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Contributi nel campo dei gravi stress e della psicotraumatologia


Leggi anche gli altri lavori pubblicati sull'argomento:

- Per attuare nuove strategie di prevenzione degli incidenti stradali

- Aspetti clinici dei PTSD

- Ptsd ed adolescenza

- Dallo Stress al Burn-out  

 

 


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Contributi nel campo dei gravi stress e della psicotraumatologia

 

Presentiamo alcuni contributi scientifici nel campo dei gravi stress e della psicotraumatologia. Sono scritti da psicologi e professionisti che fanno riferimento da tempo, sia per studio che per la concreta pratica professionale, al modello dei Post Traumatic Stress Disorder.

Come sappiamo, tale modello scientifico, sviluppatosi ormai da circa venti- venticinque anni, include, oltre a lavori psicobiologici, anche apporti psicoterapeutici di vario indirizzo, per la soluzione dei problemi di prevenzione e di trattamento.

Riteniamo di grande importanza, per tutti gli psicologi,una specifica formazione anche nel settore dei gravi stress e traumi.

I contributi, qui di seguito presentati non riguardano, per il momento, tutte le aree, o settori della psicotraumatologia.

 

 

Per attuare nuove strategie di prevenzione degli incidenti stradali

Dott.ssa Maura SGARRO
( Psicologa e psicoterapeuta, Centro Traumatologico Ortopedico, Roma)

 

Premessa.

L'evento "incidente stradale" si configura in modo multidimensionale, dal momento che implica sempre vari " attori", o persone coinvolte, ed una molteplicita'di cause, da quelle " oggettive "

( stato dell'automobile, del fondo stradale, segnaletica, ecc.), a quelle " soggettive" ( stato psicofisico del guidatore e dei suoi passeggeri, tipo di guida, ecc.)

L'aumento, negli ultimi anni, del numero degli incidenti e dei loro sopravvissuti( cfr, le relazioni annuali Istat- Aci) ha implicato un maggior numero di soggetti che rischiano di ereditare una gamma di conseguenze psicofisiche piu' o meno gravi- dalle menomazioni ed handicap alle fobie, depressioni stati ansiosi, ossessioni, attacchi di panico, disturbi post- traumatici di vario tipo, ecc.), con varie ripercussioni in termini di costi sociali ed economici, di salute pubblica e di bisogni terapeutici di questi pazienti.

Per questi motivi, le persone coinvolte negli incidenti stradali, e la prevenzione di questi stessi, riguardano anche gli psicologi clinici e sociali.

Circa la prevenzione, " Dalla fine degli anni '80 il nostro paese ha cumulato un crescente ritardo di sicurezza stradale nei confronti dell' Unione Europea. Negli ultimi 10 anni, infatti, la riduzione dei morti per incidenti stradali in Italia non e' andata oltre il 6%. Nello stesso periodo i Pesi dell' UE registravano complessivamente una riduzione pari al 21%, quasi quattro volte piu' intensa.

Nei paesi che si sono maggiormente impegnati a migliorare la sicurezza stradale- intervenendo con piani, programmi norme specifiche ed interventi per contrastare i fattori di rischio- la riduzione e' stata ancora piu' ampia (…).Secondo due recenti relazioni al Parlamento sullo stato della sicurezza stradale, elaborate dall' Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale la situazione piu' critica e' quella delle aree urbane, dove si concentra il 75 per cento degli incidenti, il 70 per cento dei feriti e oltre il 40 per cento dei morti. "… A rimetterci, in oltre la meta' dei casi, sono le cosiddette "utenze deboli", cioe' pedoni, ciclisti, ciclomotoristi e motociclisti."( nel Web, vedi bibliograf.)

Tra i soggetti appena elencati troviamo spesso gli anziani e i giovani e, circa questi ultimi, colpisce il dato che la mortalita' per incidente stradale e' la prima causa di morte in eta' giovanile.

 

Le linee preventive, dal punto di vista psicologico

 

La gravita' epidemiologica dell' " incidente stradale" fa talvolta illudere che si possa risolvere un

" problema complesso" attraverso delle " mono-soluzioni", o soluzioni singole e definitive.

Cosi', noi assistiamo a delle campagne di prevenzione e di educazione stradale dove si insiste molto su di un " fattore di protezione" contro l'incidente stradale- spesso di tipo tecnico, od oggettivo, come il casco, l'air bag, la cintura di sicurezza. Pur sottolineando senz'altro l'utilita' di tutte queste attrezzature- che molto spesso salvano la vita delle persone- dobbiamo notare che, da un punto di vista psicologico, la prevenzione si realizza soprattutto con il cambiamento dei comportamenti a rischio.Il che e' senz'altro difficile, ma non impossibile, visto che, sempre in questi ultimi anni, stiamo assistendo ad interessanti successi in altri campi di " rischio della salute, dove si sta riuscendo a modificare alcuni comportamenti ( il fumare, ecc.)

Riassumendo molto sinteticamente quanto sin qui accennato a proposito degli incidenti,si possono formulare le seguenti considerazioni:

- la psicologia puo' e deve occuparsi degli incidenti stradali, giovanili ed adulti, sia da un punto di vista clinico ( post- incidente), che preventivo, ma, lungi dall'adottare costrutti e piani strategici troppo generali, o troppo " psicologizzanti", o focalizzati su universi di popolazione troppo vasta, dovrebbe utilizzare metodologie molto empiriche, basate su evidenze cliniche,( anche per progettare la prevenzione), rivolte a campioni selezionati di persone;

- A proposito dei fattori di rischio, la letteratura ci fornisce gia' molte indicazioni. Sappiamo infatti, gia' da tempo, che anche in eta' giovanile grandi fattori di rischio sono il consumo di alcolici, droghe di vario tipo, psicofarmaci, lo stile di guida spericolato e disattento, soprattutto se attuato , da parte dei giovani, nell'ambito di " sfide tra pari", o in gruppo. Altri fattori di rischio risultano aspetti di personalita' depressivi, o borderline, e l' aver vissuto degli eventi stressanti precedentemente o contemporaneamente all'incidente. Non in ultimo, specialmente in eta' giovanile, un importante fattore di rischio e' rappresentato dall' aver avuto precedenti incidenti stradali. Questo dato anamnestico , infatti, e' spesso spia di un particolare stile di guida; predecenti traumi fisici e psicologici possono essere indici di quella " predisposizione all'incidente " ( " incident proneness"), della quale si parla, sia pur in modo discusso, ormai da molti anni nella specifica letteratura scientifica.

- Il "re- incidente", o "il ri- verificarsi di vari incidenti stradali " nell'arco di alcuni anni, puo' costituire un buon punto e di partenza per strategie preventive degli incidenti stradali, soprattutto in eta' giovanile. Per attuare quella modifica dei comportamenti a rischio, base indispensabile per ogni tipo di prevenzione primaria e secondaria, e' indispensabile che :

a) i giovani possano essere valutati nelle loro eventuali dimensioni di rischio ( vedi elenco precedente)

b) siano coinvolti i genitori nell'attuazione dei progetti di prevenzione.

 

Per quanto riguarda il punto a), siamo convinti che non si puo' attuare una prevenzione efficace, su gruppi non universali, senza una valutazione psicologica e comportamentale. Tuttavia in Italia esiste ancora un grande vuoto legislativo , normativo, e delle grandi resistenze a riguardo di ogni proposta valutativa che viene avanzata a proposito dei guidatori. I problemi che sottostanno agli incidenti stradali- oltre ai giovani, pensiamo ad esempio anche ai problemi di alcuni anziani malati , o con deficit motori, intellettivi, ecc., che continuano a guidare ecc. ecc..- rischiano di rimanere tali, se non si mettono a punto nuove norme che aprono maggiormente le possibilita' di valutazione dei guidatori di mezzi di trasporto.

Va ricordato inoltre che nel campo della traumatologia e psicotraumatologia, anche in senso preventivo, vanno seguite, a nostro parere, delle speciali norme etiche nell'approccio psicologico e nella valutazione dei soggetti. Dovremmo non trattarli come " oggetti"(di ricerca ecc.), ma dovremmo sempre coinvolgerli in proposte di aiuto, miglioramento, counseling, ecc.

Per il momento, e' possibile tuttavia far partire delle interessanti e- speriamo utili- attivita' preventive dagli ambienti o setting dove i giovani si trovano a vivere, o in alcuni contesti clinici.

Circa il punto b), ci sembra indispensabile un reale e concreto coinvolgimento dei genitori. Nella pratica clinica di chi scrive, risulta frequentissima la constatazione che i genitori ricomprano la moto o il motorino al figlio, anche dopo due, tre, quattro incidenti, come se ci fosse un costante atteggiamento di cieca accondiscendenza , un " non-voglio-fare- discussioni-" ( con il figlio, con l'altro coniuge).Laddove, a proposito di tali famiglie, si possono fare delle interessanti constatazioni sulla loro specifica tipologia, o anche sul tipo di transazioni- relazioni dominanti, rimane di fatto evidente, in generale, una carenza di ruolo genitoriale normativo (" il genitore-che-dice-si-oppure-no"). Per non assumersi le responsabilita' di negare o contrattualizzare l'uso del motorino, per cercare di sfuggire al conflitto che ne deriverebbe con il figlio o con i familiari, ricomprando il motorino di fatto il genitore rischia di assumersi una ben peggiore co-responsabilita' , quella del re- incidente del figlio.

Vorrei ricordare, molto sinteticamente, che i re-incidenti( che riguardano, non di rado, la stessa parte del corpo lesa negli incidenti precedenti- gamba, piede, braccia, bacino, ecc.)

comportano frequentemente seri problemi di salute, di recupero e di rischio di menomazioni funzionali, anche per il resto della vita del ragazzo.

Vanno programmate dunque,nelle attivita' di prevenzione degli incidenti stradali giovanili, delle forme di coinvolgimento e di consulenza ai genitori, per far recuperare loro, oltre che un migliore ruolo genitoriale, anche un piu' reale livello di responsabilizzazione, di coinvolgimento e di educazione dei figli.

Gli incidenti stradali, nel nostro caso quelli giovanili, sono- come dicevamo all' inizio,- degli eventi complessi. Il comportamento del ragazzo e' uno dei fattori da considerare, senza criminalizzarlo, ma comprendendolo , e facendo anche leva sui suoi sistemi sociali di appartenenza.

 

Bibliografia

-Blanchard EB, Hickling EJ, After the crash. Assessment and treatment of motor vehicle accident survivors, American Psychological Association, Washington DC, 1997

-" Gli incidenti stradali: 80 mila morti in dieci anni", News , Tiscali.it, 10.06.2001

-Jelalian E., et alii, Adolescent motor vehicle crashes: the relationship between behavioral factors and self reported injury, J. Adolescent Health, 27, 2, pp 84-93, 2000

-Majani G. , Introduzione alla psicologia della salute, Ediz. Erikson, Trento 1999

-McGuire, Personality factors in highway accidents, Human Factors, 18, pp433-442, 1976

-Rosenberg N. et alii, Alcool, age and fatal accidents, Q.J.Stud. Alcohl., 35, 473-489, 1974

-Saponaro A. , Alcool, sostanze stupefacenti incidenti stradali, Droghe e dintorni, pp.1-3, 1999

-Sgarro M., Stress di vita antecedenti agli incidenti stradali, Atti del Convegno " L'uomo e l'automobile", Automobil Club Italiana,2000, Edizione 2001.

-Sgarro M., Mazzara M.." Stress e sintomi post-traumatici in pazienti ricoverati per incidenti ed infortuni", Atti del Convegno " Gravi stress, traumi e salute", Roma 2000, Ediz. Kappa, Roma, 2000

-Sgarro."Area incidenti stadali ed infortuni", sito psychomedia.it, Societa', trauma e solidarieta', aggiornamenti 2000-2001

-Statistiche annuali Istat- ACI sugli incidenti stradali

-Tsuang MT, Boor M., Fleming JA, Psychiatric aspects of traffic accidents, American J. Psychiatry, 142, 5, pp538-546

 

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