura di vivere l'anno prossimo in queste condizioni si espande al resto della mia vita. Sono single, è molto difficile per me trovare un ragazzo (non sono mai stata fidanzata e in amore non semro essere particolarmente fortunata) sono figlia unica e con il resto della mia famiglia, a parte i miei genitori, non abbiamo un gran legame: in poche parole, ho una paura tremenda di restare completamente sola al mondo quando i miei non ci saranno più, ho paura che i miei amici si faranno una vita e io non riuscirò a fare come loro, a formarmi una famiglia e vivere la mia vita tranquilla in compagnia. sono paure irrazionali, lo so, ma il solo pensiero di questa cosa mi fa stare male. Per favore, ho bisogno che qualcuno mi risponda e mi aiuti perché questa è una cosa che mi fa stare molto male. Come potrei fare per non pensarci? Grazie mille in anticipo
  6. Ciao a tutti. Ho 22 anni e da circa 3 soffro di ansia, panico, paure e chi più ne ha più ne metta. La mia vita è stata "scombussolata" da una malattia diagnosticata a mio padre, il quale ci ha purtroppo lasciati un anno e mezzo fà. Dopo essermi diplomato abbastanza bene, ho preso un anno di pausa per poi iscrivermi all'università (facoltà di economia). Adesso sono al secondo anno e mi sto rendendo conto che sto producendo molto poco, anche perchè studio male e poco. Adesso sono arrivato ad un punto morto. Non riesco a studiare, ho problemi a concentrarmi, non ho stimoli e non ne riesco a trovare. Mi rendo conto che non è questo quello che voglio fare, anche perchè altrimenti un pò di passione c''è la metterei. Vorrei alzarmi la mattina con un compito ben preciso, che mi gratifichi davvero! Sento che ho bisogno di qualcosa di nuovo, il mio piccolo paesino con i miei quattro amici mi sta stretto. Dall'altra parte ho troppa paura e sento di non avere forza per ripartire da zero, deludendo tutti.. anche me stesso.. Ho scoperto con sorpresa che tanti ragazzi sono nella mia stessa condizione, chi ne è uscito, da dove ha tirato fuori gli stimoli?
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