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La metafora della favola

 

Dott.ssa Giovanna Porcu

Psicologo, Psicoterapeuta
Oristano


(Dalla presentazione del libro "Il Mercato delle favole")

La favola in quanto gioco metaforico, contiene e svela, in contemporanea, tutto ciò che non può essere detto altrimenti, e pone un limite, un velo e un veto a ciò che non può essere totalmente svelato, in quanto esso fa parte, di una dimensione interiore, vissuta talvolta come un baratro che si muove e impedisce di vedere la verità. Resnik dice che talvolta......"guardare all'intimità dell'altro viene vissuto specularmente come un proprio abisso in movimento, come presenza vertiginosa di ciò che è inafferrabile nelle proprie radici", "la favola quindi" è intesa da

Resnik "come gioco fra personaggi e istanze che fanno parte di ogni persona. E dice che... "Il mondo interno, è sempre nello stesso tempo segreto e pubblico".

La ricerca interiore nonché la professione, mi ha portata nel tempo ad affinare la capacità, forse innata, di usare la poesia, il gioco simbolico, per estrapolare ed estrarre pezzi di noi ancorati o ritenuti dispersi, nella profondità e talvolta negli abissi tetri, del grande mare che è l'inconscio.

Io per prima , mi sono spaventata del buio che talvolta si incontra negli abissi profondi dell'anima, io per prima sarei scappata da tutto ciò che mi era sconosciuto se non avessi ritrovato io stessa, nel tempo, questa capacità "poetica" di addolcire e ammansire prima di tutto la paura che ogni buio, ogni notte dell'essere evoca istintivamente .

Lo stesso Freud in un saggio del 1907 parla di vera "ars" poetica, come particolare e segreta dimensione inconscia, con la quale il poeta o l'artista supera ogni ripugnanza, ogni dolore, ogni barriera sia del suo mondo interno sia nella sua relazione col mondo esterno e Resnik a proposito di mondo interno ed esterno aggiunge che "interiorità ed esteriorità costituiscono due modi del reale".

Il gioco metaforico nonché l'arte nascono quindi come pellicola invisibile che permette di proteggere le parti recuperate senza il rischio di distruggerle, nel momento assai delicato del recupero a coscienza. Freud chiama "sensazioni e sentimenti" queste "percezioni" che attraverso il sentire del corpo "provengono dall'interno e giungono alla coscienza. Resnik completa dicendo che "l' <<affettività>> (emozione) e i sentimenti estetici" vengono messi in movimento nel momento stesso che si "contempla l'altro"

Le pagine di questo libro quindi, usando la metafora del gioco e della fiaba, raccontano il cammino che talvolta ciascuno di noi percorre inconsapevolmente, alla ricerca affannosa dell'essere.

Freud stesso dice che ..."il mondo della fiaba abbandonando il terreno della realtà ...... abbraccia un campo molto più vasto del perturbante, comprende questo nella sua totalità e altre cose ancora, che nella vita non capitano mai".

L'essere è dato da un insieme di "oggetti affettivi", persi nel tempo, da ritrovare e recuperare nel mercato della vita. Il mercato delle favole quindi come luogo metaforico di incontro tra le percezioni sensoriali esterne e sentimenti, affetti e sensazioni interne.

La metafora della favola quindi è vissuta come luogo e strumento di comunicazione , di "co-divisione", luogo di apertura, nel quale ognuno di noi esiste e apprende dalla sua angolatura personale ed esperienziale.

"L'arte è compresenza e reciprocità" dice Resnik e comunicare, avere una relazione significa dividere e co-dividere liberamente e creativamente" lo spazio e il tempo.

Ogni parola del libro, ogni segno, ogni disegno descritto, ogni simbolo è una parola chiave che senza accorgercene ci permette di entrare in luoghi dimenticati e chiusi di noi senza provocare sdegno, paura, oscurità, turbamento, inquietudine.

Da questa consapevolezza nasce l'esperienza che io ho tradotto in favola perché così io l'ho vissuta, come gioco simbolico tra l'essere, la realtà e il divenire costante dell'essere.

Le pagine di questo libro nascono in seguito a un viaggio in Danimarca, luogo d'incanto, luogo di favola, di mistero e di gioco fantastico.

Credo di aver subito identificato quel luogo come un luogo sconosciuto di me e del mio essere.

Nelle pagine del libro si narra quindi un viaggio nel paese delle favole, e vagando per questa città mi imbatto in un mercato che io chiamo appunto .....il mercato delle favole.

Vago nel mercato dei miei sogni ed entro nella leggenda dei mercanti, i quali mi dicono appunto che il governatore leggendario di cui si parla era un mostro nella notte e la bimba è una bimba nata da madre morta.

"Il perturbante è qualcosa che suscita spavento" dice Freud. Dal tedesco unheimlich significa straniero, notte tempestosa, demoniaco.

Resnik a proposito dice che "la condizione.... <<perturbante>> corrisponderebbe a una qualità affettiva che sta tra lo stupore e la paura, e pone l'incubo tra il pauroso e lo straordinario, che sospinto da una forza oscura, balza fuori dallo spazio del sonno. L'incubo, egli dice, simile al guardiano di un tesoro, ha la responsabilità di svegliare colui che si avvicina troppo al tesoro, al segreto, alla <<verità>>. L'esperienza coinvolgente e sconvolgente dell'incontro col << mostro>> risveglia in chi sogna .....sentimenti di una qualità particolare vicini al sentimento descritto come unheimlich"

"L'estetica è un'etica" dice ancora Resnik, che si condensa nella maschera del <<mostro>>" , il mio viaggio incomincia quindi proprio qui, ovvero interrogandomi sulla mostruosità del mostro e dibattendomi sul significato della parola latina monstrum, che come dice Resnik "racchiude in sé l'idea del <<mostrare>>"

Questa dialettica mi porta ad avventurarmi in luoghi sconosciuti, alla ricerca della verità nascosta "nel mercato delle favole" attraversando i buchi neri della leggenda del governatore, mostro nella notte e nel buio dell'essere.

Nella mitologia greca il mostro è figlio di un atto concubino tra Zeus e Semele la quale viene incenerita per vendetta, dalla moglie del dio, Era.

Il figlio generato dal questo amore viene però salvato da Zeus e trapiantato nella sua gamba che tiene cucito a sé fino a compimento.

Il piccolo bimbo dopo la nascita venne affidato alle ninfe ma Era che vuole uccidere il piccolo dio persuade i Titani a cercarlo, ordinando a questi di ucciderlo.

Il piccolo dio per non farsi uccidere si trasforma in continuazione e si .... "maschera" talvolta da animale selvaggio, altre da mostro dentro il labirinto o da dio dell'orgia e della perversione.

Per Resnik questo stesso dio ci permette di leggere il vuoto e l'abisso al quale questo mito rimanda, la "storia" del mostro quindi ...."è l'espressione di un vissuto tragico, legato al lutto originario che è alla base di ogni esperienza dolorosa, ma anche di ogni esperienza creativa".

Partendo da questo presupposto quindi, metto in relazione la parola mostro con il significato della parola monstum uguale sconosciuto, e in modo tenero e giocoso m'interrogo profondamente anche sulla veste bianca che ricopre la bimba e la sua leggenda, ponendo infatti il bianco come l'inizio della leggenda femminile di questa favola nonché il significato del bianco dal quale la bimba nasce.

Per Green "il bianco è uno spazio vuoto,...non occupato" e parlando del "sogno bianco" egli dice "è vuoto ma con affetto" . "Il bianco richiama il nero, ma il nero è lo spazio notturno, quello della scomparsa dell'oggetto...con intrusioni di rumori", di suoni e di mostri, di incubi e fantasmi.

Metto in relazione quindi il nero e il bianco, rappresentando col nero la perdita dell'oggetto e col bianco la perdita, l'assenza e la mancanza di sentimento.

Freud nel 1925 in Inibizione , sintomo, angoscia dice che "l'angoscia è una riproduzione di uno "stato affettivo" precedentemente vissuto" e impresso "nella vita psichica come sedimento di antichissime esperienze", che "vengono ridestate quali simboli mnestici in situazioni simili".

Sulla base di ciò Green parlando di madre morta parla di questa come a una "perdita di felicità originaria".

Nella metafora della bambina nata da madre morta, ho voluto, quindi, vedere tutti quei momenti durante i quali la vita sembra fermarsi, si appiattisce, si raffredda e il sentimento vissuto è pari a...una maledizione che grava sull'essere, si manifesta come un sentimento mortifero che non finisce mai di morire e tiene prigionieri della morte che non muore e in questa prigionia è impossibile sia odiare che amare, gioire, pensare. Tutto si ferma , si blocca, si ghiaccia.

"La madre di Dionisio è un'immagine morta, dice Resnik, è una statua, che egli prova ad animare, è ombra fredda", lo stesso dio quindi "porta con sé le tracce di un lutto insormontabile e ancor prima della sua nascita la madre rappresenta per lui un luogo di mancanza".

La madre morta quindi si porta via con se tutto di lei, il suo sguardo prima di tutto, il suo tono della voce, il suo odore, il suo corpo , insomma, tutta "l'essenza dell'amore di cui era stata precedentemente investita " (Green).

Resnik vede invece il "bambino divino cadere nell'abisso e sprofondare nel seno del mare, doppio acquatico della madre mancante".

Il vuoto originario che lei ha lasciato "provoca la rimozione delle tracce mnestiche", la madre morta è stata sepolta viva e la sua stessa tomba è scomparsa", dice Green.

Ma la bimba che conosce in sé la mancanza, l'assenza, il vuoto dello sguardo, il silenzio e l'assenza di parola, colora tutto di sé e Freud dice che "chi conosce la vita interiore dell'uomo, sa che non vi è cosa più difficile della rinuncia a un piacere già una volta gustato" e Resnik parlando del "bambino che vive in ogni adulto", dice che "la capacità ludica e creativa dell'uomo, permettono di elaborare il tempo ri-creativamente"

I colori, i fiori, i disegni, le fiabe, i sogni, il canto sostituiscono, quindi, nella bimba della fiaba la perdita di senso lasciato dal vuoto senza limite di uno sguardo che si è perso nel tempo, e vaga nello spazio come la sua anima che sogna. Sguardo e sogno, fantasia e colori coincidono quindi e in questa sincronia lei cerca lo sguardo a lei sconosciuto.

"Ogni bambino impegnato nel giuoco si comporta come un poeta", dice Freud, "in quanto dà a suo piacere un nuovo assetto alle cose del mondo. Anche il poeta fa quello che fa il bambino giocando : egli crea un mondo di fantasia, che prende sul serio; che carica di grossi ammontari affettivi, pur distinguendolo nettamente dalla realtà".

"Ogni opera letteraria" dice Resnik, "si presenta con una particolare fisionomia, il discorso dell'autore è realtà visiva e segreta nello stesso tempo, ma è sempre spazio corporeo, dove il corpo animato dell'artista lascia le sue impronte, il testo" prosegue Resnik "è una struttura in movimento, un corpo che si mostra, parla e si agita, respira, <<vive>>".

La ricerca dello sguardo sconosciuto ma nascosto nell'opera porta quindi alla conoscenza, porta al superamento del buio e del lutto, porta alla morte della madre morta che si porta via con sé, lo sguardo inorridito di sé stessa alla vita. Far morire la madre morta significa quindi ritrovare la madre viva in noi, "ma questa morte", dice Green, "deve essere lenta e dolce, affinché il ricordo del suo amore non si distrugga e un'altra possa così essere amata"

Il libro termina quindi con l'uscita dal mondo fiabesco e dell'immaginario e introduce una nuova dimensione di vita.

Nel mondo della favola ho voluto vedere quindi, un luogo privilegiato dove si origina la vita, il pensiero, la favola, l'arte e la si trasmette attraverso codici-oggetti-simboli che casualmente si trovano appunto, nel mercato dell'essere.

Per Fornari tutti gli affetti sono di natura filogenetica così come lo sono i codici affettivi.

Nella vecchia signora Danese che mi dà la delicatezza, la poesia della bambina e il mistero del governatore, ho voluto vedere la trasmissione di una eredità affettiva non appartenuta a lei stessa ma ad una leggenda comunque femminile e fatta nascere da madre morta, recuperando così i messaggi di una affettività arcaica che cammina nel tempo.

Freud stesso dice in Inibizione, sintomo e angoscia che gli stati affettivi sono incorporati nella vita psichica e vengono ridestati quali sintomi mnestici e definisce sintomo il "segno" di una mancata soddisfazione pulsionale e nel L'IO e L'ES definisce sensazioni-sentimenti tutte quelle percezioni che provengono alla coscienza dal mondo interno passando appunto attraverso il sentire corporeo.

Resnik invece dice che "il corpo è memoria, registra tutto ciò che il sistema sensorio percepisce, non riposa mai, prende sempre appunti di notte e di giorno, al sole e all'ombra, fuori e dentro". "La memoria è il raccogliersi del pensiero" dice Heidegger.

Il corpo quindi è pensiero, è vita, è storia, è tempo, è una porzione di infinito e contiene in esso il limite.

"L'uomo è un segno" dice Heidegger ed "è solo in quanto parla che ( l'uomo ) pensa".

E' negli affetti che tutto si dilata e il corpo diventa essere, col suo essere nel tempo della sua storia e della propria corporeità vivente.

Green in narcisismo di vita e di morte dice "l'uscita dal silenzio , il passaggio al discorso non è mai senza rischi".

Nel libro di Huang Ti è scritto " Quando la forma si sposta, non nasce una nuova forma, ma l'ombra ; quando il suono si sposta, non nasce un nuovo suono ma l'eco ; Quando il non essere si muove, è l'essere a nascere, non il non-essere.

E Freud dice che il sintomo è un segno dell'esistenza di quei "sedimenti di antichissime esperienze" affettive-traumatice e accostando l'angoscia segno - che con l'emissione di piccole quantità di energia, al pensiero che esplora il mondo esterno, si ha che la funzione "mnestico- semantica" opera un passaggio dall'affetto al pensiero".

Attraverso le tracce mnestiche conservate nell'inconscio le sensazioni e i sentimenti diventano coscienti "pervenendo" dice Freud "al sistema P (percezione)" e continua dicendo appunto che solo attraverso le rappresentazioni verbali i processi interni del pensiero si possono trasformare in percezioni e coscienza.

Per Heidegger pensare equivale a mettersi in cammino ...."<< in marcia verso....>>" egli dice e prosegue...."il cammino è lungo e i luoghi attraverso cui dobbiamo passare per giungere" implica "il salto, esso supera l'orlo dell'abisso e ci porta bruscamente là dove tutto è diverso, tanto diverso che ci sorprende".

Anche Resnik afferma che "dire indica un movimento del pensiero fatto suono, un modo di mettersi in cammino, di avviarsi ; significa "uscire" e insieme "mettere fuori", "mostrarsi".

Per Heidegger "l'apertura dell'Essere nel tempo è data dalla comprensione.

La comprensione costituisce l'essere del Ci in modo tale che, in base ad essa, l'Esserci può, esistendo, dar luogo alle diversità del vedere, del guardarsi attorno".

Resnik dice...."contemplare l'altro mette in motto l'<<affettività>> (emozione) e i sentimenti estetici". Heidegger dice" Ogni comprensione ha la sua tonalità emotiva. Lo stato emotivo porta l'Esserci in cospetto del suo esser gettato. Esser-gettato significa esistenzialmente trovarsi in questa o quella situazione emotiva. La situazione emotiva si fonda perciò nell'Esser-gettato".

"Accettare l'esistenza come percorso, come tempo che scorre e passa", dice Resnik, "significa prendere coscienza dei limiti fra uno spazio e l'altro, fra un tempo e l'altro, oppure prendere coscienza della finitudine, cioè del corpo stesso come forma limitata. Accettare di vivere il corpo non è soltanto vivere nel corpo, ma tollerare e accettare l'esperienza -limite della res extensa cartesiana, come possibilità di esistere e di vivere il corpo".

La verità della fiaba descritta introduce così l'essere nel tempo ma anche il movimento dell'essere.

Essere nel tempo significa quindi recuperare il tempo,.... un tempo arcaico, morto.... ma che attraverso gli oggetti recuperati, essi stessi rientrano nel tempo dell'essere, per essere vissuti e resi vivi nel tempo e nella storia attraverso il corpo.

La vita dell'essere quindi....prende a esistere nella misura in cui i pezzi di noi, legati ad affetti, anche i più antichi, i più leggendari vengono riacquistati, nel tempo dell'essere e dell'esperienza.

Gli affetti segnano il tempo quindi, lo attraversano, lo prolungano, danno un senso al tempo.

"Ogni corpo è scenario teatrale, casa, palazzo, castello, realtà tangibile e sensibile, vulnerabile e sacra allo stesso tempo. Produrre un'opera" dice Resnik "è un modo di dare nascita, procreare, mostrare la propria intimità in pubblico. Per questa ragione l'artista ha bisogno, di utilizzare mediazioni e difese per preservare la sua interiorità, il suo cosmo o ordine, il suo caos o disordine nascosto. La scoperta dell'intimità dell'altro, o della sua opera, appare spesso come esperienza grandiosa e paurosa insieme : guardare dentro l'altro viene vissuto specularmente come proprio abisso in movimento, come presenza vertiginosa di ciò che è inafferrabile nelle proprie radici".

Nella poesia e nella musicalità della favola scritta, descritta, letta e interpretata è stato possibile quel "passaggio pauroso" di guardare verso se stessi e ...."il proprio abisso in movimento" e...."nell' inafferrabilità" della propria origine è avvenuto quel salto verso lo svelamento del pensiero e del pensare sconosciuto, dell'essere in movimento.

Parlando della parola poetica di Holderlin, Heidegger dice : << la bellezza è un destino dell'essenza della verità, nel quale la verità significa :lo svelamento di ciò che si sta svelando>>".

Il saggio mercante nascosto nell'artista o nell'arte svela che il mostro è una maschera dell'essere e che la verità può essere svelata solo quando il mercato della favola si chiude e ad attenderci c'è l'umano di noi ancora sconosciuto, detto con Nietzche e Zarathustra "l'ultimo uomo" e con Resnik "il bambino" o il "puer mingens" che simboleggia appunto "la rinascita, il ritorno alla vita, .....il tempo che fluisce".

 





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