Le Sezioni di Psiconline

Psiconline.it

Home page

 

SPECIALE IPNOSI

a cura del Dott. Piero Priorini - Psicologo, Psicoterapeuta



EDITORIAL STAFF MEMBERS

Fernando Maddalena - Coordinatore
Linda D'Eusanio
Luigi Di Giuseppe
Anna Galliani

L'Ipnosi oggi

 

Perché l'ipnosi?… Oggi… all'inizio del terzo millennio… Possibile? Ancora la vecchia terapia ipnotica? Ma chi è che vuole riproporla all'uomo moderno contemporaneo? E - soprattutto - che senso ha tale proposta?

Chi scrive - per rispondere a delle ipotetiche perplessità di un ipotetico paziente di fronte alla proposta di una ipnosi-terapia - è un libero professionista formatosi negli anni '70 ad una scuola junghiana "doc." di Roma, e dunque uno psicanalista che da trent'anni naviga nel periglioso oceano della psicoterapia, che da venticinque esercita, a tempo pieno, l'attività di psicoterapeuta avendo però deciso di rimanere sempre aperto a tutte quelle innovazioni conoscitive e tecniche (anche di altre scuole) che promettessero di offrire il miglior risultato nella lotta contro la sofferenza dell'uomo, sia essa psichica che fisica.

continua...

F.A.Q. - Risposte alle domande più frequenti

 

D. - Il terapeuta è un uomo che per ipnotizzare si avvale di poteri più o meno straordinari?

R. - Assolutamente no! E' solo un professionista che deve conoscere tutte quelle diverse condizioni che possono facilitare ad ogni singola persona la naturale entrata in quello stato particolare di coscienza che viene indicato come Trance. Il Potere di svilupparla o meno è insito in ogni uomo; il terapeuta si pone piuttosto come una Guida.

continua...


Sei il visitatore n.

4. Fenomeni di Trance naturali e indotti

 

Quando S. Freud, alla fine del secolo scorso, si trovò a ripudiare l'ipnosi a favore del metodo catartico prima e della psicanalisi poi, implicitamente la condannò a scomparire dall'interesse della ricerca medica e psicologica. Come ha giustamente osservato L. Ancona il bisogno di credibilità e fondatezza scientifica della medicina e, soprattutto, quello della neonata psicoterapia era ancora tale, agli inizi del XX° secolo, che i ricercatori di entrambi i settori sentirono l'esigenza di prendere le distanze da una pratica di cui si ignoravano i più elementari meccanismi e che ancora sconfinava nell'oscurantismo del misticismo e della magia.

continua...





continua...

 

L'Ipnosi oggi

 

Un terapeuta che cinque anni or sono approdò all'ipnosi, un po' per curiosità e un po' per stanchezza rispetto a tutte quelle altre numerose tecniche che fino ad allora aveva sperimentato senza tuttavia riuscire a placare la propria ansietà terapeutica… ma che da quel momento rimase conquistato e come rapito dall'efficacia di quell'arte sottile, al punto da ritenere finalmente esaurita la propria affannosa ricerca. Perché se è vero che anche l'ipnosi ha dei limiti, è pur vero che essi coincidono con quelli invalicabili che contraddistinguono il destino - nel bene o nel male - di ogni essere mortale.

Chi scrive ritiene dunque di poter onestamente offrire il proprio contributo alla conoscenza e alla divulgazione di una tecnica terapeutica antichissima e, nello stesso tempo, modernissima, che - in ben determinati casi - può offrire soluzioni rapide e durature.

 

****

 

E' un fatto che ancora oggi, sul finire di un secolo che ha assistito alla nascita, alla crescita e alla diffusione forse anche indiscriminata di centinaia di teorie e tecniche psicoterapiche, l'ipnosi non abbia ricevuto quel riscontro che certo meriterebbe. I motivi di questa dimenticanza sono molteplici e vanno rintracciati nell'immaginario collettivo dell'uomo contemporaneo: un "luogo" dove sopravvivono, indisturbate, rappresentazioni arcaiche che collegano l'ipnosi alla magia anziché alla scienza e all'esercizio di un potere dispotico di una individualità su un'altra. E la responsabilità di questo stato di cose ricade in buona parte sul Maestro viennese, S. Freud, che dopo averla conosciuta ed applicata durante il suo discepolato alla Salpetrière, l'abbandonò a vantaggio del metodo catartico prima, e della psicoanalisi dopo. Ma se le conseguenze di quell'abbandono generarono nel tempo quelle straordinarie conoscenze psicodinamiche che sono oggi un patrimonio irrinunciabile per qualunque psicoterapeuta, è anche vero che contribuirono ad alimentare nella coscienza dell'uomo moderno, imbevuto di scientismo, tutti quei pregiudizi a cui prima si accennava.

Lo sfruttamento poi della "trance" (che come oggi sappiamo è un fenomeno spontaneo e naturale in ogni essere vivente) da parte di illusionisti e maghi da palcoscenico, per fini economici e/o di potere, ha fatto il resto, condannando l'ipnosi ai margini della scienza.

Pochissimi sanno, invece, che mentre ai tempi di Freud poco o nulla si sapeva del "fenomeno ipnotico" e di come andasse diretto, in questi ultimi cinquant'anni, grazie al lavoro indefesso di alcune eminenti personalità della ricerca scientifica contemporanea - tra le quali spiccano il Prof: Franco Granone, primario del reparto di neuropatologia dell'ospedale Sant'Andrea di Vercelli, in Italia, e il Prof; Milton Erikson, docente di psichiatria alla Wayne State University, in America - si sono potuti individuare molti dei complessi meccanismi neuro-endocrino-biologici attraverso i quali la psiche si collega al soma o, per dirla con più enfasi, attraverso i quali lo spirito si esprime nella materia corporea.

Questa conoscenza non è certo di poco conto se si pensa che molti dei sintomi che affliggono la natura umana sono il prodotto di turbe psichiche verificatesi nel corso dell'età evolutiva che si sono successivamente immerse nel corpo fisico per poi trasformarsi e come emanciparsi da quelle stesse cause che le avevano prodotte. Per questo non è raro che a dispetto di anni e anni di analisi, durante i quali la coppia "paziente e terapeuta" impegna allo spasimo tutte le proprie risorse intellettive ed emotive, tutto alla fine venga "compreso", ma non necessariamente risolto e/o guarito. Con conseguente frustrazione e dolore da parte di entrambi i componenti della relazione analitica. Orbene, la moderna ipnosi comincia là dove tutte le altre psicoterapie a volte falliscono, grazie al potere naturale della mente umana. Ottenuta la trance, il terapeuta si limiterà infatti ad offrire alla mente inconscia del paziente del materiale simbolico immaginifico, e attenderà poi che tale componente profonda - con forze autonome e per strade imperscrutabili - compia il vero e proprio lavoro di guarigione.

In sostanza quello che si verifica durante la trance ipnotica è un ribaltamento del funzionamento ordinario dei due emisferi cerebrali, per cui al sopirsi dell'emisfero sinistro (per capirci quello del pensiero logico-astratto, lineare, fondato nel tempo e nello spazio) corrisponde un potenziamento percentuale di quello destro (fondato invece sul pensiero circolare, immaginativo, musicale ed emozionale) grazie al quale è possibile dialogare direttamente con l'inconscio corporeo. Quali che siano infatti i limiti di una ipnosi-terapia, di fatto la trance realizza sempre - e sottolineo sempre - profonde modificazioni somato-viscerali che si configurano come il punto di partenza essenziale per andare a disinnescare quei tracciati neuronali prefissati di cui il sintomo si avvaleva per riproporre eternamente se stesso.

Le immagini sono l'alfabeto con cui dialoga l'inconscio, l'unico linguaggio che esso effettivamente conosca, e quando le immagini vengono offerte direttamente, cioè a dire non filtrate dai mille condizionamenti a cui è soggetta la così detta coscienza ordinaria - il loro potere è immenso. Si può infatti sostenere che l'essere umano ancora neanche lontanamente immagini ciò di cui la sua mente potrebbe essere capace… perché se lo immaginasse avrebbe di fatto già attuato tali straordinari poteri.





continua...

F.A.Q. - Risposte alle domande più frequenti

 

D. - Ci si addormenta completamente durante una trance?

R. - Non necessariamente. La trance non presenta nessuna similitudine fisiologica con il sonno notturno. E' piuttosto uno Stato Modificato di Coscienza che, nella maggior parte dei casi (85%), non implica amnesia totale o parziale dell'esperienza ipnotica. In un certo qual modo si è presenti a se stessi, solo in un forma diversa dall'ordinario.

 

D. - Durante la trance, sono possibili condizionamenti negativi o comunque dannosi per il paziente?

R. - Assolutamente no! La trance si verifica solo grazie ad un accordo, ad una sorta di complicità implicita tra l'inconscio del paziente e l'inconscio-conscio del terapeuta. Qualunque richiesta di quest'ultimo che violasse i Principi Fondamentali del paziente (quali che essi fossero) otterrebbe come risultato l'immediato risveglio di quest'ultimo.

 

D. - Ci possono essere dei pericoli nel fenomeno in sé della trance ipnotica?

R. - No! Nel modo più assoluto. Qualunque complicazione dovesse mai verificarsi (ad esempio: permanenza di una leggera catalessia di un arto) sarebbe destinata infatti a risolversi naturalmente nel giro di pochissimo tempo. Si consiglia comunque di rivolgersi a terapeuti regolarmente iscritti all'Istituto di Centro Italiano di Ipnosi Clinica e Sperimentale o alla Società Italiana di Ipnosi.

 

D. - Quali sono i disturbi più indicati alla cura ipnotica?

R. - In realtà quasi tutti… Tuttavia quelli più facilmente risolvibili sono quei disturbi che implicano un interessamento somato-viscerale: come le disfunzioni sessuali (amenorrea, dismenorrea, anorgasmia e vaginismo nella donna, eiaculazione precoce e impotenza nell'uomo); alcune forme di attacchi di panico; i disordini alimentari; l'insonnia; le somatizzazioni ansiose, ecc… Di notevole utilità, in oltre, può risultare il fenomeno della Regressione Ipnotica in tutti quei casi in cui fosse necessario indagare su sospetti eventi traumatici verificatisi nel passato del paziente e poi da questi dimenticati e rimossi. La Trance Ipnotica può in oltre risultare un coadiuvante utilissimo in tutte le terapie antalgiche.

 

D. - Sono duraturi i risultati ottenuti attraverso la terapia ipnotica?

R. - Sempre, perché contrariamente a quanto avveniva nel passato, nessun ipnoterapeuta agisce più in maniera diretta e aggressiva contro il sintomo. Piuttosto si allea con i meccanismi di difesa che sottendono la sintomatologia, offrendo alla creatività della mente inconscia del paziente strategie diverse con le quali superare le proprie difficoltà. La guarigione è l'espressione dunque delle forze autonome di ogni singolo individuo e, come tale, è duratura.

 

D. - E' molto più costosa la ipnosi-terapia?

R. - Apparentemente si, perché l'onorario previsto per ogni induzione è circa il doppio di quello occorrente per una psicoterapia ordinaria. Si tenga però presente che il contratto terapeutico raramente supera le dodici, le quindici o al massimo le diciotto sedute, e a conti fatti il costo finale non è neanche lontanamente comparabile con quello di una analisi classica la cui durata spesso supera i due o tre anni.

Si tenga in oltre presente che al massimo dopo la seconda o terza seduta il paziente è già in grado di valutare la propria disponibilità alla trance e di registrare i primi eventuali risultati.

 





continua...

 

Terzo capitolo del libro in via di pubblicazione:

"Attività Estreme e Stati Alterati di Coscienza"

 

Dite alla mente, più volte,

quello che volete che essa faccia,

lusingatela, stimolatela, datele ordini,

ed essa obbedirà.

William W. Atkinson

 

4. Fenomeni di Trance naturali e indotti

 

D'altra parte non si deve dimenticare che l'ambiente storico-culturale della fine del settecento - inizi dell'ottocento, nel quale la pratica ipnotica tornò a riaffiorare dopo una scomparsa di millenni (oggi sappiamo infatti che agli albori della civiltà tale pratica era largamente usata dagli antichi medici-sacerdoti di tutti i popoli della terra), era quello che era: analfabetismo di massa, povertà di larga parte della popolazione e, conseguentemente, privilegi per pochi eletti - in genere nobili, clerici e colti borghesi - che li esercitavano più o meno arbitrariamente. In un clima siffatto non può stupire che la "forma" assunta dall'esercizio dall'ipnosi risultasse autoritaria, coercitiva e qua e là colorata di elementi magici e religiosi. Ho scritto: "forma", appositamente, per distinguere la pratica o tecnica ipnotica usata da un qualsiasi operatore, dall'ipnosi in quanto fenomeno complesso a se stante; dall'ipnosi, cioè, intesa come un vero e proprio modo di essere e di funzionare dell' organismo umano indipendentemente dalla tecnica usata per indurlo o dalla spontaneità del suo manifestarsi.

Oggi si conoscono un numero considerevole di tecniche induttive distinte - molte dirette e molte altre addirittura indirette - ma all'epoca di Freud l'unica forma usata era appunto quella diretta e autoritaria, fondata sul potere carismatico e sul prestigio professionale. Freud era in oltre convinto che per ottenere un qualche risultato terapeutico degno di nota fosse necessario indurre, sempre e comunque, nei propri pazienti il livello della trance sonnambulica con relativa amnesia. E riconosciuta l'obiettiva difficoltà di raggiungere in ogni caso tale profondità - che solo oggi sappiamo non essere indispensabile e comunque relativa ad una predisposizione costituzionale individuale - preferì alla fine abbandonare tale pratica dalla quale era invece partita la sua ricerca. Influenzato dal suo pensiero e incline come al solito al pregiudizio verso tutto ciò che non fosse misurabile e quantificabile, l'ambiente clinico e accademico perfezionò, amplificandolo a dismisura, il giudizio negativo del maestro viennese e finì per condannare l'ipnotismo al più completo ostracismo. Così abbandonato al libero esercizio ed abuso di ciarlatani, sedicenti maghi e terapeuti da strapazzo, dovettero trascorrere all'incirca cinquant'anni prima che l'ipnotismo tornasse a riscuotere un qualche interesse scientifico grazie al coraggio e all'impegno indefesso di due insigni maestri la cui levatura morale e professionale era ineccepibile: il Prof. Franco Granone, docente in clinica delle malattie nervose e mentali e primario neurologo presso l'Ospedale Generale Sant'Andrea di Vercelli, in Italia; e il prof. Milton H.Erickson docente di psichiatria nella Wayne State University, in America. La loro fu un'opera immensa, sostenuta da una ricerca metodica e scrupolosa, grazie alla quale, in questi ultimi anni, l'ipnotismo è riuscito almeno parzialmente a fare breccia nel muro di silenzio, discredito e pregiudizio che sembrava averlo di nuovo seppellito.

Ma se una qualche disponibilità può essere oggi effettivamente rintracciata tra i ricercatori e gli operatori clinici, e se tra gli stessi è andata maturando una qualche comprensione del fenomeno della trance e dei processi fisici e psichici che l'accompagnano, non si può certo presumere che la stessa cosa sia avvenuta nell'ambito della coscienza collettiva. L'uomo della strada, per quanto colto e istruito, resta pur sempre condizionato dall'ambiente storico e culturale nel quale le sue rappresentazioni si sono formate, e dunque inevitabilmente legato ai preconcetti di cui sopra dicevo. Come ho tentato di dimostrare nel precedente capitolo - riportando le conclusioni di Tart - uno dei più grandi pregiudizi dell'epoca attuale è la convinzione radicata in ogni uomo di condividere tutti un medesimo e identico livello di coscienza ordinaria e di partecipare, con tale meraviglioso strumento, ad una medesima, identica realtà. L'umanità, nel corso del suo processo evolutivo, ha conosciuto e superato innumerevoli pregiudizi: come ad esempio quello del mondo rappresentato come un disco piatto sostenuto nell'aere da forze ciclopiche; o come quello della visione geocentrica della terra; o, ancora, come quello della assoluta estraneità dell'uomo alla natura animale. In passato, chiunque avesse dubitato di tali accertate, assolute, indiscutibili verità, sarebbe stato additato come pazzo o eretico e, solo per questo, probabilmente processato. Ma guai a credere che le cose oggi siano cambiate. Guai a proiettare sui nostri predecessori tutta l'ignoranza, l'ingenuità e la stoltezza dell'oscurantismo prescientifico; e illudersi di aver finalmente conquistato, noi, solo noi, eletti rampolli dell'epoca scientifica, la Verità in tutta la sua magnificenza. L'esperienza avrebbe dovuto insegnarci che la stessa scienza, nella sua storia, ha conosciuto mille e mille verità che solo il giorno dopo venivano dimostrate infondate. E le più recenti scoperte ci hanno suggerito che noi non siamo, e probabilmente mai saremo, distaccati abitatori e spettatori di un universo la cui realtà ultima ci è estranea e indifferente. Al contrario: in quanto esseri percepienti e pensanti noi condizioniamo la realtà e siamo da quest'ultima condizionati, in un processo circolare di causalità. Noi "raccontiamo" il mondo - spiegava Don Juan, con pazienza, al suo discepolo - ma il "mondo raccontato" ci ritorna incontro, condizionandoci a vedere solo ciò che va visto, a udire solo ciò che va udito o a pensare solo ciò che va pensato. Attraverso sottili meccanismi di approvazione e punizione ogni uomo educa il proprio figlio in tal senso, seleziona lo sguardo pieno di meraviglia con cui il neonato si presenta al mondo, indirizza le sue convinzioni; e solo a prezzo di sforzi immensi, generazione dopo generazione, qualcosa muta, l'umanità conquista una più ampia veduta e il suo orizzonte si allarga.

Oggi, alle soglie del terzo millennio, condivido l'opinione di alcuni ricercatori che il pregiudizio da abbattere sia appunto quello relativo alla finitezza, determinata una volta per tutte, degli stati di coscienza da una parte e della realtà ultima del mondo dall'altra. Un pregiudizio tenace, radicato, per superare il quale occorrerà molta umiltà, disponibilità ed elasticità mentale. In altre parole, la rivoluzione da compiere, come sempre, è quella del superamento dei limiti dell'attuale coscienza.

In un tale contesto l'individuazione e lo studio della trance ipnotica e degli stati alterati di coscienza si pone allora con finalità che vanno ben al di là della semplice curiosità conoscitiva o delle applicazioni terapeutiche. Per comprenderli dobbiamo infatti essere disposti a mettere in discussione buona parte delle nostre così dette certezze acquisite, a liberarci dai pregiudizi e a varcare le colonne d'Ercole del nostro piccolo mondo precostituito. Potrà sembrare banale, ma non si può trovare una cosa se non si sa bene cosa cercare. Nessuno è mai riuscito a vedere ciò che non voleva vedere né, tantomeno, ciò che non era preparato a vedere. Per questo non riusciremo a comprendere le innumerevoli sfumature degli stati alterati di coscienza se non ci prepareremo ad osservarli con occhi diversi da quelli con i quali li abbiamo finora osservati e con la mente sgombra di antiquate rappresentazioni.

 

 

****

 

Molti dei miei pazienti, la prima volta che mi richiedono un intervento di ipnositerapia, più o meno inconsciamente, e che lo confessino o meno, si aspettano un qualcosa sullo stile: "A me gli occhi…" Purtroppo è inevitabile. Questa è la rappresentazione mentale avallata dai media in questi ultimi decenni e questo dunque viene cercato. Accade in oltre che, dopo le dovute chiarificazioni da parte mia, il paziente raggiunga un soddisfacente grado di trance ipnotica, ma che al risveglio mi guardi stupito, come per dire: "Tutto qui?…", e se non fosse per le diverse performance ottenute - appunto per questo molto importanti - probabilmente mi riterrebbe un cialtrone.

Cos'è dunque una trance? Come e perché si manifesta? C'è differenza tra una trance e una trance ipnotica, e se si, in cosa consiste?

Mi rendo ovviamente conto, con queste domande, di "mettere il dito proprio sulla piaga": perché nonostante tutto, dopo anni e anni di ricerche, non siamo ancora in possesso di una teoria completa sull'argomento. Sono state avanzate teorie psicologiche così dette suggestive (Braid, Bernheim e altri) secondo le quali l'ipnosi sarebbe un aspetto particolare, ma del tutto normale, dello psichismo che si realizzerebbe attraverso la suggestione; teorie riflessologiche (Pavlov e la sua scuola) che considerano l'ipnosi una forma di inibizione corticale parziale condizionata; le teorie psicanalitiche (da Ferenczi a Gill, Brenman e Romero) che si sforzano di spiegare tutta la complessa feno- menologia ipnotica con il concetto di transfert; e le più recenti teorie cognitiviste e dissociazioniste (Janet, Hilgard e altri) che poggiano invece sull'idea che la coscienza umana sia costituita da una molteplicità di sistemi di controllo gerarchizzati, dotati di una ben definita mobilità e fluidità, e che l'ipnosi si realizzi nella transizione da un sistema di controllo ad un altro.

Alla luce di questi studi, cos'è dunque una trance?

F. Granone, che come ho già detto può essere considerato una delle massime autorità in materia e che per più di cinquant'anni ha svolto una intensa attività di ricerca e di sistemazione teorica, mettendo a confronto le concezioni più interessanti scrive a proposito: "Quando nell'Io si verificano fenomeni di scissione intrapsichica per suggestione, indottrinamento, innamoramento, transfert ecc. ed esso regredisce a sottosistemi di funzionamento primari e secondari con atteggiamenti monadali, propri del primo stadio dell'evoluzione ontogenetica, si realizza una trance; ma quando compaiono, in questo stato di trance e cioè di parziale dissociazione psichica dell'Io, fenomeni di ideoplasia più o meno controllata auto o eteroindotta allora noi riteniamo più opportuno parlare di trance ipnotica o più semplicemente di ipnosi."

Ora, se mi posso prendere la libertà di accostare tra loro due concezioni che solo un linguaggio molto diverso fa apparire distanti, potrei suggerire che ci si trova in una trance ogni qualvolta l'Io passa da uno stato ordinario di coscienza (un d-SoC), che come sostiene Tart sarebbe mantenuto dall'azione stabilizzante dei dieci sottosistemi esaminati nel precedente capitolo, ad uno "diverso", "altro" rispetto a quello considerato ordinario per quel singolo individuo in un determinato tempo. Se ho ragione, la trance potrebbe essere allora identificata come uno dei tanti stati di coscienza alterata (un d-ASC) che, come abbiamo già visto, viene definito come un'alterazione qualitativa e/o quantitativa del modello generale del funzionamento mentale.

Ovviamente mi rendo conto della differenza con cui il termine "sottosistemi" viene usato da Granone e da Tart, ma considerato il grado di approssimazione con cui sia la medicina che la psicologia, almeno finora, sono riuscite ad accostarsi ai processi mentali umani, direi che possiamo fingere di non vederla.

I vantaggi sono evidenti. Innanzi tutto una tale definizione potrebbe chiudere definitivamente la vecchia diatriba sulla natura del fenomeno trance e sanzionare una volta per tutte che non si tratta né di un fenomeno simile a quello del sonno né di una sindrome patologica (come sosteneva la scuola di Charcot), bensì di una sindrome a se stante, indubbiamente complessa, ma del tutto naturale. Come ha sempre sostenuto Granone, recenti studi sembrerebbero confermare che trattasi di uno stato "altro" dell'organismo, anche se non oggettivabile: "una sorta di potenzialità o dispositivo innato - afferma L. Chertok, psichiatra, psicanalista e grande studioso del fenomeno - che trae origine addirittura dall'ipnosi animale."

Forse il termine "ipnosi animale" non è dei più corretti, ma è certo che in molte specie, quando viene sperimentalmente inibito il funzionamento di quel poderoso impulso che proviene dall'istinto di conservazione, come estrema difesa tende a prodursi uno stato naturale di catalessi. Faccio qui riferimento alla recente scoperta di Henri Laborit del così detto SIA (Sistema di Inibizione dell'Azione) e delle vie neurofisiologiche subcorticali antagoniste a quelle che controllano l'azione nel piacere (nutrizione e riproduzione) o nello stress (aggressione e fuga). Sistema di inibizione che entrerebbe in funzione in tutti quei casi in cui l'azione potrebbe risultare improduttiva o comunque dannosa per l'animale, e che, se di breve durata, servirebbe appunto a riequilibrare l'organismo in vista di una successiva risposta motoria.

Ora, tutti siamo più o meno d'accordo sul fatto che l'essere umano, con il suo bagaglio di storia e di cultura, sia infinitamente più complesso dei propri fratelli animali, ma ritengo possibile che il processo di innesco della trance affondi le sue radici nel meccanismo neurofisiologico messo in evidenza da Laborit, mentre il fenomeno - in se e per se - si è evoluto, modellandosi sulle esigenze di un organismo psicofisico - quello umano - appunto molto più complesso.

Ciò detto, apparirà dunque più comprensibile il fatto che, come stato alterato della coscienza (d-ASC), la trance non abbia nulla a che fare con il sonno fisiologico (del quale non presenta l'alterazione del regime dei riflessi, né il medesimo tracciato elettroencefalografico, né un analogo metabolismo basale del cervello), né tantomeno con i quadri conosciuti della patologia mentale. Essa si presenta dunque come un particolare stato psicofisico che può o meno essere instaurato con quelle tecniche che noi chiamiamo ipnotismo. Tant'è vero che lo stesso Granone suggerisce come, oltre alla suggestione ipnotica, essa possa prodursi in particolari condizioni quali l' innamoramento, la tensione mistica, la possessione creativa artistica o scientifica, l'intossicazione da farmaco (droghe), l'ebbrezza alcolica e - vorrei aggiungere e dimostrare - le attività estreme.

E infatti, scrive Granone : "… solo quando compaiono in questo stato di trance, e cioè di parziale dissociazione psichica dell'Io, fenomeni di ideoplasia più o meno controllata auto o eteroindotta allora noi riteniamo più opportuno parlare di trance ipnotica o semplicemente di ipnosi."

Si potrebbe ovviamente obiettare che affinché si realizzi un qualunque stato alterato di coscienza (d-ASC) sia comunque necessaria la presenza di un monoideismo affettivo: l'innamorato preso dalla immagine della sua bella, l'artista dall'idea creatrice prorompente, lo scienziato dalla ricerca della verità, il mistico dal suo Dio e l'atleta dalla vittoria, dalla conquista o dal record. E in un certo senso questo sarà senz'altro vero. Ma io credo con Tart che la parziale dissociazione psichica dell'Io e i cambiamenti qualitativi e quantitativi nei sottosistemi che formano lo stato di coscienza ordinario (d-SoC) possano realizzarsi anche a prescindere dalla presenza di uno specifico monoideismo affettivo. Alcuni esempi, fra tanti: la possibile realizzazione di uno stato alterato di coscienza (d-ASC) nelle esperienze di sensory deprevation e che sarebbero da imputare, principalmente, ai cambiamenti verificatesi nei sottosistemi dell' Esterocezione e dell'Enterocezione; la realizzazione di stati alterati (d-ASC) realizzati attraverso la partecipazione a canti, suoni ripetitivi, musiche ritmiche e danze volte a modificare i sottosistemi dell'Output Motore, quello del Senso Spazio-Temporale e quello delle Emozioni; oppure, ancora, stati alterati (d-ASC) verificatisi a seguito di violenti traumi improvvisi. La mia compagna, tanto per citare una caso concreto, cadde dalla bicicletta mentre facevamo una passeggiata rilassante dopo giorni e giorni di scalate sulle pareti del Monte bianco. Forse fu la tensione accumulata nei giorni precedenti, o forse fu la paura della caduta; fatto sta che nonostante l'esiguità della ferita Valentina rimase in trance (d-ASC) per almeno tre ore e ancora oggi, a distanza di tempo, non ricorda assolutamente nulla del tempo trascorso tra la caduta e il momento in cui si "risvegliò" nell'ospedale di Courmayeur, dove ci eravamo recati per le medicazioni del caso. Durante il tragitto aveva camminato, aveva parlato (anche se in maniera alterata) con me e con alcuni escursionisti che ci avevano soccorso, e (cosa curiosa) aveva indovinato al primo colpo il nome di battesimo piuttosto inconsueto (Betsabea) di una di quelle persone che lei non aveva mai visto prima o conosciuto (fenomeno E.S.P?); ma di questi particolari lei non ricorda assolutamente nulla.

La distinzione tra la trance intesa semplicemente come stato alterato di coscienza (d-ASC) e l'ipnosi vera e propria è così importante ai fini della mia trattazione che mi concederò il lusso di dilungarmi ancora un poco sull'argomento, nella speranza che possa diventare chiaro per tutti a cosa farò riferimento nel proseguo del mio lavoro.

Definire un processo, infatti, permette di poterlo riconoscere e descrivere qualora si presenti e, nello stesso tempo, impedisce di ridimensionarlo per poterlo ricondurre a fenomeni più conosciuti. Come di fatto accade - tanto per fare ancora un esempio - agli alpinisti impegnati sopra gli ottomila metri di quota i quali, quando riferiscono di aver percorso "come in trance" gli ultimi metri prima di una qualche vetta, non capiscono che non si trovavano affatto "come in trance" bensì in una trance vera e propria o, meglio ancora, in uno stato alterato di coscienza (d-ASC) con tutte le componenti psicofisiche del caso.

 

 

****

 

Dicevamo allora - con Granone - che trance ipnotica può essere considerata solo quello stato alterato di coscienza (d-ASC) che si realizza per suggestione auto o eteroindotta e che è caratterizzata dalla presenza di un monoideismo che, in mancanza di rappresentazioni antagoniste e grazie all'intensa carica affettiva, acquisisce una eccezionale potenza plastica. "Con la suggestione - scrive appunto Granone - si introduce, si coltiva, si rafforza nella mente del soggetto un'idea. Questa si risolve in immagine e l'immagine in sensazioni ricordate; cosicché ogni idea nasconde in sé l'energia sviluppata da un'eccitazione psichica anteriore e dai relativi circuiti condizionati. Per qualunque via la suggestione arrivi al cervello, essa viene, secondo la vecchia legge dell'ideodinamismo di Bernheim, trasformata in sensazione, in immagine, in sensazione viscerale o in movimento"

Come si può osservare, tornerebbe così in auge, avvalorata dalle più recenti conoscenze scientifiche, l'antichissima intuizione misteriosofica della correlazione dinamica tra le idee, il movimento e la forma. D'altra parte l'intensa modificazione della reattività fisiologica cerebrale sotto lo stimolo suggestivo della parola o dell'immagine, e il plasmarsi di molte funzioni somato-viscerali, neurovegetative ed endocrino-umorali alludono chiaramente al "dove e come" possa essere rintracciato il superamento della straziante dicotomia psiche-materia organica.

"Per ogni pensiero - scrive ancora Granone - per ogni sentimento, noi abbiamo pertanto particolari effetti muscolari, come abbiamo particolari moti viscerali ed endocrini. A loro volta le varie funzioni viscerali, sensoriali, sensitive e motorie si riverberano sulla psiche, dimostrando un concatenamento veramente meraviglioso fra stimolo sensoriale, pensiero, funzionalità endocrina e atteggiamento muscolare."

D'altra parte la scuola russa di Bykov, riallacciandosi alle scoperte pavloviane sui riflessi condizionati, sarebbe riuscita a dimostrare che ogni organo e tessuto possiede la sua rappresentanza corticale e che la quantità di correlazioni organiche possibili sono infinite. La corteccia cerebrale sarebbe dunque capace di interferire sull'attività di ogni parte del nostro organismo, anche la più profonda (biologica). In parole più semplici questo significa che non esiste un'attività corticale (pensiero) che possa risolversi in sé stessa, ma che essa protende i suoi effetti fin nella periferia dell'organismo. Tuttavia, affinché questo possa accadere con la massima potenza, è necessario che venga stravolta l'ordinaria gerarchia tra emisfero cerebrale sinistro ed emisfero destro. Oggi sappiamo infatti che, almeno nell'uomo moderno occidentale, è solitamente predominante l'emisfero sinistro che - come ha ampiamente dimostrato P.Watzlawick - è la sede delle qualità logico-analitiche, e dunque del pensiero razionale, concettuale, ipercritico, radicalmente fondato sullo spazio e sul tempo consensuali. Di conseguenza l'emisfero destro, sede del pensiero immaginativo, analogico, musicale, fortemente emotivo e partecipativo, è generalmente molto meno attivo o comunque sottomesso al sinistro.

Orbene, è appunto in condizioni di dissociazione psichica più o meno parziale dell'Io che, attraverso tecniche adeguate, possono venire invertite le funzionalità dei due emisferi cerebrali arrivando così a realizzare una inconsueta predominanza del destro sul sinistro e quindi una vera e propria ipnosi.

Fermo restando il fatto, però, che spettacolari modificazioni e alterazioni delle regolari funzioni psichiche, neurologiche, endocrino-umorali e viscerali, possono realizzarsi in uno stato alterato di coscienza (d-ASC) anche in assenza di un mirato monoideismo affettivo.

Così, ad esempio, l'esperienza dei pirobati (camminatori sul fuoco) è facilmente riconducibile ad uno stato alterato di coscienza (d-ASC) determinato da un'atmosfera generica di esaltazione suggestiva: mistica (in passato, quando si ricercava la presenza in sé del Dio), magica (in tempi più recenti, come dimostrazione del proprio potere spirituale) e addirittura solo narcisistica (nell'attuale presente, come rafforzamento del potere personale dei rampanti venditori delle più moderne aziende commerciali). Ma difficilmente nella performance dei pirobati potrebbe essere rintracciata la presenza di un monoideismo specifico volto ad anestetizzare la pianta dei piedi dei giovani adepti. Piuttosto questo si realizza, pur nell'atmosfera di esaltazione collettiva, indirettamente e a seguito di complessi meccanismi di alterazione dell'ordinaria funzionalità organica. Meccanismi di cui ancora non si conosce la specifica modalità d'azione.

In sostanza, nonostante manchino quasi del tutto dei criteri differenziali, sono d'accordo con A.Pacciolla quando afferma che si tratta di distinguere la fenomenologia della trance dalla natura della stessa, e che: "Il fatto che vi sia una similitudine fenomenica non può portare ad un riduzionismo semplicistico per cui un fenomeno si riduce ad un altro fenomeno solo perché è simile nei suoi parametri psico-neuro-fisiologici."

Di certo sarebbe scorretto ricondurre alla trance ipnotica qualunque tipo di trance: quella mistica, quella medianica, quella artistica, quella alcolica, quella erotica o quella sportiva, solo perché ignoriamo quali siano gli elementi che di volta in volta entrano in gioco e le differenziano. Per questi motivi ritengo più utile usare il quadro di riferimento proposto da Tart e distinguere tra stati di coscienza ordinari (d-SoC) e stati alterati di coscienza (d-ASC); il termine generico trance potrebbe allora essere riferito a uno qualsiasi di tali stati alterati - quale che sia la sua natura specifica - mentre la trance ipnotica, o ipnosi, rappresenterebbe invece una forma particolare di d-ASC.

E' importante che non si confondano i più disparati stati di alterazione della coscienza con l'ipnosi in senso stretto, e questo nonostante la sovrapponibilità di tanti aspetti di questi fenomeni e/o addirittura della comune matrice originaria. Nella mia pur limitata esperienza sono infatti convinto che essi affondano, tutti, in sofisticati meccanismi biologici di difesa che garantiscono all'essere vivente (animale o uomo) la continuità della propria esperienza di vita ben oltre i limiti ordinariamente imposti dall'universo nel quale siamo inseriti. Probabilmente quegli stessi meccanismi individuati da Laborit in quasi tutte le specie animali, e che l'uomo, nella sua complessità, ha poi amplificato a dismisura.

Come che sia, la distinzione tra l'ipnosi in quanto stato alterato di coscienza (d-ASC) e quanti altri mai stati alterati possano in noi generarsi è importante ai fini della mia ricerca perché l'assenza di uno specifico monoideismo, o ideoplasia auto o eteroindotta, getta una tutt'altra luce su alcune delle esperienze realizzate nel corso di attività estreme. Esperienze che potrebbero anche ampliare la conoscenza che finora abbiamo non solo del mondo ma anche di noi stessi.

Come cercherò di dimostrare, lo scalatore impegnato in solitaria su una verticale parete dolomitica, l'alpinista himalaiano sopra quota ottomila, il canoista mentre si tuffa in una rapida estrema, lo sciatore impegnato lungo un canalone ghiacciato a 60° di pendenza, il pilota di delta o di parapendio mentre risale una termica a + 9 o a + 10, o ancora il subacqueo sceso sotto i - 50, sono tutti in stato alterato di coscienza (nel senso che Tart ha dato al termine), anche se lo ignorano. Ed eventi particolari, in quelle situazioni già estreme, possono far "saltare" spontaneamente e naturalmente questi atleti in dimensioni davvero peculiari; ma che non sono solo per questo patologiche, né tantomeno distorte. Come ho già scritto nella prefazione di questo lavoro, l'evento inaspettato non ha nulla a che vedere con la spontaneità e la naturalezza del "salto" da uno stato di coscienza ad un altro; "salto" di coscienza che, come abbiamo visto, poggia invece su un meccanismo difensivo arcaico che condividiamo con la maggior parte degli animali e che noi, esseri molto più complessi, possiamo sperimentare in una forma appunto più complessa. Quando l'organismo è in serio pericolo, infatti, o comunque sotto shock, e non ha nessun'altra via di fuga, una saggezza arcaica provvede a mobilitare le più recondite riserve di energia riducendo, ma è solo un esempio tra tanti, funzioni fisiche non necessarie in quel momento e aumentandone altre più utili. Nell'emergenza siamo in grado di produrre sostanze antidolorifiche, variare il metabolismo basale, abbassare la temperatura corporea ed entrare così in condizioni mentali "altre" da quelle ordinarie. In queste condizioni si modificano a volte le percezioni che abbiamo di noi stessi, degli altri e del mondo intero, fenomeni straordinari possono apparirci assolutamente ovvi e il nostro essere più profondo può realizzare esperienze davvero ineffabili come quelle raccontate da persone che sono state rianimate dopo essere state "clinicamente morte" per qualche breve minuto, oppure in un coma profondo in seguito risoltosi, oppure ancora in profondi stati meditativi o che hanno infine attraversato sconvolgenti catarsi artistico-creative. In tutte queste situazioni e in molte altre, vuoi per crisi organiche, vuoi per crisi psichiche, è come se una soglia venisse infranta… un limite superato o, meglio ancora, un velo squarciato e l'uomo, per brevi, fuggevoli attimi potesse infine guardarvi attraverso: e realizzare così il superamento della dolorosa, tragica frattura tra "Io e Mondo" in un inaspettato momento di comunione (il Flow di cui parla Semler); veder emergere facoltà psichiche inusuali; avere intuizioni folgoranti sul significato di ogni cosa; vedere ridimensionata l'esperienza del dolore e della morte. Ultime, ingenue favole consolatorie di un organismo stremato o concreta esperienza di una realtà insospettata? Pietose menzogne che raccontiamo a noi stessi come estrema difesa dal terrore del Nulla, o involontaria rottura e superamento dei limiti impostici dal nostro attuale stato evolutivo?

Come dicevo poche righe più sopra, è possibile che tutti gli stati alterati di coscienza - compresa l'ipnosi - si originino da una comune matrice originaria volta a garantire la continuità dell'esperienza della vita oltre i limiti ordinariamente impostici dal mondo.

Che la possibilità di varcare saltuariamente tali limiti sia riconducibile ad una sorta di fredda intelligenza biologica sviluppatasi nel corso dell'evoluzione, o che riveli invece la presenza di un potenziale spirituale solo provvisoriamente costretto entro tali limiti, da un certo punto di vista non mi interessa. Per quanto la mia personale visione del mondo implichi l'idea di un'evoluzione infinita dell'uomo e di tutti gli altri esseri viventi che non è delimitata nel tempo compreso tra la nascita e la morte, non avverto il bisogno di suffragare tale mia concezione con prove intelligenti o, come si suol dire, scientifiche. Sono convinto che se una evoluzione ci attende (cosa per altro che io credo) allora questa può realizzarsi ed essere compresa solo attraverso l'esperienza diretta. Ed esperire vuol dire partecipare con tutta la propria umanità; vuol dire coinvolgersi con il proprio pensiero, con i propri sentimenti e con la propria azione. Allo stato attuale delle nostre conoscenze è ridicolo che "qualcuno", sia esso il più accreditato psichiatra, psicologo o psicanalista, presuma di poter sentenziare sul significato ultimo dell'esperienza esistenziale umana. L'unico atteggiamento autenticamente scientifico consiglierebbe piuttosto la prudenza, l'umiltà e soprattutto la rinuncia a dogmatici paradigmi nei quali costringere, con arroganza, tutto ciò che ancora ci sfugge. A meno di non voler pubblicizzare la propria paura.

Come ha ribadito Tart, più volte, nei suoi scritti, non ha alcun senso che coloro che si trovano in uno stato ordinario di coscienza (d-SoC) e che condividono una realtà che è soltanto consensuale e perciò relativa alla cultura storica di cui fanno parte, si arroghino il diritto di giudicare (perché di questo si tratta) l'esperienza vissuta da un altro essere umano in una cultura affatto diversa, oppure in uno stato alterato di coscienza (d-ASC). Straordinaria, in tal senso, la ricerca condotta da Tart sugli stati alterati provocati da sostanze stupefacenti, nella quale è riuscito a provare al di là di ogni precedente convinzione che neppure nel caso di droghe pesanti come la cocaina, l'oppio o la dietilamide dell'acido lisergico (LSD) esista una relazione precisa tra assunzione ed effetti. Questi, piuttosto, come le particelle subatomiche della fisica quantistica, cambiano natura a seconda delle motivazioni, delle aspettative e delle istruzioni ricevute dallo sperimentatore, nonché dei pregiudizi più o meno dogmatici dell'osservatore. Se vogliamo davvero conoscere, se vogliamo davvero superare i limiti del mistero che ancora avvolge la nostra esperienza esistenziale, dobbiamo essere disposti a rinunciare alla consueta e comoda pratica di misurare tutto e sempre con lo stesso metro, costringendo ogni cosa nell'unica misura che conosciamo. Come ha proposto Tart c'è bisogno di scienze specifiche di stati o, in altre parole, di metodi scientifici differenti per ogni differente stato di coscienza; metodi che tengano in oltre finalmente conto dell'oggettività dell'esperienza soggettiva umana, e sappiano perciò restituirle il ruolo che ad essa spetta nell'economia dell'intero universo.

Con tutti i rischi che questo comporta, solo una completa partecipazione a ciò che vogliamo conoscere può aprire per noi le porte del nuovo millennio, e se vogliamo essere davvero scientifici e meritarci il riconoscimento delle future generazioni, dobbiamo escogitare metodi nuovi che salvaguardino la tensione alla verità senza però sacrificarla al dogma del luogo comune.

Quand'ero ancora giovane e leggevo i libri di Carlos Castaneda avevo imparato a saltare le prefazioni scritte dall'intellettuale di turno: mi facevano ribollire di rabbia le dotte interpretazioni dell'affermato strizzacervelli che con noncuranza riduceva Don Juan ad un complesso nevrotico intrapsichico dell'autore oppure, ma solo nel migliore dei casi, ad archetipo dell'inconscio collettivo. Io non ho mai preteso di sapere se Don Juan sia effettivamente esistito o sia stato piuttosto il parto di una feconda fantasia, ma è certo che non me la sarei mai sentita di starmene comodamente seduto sulla mia scrivania a pontificare in maniera "molto intelligente" sull'esperienza che un mio simile potrebbe anche aver fatto viaggiando nel deserto messicano, assumendo droga, vivendo esperienze psichiche devastanti e terribili, magari accompagnato da uno stregone che, tutto sommato, potrebbe benissimo essere esistito.

Credo che, come minimo, avrei prima tentato di verificare.

Poi maturando, o comunque crescendo, ho capito che se Don Juan fosse realmente esistito e gli avessero dato da leggere le saccenti elucubrazioni di tutti quei sapientoni, quasi sicuramente si sarebbe sbellicato dalle risate.

Compresi allora che la mia rabbia giovanile non aveva più alcun senso.

E quando oggi racconto (con parsimonia) quello che ho sperimentato in vent'anni di alpinismo e che ancora mi capita di sperimentare volando con il parapendio, e vedo passare negli occhi nel mio interlocutore il lampo dell'intelligenza interpretativa, in genere mi ritiro in buon ordine permettendo così alla mia anima di sganasciarsi dalle risate.

 


| Home Page | Notizie | Archivio on line |
|
Domande agli esperti | Problemi della professione |
Chi siamo | Il Network di Psiconline |


copyright 1999-2000 Psiconline®