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Dott. Fernando Maddalena
psicologo, psicoterapeuta
Sempre più spesso si
osservano oggigiorno forme psicopatologiche legate alla alimentazione;
soprattutto in alcune fasce di età giovanili, dai 13-14
anni ai 18-20 ed oltre, le difficoltà psicologiche
dellindividuo (in maggioranza di sesso femminile: il
rapporto con i maschi è allincirca di 10 a 1)
sembrano trovare una espressione diretta attraverso il cattivo
rapporto con il cibo e per mezzo di comportamenti alimentari
qualitativamente e quantitativamente alterati.
Il fatto che tali problematiche
investano soprattutto letà adolescenziale può
essere meglio compreso se si focalizza lattenzione sui
cambiamenti e le trasformazioni repentine, corporee e psichiche,
che intervengono in questo periodo di rapida crescita dellindividuo:
il corpo che cresce e si modifica giorno dopo giorno, lo sviluppo
sessuale, la riproposizione del rapporto con i propri genitori
in maniera diversa, la ricerca di maggiore autonomia, lassunzione
di nuove responsabilità, sono tutti fattori che concorrono
a determinare la nascita di un nuovo soggetto
adolescenziale che prende il posto del bambino di ieri.
Tutto ciò non accade
però senza difficoltà, conflitti, adattamenti,
spesso delusioni, con sè stessi e verso gli altri,
che possono ostacolare in vario modo il processo di crescita
verso letà adulta producendo rallentamenti e
a volte veri e propri blocchi che assumono la forma del sintomo
psichico e/o fisico.
Solitamente, il quadro clinico
si organizza in un periodo di alcuni mesi e si caratterizza
per il desiderio, da parte del soggetto, di seguire una dieta
per perdere un pò di peso; col passare del tempo la
restrizione alimentare si accentua sempre più ed il
peso perduto è considerato sempre insufficiente, fino
a giungere nel tempo ad un vistoso dimagramento (20-30% del
peso iniziale; in casi estremi fino al 50%) ed alla interruzione
del ciclo mestruale (amenorrea). Il vissuto intimo delladolescente
con problematiche di tipo anoressiforme presenta così
perturbazioni in due ambiti caratteristici: nellimmagine
di sè, cioè nellautopercezione corporea,
che risulta distorta e tipicamente gonfiata (lanoressica
percepisce perennemente il proprio corpo come eccedente di
peso o ingrassato); nella percezione alterata dello stimolo
della fame, che assurge a rappresentante di una più
vasta difficoltà nella distinzione tra stimoli interni
ed esterni al sè, cioè nel corretto riconoscimento
delle proprie emozioni e sensazioni.
Il corpo ed i vissuti corporei,
quindi, risultano in questo contesto in primo piano; le ramificazioni
ulteriori delle problematiche psicologiche inerenti lalimentazione
interessano e toccano molteplici aspetti della personalità,
dal livello pulsionale, quello motivazionale, dalla sfera
sessuale a quella relazionale ed in particolare allinterno
dei rapporti familiari nella comunicazione con le figure genitoriali.
Il corpo, infatti, assume qui
una valenza simbolica in relazione al sociale che condensa
ed accentra nellagito anoressico-bulimico contenuti
psichici difficilmente comunicabili e/o scarsamente mentalizzabili:
in generale, il malessere del corpo -attraverso il sintomo
centrato sullalimentazione - mette in luce i suoi propri
bisogni primari (cibo) ed i vissuti antichi ad essi collegati
(nellottica psicoanalitica, le dinamiche psichiche che
intervengono in questo contesto sono correlate alla riattivazione
delle pulsionalità orale ed anale attraverso un movimento
regressivo verso precedenti punti di fissazione) che diventano
la moneta di scambio nel rapporto con gli altri,
siano esse persone reali del proprio ambiente di vita o, su
un piano fantasmatizzato, immagini genitoriali introiettate.
La possibilità di convogliare
nel sintomo una elevata quota di carica pulsionale, consente
poi alladolescente di incanalare nella ritualità
dellatto sintomatico una parte delle correnti aggressive,
oltre che libidiche, che sul piano delleconomia psichica
si traduce in un meccanismo di dislocazione e controllo di
tali cariche pulsionali, riattivate ed intensificate durante
le trasformazioni psichiche puberali.
Il corpo adolescente, ed il
corpo malato dellanoressia, diventano così
il luogo, il punto di incontro-scontro di ciò che è
dentro e ciò che è fuori, oggetto transizionale
che esprime lIo e il non-Io del soggetto, tra familiarità
ed estraneità, tra appartenenza al mondo dei genitori
ed al mondo esterno; superficie-spazio concreto potenziale
che conduce alla delimitazione di un Sè ancora incerto
e legato a doppio filo alla dinamica familiare di origine,
ma aperto alla possibilità di cambiamento radicale
implicita nel movimento di appropriazione della propria (nuova)
identità e del proprio essere. In questo senso può
essere letto il tentativo di imporre la propria presenza al
proprio ambiente da parte delladolescente attraverso
il proprio corpo malato", appunto come movimento di
ricerca di un proprio spazio vitale, che il sintomo anoressico-bulimico
esprime con immagini chiare: lassottigliarsi del corpo-stomaco
e il suo gonfiarsi, ritmicamente, alla ricerca convulsa di
una dimensione ottimale...
Le dinamiche psichiche sottese
alla strutturazione dellidentità nelladolescenza
ricevono input di notevole entità - che può
essere avvertita anche in modo molto disturbante dal giovane
- dalla maturazione sessuale e dalla fantasmatica che ad essa
si accompagna; il tentativo di mantenere il controllo sui
continui cambiamenti interni ed esterni legati alla crescita
trova nei disturbi dellalimentazione una modalità
di espressione privilegiata in quanto coinvolgente lintero
sistema familiare nella ripartizione di ruoli allinterno
della trama e dello sviluppo del sintomo.
I genitori vengono così
inseriti in una posizione cardine della trama anoressica,
vissuti come oggetti potenti che esplicano la potestà
indiscussa sul corpo del soggetto adolescente, suoi suoi bisogni,
sui suoi sentimenti; il sintomo in questo caso mira alla rivendicazione
del proprio corpo e dellappropriazione della nascente
sessualità, ad una dichiarazione di indipendenza
(relativa) ufficiale, visibile, ostentata attraverso il rifiuto
del cibo materno e del pasto familiare.
Nel tentativo di spiegare la
natura di alcuni vissuti centrali del disturbo anoressico-bulimico,
un aspetto chiamato in causa molto spesso, forse troppo e
comunque in maniera unilaterale tanto da oscurare il ruolo
parimenti importante della figura paterna, è stato
quello della relazione con la madre.
La figura materna del paziente
anoressico, infatti, è stata sistematicamente fatta
oggetto di attenzioni particolari riguardo alla genesi dei
disturbi dellalimentazione, sia per la composizione
prevalentemente femminile della casistica clinica e quindi
per il collegamento con laspetto identificatorio delladolescente
femmina nei confronti della propria figura materna, sia per
il riferimento ad un più esteso concetto di femminilità,
che in tali disturbi viene solitamente descritto come di natura
alquanto conflittuale, se non nei termini di un vero e proprio
rifiuto della femminilità, di essere e di sentirsi
donna, di integrare cioè una immagine ed una concezione
di sè che può essere sentita debole, mancante,
degradata, svalutata, sporca.
In questo senso, oltre allaspetto
connesso alle idee di sporcizia collegate al ciclo mensile,
la comparsa delle mestruazioni nella prima adolescenza può
contribuire fortemente alla nascita di un sentimento di rifiuto
del proprio corpo in quanto corpo sessuale, in
grado di tradurre in realtà le fantasie sessuali infantili,
ingenerando così un movimento di pensiero difensivo
di tipo inibitorio su certi contenuti e la cui espressione
oggettiva diventa un tentativo inconscio di desessualizzare
il proprio corpo attraverso il digiuno, con la conseguente
amplificazione di meccanismi di controllo basati sulla iperattività
sia fisica che intellettuale.
Le forme corporee, che con lo
sconvolgimento ormonale adolescenziale divengono progressivamente
più piene, sinuose ed attraenti, vengono nellanoressia
congelate e ridimensionate finendo per costituire una semplice
coperta di pelle dalla quale si intravedono, nei
casi più gravi, le protuberanze della struttura ossea
sottostante.
La madre, dicevamo, costituisce
il modello identificatorio primario per la ragazza adolescente,
e la presenza di vissuti conflittuali attuali o pregressi
con il genitore femminile -e quindi il conseguente allontanamento
emotivo da tale figura- può rendere difficile, se non
impossibile nei casi più gravi (dove entrano probabilmente
in gioco anche antiche dinamiche negative di rapporto), il
raggiungimento di una piena identità femminile e di
un senso di sè più maturo ed integrato.
Le madri delle ragazze anoressiche
vengono spesso descritte dalle figlie come persone fredde,
distanti, oppure iperprotettive, ma comunque centrate su sè
stesse e poco disponibili alle richieste di affetto dei figli:
ciò di cui si avverte la presenza in tali rapporti,
dal punto di vista delladolescente, è lalimento
affettivo, che non viene sentito come passibile di poter essere
donato e ricevuto, o scambiato, tra madre e figlia ma rimane
incomunicato, relegato, rimosso.
In realtà, il tipo di
relazione che si stabilisce tra ladolescente ed entrambi
i genitori, padre e madre, nonchè il rapporto tra i
genitori stessi, sembra avere una valenza esplicativa maggiore
rispetto alle problematiche relazionali con la sola figura
materna. La scarsa capacità dei genitori nel favorire
la crescita dellautonomia del bambino, la strutturazione
di un rigido scenario di aspettative circa il suo futuro,
la sistematica sostituzione dei propri bisogni a quelli dei
figli e la disconferma dele loro emozioni, rappresentano gli
elementi ricorrenti del passato di questi giovani che attraverso
il sintomo sembrano voler ribadire, in una modalità
estrema e radicale, la loro presenza ed il bisogno di essere
considerati e compresi.
E quindi il sistema familiare
nel suo complesso, nella sua strutturazione attuale ma che
porta con sè le tracce delle precedenti stratificazioni,
che è chiamato a riconoscere, integrare, elaborare,
riproporre in chiave evolutiva per ciascuno dei suoi membri,
genitori e figli, le problematiche connesse al disturbo alimentare
delladolescente, in cui sono riconoscibili la natura
e lintensità dellattaccamento alle figure
genitoriali, amate in maniera fortemente ambivalente, ed ancora
concretamente presenti e necessarie alleconomia psichica
del giovane.
In conclusione, un cenno sulla
connotazione bulimica del disturbo anoressico, dove il concetto
di vuoto, o meglio, delle categorie antitetiche
vuoto-pieno, si rivela essere di molta utilità nella
riflessione e nella prassi terapeutica, e rimanda alla metafora
centrale del corpo come contenitore di cibo e nelle ulteriori
declinazioni simboliche rispetto alla capacità di contenimento
delle proprie emozioni.
Il vuoto e il pieno riproducono
anche lo stesso movimento oscillatorio anoressico-bulimico,
dove la dinamica dello svuotamento e riempimento è
centrale e consente di percepire più nettamente il
passaggio trasformativo dal piano concreto (cibo) a quello
simbolico (affetto); vuoto che evoca un pozzo senza fondo,
la mancanza di contenimento, lo sprofondamento, la solitudine
(interiore) cui si fugge reinstaurando un pensiero concreto,
il cibo divorato che riempie senza nutrire...
La cura del disturbo anoressico-bulimico
richiede unapproccio psicoterapeutico; in alcuni casi,
per il raggiungimento di forme di dimagramento al limite della
sopravvivenza, si rende necessario il ricovero ospedaliero
e dopo le ovvie cure farmacologiche per ristabilire il quadro
di funzionalità organica è consigliabile lavvio
di un trattamento, che può essere di tipo psicoanalitico,
effettuato solitamente con più sedute settimanali e
per un adeguato periodo di tempo (più anni nei casi
più complessi); la natura dei contenuti psichici in
questione, antichi e collegati a modalità primarie
di rapporto con le figure genitoriali, richiede infatti la
necssità di scendere in profondità nella dinamica
di rapporto terapeutico con il soggetto anoressico al fine
di ottenere risultati stabili e duraturi.
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