Contributi
nel campo dei gravi stress e della
psicotraumatologia
Presentiamo alcuni
contributi scientifici nel campo dei gravi stress e della
psicotraumatologia. Sono scritti da psicologi e
professionisti che fanno riferimento da tempo, sia per
studio che per la concreta pratica professionale, al
modello dei Post Traumatic Stress Disorder.
Come sappiamo, tale
modello scientifico, sviluppatosi ormai da circa venti-
venticinque anni, include, oltre a lavori psicobiologici,
anche apporti psicoterapeutici di vario indirizzo, per la
soluzione dei problemi di prevenzione e di
trattamento.
Riteniamo di grande
importanza, per tutti gli psicologi,una specifica
formazione anche nel settore dei gravi stress e
traumi.
I contributi, qui di
seguito presentati non riguardano, per il momento, tutte
le aree, o settori della
psicotraumatologia.
Gli
esiti del trauma cranico sul nucleo
familiare
BRUNI F. (Psicologa,
Fondazione IRCCS S. Lucia; ARCO '92, Roma)
FIORI M. ( Psicologo, Ospedale S. Giovanni Battista
ACISMOM, Roma)
Il trauma cranico
rappresenta una considerevole causa di disabilità
neurologica, cognitiva e comportamentale. Soprattutto
nell'occorrenza di coma prolungato, diviene un evento
catastrofico sia per il paziente sia per chi se ne prende
cura poiché è proprio quest'ultimo che
dovrà fornire assistenza continua al paziente
stesso.
I trattamenti intensivi
di cui oggi disponiamo riducono, fortunatamente, il tasso
di mortalità ma allo stesso tempo incrementano il
numero di soggetti disabili che richiedono un continuo
intervento. I dati di cui disponiamo ci confermano il
grande carico pratico ed emotivo che occorre, a seguito
dell'evento traumatico, al sistema familiare. Infatti,
è possibile osservare che la maggior parte dei
pazienti giovani adulti che avevano già intrapreso
una vita indipendente, fanno ritorno al nucleo di origine
a seguito del trauma cranico ed in più della
metà di questi casi le relazioni all'interno del
nucleo familiare peggiorano principalmente a causa
dell'aggressività del paziente.
Di solito questi
pazienti rimangono isolati nelle loro case e perdono i
contatti sociali di cui prima del trauma beneficiavano
con ogni probabilità a causa dei cambiamenti
comportamentali che spesso affliggono questa tipologia di
pazienti.
Basta quindi una breve
esperienza riguardo ai problemi conseguenti ad un trauma
cranico per avere la conferma che due sono in
realtà le vittime del trauma grave: il
traumatizzato e la sua famiglia.
La famiglia inoltre, non
perde neanche un passaggio di quel delicato iter che il
paziente compie dalla rianimazione alla riabilitazione e
presenta pertanto maggiori problemi emotivi rispetto al
paziente poiché maggiore è la sua
capacità cosciente di sofferenza.
Gli aspetti che
contribuiscono maggiormente a mettere in crisi il sistema
familiare sono: la drammaticità e
l'imprevedibilità dell'incidente, la minaccia di
vita per un proprio congiunto, l'incertezza per il
futuro, le frustrazioni legate ai tempi lunghi del
recupero, le difficoltà a comprendere ed accettare
i disturbi del comportamento ed infine le frequenti
difficoltà finanziare che la famiglia si trova ad
affrontare. Spesso vanno tenuti in considerazione anche
eventuali cambiamenti degli schemi e dei ruoli familiari.
A questo riguardo l'analisi delle caratteristiche del
funzionamento dei "sottosistemi" (la coppia genitoriale,
i fratelli, i nonni etc. etc.) può essere di
grande aiuto al fine di individuare i soggetti che
necessitano di maggior attenzione.
Diversi autori sono
oramai concordi su alcune caratteristiche ripercussioni
sui singoli membri del nucleo familiare nel caso in cui
si sia verificato un evento traumatico: le madri
riferiscono un notevole stress emotivo direttamente
correlato con la gravità degli esiti ed in
particolare nel caso in cui il paziente rimane in stato
vegetativo, i padri sembrano tollerare meglio lo shock e
la crisi iniziale, ma a lungo termine abbandonano
più facilmente la famiglia, sia fisicamente sia
psicologicamente, i fratelli tendono a competere con il
paziente per riconquistare le attenzioni dei familiari
oppure si assumono responsabilità che non
competono alla loro età e loro ruolo oppure, in
altri casi, possono avvertire come proibito il
manifestare paure e frustrazioni. Il risultato nella vita
di tutti i giorni, è spesso quello di uno
scadimento del rendimento scolastico, una tendenza
all'isolamento sociale e turbe del comportamento quali
rifiuto del cibo, aggressività etc. etc.
Sulla linea di queste
osservazioni l'assunzione in carico delle famiglie
diviene oggetto di sempre maggiori attenzioni da parte di
chi si occupa della riabilitazione e del reinserimento
sociale di traumatizzati cranici. Tuttavia allo stato
attuale si può affermare che in questo aspetto
della pratica riabilitativa si è ancora in una
fase definibile "di ricerca". Se è vero che
è possibile trarre suggerimenti da programmi e
modelli proposti per altre patologie croniche è
anche vero che l'adattamento di tali metodologie di
intervento alle famiglie di traumatizzati cranici esige
ulteriori approfondimenti. Inoltre l'efficacia e
l'affidabilità delle tecniche eventualmente
applicate è di difficile valutazione.
In conclusione i
familiari del grave traumatizzato cranico sperimentano un
importante trauma psicologico e sono chiamati a
percorrere un lungo e complesso processo di adattamento
prima di accettare la realtà delle
disabilità neuro-comportamentali del loro
congiunto. L'intervento riabilitativo, quindi, non
può prescindere dalla comunicazione e
collaborazione con le famiglie, fin dalle prime fasi del
recupero del paziente e per lunghi periodi al fine di
sostenerle nel processo di accettazione e adattamento.
Vorremmo, inoltre, porre l'accento sulla oramai
accertata connessione tra le capacità della
famiglia a far fronte e ad adattarsi al trauma e
l'efficacia degli interventi riabilitativi. Da questo
concetto emerge l'importanza di fornire un supporto alla
famiglia che le permetta di essere inserita come "valido
strumento terapeutico e riabilitativo" del paziente
stesso.
Bibliografia
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trauma cranico sul sistema familiare: Indicazioni
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