|
Dr.
Luigi Di Giuseppe
Psicologo - Psicoterapeuta
Conferenza
sul tema nell'ambito delle Giornate dedicate alla famiglia
Gentili Signore e Signori,
l'argomento che sono stato chiamato ad affrontare
questa sera, nell'ambito di queste giornate dedicate alla
famiglia ed ai suoi disagi crescenti da parte dell'Associazione
Crescere Insieme, è particolarmente intrigante se riferito
allo specifico momento storico che stiamo vivendo.
Parlare della crisi del ruolo maschile all'interno
della coppia potrebbe portarci ad affrontare, ampliando il
discorso dal mero ambito familiare e trasponendolo nel sociale,
alla crisi morale e politica della nostra società attuale,
spiegando, con il microcosmo familiare, le implicazioni e
le patologie del macrocosmo sociale.
Non credo, però, possa essere questo
il contesto adatto per una tale profonda digressione e ciò
sia per motivi di tempo che per gli specifici scopi che si
prefiggono questi due giorni di incontri. Vale la pena mantenersi
in un ambito più limitato ed affrontare largomento
del mio intervento, spogliandomi del mio specifico ruolo di
maschio e di partner di coppia per vestire quello più
professionale di esperto di psicologia e di sessuologia.
Il rapporto di coppia si è evoluto
nel tempo attraverso le mutazioni sociali ed ha assunto, nelle
varie epoche, un diverso ruolo ed una diversa funzione per
entrambe i partner. In quest'ottica vale la pena esaminare
più approfonditamente per ciascuno dei due componenti
la coppia stessa, i ruoli e le aspettative per poi passare
a cercare di comprendere i motivi dellattuale disagio
o di spiegarne le ragioni profonde.
Nella prima metà del nostro secolo
ci si sposava a sedici-diciassette anni e, a volte, a quell'età
si era persino madri; si diventava mogli, cioè, appena
fuori della pubertà. Ciò era necessario per
ragioni biologiche (ad esempio l'elevata mortalità
infantile) oltre che per ragioni sociali. Infatti a quei tempi
fuori del matrimonio rimanevano solo le zitelle e le
sciantose; le prime con il marchio del rifiuto maschile
e quindi con nessun potere seduttivo e le seconde funzionali
ai riti di iniziazione maschile alla genitalità ed
al soddisfacimento di desideri sessuali non esplicitabili
allinterno del matrimonio.
Al giorno d'oggi esiste un periodo di attesa
prima della scelta matrimoniale che permette alla donna di
operare delle scelte coscienti; di lavorare, di autogestirsi,
di prendere coscienza, in fondo, che è meglio diventare
qualcuno piuttosto che la moglie di qualcuno. Il nubilato
non viene più considerato come una vergogna ma come
uno stato rispettabile e desiderabile.
Nel passato, per difendersi dal possesso
e dallautorità maschile, la donna aveva sviluppato
alcune strategie quali la seduzione, il ricatto affettivo,
il potere di accudimento. Le esercitava in maniera non aperta,
con tecniche discrete che le permettevano, con una apparenza
di sottomissione, di ottenere quanto desiderato, senza lottare
in campo aperto. Nell'attuale società occidentale la
donna ha perso certi vecchi connotati quali la timidezza,
la passività, la dipendenza nei confronti del maschio-padrone
e si è scrollata di dosso l'eredità vittoriana
che la voleva disponibile soltanto a servire luomo.
Eliminata lesclusiva dimensione di angelo del focolare
si è liberata, almeno in parte, dai tradizionali elementi
della seduzione, civettuoli e ammiccanti, figli di ancestrali
insicurezze.
La donna nuova è oggi consapevole
che le modalità di fruizione della sessualità
ed il relativo codice morale sono stati determinati e decisi
sempre dagli uomini; comprende come per una gran parte di
essi il punto centrale del rapporto di coppia passi ancora
attraverso la misura della propria virilità ed ha coscienza
dellesistenza di tutta una tradizione che la disegna
(costringe) docile e succube del maschio. L'uomo non è
più al centro dei suoi interessi e convive con il desiderio
di procreazione responsabile, con la necessità di carriera
e di autoaffermazione.
In particolare le ultime generazioni femminili
sono ben consce della necessità di una preparazione
culturale per realizzare un progetto ed un percorso di vita.
L'uomo, al contrario, è sempre stato
abituato a sviluppare varie forme di potere ed a detenerlo
praticamente, così da potersi permettere di non ricevere
critiche al proprio comportamento in generale. Gratificato
dalla superiorità che il ruolo di dominatore economico
e di marito-padrone gli garantiva, evitava ogni affettuosità,
spesso disinteressandosi della partner di cui non accettava
la sessualità, anzi spesso non sospettando neppure
che ne esistesse una.Ciò lo portava ad usare la moglie
esclusivamente per la procreazione o per il proprio piacere
riservandosi di meglio esplicitarlo nelle cosiddette case
chiuse. Lequazione molte donne/molti figli = molta virilità
era sufficiente a garantire rispetto e visibilità sociale.
Vale la pena sottolineare, fra parentesi,
come i ricorrenti progetti di questi ultimi tempi riguardo
alla riapertura delle case di tolleranza siano diretta dipendenza
di quanto sopra detto e stiano a dimostrare quali insicurezze
alberghino nell'animo di molti uomini spogliati del loro ruolo
di predominanza.
Tale situazione oggi non è più
accettata dalla donna poichè lautonomia economica
le consente quella affettiva e quindi anche la possibilità
di non dover subire situazioni coniugali disastrose. Anzi,
più è alto il tasso di scolarità e di
successo professionale più diminuisce la probabilità
di cercare un marito o di stabilire/mantenere un rapporto
di coppia con luomo di oggi che, come compagno o come
coniuge, è spesso in crisi.
La donna è più esigente in
ogni campo, compreso quello sessuale, dove anzi non manca
di far notare al maschio le sue deficitarietà e non
esita a fare confronti. Ciò obbliga il maschio ad affermare
la sua virilità allinterno della coppia oppure
a fuggire da essa.
Ma le maggiori richieste femminili non si
esplicitano solo in campo genitale; si espandono invece nel
campo dellaffettività e della tenerezza con una
richiesta esplicita al partner di riconoscimento del proprio
ruolo e dei propri eguali diritti e doveri. Per esserne allaltezza
il maschio è costretto a sviluppare una maggiore maturità
psicoaffettiva rispetto al passato e non stupisce affatto,
quindi, che egli abbia perso le sue tradizionali certezze
e manifesti, sopratutto nel ruolo di partner, una profonda
crisi di identità.
Il maschio insicuro teme la partner specie
se intelligente, grintosa ed autonoma preferendola invece
inesperta e dipendente e spesso si rifugia in rapporti di
coppia con donne non autonome e succubi con le quali possa
riproporre il vecchio modo di porsi.
Già da quanto detto finora si può
ben comprendere come sia complessa linterazione uomo-donna
e come la stessa sia frutto di regole e meccanismi complessi
che ciascuno si porta dentro. Il discorso diventa ancora più
difficile ed articolato quando dallanalisi dei singoli
membri di una coppia passiamo allanalisi della coppia
stessa.
Nel momento in cui due persone decidono di
formare una coppia, sia essa coniugale che non, decidono contemporaneamente
di condividere un progetto di vita globale che impegna il
corpo ma anche il pensiero, laffettività, i rapporti
sociali ma ereditano, contestualmente, il sempiterno conflitto
fra i sessi.
Luomo, spesso inconsapevolmente, si
considera superiore alla donna e pertanto si sente autorizzato
ad esercitare nei confronti della partner un ruolo di autorità
e di potere. Questa convinzione, particolarmente presente
in ambienti sociali chiusi ed arretrati, appare, con forme
e modi più discreti ma non meno evidenti, anche nelle
famiglie più colte ed evolute ed è particolarmente
difficile da scalzare poichè è determinata da
realtà inconsce, con figure e modi dellaffettività
e del pensiero che sfuggono al controllo razionale dellindividuo.
Concretamente, in questi nostri tempi, accade
di solito che luomo nasca e cresca in una famiglia tradizionale
dove accanto ad un padre potente vive una madre docile e sottomessa
ed invece, nel momento della costituzione di un rapporto di
coppia, si trovi accanto una coetanea emancipata ed insofferente
di ogni subordinazione. Di fronte a questo passaggio improvviso
dalluna allaltra figura il maschio deve operare
una difficile ridefinizione di sè, della propria identità
sessuale ed una continua e profonda ristrutturazione delle
regole di convivenza.
Dato che la famiglia dorigine propone
(molto più spesso impone) le sue regole fino a farne
comportamenti introiettati, ne consegue che le recriminazioni
saranno inevitabili ed i conflitti frequenti. Qui vale, a
mò di esempio, una regola empirica ma efficace: quanto
più futili sono i motivi del contendere in una coppia
tanto più essi appaiono insuperabili e diventano fonte
di continuo contrasto fra i partner . Questo perchè
è più facile discutere e trovarsi daccordo
sui grandi sistemi o sulle grandi problematiche del mondo
(cose che apparentemente non ci toccano) piuttosto che della
gestione quotidiana della vita a due, cosa che invece comporta
una continua ridefinizione degli spazi, dei tempi e dei modi
di intervento reciproci.
Negli anni caldi della protesta femminista
(allincirca dal 75 all85) molti uomini hanno fatto
proprie le critiche rivolte dalle loro compagne alla società
patriarcale, alla personalità autoritaria, al predominio
fallico ed hanno osato mettere in crisi la loro stessa identità
maschile; si sono femminilizzati assumendo modalità
empatiche di comunicazione, condividendo il lavoro domestico,
assumendo atteggiamenti materni nei confronti dei figli ed
infine rinunciando alla competitività sul lavoro e
nella carriera. Ma, dopo una iniziale accettazione da parte
della partner e del gruppo sociale di riferimento, a fronte
di valori dominanti e ruoli sociali rimasti praticamente immutati,
questi maschi sono stati isolati dai loro coetanei che non
avevano fatto la medesima scelta ed emarginati anche dalle
dinamiche sociali, con il risultato, infine, che il loro sforzo
non è stato apprezzato neppure dalle loro compagne
che pure lo avevano con tanta convinzione richiesto.
Come spiegare tutto ciò? Come giustificare
il crollo di tante illusioni di coppia? Scomodando la teoria
psicoanalitica bisogna ricordare come nel nostro inconscio
esistano delle immagini di maschile e femminile che orientano
e confermano il nostro riconoscimento nei confronti del partner
sessuale. Questo rende il compagno femminilizzato, che ha
plasmato la sua identità sullIo Ideale della
sua donna, irriconoscibile agli occhi di lei, occhi inconsci,
naturalmente, ma per questo molto più importanti. Il
maschio, sottopostosi per amore o per convinzione politica,
ad un così profondo mutamento e rifiutato proprio per
tale mutamento da parte dei suoi sodali di genere e dalla
sua partner, spesso cade in una crisi depressiva che, per
esempio, ha portato molti a ritirarsi dal mondo, spesso ad
isolarsi in campagna, abbandonando così sia il vecchio
lavoro che la famiglia senza però riuscire a compiere
un ulteriore opera di integrazione sociale con il mondo agricolo
che li circonda, fortemente idealizzato. La depressione deriva
da un conflitto interno che da una parte impedisce loro di
inserire al proprio interno la dimensione femminile, di abbandonarsi
ai suoi modi ed ai suoi stili poichè ciò minaccia
la loro identità sessuale, e dall'altra continuano
a condividerli, a considerarli un ideale al quale riferirsi.
Non riescono perciò a vivere con la loro compagna poichè
se ne sentono inferiori (avendola sopravvalutata) ma contemporaneamente
non ne possono fare a meno pena il perdere fondamentali punti
di riferimento.
Di fronte a tali crolli, spesso le donne,
deluse, si sono lasciate affascinare dalla tradizionale figura
virile e da quei comportamenti che presuppongono una indiscussa
superiorità che si manifesta nel corteggiamento, nella
protezione, nel dono importante. Tutto ciò riveste
forti attrattive anche se relega la donna in una posizione
subalterna e dipendente, complementare rispetto allunica
esistenza dotata di valore intrinseco: quella maschile.
Non basta quindi, così come si credeva
negli anni settanta, contrattare un modo egualitario di convivere
perchè leguaglianza non riguarda solo il fare
ma l'essere. La parità fra i due generi che compongono
lumanità non può essere conquistata con
rappresaglie private ma attraverso un lavoro comune che impegni
entrambi i partner.
|