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I metodi anticoncezionali

E’ quindi auspicabile una sempre maggiore conoscenza di tali metodiche da parte dei più giovani, che attraverso i Consultori Familiari e le altre strutture presenti sul territorio, possono avere informazioni e chiarimenti circa la scelta del contraccettivo più adatto e sulle varie forme di patologia a trasmissione sessuale.

Il contraccettivo, intanto, deve rispondere ad alcuni requisiti fondamentali, tra i quali una provata efficacia, facilità d’impiego, buona tolleranza in termini fisiologici, reversibilità d’effetto (nel senso di non interferire sulla sessualità oltre il periodo reale di utilizzo per poter ripristinare in seguito il normale regime di fecondità). Un buon contraccettivo, quindi, è quello che riunisce al meglio tali caratteristiche, riducendo al minimo possibili effetti collaterali (presenti soprattutto nei composti chimici a base di ormoni).

Le metodiche anticoncezionali attualmente più usate possono essere suddivise in almeno cinque gruppi, caratterizzati essenzialmente dall’impiego di sostanze ormonali o chimiche, da strumenti meccanici da posizionare nei o sui genitali, infine da metodi naturali” e comportamentali che si basano sul calcolo dei giorni più e meno fertili della donna e sul comportamento attivo dei partner durante il rapporto sessuale.

Metodi ormonali.

Tra i metodi ormonali rientra uno dei più conosciuti ed usati oggigiorno, soprattutto per la sua efficacia e l’aumentata tollerabilità dei composti attuali rispetto a quelli di qualche anno fa; stiamo parlando della “pillola” e di altri prodotti similari che modificano il tasso ormonale organismico (estrogeno e progesterone), come la “minipillola” e la “pillola del giorno dopo”. La differenza d’azione tra queste sostanze riguarda l’effetto specifico indotto; infatti laddove la pillola tradizionale agisce inibendo l’ovulazione, la minipillola agisce sulla secrezione di muco cervicale uterino in modo da renderlo resistente all’azione penetrante degli spermatozoi, mentre un meccanismo ancora diverso presenta la pillola del giorno dopo, così chiamata perchè viene utilizzata solo dopo il rapporto sessuale (ed è da considerarsi quindi una metodica di “emergenza” qualora si abbiano rapporti sessuali non previsti), esplicando la sua azione nel breve periodo che precede l’annidamento dell’ovulo alle pareti uterine.

A differenza della pillola propriamente detta, che oggi consente un utilizzo con bassi dosaggi ormonali e apporta conseguentemente minimi effetti collaterali , le altre due possono procurare alla donna alcuni disagi in termini di ricorrenti perdite ematiche e comparsa di irregolarità mestruali, in quanto presentano dosaggi ormonali più elevati, unitamente ad una minore efficacia contraccettiva.

 

Metodi chimici.

Sono contraccettivi in forma di creme e schiume, che vengono introdotte nella vagina 15-20 minuti prima del rapporto sessuale e che svolgono un’azione di bloccaggio degli spermatozoi dopo l’eiaculazione, impedendone il passaggio attraverso il muco cervicale per una durata di circa 1 ora (in caso di più rapporti successivi bisogna ripetere l’applicazione). Vengono solitamente usati insieme ad altri dispositivi per aumentarne l’efficacia (diaframma, spirale e preservativo).

Metodi meccanici e “di barriera”.

In questo gruppo troviamo il diaframma e la spirale per la donna, ed il preservativo o profilattico per l’uomo; la spirale è un dispositivo ad inserimento intrauterino che ha lo scopo di impedire l’annidamento dell’ovulo fecondato. Anche questo metodo è stato progressivamente migliorato e reso più tollerabile per le donne in termini di adattabilità e facilità di inserimento, ma in alcuni casi -p.es. in donne con malformazioni uterine di vario tipo- è sconsigliato poichè potrebbe dar luogo a reazioni infiammatorie della regione genitale interna. Il buon funzionamento del dispositivo e quindi la sua durata contraccettiva è di 4-5 anni.

Il diaframma ed il preservativo sono invece, a differenza dei metodi sinora visti, dispositivi da applicare in vagina o sul pene poco prima del rapporto sessuale in modo da evitare a priori il contatto tra spermatozoi ed ovulo; in tal modo essi rappresentano un valido aiuto -oltre che nella contraccezione- anche nella prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale.

Il diaframma è un dispositivo in materiale plastico resistente che viene inserito in vagina ed è riutilizzabile più volte (è consigliabile una visita ginecologica preliminare); solitamente la sua azione contraccettiva viene aumentata con l’ausilio di creme spermicide.

Il preservativo o profilattico è di pertinenza maschile, essendo un involucro in lattice di gomma che viene srotolato sul pene in erezione; è di semplice utilizzo e viene consigliato in tutti i rapporti con partners occasionali.

 

Metodi naturali.

Queste metodiche si definiscono tali poichè non si ricorre all’ausilio di sostanze ormonali, chimiche o all’impiego di dispositivi particolari; esse infatti prevedono l’individuazione da parte della donna del proprio periodo più fecondo in base al momento ovulatorio -che avviene sempre quattordici giorni prima delle mestruazioni- e così è possibile , con una certa sicurezza, conoscere a priori la maggiore possibilità di gravidanze e di conseguenza quando è opportuno evitare i rapporti sessuali.

Sono tre i metodi naturali più seguiti: il metodo Ogino-Knaus, il metodo Billings e quello della “temperatura basale”.

Il metodo Ogino-Knaus prevede un periodo di astensione dai rapporti per i tre giorni che precedono l’ovulazione e per il giorno seguente, trascorso il quale si può tornare ad avere rapporti con una certa sicurezza. Tuttavia il limite di tale metodo consiste nel fatto che è possibile che ci siano variazioni o irregolarità nel ciclo, per cui il calcolo del periodo di astinenza diventa più complesso e meno attendibile.

Il metodo Billings sposta invece l’attenzione sulle variazioni nella fluidità del muco cervicale, che deve essere osservato direttamente dalla donna e richiede pertanto la sua capacità di stabilire quali siano i giorni a rischio; durante l’ovulazione, infatti, gli ormoni femminili rendono il muco più fluido e quindi adatto a trasportare gli spermatozoi verso l’ovulo. Il periodo di astensione dai rapporti sessuali secondo questo metodo è compreso allora tra il giorno in cui comincia la secrezione di muco fluido ed i quattro giorni successivi a quello in cui finisce.

Il metodo della temperatura basale, infine, si fonda sull’aumento della temperatura corporea di circa mezzo grado che segue l’ovulazione; si stabilisce allora un periodo di tre giorni da questa variazione di temperatura trascorsi i quali si possono avere rapporti con una certa sicurezza di evitare gravidanze.

Metodi comportamentali.

La pratica del coito interrotto è di tipo comportamentale, e prevede la capacità da parte dell’uomo di estrarre il pene dalla vagina poco prima della eiaculazione; questo metodo, pur essendo apparentemente facile e sicuro, richiede tuttavia una adeguata preparazione da parte dell’uomo unita ad una certa capacità di autocontrollo, che si acquisiscono solo col tempo. Il limite di tale metodo consiste inoltre nel fatto che durante il rapporto è possibile la fuoriuscita di gocce di liquido seminale anche prima dell’eiaculazione ed inoltre, in caso di più rapporti, alcuni spermatozoi della precedente eiaculazione possono rimanere nell’uretra.

 

Indice di Pearls.
L’efficacia delle differenti metodiche di contraccezione viene solitamente valutata con questa scala numerica, che assegna i valori in base alla percentuale “di rischio” di gravidanze:
Metodo
% rischio

Pillola

0.02 - 0.8

Spirale

1 - 3

Diaframma

5 - 14

Preservativo

7 - 15

Spermicidi

7 - 15

Temperatura basale

8 - 15

Coito interrotto

10 - 18

Billings

15 - 30

Ogino-Knaus

26 - 40

Nessun metodo

55 - 65

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Normalità e devianza nella pratica sessuale

Fino ad alcuni decenni fa, infatti, veniva classificata come perversione anche l'omosessualità, mentre oggi nessuno, tra psichiatri e psicologi, azzarderebbe una simile classificazione. Resta incerta, tuttavia, la definizione dell'omosessualità al "positivo": stabilito che cosa essa non è, resta da definire che cosa sia. I diretti interessati - ossia i movimenti che difendono i diritti degli omosessuali - parlano di "scelta omosessuale", ma un certo imbarazzo segna invece la discussione tra gli specialisti dell'anima umana. Resta qualche voce isolata che, soprattutto in ambito psicoanalitico, interpreta l'omosessualità come incompletezza dello sviluppo psicoaffettivo, ma per lo più si preferisce semplicemente escludere questa questione scottante dalla trattazione clinica.

Analogamente, alcuni comportamenti trasgressivi venuti alla luce negli ultimi anni trovano una certa tolleranza culturale, mentre anni addietro avrebbero ricevuto un trattamento certamente più severo. Un esempio di questo è il cosiddetto "scambismo", ossia la promiscuità organizzata tra coppie: un fenomeno di questi ultimi anni che, secondo stime attendibili, in Italia ha una consistenza calcolabile nell'ordine di venti o trentamila praticanti abituali. Difficilmente un simile costume, decisamente contrario alla morale tradizionale, può essere classificato come patologia psichica, rimandando esso piuttosto a questioni di ordine morale o, al più, psico-sociologico.

Anche altri comportamenti di tipo trasgressivo oggi sono contemplati dalla cultura corrente come stravaganze e non altro, e trovano poca attenzione da parte degli studiosi e dei terapeuti.

Che cosa dire allora, dal punto di vista della psicologia?

Sul piano strettamente clinico, affinché si possa parlare di perversione dell'impulso sessuale occorre che ci sia una fissazione della libido su una specifica pratica, che diviene quindi sostitutiva, in tutto o in parte, del normale amplesso. Il soggetto che ne è affetto vede quindi diminuire il proprio interesse e le capacità verso le manifestazioni "normali" del sesso ed è costretto, dalla sua stessa "forma mentis", a costruire il rapporto sessuale attorno ad uno schema particolare, ripetitivo, prefissato.

Perché invece si possa parlare - più genericamente - di anormalità nei rapporti sessuali, occorre che ci sia una alterazione del rapporto umano, che è il sostrato relazionale del rapporto sessuale. Ad esempio, ove si manifesti un comportamento violento o sopraffattorio, o di negazione o svilimento dell'altro (è sempre utile sottolineare che, più spesso, chi viene svilito è l'altra).

Un critico di questa concezione potrebbe ribattere che, seguendo questa linea, anche il rapporto con una prostituta, che mortifica la personalità della prestatrice d'opera, potrebbe essere considerato anormale, mentre sappiamo che il meretricio viene definito con una certa veracità il "mestiere più antico del mondo". Il discorso si sposta così sul concetto stesso di normalità: per decidere della normalità vale forse la legge della maggioranza? O è necessario individuare un modello, un archetipo dell'essere umano a cui rifarsi? Ma allora, dobbiamo individuare la natura dell'essere umano, definire la sua essenza. È evidente che il discorso sconfina così dal piano delle certezze dimostrabili, così caro alla scienza, a quello della interpretazione filosofica: pur non potendo essere affrontata in questa sede, perché troppo complessa, resta inteso che la questione è decisiva al fine dell'impostazione di una psicologia degna del proprio nome.

Sul piano psicodinamico, un'osservazione può arricchire il discorso: la variazione del comportamento sessuale viene guidata dalle fantasie sessuali. Noi, infatti, intraprendiamo un gioco erotico o cerchiamo un diversivo al rapporto "normale" per seguire ed appagare una fantasia-desiderio. È quindi nel ruolo e nell'equilibrio delle fantasie all'interno della personalità che possiamo cercare l'indice di salute o di patologia dei rapporti sessuali.

È provato che le fantasie sessuali sono parte integrante della vita dell'Eros; ridurre il rapporto sessuale ad una manifestazione schematica e conformista significa separare Eros (il desiderio) da sua madre Venere (la sessualità), con la conseguenza, da un lato, di ridurre il rapporto sessuale a una mera manifestazione biologica e, dall'altro, di provocare una probabile deviazione del flusso di fantasie verso il piano inconscio, con un ingorgo di energia psichica (libido), o con l'investimento libidico di altri sistemi, come ad esempio la sfera del possesso, o quella della competitività.

Ma, all'opposto, anche la prevalenza delle fantasie sul dialogo affettivo va considerata uno squilibrio significativo, capace inoltre di provocare danni sul piano relazionale. E la trasposizione tout-court di una fantasia sul piano del comportamento, ossia la sua attuazione (acting-out) può provocare una perdita di qualità della vita interiore, poiché la fantasia esprime una realtà valida interiormente, ossia vera sul piano simbolico: la sua funzione non è quella di essere attuata, ma compresa; la sua attuazione comporta la diminuzione del suo potenziale evolutivo e di autocoscienza.

Ma il criterio che può guidarci meglio nella definizione della normalità del rapporto sessuale è forse il principio del dialogo. Il rapporto sessuale è un incontro con l'altro, e la devianza sessuale può essere definita proprio l'allontanamento da questa natura intrinseca del rapporto sessuale. Ove l'aspetto dell'incontro venga negato o svilito e il rapporto sessuale divenga un rapporto d'uso saremo in presenza di una patologia; quando invece questo aspetto viene rispettato e potenziato attraverso gesti di attenzione ed amore, magari anche ricchi di fantasia, siamo di fronte ad una normalità intesa non in senso statistico, ma nella sua accezione migliore, quella dell'umano e della sua essenza: la realtà interiore.

 

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