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Le tecniche di rilassamento psicofisico nella Cefalea Muscolo-Tensiva

Dott. Fernando Maddalena

Circa il 35% della popolazione italiana soffre o ha sofferto di forme gravi di cefalea in un periodo della propria vita, mentre episodi lievi si presentano almeno una volta all’anno con una incidenza dell’80% sul totale della popolazione.

Nella cefalea muscolo-tensiva, più che in altre forme, la componente psichica del disturbo è posta in primo piano rispetto alle cause di natura fisiologica e rimanda a modalità peculiari del soggetto colpito per quanto concerne lo stile di vita, i fattori stressanti, il modo di esperire ed affrontare le proprie conflittualità intrapsichiche ed interpersonali e la tendenza a canalizzare tali vissuti nei sintomi somatici, l’assunzione di determinati assetti posturali-relazionali che si ripercuotono sulla muscolatura apportando una eccessiva tensione e la sensazione di rigidità (è’ infatti riscontrabile, nei soggetti che ne soffrono frequentemente, un aumento della tensione muscolare alla base del cranio o del tratto cervicale).

La cefalea m.t. si presenta come un mal di testa non molto intenso, ma persistente, in cui il dolore è solitamente diffuso su tutta la superficie ed apporta una sensazione di “stretta” alla testa; nelle forme più severe si possono avere altri sintomi correlati , quali nausea e vomito, sensazione di fastidio per la luce ed i rumori.

I rimedi solitamente usati in questi casi sono di natura farmacologica e consistono tradizionalmente negli analgesici a base di acido acetisalicilico, ma si può ricorrere anche a varie tecniche di rilassamento psico-fisico che interrompono lo stato di tensione e l’azione dei fattori di stress producendo una sensazione di sollievo ed arrivando anche a debellare il dolore.

Tra le tecniche “naturali” più conosciute che si basano soprattutto sul cambiamento del ritmo respiratorio possiamo citare il training autogeno con bio-feedback, o il più recente metodo denominato “rebirthing”. Altre tecniche alternative ai farmaci sono quelle basate sull’azione diretta del massaggio curativo, come avviene nell’agopuntura e nello shiatsu.

Il training autogeno con biofeedback è una tecnica di rilassamento che unisce agli esercizi di respirazione propri del training autogeno la possibilità di misurare la tensione muscolare del soggetto attraverso degli elettrodi che vengono applicati sulla fronte o sul collo (bio-feedback significa appunto segnale biologico). Lo strumento rileva il grado di tensione muscolare presente nel soggetto momento per momento, traducendola in un segnale sonoro che è più intenso in presenza di una maggiore tensione; occorre quindi fare in modo che il suono divenga sempre più debole, fino a sparire del tutto, e per raggiungere questo risultato-che coincide con un certo grado di rilassamento psicofisico- il soggetto deve rilasciare in maniera progressiva la propria muscolatura.

La ripetizione costante della tecnica di respirazione, che dovrebbe essere appresa presso professionisti esperti ed in grado di aiutare il soggetto a sviluppare ed a raggiungere in breve tempo un buon livello di rilassamento, consente di conseguenza di poter alleviare la cefalea muscolo-tensiva come anche altre manifestazioni algiche collegate ad una eccessiva tensione muscolare.

Anche il re-birthing (letteralmente: rinascita) è una tecnica recente che si basa sulla respirazione, o meglio sulla correzione del proprio ritmo respiratorio, che diventa progressivamente più lento e profondo, in modo da consentire l’aumento della ossigenazione sanguigna e l’eliminazione di tossine e producendo quindi una sensazione di benessere generale che coincide poi con il successivo rilassamento della muscolatura.

Altre tecniche non farmacologiche per la cura della cefalea muscolo-tensiva -ma basate questa volta sull’azione diretta del massaggio o sulla stimolazione di determinati “centri” nervosi- sono il massaggio shiatzu e l’agopuntura, antichissime forme di terapia cinese che, attraverso la pressione degli aghi o delle dita sul corpo del paziente, stimolano la produzione di sostanze biochimiche come le endorfine ed alcuni mediatori cerebrali implicati nei processi fisiologici antidolorifici. In queste tecniche lo scopo è quello di ristabilire un equilibrio energetico adeguato laddove lo stato di malessere ha alterato le correnti energetiche dell’organismo. Nella cefalea si verificherebbe allora un ristagno o accumulo energetico nella parte alta del corpo e nella testa, che deve essere quindi ridistribuito nell’intero corpo attraverso uno spostamento o canalizzazione dell’energia verso il basso, le spalle, il tronco e gli arti, fino ai piedi (anche queste tecniche, come le precedenti, vanno praticate con professionisti specializzati o esperti).

In conclusione, oltre alla possibilità, da un punto di vista psicologico, di approfondire il discorso sul sintomo - nei casi in cui le dinamiche di somatizzazione rivestano un ruolo chiaro ed accertato nell’economia psichica del soggetto - il poter cambiare alcune delle proprie abitudini dannose, se non di trasformare interamente il proprio stile di vita, sembra una alternativa concreta nella cura non farmacologica delle cefalee, ed in particolare di quella muscolo-tensiva, restituendo così a sè stessi un ritmo di vita più sereno e “personalizzato”, anche attraverso momenti di adeguato rilassamento che ci permettano di uscire dalle svariate e molteplici costrizioni (auto ed eteroimposte) del quotidiano.


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