Questo articolo nasce dalla
curiosità di esplorare l’età evolutiva in relazione al gioco
e di comprendere in modo scientifico, perché bambini e bambine fanno
giochi diversi. In quale modo l’identità di genere influisce nel
differenziare il gioco ?
Rispondere a questa domanda ha richiesto un lavoro di ricerca bibliografica
che ha condotto ad analizzare anche l’identità di genere dall’inizio,
continuando il percorso esplorativo nella sua completezza durante l’età
evolutiva; pertanto, la trattazione prenderà in considerazione lo sviluppo
del feto e l’evoluzione del “cucciolo”di uomo.
La dislessia è una
difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo
corrente e fluente.
Leggere e scrivere sono atti così semplici e automatici che risulta difficile
comprendere la fatica di un bambino dislessico.
Purtroppo in Italia la Dislessia è poco conosciuta, benchè si
calcoli che riguardi almeno 1.500.000 persone.
Dott. Alfredo Ferrajoli
Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Medicina psicosomatica - Specialista
in Analisi Bioenergetica loweniana
Questo articolo, in formato integrale, è contenuto nel volume:
L'infanzia. Aspetti e problemi psicologici.
Luigi Di Giuseppe (a cura di)
Scritti di : A. Costantini, P. Boccia, A. Improta, P. M. Fiumani, C. Pernicola, A. Ferrajoli, L. Mastronardi, A. Bonomi, L. Angelini, E. Masini, M. C. Cirrincione, P. Ulissi, G. Casula, P. Pasco, R. Vignati.
2006, pag. 200, La Biblioteca di Psiconline
ISBN: 88-89845-01-5
Prezzo: € 9.50
Editore: Edizioni Psiconline
La relazione
esistente tra madre e figlio come base fondante
All’inizio della
vita umana, non essendo presente nei bambini l’attività del pensiero,
non possiamo parlare di una presenza mentale ma di un substrato emozionale,
di un “sentire indistinto” che pone le basi per lo sviluppo della
mente.
Gli studi in campo psicologico
e psicobiologico affermano infatti la presenza alla nascita di predisposizioni
e attività riflesse e istintuali.
Patologie: ADD (ATTENTION DEFICIT DISORDER) O DISTURBO DA DEFICIT DI ATTENZIONE/IPERATTIVITA' Argomento:La psicologia infantile (16968 letture)
Dott.ssa Maria Concetta Cirrincione
Questo articolo, in formato integrale, è contenuto nel volume:
L'infanzia. Aspetti e problemi psicologici.
Luigi Di Giuseppe (a cura di)
Scritti di : A. Costantini, P. Boccia, A. Improta, P. M. Fiumani, C. Pernicola, A. Ferrajoli, L. Mastronardi, A. Bonomi, L. Angelini, E. Masini, M. C. Cirrincione, P. Ulissi, G. Casula, P. Pasco, R. Vignati.
2006, pag. 200, La Biblioteca di Psiconline
ISBN: 88-89845-01-5
Prezzo: € 9.50
Editore: Edizioni Psiconline
Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è stato oggetto di notevoli controversie ed ha una storia lunga e interessante. Non vi è stato un ampio consenso riguardo al confine tra questo disturbo e la distraibilità o l'iperattività adeguate all'età. Da un lato, alcuni clinici si preoccupano che stabilire una soglia eccessivamente bassa causi una prevalenza artificialmente alta, con bambini che hanno una diagnosi falsamente positiva che ricevono trattamenti non necessari e potenzialmente pericolosi (per es., stimolanti) e stigmatizzazione. In contrasto, altri si preoccupano che stabilire una soglia eccessivamente alta possa causare la perdita di casi, il loro mancato trattamento, e l'inadeguato etichettamento dei bambini come pigri, 'con la testa tra le nuvole', come affetti da 'problemi di comportamento', o poco intelligenti.
Questo articolo, in formato integrale, è contenuto nel volume:
L'infanzia. Aspetti e problemi psicologici.
Luigi Di Giuseppe (a cura di)
Scritti di : A. Costantini, P. Boccia, A. Improta, P. M. Fiumani, C. Pernicola, A. Ferrajoli, L. Mastronardi, A. Bonomi, L. Angelini, E. Masini, M. C. Cirrincione, P. Ulissi, G. Casula, P. Pasco, R. Vignati.
2006, pag. 200, La Biblioteca di Psiconline
ISBN: 88-89845-01-5
Prezzo: € 9.50
Editore: Edizioni Psiconline
Insegnare ai propri figli
il controllo di sé fa parte dei compiti fondamentali di ogni genitore.
Aiutare i propri figli a raggiungere l’autocontrollo significa renderli
capaci di poter “scegliere” come comportarsi nelle varie circostanze
anziché divenire preda dei propri impulsi ed emozioni. Un bambino (e
un adulto) dotato di auto-controllo è in grado, in una situazione che
suscita in lui forti emozioni, di fermarsi e di valutare le conseguenze dei
comportamenti che vorrebbe mettere in atto in quel momento; dopodiché
deciderà come agire.
Minori: METTERSI IN GIOCO. Riflessioni sul lavoro psicologico ed educativo con i bambini Argomento:La psicologia infantile (21394 letture)
Carmen Pernicola
Psicologa clinica - Roma
La relazione con il bambino è una relazione molto delicata
e coinvolgente, giacché è sempre, prima di tutto, una relazione
tra due universi emozionali. Il bambino, infatti, è un sensibilissimo
radar delle nostre emozioni, dei nostri stati d’animo, molto abile nel
leggere con chiarezza dentro di noi e vederci per come realmente siamo. Questo
perché è in grado di indovinare in maniera infallibile ogni nostra
reazione emotiva, a prescindere dal significato delle parole che pronunciamo,
leggendo il linguaggio del corpo, le variazioni di tonalità e d’intensità
della voce.
Non possiamo mentire a un bambino né possiamo impedirgli
di mettersi in risonanza con il nostro universo emotivo.
Con i bambini, quindi, non hanno effetto tutti quegli accorgimenti e quei meccanismi
di negoziazione della nostra immagine che di solito utilizziamo all'interno
delle relazioni tra adulti.
Inoltre, i bambini riattivano in noi emozioni e conflitti,
magari sedimentati, ma sempre vivi, che abbiamo nei confronti della nostra infanzia
e di cui spesso non siamo nemmeno consapevoli, col rischio di ridestare in noi
remote angosce, rabbie infantili, paure mai confessate.
Minori: Il gioco e l'ascolto del disagio infantile: i gioco-laboratori di ascolto Argomento:La psicologia infantile (28037 letture)
Dott.ssa Carmen Pernicola - Roma
Negli ultimi anni la nostra società ha maturato una
maggiore coscienza della diffusione di maltrattamenti, abusi sessuali e psicologici
sui bambini, soprattutto in ambito intrafamiliare, e si è interrogata
sui modi più efficaci per riconoscere precocemente condizioni di disagio
e di abuso, che, a ogni modo, ancora oggi, restano spesso nascosti, per emergere
solo quando guadagnano un posto nella cronaca nera.
Proprio dal racconto che la cronaca ci presenta di maltrattamenti e di abusi
si evidenzia la difficoltà degli adulti nell’individuare precocemente
i segnali della sofferenza, spesso inascoltata o sottovalutata, dei bambini.
Per agire tempestivamente e interrompere all’origine la spirale dei maltrattamenti
e degli abusi, diventa, quindi, urgente che gli adulti coltivino la loro capacità
di ascolto della sofferenza emotiva dei bambini, diventando consapevoli che
questa sofferenza può essere originata non solo da maltrattamenti e abusi
eclatanti, ma anche dalla mancanza di attenzione e di affetto, dalla solitudine
affettiva, da situazioni di disagio familiare, difficoltà nell’apprendimento,
incapacità di adattamento alla vita sociale, isolamento.
Soprattutto bisogna imparare a parlare il linguaggio dei bambini che è
il linguaggio del gioco, il loro modo naturale di esprimersi. Per imparare ad
ascoltare quel che spesso col gioco ci dicono o tentano di dirci. Perché
col gioco i bambini dicono quel che con le parole non sanno esprimere. Il gioco
è, come diceva Melanie Klein, la via regia all’inconscio dei bambini.
Numerosi sono i testi che
hanno approfondito e sviluppato un tema così complesso quale quello dell'adozione.
Da una panoramica della letteratura
italiana e straniera sul fenomeno-adozione emerge che l'ipotesi su cui si sono
soffermati di più i ricercatori è se l'adozione costituisca di per sè un fattore
di rischio per lo sviluppo psicologico del minore.
In generale si può dire
che a livello clinico e di ricerca è stata rilevata un'incidenza più alta della
norma di problematiche emotive e relazionali fra coloro che sono stati adottati:
è vero infatti che le famiglie con bambini o adolescenti adottati si rivolgono
a psicologi o psichiatri molto più spesso di quanto accada nelle famiglie naturali.
Questo dato, pur significativo,
non deve portare, però, a "patologizzare" il fenomeno dell'adozione e
quindi a considerarlo soltanto come un fattore di rischio.
Sembra più utile,
infatti, prendere in esame le dinamiche relazionali, potenzialmente disfunzionali,
che si possono innescare in tali situazioni.
Prof. Pietro Boccia
- Insegnante di Filosofia, Psicologia e Scienze sociali nei Licei socio-psicopedagogici
e sociali
Questo articolo, in formato integrale, è contenuto nel volume:
L'infanzia. Aspetti e problemi psicologici.
Luigi Di Giuseppe (a cura di)
Scritti di : A. Costantini, P. Boccia, A. Improta, P. M. Fiumani, C. Pernicola, A. Ferrajoli, L. Mastronardi, A. Bonomi, L. Angelini, E. Masini, M. C. Cirrincione, P. Ulissi, G. Casula, P. Pasco, R. Vignati.
2006, pag. 200, La Biblioteca di Psiconline
ISBN: 88-89845-01-5
Prezzo: € 9.50
Editore: Edizioni Psiconline
Nelle attuali società, industrialmente avanzate ed occidentali,
la cultura ha rivolto una particolare attenzione ai bambini; questo fatto ha
agevolato la nascita e lo studio della psicologia dell’infanzia (0-6 anni).
Fino alla prima rivoluzione industriale, gli studiosi si sono interessati ai
bambini solo perché ritenevano che la loro età esercitasse degli
influssi particolari sulla vita successiva. Nell’antichità, Platone,
ad esempio, soleva affermare che l’educazione del bambino fosse importante
per il futuro uomo sia nel determinarne le condizioni di vita sia nel farne
acquisire le successive capacità attitudinali. Così, fino al diciassettesimo
secolo, in molte società occidentali, quella del bambino non è
considerata come una fase autonoma dell’età evolutiva; i bambini,
in tutte le società preindustriali, erano trattati con cura e con particolari
attenzioni, ma, appena svezzati, venivano, in generale, considerati adulti “in
miniatura” e, quindi, costretti a condividere, con tutti, gioco e lavoro.
Quando nasce, invece, l’infanzia, come categoria sociale, il bambino diventa
un soggetto speciale, sul quale imperniare, per prepararlo alla vita futura,
educazione e formazione.
Adoperare foto in terapia
….non mi era mai successo..eppure….
Sfoglio un vecchio album
di foto, insieme a mia madre, con la motivazione “ apparente” di
trascorrere un po’ di tempo, ma forse con l’altra più viva
ed importante di comunicare un po’ tra di noi, come ci è sempre
molto difficile fare….
Lei, con gli occhi già
lucidi, anticipatori delle emozioni che suppone di vivere tra pochi istanti,
trae da una enorme busta rosa una serie di album:alcuni nuovi, altri molto meno