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Dott.
Massimo Rinaldi
Psicologo, psicoterapeuta - Roma
Che cosa
è la normalità
nel sesso e che cosa, invece è da considerarsi anormale?
Di fronte a quali comportamenti dobbiamo parlare di devianza?
Quale è il rapporto della fantasia con l'atto sessuale?
La psichiatria tradizionale ha sempre classificato alcuni
comportamenti sessuali come perversioni,
in accordo con il pensare comune. Tuttavia, un consistente
cambiamento dei costumi nel mondo occidentale ha provocato
un notevole ampliamento del concetto di normalità nel
corso degli ultimi anni.
Fino ad alcuni decenni fa, infatti,
veniva classificata come perversione anche l'omosessualità,
mentre oggi nessuno, tra psichiatri e psicologi, azzarderebbe
una simile classificazione. Resta incerta, tuttavia, la definizione
dell'omosessualità al "positivo": stabilito che cosa
essa non è, resta da definire che cosa sia. I diretti
interessati - ossia i movimenti che difendono i diritti degli
omosessuali - parlano di "scelta omosessuale", ma un certo
imbarazzo segna invece la discussione tra gli specialisti
dell'anima umana. Resta qualche voce isolata che, soprattutto
in ambito psicoanalitico, interpreta l'omosessualità
come incompletezza dello sviluppo psicoaffettivo, ma per lo
più si preferisce semplicemente escludere questa questione
scottante dalla trattazione clinica.
Analogamente, alcuni comportamenti
trasgressivi venuti alla luce negli ultimi anni trovano una
certa tolleranza culturale, mentre anni addietro avrebbero
ricevuto un trattamento certamente più severo. Un esempio
di questo è il cosiddetto "scambismo",
ossia la promiscuità organizzata tra coppie: un fenomeno
di questi ultimi anni che, secondo stime attendibili, in Italia
ha una consistenza calcolabile nell'ordine di venti o trentamila
praticanti abituali. Difficilmente un simile costume, decisamente
contrario alla morale tradizionale, può essere classificato
come patologia psichica, rimandando esso piuttosto a questioni
di ordine morale o, al più, psico-sociologico.
Anche altri comportamenti di
tipo trasgressivo
oggi sono contemplati dalla cultura corrente come stravaganze
e non altro, e trovano poca attenzione da parte degli studiosi
e dei terapeuti.
Che cosa dire allora, dal punto
di vista della psicologia?
Sul piano strettamente clinico,
affinché si possa parlare di perversione
dell'impulso sessuale occorre che ci sia una fissazione
della libido su una
specifica pratica, che diviene quindi sostitutiva, in tutto
o in parte, del normale amplesso. Il soggetto che ne è
affetto vede quindi diminuire il proprio interesse e le capacità
verso le manifestazioni "normali" del sesso ed è costretto,
dalla sua stessa "forma mentis", a costruire il rapporto sessuale
attorno ad uno schema particolare, ripetitivo, prefissato.
Perché invece si possa
parlare - più genericamente - di anormalità
nei rapporti sessuali, occorre che ci sia una alterazione
del rapporto
umano, che è
il sostrato relazionale del rapporto sessuale. Ad esempio,
ove si manifesti un comportamento violento o sopraffattorio,
o di negazione o svilimento dell'altro (è sempre utile
sottolineare che, più spesso, chi viene svilito è
l'altra).
Un critico di questa concezione
potrebbe ribattere che, seguendo questa linea, anche il rapporto
con una prostituta, che mortifica la personalità della
prestatrice d'opera, potrebbe essere considerato anormale,
mentre sappiamo che il meretricio
viene definito con una certa veracità il "mestiere
più antico del mondo". Il discorso si sposta così
sul concetto stesso di normalità:
per decidere della normalità vale forse la legge della
maggioranza? O è necessario individuare un modello,
un archetipo dell'essere umano a cui rifarsi? Ma allora, dobbiamo
individuare la natura
dell'essere umano,
definire la sua essenza. È evidente che il discorso
sconfina così dal piano delle certezze dimostrabili,
così caro alla scienza, a quello della interpretazione
filosofica: pur non potendo essere affrontata in questa sede,
perché troppo complessa, resta inteso che la questione
è decisiva al fine dell'impostazione di una psicologia
degna del proprio nome.
Sul piano psicodinamico,
un'osservazione può arricchire il discorso: la variazione
del comportamento sessuale viene guidata dalle
fantasie sessuali.
Noi, infatti, intraprendiamo un gioco erotico o cerchiamo
un diversivo al rapporto "normale" per seguire ed appagare
una fantasia-desiderio. È quindi nel ruolo e nell'equilibrio
delle fantasie all'interno della personalità che possiamo
cercare l'indice di salute o di patologia dei rapporti sessuali.
È provato che le fantasie
sessuali sono parte integrante della vita dell'Eros; ridurre
il rapporto sessuale ad una manifestazione schematica e conformista
significa separare Eros (il desiderio) da sua madre Venere
(la sessualità), con la conseguenza, da un lato, di
ridurre il rapporto sessuale a una mera manifestazione biologica
e, dall'altro, di provocare una probabile deviazione del flusso
di fantasie verso il piano inconscio, con un ingorgo di energia
psichica (libido), o con l'investimento libidico di altri
sistemi, come ad esempio la sfera del possesso, o quella della
competitività.
Ma, all'opposto, anche la prevalenza
delle fantasie sul
dialogo affettivo va considerata uno squilibrio significativo,
capace inoltre di provocare danni sul piano relazionale. E
la trasposizione tout-court di una fantasia sul piano del
comportamento, ossia la sua attuazione (acting-out) può
provocare una perdita di qualità
della vita interiore,
poiché la fantasia esprime una realtà valida
interiormente, ossia vera sul piano
simbolico: la sua
funzione non è quella di essere attuata, ma compresa;
la sua attuazione comporta la diminuzione del suo potenziale
evolutivo e di autocoscienza.
Ma il
criterio che può
guidarci meglio nella definizione della normalità del
rapporto sessuale è forse il principio del dialogo.
Il rapporto sessuale è un incontro
con l'altro, e la
devianza sessuale può essere definita proprio l'allontanamento
da questa natura intrinseca del rapporto sessuale. Ove l'aspetto
dell'incontro venga negato o svilito e il rapporto sessuale
divenga un rapporto
d'uso saremo in presenza
di una patologia; quando invece questo aspetto viene rispettato
e potenziato attraverso gesti di attenzione ed amore, magari
anche ricchi di fantasia, siamo di fronte ad una normalità
intesa non in senso statistico, ma nella sua accezione migliore,
quella dell'umano e della sua essenza:
la realtà interiore.
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