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INFLUENZA - istruzioni per l’uso (...non sempre e necessariamente è devastante)

lI “pacchetto influenza” , in kit completo di foto, curiosità, aneddoti e quant’altro, è così venduto all’annichilito paziente con le debite istruzioni per l’uso e con la benedizione impartita da Santa Madre Televisione.

Il morbo infuria e gli ospedali traboccano di neopazienti virulenti in preda a quella che appare più una nevrosi collettiva e rituale per esorcizzare, a scadenza fissa, annuale, tutto quanto può essere esorcizzato (le problematiche sociali, l’inquinamento ambientale, fors’anche il blocco delle pensioni...), una specie di autoflagellazione preventiva con effetto catartico sulle coscienze individuali, espiazione medicalizzata (si pensi alle code degli influenzati dinanzi ai pronto soccorso degli ospedali) dei mali del mondo... La grande rappresentazione isteriforme di charcotiana memoria (Charcot era uno psichiatra francese, maestro di Freud, che mise sù all’Ospedale della Salpetrieres di Parigi una specie di teatro vivente dell’isteria...) si è dunque nuovamente messa in moto, come un meccanismo ad orologeria già ampiamente sperimentato, accentrando su di sè la già minata attenzione di quanti hanno capitolato nei giorni scorsi e la residua curiosità degli ultimi sopravvissuti, eroi ormai temprati al corpo a corpo quotidiano con il nemico virulento (...Vedere, per essere in clima, i film: “Alien” 1-2-3 ...e oltre).  

Con l’incubo influenzale scattano di conseguenza i pensieri ansiogeni legati alla malattia.

Malattia = blocco, rinunce, disagi, comunque malessere.

In parte tutto ciò è vero,anche se non dobbiamo sottovalutare le conseguenze fisiche che questa malattia porta di per sè, come il malessere generale,la spossatezza,la cefalea, problemi all’apparato respiratorio,il rialzo della temperatura corporea ecc.

Se proviamo però, per un attimo a riflettere sulle tante cose che quotidianamente vorremmo, ma non riusciamo a fare - a causa degli impegni di lavoro o altro - questa sarebbe l’occasione giusta per soddisfare i nostri desideri.

Questo allora può essere il momento di :

- Poter rimanere a letto fino a tardi
- farsi portare la colazione a letto
- munirsi del libro che più ci attrae in questo momento
- vedere il film in videocassetta che magari, per mancanza di tempo, non abbiamo visto al cinema.
- ascoltare musica per rilassarsi
- telefonare ad un’amico che non sentiamo da tempo
- avere dei momenti per riflettere e “guardarsi dentro”
- mettersi in ascolto di se stessi
- approfittare del fatto che ci sono altre persone ad occuparsi di noi
- non abbiamo impegni di lavoro di nessun genere
- non dobbiamo andare a fare la spesa, fare la fila in banca, attraversare la città nel traffico

 

SIAMO INFLUENZATI ! STOP AGLI IMPEGNI !

 E’ un momento di pausa, un momento in cui finalmente ci si occupa e preoccupa solo di se stessi.

Peccato, però, che per poter fare questo dobbiamo aspettare di avere l’influenza !

Faremmo bene a ricordare comunque che queste cose dovremmo farle ogni tanto, anche quando siamo in buona forma fisica ! E forse così potremo anche evitare un pò di stress ulteriore e magari in futuro di prendere l’influenza !!

 

 

continua ....

 

IPOTESI SUL "MOSTRO DI FIRENZE".

Dott.Caterina Kertesz

 

Se è vero il ritratto che ne fanno gli psicologi, l'uomo è un narciso ossessionato da smisurate manie di grandezza.Cova dentro di sé unodio insensato per l'amore fisico altrui e per questo si innalza a giustiziere, a condottiero di una crociata morale che solo lui condivide. I suoi gesti parlano un linguaggio sufficientemente chiaro e lasciano trapelare aspetti forse non irrivelanti della personalità del "mostro". Occorre una follia lucida, un'intelligenza organizzativa, una conoscenza profonda dell'ambiente. E una mano ferma. Quando spara fa quasi sempre centro nei punti più vitali. Quando taglia il pube o il seno delle vittime mostra una perizia non comune. Ogni volta che uccide mette in evidenza una convinzione sempre maggiore, ha un Io totalmente ubriaco di rancore e ormai perfettamente scisso. Cittadino normale magari per dodici mesi all'anno, furia sfrontata e sanguinaria per un breve istante.

E' piuttosto insolito constatare l'assoluta mancanza di testimoni. Non si spiega come mai nessuno lo abbia visto almeno una volta rincasare sporco di sangue. Eppure quest'essere "macellaio di umani", deve per forza bagnarsi di sangue abiti, mani, scarpe. Dove si lava? Dove si cambia? Nasce da queste domande l'ipotesi di un uomo seza parenti né amici, completamente autonomo e autosufficiente. Da qui il progetto dei magistrati di circoscrivere il campo delle indagini schedando tutti gli uomini soli della provincia di Firenze.

Gli ultimi giorni del settembre1985 si segnalano per una novità sconvolgente. Per la prima volta il mostro è uscito dall'ombra; con una lettera spedita a un magistrato ha stabilito un contatto . Macabro contatto, questo si', tanto per mantenersi fedele al suo stile. Ha sezionato un pezzetto di carne strappato ad una delle sue vittime, lo ha messo in busta e lo ha mandato per posta alla Procura della Repubblica. Quel brandello è risultato autentico. Lo provano le analisi sul gruppo sanguigno e le istologie eseguite a Firenze dai periti dell'Istituto di medicina legale. Ma c'è anche una seconda prova. Quella busta è stata spedita qualche ora prima che un giovane scoprisse i due corpi in un boschetto non lontano da San Casciano. Ovviamente il mostro non ha osato mettere in vetrina una calligrafia che, se ben decrittata, potrebbe contribuire a snidarlo. Neppure si è servito di una comune macchina da scrivere. Ha semplicemente ritagliato dai giornali le lettere dell'alfabeto che gli occorrevano e le ha incollate sulla busta.

L'IDENTIKIT.

Secondo i prevalenti criteri di giudizio emersi dalle indagini, i delitti sono stati compiuti da una stessa persona. Detta persona è di sesso maschile, destrimane, alto all'incirca cm. 1,85. L'identikit prende atto dalle indagini balistiche secondo le quali in tutti i delitti è stata utilizzata una stessa arma da fuoco e proiettili provenienti da identiche partite di fabbricazione commercializzate in epoca anteriore al 1968, ossia precedentemente al primo doppio omicidio. Man mano che spara l'assassino migliora il tiro: il che, si osserva, depone per un soggetto inizialmente non espertissimo, casomai dedito al tiro occasionale, ma con discrete doti naturali. L'uso dello strumento da punta e taglio consente di parlare di determinazione e precisione. Il delitto è sempre premeditato, calcolato nei minimi particolari ed eseguito con freddezza e lucidità, malgrado si possa ipotizzare un comportamento disordinato ed eccitato, specie nelle prime fasi dell'azione caratterizzata dall'uso dell' arma da fuoco. Tutti i delitti sono di natura sessuale. La dinamica psicologica mette in evidenza un crescendo di componenti feticistiche e sadiche. La messa a punto del delitto lo impegna verosimilmente per molto tempo: cerca le situazioni più favorevoli, gli è invece indifferente , pertanto casuale, la scelta delle vittime. Forse l'omicida dedica buona parte del suo tempo allo studio dei luoghi e dell'occasione propizia: li cerca vicino a posti dove i giovani si ritrovano e presumibilmente lontano da dove ha commesso l'ultimo delitto. Inoltre la costante assenza di elementi relativi a sessualità agita sul luogo del delitto fa supporre ad un individuo con una sessualità vissuta solo a livello fantastico.

Quanto all'età, l'identikit parla di oltre 35-40 anni "in base alla considerazioni sulla maturità emozionale" manifestata tra un delitto e l'altro e soprattutto nella "carriera" percorsa nel campo delle perversioni: nel senso che il soggetto può essere arrivato all'espressione del sadismo attraverso fasi caratterizzate da voyeurismo e da feticismo.

Peculiare del "mostro di Firenze" è l'accuratezza della tecnica del taglio. Che l'operazione sulla mammella sia finalizzata ad una qualche forma di conservazione, e non alla ricerca di un sadico soddisfacimento supplementare ottenuto con l'inferire sulla vittima è attestato ancora una volta dalla cura, dall'attenzione dalla precisione con cui l'operazione è stata condotta non solo nelle fasi finali ed intermedie, ma anche in quelle iniziali particolarmente studiate.

Gli omicidi seguono un rituale ben preciso e prestabilito. Tutto si ripete con una sistematicità e una ripetitività che appare quasi innaturale . Tratto da identikit di un mostro di Riccardo Catola.

Questo testo è stato scritto quando ancora Pietro Pacciani non era stato arrestato. Ora che Pacciani è morto e che il serial killer è "sparito dalla scena", posso dire che Pacciani non era il mostro di Firenze, ma solo un mostro all'interno della sua famiglia (ha violentato ripetutamente le figlie) , Pacciani era un guardone , ma definirlo serial killer è una buffonata. Chi ha delle idee su questo argomento può scrivere a psiconline.it. Ora abbiamo un vero serial killer, Donato Bilancia…….

Donato Bilancia, il serial killer della Liguria.

Dott. Caterina Kertesz

Donato Bilancia , reo confesso di 17 delitti e due tentati omicidi, avvenuti nell'arco di sei mesi, delitti molto diversi fra loro, ma legati da un movente visto come un unico filo conduttore.; dagli interrogator che ho potuto leggere appare abbastanza sicuro di sé, a volte quasi compiaciuto per ciò che è riuscito a fare , a volte depresso, per presunti sensi di colpa nei confronti dei familiari delle vittime ; ma questo secondo stato dura poco, facendo riemergere l'uomo che si vanta di aver tenuto sotto pressione la polizia, per tutti quei mesi. E' emerso che al momento dei delitti era capace di intendere e volere, spinto da una forte personalità narcisistica. Un altro punto fondamentale è che dopo aver ucciso la prima volta è scattata in lui una "coazione a ripetere" che gli ha impedito di smettere. Vediamo come gli ultimi due delitti , commessi su treni presi per caso, ci parlano di donne assolutamente lontane dal suo mondo, donne che purtroppo si son trovate nel posto sbagliato , nel momento in cui la furia omicida, il piacere di uccidere hanno prevalso sulla personalità del serial killer. Bilancia ha ucciso per diventare "Famoso", in un modo macabro, ma forse l'unico che gli era rimasto. Come tutti i serial killer ,non riesce ad avere una vita affettiva e sessuale, per cui si rivolge a prostitute, che poi uccide. Questi omicidi nell'ambito della prostituzione rappresentano un modo di far espiare a queste donne i loro peccati. Ma Bilancia è comunque un omicida a "modalità mista", perché uccide persone con caratteristiche diverse fra loro, fornendo, negli interrogatori spiegazioni sul perché di quelle morti. Bilancia è vittima della sua "lucida" pazzia .Allego qui il verbale della confessione di Bilancia.

 

 

Il verbale integrale della confessione di Donato Bilancia, il serial killer della Liguria

"Ecco come ho ucciso le mie 17 vittime"

Sono le ore 17 e 45 del 14 maggio. Nella caserma dei carabinieri di Genova-Molassana sono di fronte il sostituto procuratore di Genova Enrico Zucca e Donato Bilancia, il presunto serial killer sospettato di 18 omicidi. Ecco il testo integrale del verbale del lungo interrogatorio-confessione.

 

PM: La avverto che è sua facoltà non rispondere alle domande e alle contestazioni che le vengono esposte.

Bilancia: "Intendo rispondere e rendere piena confessione su tutti i fatti che ho commesso, indipendentemente dalle contestazioni, come ha ribadito il mio avvocato. Preferirei riferire questi fatti per il momento esclusivamente alla signoria vostra e non sottostare ad altri interrogatori. Intendo riferirmi per il momento ai fatti delittuosi, di cui mi assumo la responsabilità, solo oggettivamente nella loro successione cronologica; mi riservo in un secondo momento di spiegarne le motivazioni che adesso non so dare, sulle quali preferisco non mi vengano poste domande. Aggiungo che credo che su questo aspetto forse altre persone tecnicamente competenti, psicologi e psichiatri, possano essere di aiuto".

 

PM: Se ritiene, può seguire l'ordine cronologico dei fatti come ha indicato.

Bilancia: "I primi due omicidi che ho commesso sono stati quelli di Centenaro Giorgio, di Maurizio Parenti e della sua consorte. Se per la morte di quest'ultima sono addolorato, per quella degli altri due, come spiegherò, non lo sono affatto, perché ritengo che mi abbiano fatto un grave torto; in particolare Parenti ha tradito quella che ritenevo fosse un'amicizia. La serie degli omicidi che ho commesso nasce proprio dallo sconvolgimento che mi hanno creato queste persone con il loro comportamento.

In sequenza cronologica ho poi commesso l' omicidio in danno dei coniugi Solari, due orefici che mi erano stati indicati da.... che io conosco. Si tratta del proprietario della Mercedes che era nella mia disponibilità. Lui, avendo saputo che io ero un abile ladro, me li ha indicati come obiettivi di un furto.

Successivamente ho ucciso un cambiavalute a Ventimiglia città, poi ho iniziato ad ammazzare alcune prostitute. La prima, Stela Truya, a Cogoleto, due ad Albenga. Poi c'è stato il metronotte di via Armellini, un cambiavalute a Latte di Ventimiglia.

Poi c'è stata la Barbellotta, la nigeriana Tessy.

Poi i due sui treni e per ultimo il benzinaio. Non ci sono stati altri omicidi da me commessi, né prima di quello di Centenaro né dopo l'ultimo che ho appena indicato.

Dopo la sconvolgimento di cui ho parlato a causa del Parenti e del Centenaro, la mia alternativa era di farla finita.Quindi potevo farmi del male, ma non ne sono stato mai capace. O potevo arrivare alla soluzione finale con un farmaco letale.

 

PM: E' in grado di riferire più nel dettaglio qualcuno di questi episodi?

Bilancia: "Sì, cominciando dal primo. Devo premettere che sono sempre stato un forte giocatore, ho guadagnato molto e conseguentemente perso molto. Ho sempre condotto una vita piuttosto agiata. Sono anche, come ho accennato, un abile ladro, anche se i miei precedenti giudiziari sono risalenti nel tempo.

Avevo addirittura richiesto la riabilitazione. Ho subito delle condanne per alcuni furti anche in Francia; mi avevano dato quattro anni, ma con vari benefici ne ho scontati due e mezzo. Ero anche riuscito a farmi revocare il decreto di espulsione che era stato emesso nei miei confronti dal governo francese.

Tornando a Parenti lo consideravo mio amico. Ero andato a cena da lui addirittura con mio padre e mia madre. Un giorno, sarà stata l'estate '97, eravamo in una bisca di cui non voglio riferire l'ubicazione. Ho udito Centenaro e Parenti in conversazione tra loro che pronunciavano il mio nome.

Io passavo davanti e stavo per andare in bagno e mi sono insospettito e colto un discorso del tipo 'hai visto il Walter? lo abbiamo agganciato'. In quel periodo ho perso in quella bisca dei soldi e non mi è piaciuto quel discorso che dimostrava che mi avevano messo in mezzo... Ho seguito Centenaro Giorgio nella sua abitazione, dopo aver preso il numero della sua targa".

 

PM: Ma a che titolo parlavano i due di lei?

Bilancia: "Mi sembra evidente che tutti sanno chi era Parenti e chi era Centenaro. Specialmente da quando Parenti si era affiliato ad una certa struttura di "soldati" era sempre spavaldo; si sentivano sicuri come dire "non ci tocca nessuno".

 

PM: Vuole essere più preciso a quale struttura si riferisce?

Bilancia: "No guardi, su questo non intendo rispondere. Io non ho mai avuto a spartire nulla con nessuno. Ho sempre fatto tutto da solo, adesso sono in carcere, in un certo ambiente ma non ho mai fatto la spia".

 

PM: Come ha commesso allora il primo omicidio?

Bilancia: "Centenaro Giorgio l'ho seguito alla sua abitazione dopo aver preso il numero della sua targa per vedere dove andava. Era una Punto blu; se ricordo la sua abitazione si trovava in una strada dietro le piscine della Sciorba. Una sera l'ho aspettato quando stava per rientrare a casa, l'ho accompagnato su. Lui stava all'ultimo piano, in una mansardina.

Avevo la pistola, cioè quella che mi è stata sequestrata, ma non l'ho usata perché l'ambiente era piccolo e temevo di fare troppo rumore. L'ho soffocato con il nastro adesivo che avevo portato con me.

Come ho detto lo volevo ammazzare. Non c'erano altri scopi nella mia visita. C'erano 500.000 lire su un tavolo che io non ho nemmeno preso. Appena entrati c'è una saletta, l'ho lasciato lungo davanti alla porta, a pancia in giù, con le mani lungo la schiena e con i palmi rivolti verso l'alto, il viso rivolto alla porta. Volevo che si sapesse che era stato ammazzato, anche se non ho lasciato tracce per farmi scoprire ed ho portato via il nastro adesivo.

Ricordo di aver addirittura telefonato al giudice che si occupava dell'omicidio Parenti-Scotto dicendo che non era vero che il Centenaro fosse morto per cause naturali".

 

PM: Può fornire alcune dettagli? Ad esempio come era vestita la vittima.

Bilancia: "Se ben ricordo aveva un giubbotto, una specie di piumino

che è stato appoggiato su un divano. L'ho fatto

spogliare ed è rimasto in mutande.... Lo tenevo ovviamente

sotto la minaccia della pistola; erano circa le tre del mattino

quando è successo".

 

PM: L'episodio successivo quando è stato?

Bilancia: "E' stato quello di Parenti e di sua moglie. Lui era

sempre scortato. Da qualche sera lo aspettavo nei pressi della sua

abitazione. Ha parcheggiato la macchina in un garage a circa cento

metri dall'abitazione, erano circa le tre e mezza-quattro. Ho

aspettato che andasse via la sua scorta, poi l'ho avvicinato nel

portone. Avevo un sacchetto di plastica in mano in cui avevo messo

del nastro adesivo da pacchi e gli ho detto, mostrando il sacchetto,

che dovevo fargli vedere delle cose.

Siamo entrati nel portoncino del suo palazzo; appena chiuso gli ho

puntato la pistola e l'ho ammanettato. Lui aveva in mano la focaccia

e il giornale che aveva appena comprato. Gli ho anche messo un giro

di nastro adesivo come bavaglio e gli ho detto di non reagire perchè

alcuni miei compari erano già nella sua abitazione che tenevano a

bada sua moglie.

Siamo saliti in ascensore; giunti davanti alla porta dell'abitazione

gli ho sfilato le chiavi che, se ben ricordo, erano nella tasca del

giubbotto. La serratura era ad una chiave solo, del tipo a mappa

corta con l'impugnatura nera. Entrato in casa, a sinistra c'erano la

camera da letto dove sua moglie dormiva.

Siamo entrati in cucina, gli ho chiesto di darmi del denaro e lui mi

ha detto che era in cassaforte e che si trovava al piano di sopra

dell'appartamento. Nel frattempo è arrivata la moglie e sotto la

minaccia dell'arma mi sono fatto precedere da loro due fino alla

stanza di sopra, dove era la cassaforte.

Mi sono fatto indicare la combinazione, li ho fatti sedere sul

divano, ho aperto la cassaforte, ho prelevato una scatoletta. Poi

siamo scesi giù in camera da letto. Gli ho detto cosa pensavo di

lui, l'ho anche colpito alla mascella con la pistola. Poi ho sparato

un colpo in testa a lui con il copriletto o con il lenzuolo. A lei

ho sparato nel petto: l'avevo legata gambe e braccia con il nastro.

Lei era praticamente nuda: aveva una sottanina da notte, se ben

ricordo, di colore celeste; lui aveva jean e un giubbotto

forse di renna o simile di colore scuro. Ricordo di avergli tagliato

il giubbotto dalla parte di dietro, ma non so più per quale ragione.

Lui comunque era ammanettato con le mani dietro. Ho sparato un colpo

a lui e due a lei.

Nella scatoletta che ho prelevato dalla cassaforte c'erano

tre o quattro orologi, un Rolex, un braccialetto che non mi sembrava

autentico; c'erano assegni, varie carte e tredici

milioni. Ho buttato via tutto insacchettato in un contenitore della

spazzatura, tenendomi il denaro contante".

PM: Ammazzando Parenti non aveva il timore di una reazione

della struttura cui lui era affiliato?

Bilancia: "Non mi sono posto il problema perché non ho

lasciato tracce per essere così riconosciuto da loro. Ho usato i

guanti".

 

PM: Come è giunto al successivo delitto?

Bilancia: "Mi era stato indicato che i coniugi Solari erano un

possibile obiettivo per un furto in abitazione, avendo molti valori

in cassaforte. Avevo visto dove abitavano i coniugi, che avevano

anche una domestica. Un giorno ho deciso di fare il furto, ho

suonato il campanello, ha risposto la moglie, ho detto che ero il

postino e che avevo una assicurata per il marito da firmare. Ero

vestito con giacca da barca, mi ero portato una borsa di plastica,

quella che è stata trovata all' interno della Mercedes sequestrata.

In quel giorno l'avevo riempita con una agenda appunto per far

vedere che c'era qualcosa.

Sono salito al terzo piano o al secondo; c'era la porta

aperta, la signora era sulla soglia e mi ha detto di

accomodarmi. Il marito è sopraggiunto, io ho chiuso la porta dietro

di me, ho aperto la borsa estraendo l'agenda, come per far firmare.

Poi, estraendo la pistola, ho detto 'guardate che so che c'è una

cassaforte e questa è una rapina'; la signora mi ha risposto di

andarmene, chiamava la domestica; ho detto di non agitarsi e di non

fare rumore, perché altrimenti sarebbe andata male. Poi non ho più

controllato la situazione, ho sparato un colpo alla signora che nel

frattempo aveva messo le mani sulla porta, aveva, mi sembra, anche

detto che voleva chiamare la Polizia.

Il marito si è trovato paura e stava scappando; l'ho colpito con due

colpi, forse uno alla schiena. Non ho preso assolutamente nulla. Il

marito aveva in mano il portafogli, forse per pagarmi una mancia.

 

PM: Come è giunto sul luogo?

Bilancia: "Con la Mercedes. L'ho parcheggiata poco distante. Mi sono

disfatto del giubbotto blu, gettandolo in un cassonetto".

 

PM: Vuole proseguire?

Bilancia: "Il successivo episodio è quello di Ventimiglia,

dove ho ammazzato un cambiavalute. Avevo studiato il posto; di

fronte c'è un giardinetto a mezzaluna. Ho osservato il

comportamento del cambiavalute per alcune sere. Non era facile

aggredirlo, perché il luogo era blindato. Ho notato che lo lasciava

aperto quando andava a buttare la spazzatura; infatti ho

approfittato di un momento come quello e sono entrato insieme a lui,

mi sono fatto aprire la cassaforte, ho preso circa 45 milioni e l'ho

ucciso. Mi sembra di aver esploso tutto il caricatore, mi sono

spaventato perchè aveva reagito; e poi si è detto che sono esperto

di armi!. Erano circa le sette e trenta di sera. Io avevo

parcheggiato la Mercedes in una strada sottostante.

 

PM: L'episodio successivo?

Bilancia: "Si è trattato del metronotte di corso Armellini a Genova.

Per me è stato l'obiettivo più facile. Ho studiato per alcune sere i

suoi movimenti durante i suoi giri di ispezione. Mi sono fatto le

chiavi del portone; per me questo è un gioco da ragazzi. Sono

entrato, ho aspettato che scendesse e gli ho sparato appena aperto

l'ascensore. Gli messo il giubbotto sulla testa. Ho preso il

portafogli che poi ho buttato".

 

PM: Perché quel metronotte?

Bilancia: "Le ho detto che mi era sembrato l'obiettivo più

facile. Sulle ragioni e sul movente non riesco per ora a

rispondere. Comunque posso dire che mi è rimasto impresso un

episodio di quando sono rimasto ferito da un metronotte che mi aveva

colpito di striscio nel corso di una fuga da un furto in

appartamento.

Come vede io le racconto questi fatti come se fossero episodi

qualsiasi; non riesco ancora a realizzare bene

la situazione e cosa è successo. La parte di me che ragiona non

riesce a spiegare; mi spiace solo per i genitori delle persone. Ma

come ho spiegato, e come forse meglio spiegherò, per me la vita non

vale più nulla; non sono riuscito ad ammazzarmi finora perché

detesto ogni dolore fisico.

 

PM: Vuole proseguire?

Bilancia: "Preferirei fare una pausa e rimandare ad un

successivo incontro la mia confessione che, come ho precisato, sarà

piena ed esauriente su tutti i fatti di cui sono responsabile.

Preciso che in tutta la mia vita ho sempre 'lavorato' nel bene e nel

male da solo, mai con complici o su ordine di alcuno ed è anche per

questo che sono sempre riuscito a non essere scoperto".

 

PM: Quale pistola ha usato e quando se l'è procurata?

Bilancia: "La pistola è quella che mi è stata sequestrata;

me la sono procurata poco prima dei delitti e subito dopo l'episodio

nella bisca con Parenti e Centenaro che ho riferito. Ma sulla

pistola fornirò successivamente altri dettagli. Ribadisco, se è

possibile, di poter continuare l' interrogatorio con lo stesso

Magistrato con cui oggi ho iniziato la mia confessione.

 

PM: Ha qualcos'altro da aggiungere per il momento?

Bilancia: "Sì, vorrei che la mia situazione carceraria fosse

alleviata, per quanto la mia vita, come ho detto, non valga più

nulla per me. Non sono capace di farmi fuori in modo violento, mi

mette molto in tensione la sorveglianza costante ed invasiva a cui

sono sottoposto.

Non sopporto l' ambiente carcerario che pur ho conosciuto per tanti

anni; sto bene quindi in isolamento, ma ribadisco che è troppo

oppressiva la sorveglianza continua cui sono sottoposto. Dico questo

solo adesso perché non sembri

che io voglia scambiare la mia confessione che ho iniziato, e che è

spontanea, in cambio di qualche favore.

 

(20 maggio 1998)

 

La confessione degli ultimi delitti, dalle

prostitute di Genova agli omicidi sui treni

La seconda giornata

di interrogatorio

 

 

 

Il giorno 15 maggio, nel pomeriggio, sempre nella caserma dei

Carabinieri a Molassana, riprende la confessione di Donato Bilancia.

Il serial killer spiega al PM Enrico Zucca: "Dopo l' omicidio del

metronotte ho commesso un altro omicidio ai danni di una prostituta

(Evelin Tessy Edoghaye n.d.r.) che avevo fatto salire in macchina

prelevandola a Genova, in zona Foce.

Le avevo offerto un milione perché acconsentisse a un

rapporto da consumare a casa mia. L'ho portata a Cogoleto in un

luogo che avevo prima esplorato, non distante da casa dei miei

genitori. Avevo individuato una strada con una sbarra di un

passaggio a livello che finiva in un tunnel, al termine del quale si

accedeva al mare. Ero andato con la Mercedes; ho consumato un

rapporto sessuale, poi ho fatto scendere la ragazza che era nuda, le

ho detto di guardare il mare e le ho sparato un colpo alla testa. I

vestiti e le cose che aveva con sè li ho buttati nei bidoni della

spazzatura.

 

PM: Conosceva la vittima?

Bilancia: "Avevo già avuto dei rapporti con lei come

prostituta, sempre consumati in casa mia in via del Fossato. Non ho

mai utilizzato le case dei miei genitori.

Ljudmyla Zuskova l'avevo prelevata nel rettilineo di Albenga, con la

solita sofferta di un milione. L'ho portata in un posto dietro un

ospedale, una località che avevo scelto e perlustrato prima.

Con questa ragazza ho avuto un rapporto orale. Lei non si è

spogliata. Ero giunto sul luogo, era una stradina stretta, con il

Mercedes nero. Mi ero posizionato con l'auto nel punto che indico

nello schizzo. In sostanza con la portiera del lato passeggero

addossata al lato della stradina, in modo da impedire alla vittima

di uscire. Dopo il rapporto ho spostato la macchina facendo

retromarcia e manovra, per svoltare con una certa difficoltà,

puntando la parte posteriore dell' auto verso un albero, ho fatto

scendere la donna, l' ho fatta girare e pochi passi dopo le ho

sparato un colpo alla testa".

 

Bilancia traccia uno schizzo che raffigura il luogo del

delitto e indica la posizione della donna, dell'auto e dell'albero.

 

"Non ricordo se ho trattenuto della cose che appartenevano

alla vittima, forse un telefonino e la borsetta. Ma poi me ne sono

disfatto".

 

PM: Esisteva una ragione nella scelta delle vittime?.

Bilancia: "Non posso essere preciso; questo il frutto di una

situazione di reazioni istintive ai fatti che mi hanno sconvolto e

mi hanno determinato a commettere il primo delitto, ma non sono

sicuro di trovare una chiave di lettura nella scelta delle vittime.

Una probabile spiegazione può essere quella della nazionalità delle

vittime che io chiedevo loro. Così infatti c'è stata una albanese,

poi una ucraina, una slava, una di colore.

Poi c'è il delitto di un altro cambiavalute, Enzo Gorni, questa

volta a Latte di Ventimiglia. Anche qui, quando ho studiato

l'obiettivo, dovevo fare attenzione al fatto che il blindato fosse

aperto. In effetti ero andato nel pomeriggio verso le cinque a

studiare la situazione. Il cambiavalute era sulla porta e ho pensato

che per entrare doveva riaprirla.

Mi sono presentato, ma in quel momento ho potuto scorgere che dietro

al banco c'era una signora bionda, forse la moglie. Ho fatto una

domanda banale, sul cambio del franco e sono andato via. Sono

tornato la sera verso le sette; lui era solo. E' uscito dal blindato

per pulire il negozio, aveva la porta esterna chiusa, ho bussato,

sono entrato e gli ho detto di andare dentro puntandogli l'arma".

 

Anche in questo caso Bilancia appoggia le sue parole disegnando uno

schizzo per spiegare meglio la sua posizione e quella della vittima.

 

"Appena entrati dalla porticina di accesso, sulla sinistra

c'era una piccola cassaforte aperta. Ho notato che c'erano

pochi soldi; allora gli ho detto, sotto la minaccia della

pistola, di darmi altri soldi, perché appunto presumevo che ce ne

fossero altri. Lui ha fatto cenno che erano dietro il

bancone; siamo pertanto andati dietro e mentre io prelevavo i soldi

da un cassetto, lui ha cercato di prendere una pistola che era sotto

il bancone.

A questo punto gli ho esploso tutto il caricatore. In totale ho

prelevato circa venti milioni, o dieci, in lire italiane. C'erano

anche diecimila franchi francesi, che ho cambiato poi a Genova, non

ricordo se in banca oppure da cambiavalute".

 

PM: Continui pure.

Bilancia: "Il delitto successivo l'ho commesso in località

Barbellota. Anche qui avevo visto, la sera stessa del delitto, il

posto dove avevo deciso di recarmi. Avevo infatti notato il cancello

della villa chiuso e, vedendo la scatoletta del dispositivo

automatico, mi ero accorto che il congegno era disattivato".

 

Donato Bilancia racconta e disegna su un foglio, anche questa volta,

i luoghi del duplice omicidio.

 

"Ho aperto il cancello con le mani e ho fatto un giro di

perlustrazione. Ho percorso un viale che conduceva alla villa in

ristrutturazione; in fondo c'era uno spiazzo con materiale edile. Ho

fatto il giro di questo spiazzo, sono passato davanti ad una casa,

forse la dependance della villa, che ho notato essere chiusa e sono

uscito. Ho quindi fatto salire in macchina un transessuale che era

per strada e l'ho portato in quel posto.

Quando siamo giunti al cancello, ho fatto finta di aprire, essendo

in possesso di uno telecomando che mi serviva

per aprire la sbarra di accesso ad una magazzino nella mia

disponibilità. Ho percorso il viale e ho fatto il giro come

prima. Ho parcheggiato l'auto, che era sempre la Mercedes più volte

menzionata, vicino ad un albero, con la portiera del lato passeggero

che non avrebbe potuto aprirsi, in modo tale da impedire la discesa

al passeggero stesso. La parte anteriore della macchina era,

pertanto, in direzione dell' uscita dal cancello.

Avevo la pistola con me nel cappotto; non è vero, come avrebbe

dichiarato il transessuale, che ce l'avevo in

macchina e che lui, pertanto, abbia potuto vederla.

Ho chiesto un rapporto al transessuale ma ad un certo punto sono

entrate nel viale le due macchine dei metronotte. Ho cercato di fare

retromarcia, ma mi hanno bloccato con una

delle auto. Sono scesi e mi hanno chiesto che cosa facevamo là. Ho

detto che ero il proprietario, ma sono stato smentito dal

transessuale che ha anche detto che stava subendo violenza da me.

Uno dei due metronotte ha detto che avrebbe chiamato la centrale.

Allora io che nel frattempo ero sceso dall'auto, ho sparato un colpo

a quello che era in piedi e due colpi a quello che era rimasto in

macchina.

Intanto anche il transessuale era sceso ed era scappato a

nascondersi dietro un cespuglio. L'ho rincorso e gli

ho sparato due colpi. Ho sentito dei lamenti provenire dai

metronotte feriti. Ho messo altri 5 colpi nel caricatore e ho

sparato ancora un colpo a ciascuno dei metronotte. Il

transessuale si era scostato dietro un altro cespuglio, ha fatto una

mossa che mi ha sorpreso e gli ho sparato altri 3 colpi, ma senza

colpirlo. Mi è saltato addosso, c'è stata una colluttazione e io

l'ho colpito alla testa con il calcio della pistola, poi ho spostata

la Panda del metronotte, ho preso la mia auto e me ne sono andato

via".

 

Bilancia racconta poi i delitti dei treni.

 

"Ho preso a Genova il treno Pendolino in direzione Venezia: c'era

una donna nello scompartimento di I classe (Elisabetta Zoppetti,

infermiera all'Istituto dei Tumori di Milano, era il 12 aprile,

ndr).

Non la conoscevo affatto. Ho aspettato che andasse in bagno e ho

visto che portava con sé la borsa. Ho aperto con una chiave falsa.

La donna si è messa ad urlare e allora le ho messo sulla testa la

sua giacca e le ho sparato. Ho ripreso la borsa e l'ho rimessa nello

scompartimento prelevando solo il biglietto del treno di cui ero

sprovvisto. Il fatto è avvenuto tra Serravalle e Tortona.

Sono sceso a Voghera, che era la prima fermata. Lo scompartimento

era vuoto, forse qualcuno era nell'altra metà della carrozza. Io ero

in piedi in fondo al corridoio vicino al bagno.

Sono salito sul treno con l'intenzione di uccidere. La vittima

doveva essere una donna anche se non l'ho toccata dal punto di vista

sessuale. Faceva parte del programma che è scattato in me dopo i

delitti Parenti-Centanaro, maturati nel mondo delle scommesse e

delle bische clandestine, ma non so dire di più".

 

PM: Ha commesso anche l'altro delitto sul treno? (Maria Angela

Rubino, 18 aprile ndr)

Bilancia: "Sì, si è trattato di un episodio uguale, questa volta

rapidissimo. Sono salito a Sanremo e sceso a Bordighera. Nell'ultimo

scompartimento della prima carrozza

c'era del personale delle Ferrovie. Io, invece, mi trovavo nel

corridoio della seconda carrozza: una donna, ad un certo punto, è

entrata nel bagno che si trovava poco distante. Dopo qualche minuto

sono entrato con la solita chiave. Ho aperto la porta, sono entrato,

ho preso la giacca della donna che era appesa, gliel'ho messa in

testa, ho sparato e mi sono chiuso dentro. In questa occasione mi

sono masturbato e mi sono pulito nella spalla della donna".

 

PM: E poi come si è allontanato dal treno?

Bilancia: "Sono sceso dal treno a Bordighera, ma ho utilizzato la

porta sbagliata che dà sul binario. Questa manovra ha azionato un

dispositivo sonoro che ha richiamato l'attenzione dei ferrovieri che

erano nella prima carrozza. Mi hanno chiesto dove andavo e io, che

avevo raggiunto l'altro marciapiede, ho risposto che non ero io ad

essere sceso dal treno, ma un'altra persona che si era

allontanata.

Ho preso quindi un taxi alla stazione usando la precauzione di

aprire con le nocche delle dita la portiera. Ho chiesto al tassista

se mi portava a Sanremo alterando la voce e parlando quasi in

falsetto. Poi gli ho chiesto di portarmi a Savona, ma lui mi ha

detto che mi avrebbe portato solo a Sanremo. Mi ha fatto scendere

alla stazione. A Sanremo avevo una macchina, credo il Mercedes. Ho

pagato 50 mila lire al tassista, ho fumato ma ho gettato il

mozzicone dal finestrino. Non ho fatto un prelievo Bancomat a

Sanremo".

 

PM: Qual è stato il delitto successivo?

Bilancia: "L'ultimo delitto l'ho commesso ai danni di un benzinaio

di Arma di Taggia. Avevo la Mercedes, sono

arrivato alla stazione di servizio, ho fatto il pieno e ho

chiesto al benzinaio un chilo di olio per farlo entrare nel

gabbiotto, dove l'ho ucciso. Ho preso l'incasso, che era circa un

milione.

Prima che gli sparassi era arrivata una macchina e ho detto al

benzinaio di stare calmo e di servire il cliente. Io

mi sono sempre tenuto vicino a lui. Al momento di pagare mi sono

accorto che il benzinaio gli aveva sussurrato qualcosa. Quando il

cliente è andato via, io sono rientrato con il benzinaio e gli ho

sparato tutto il caricatore: ero irritato per il suo comportamento".

 

 

PM: Aveva in programma di commettere altri delitti?

Bilancia: "Genova era ormai una città scossa, da far riposare, ma ci

sarebbe stato sicuramente un seguito nel mio programma. Avrei

sicuramente scelto come obiettivi i conduttori di bische, ma questa

volta quelli più in alto, 'i duri'. Le alternative che mi erano

rimaste erano o il suicidio, ma me ne mancava il coraggio (centinaia

di volte letteralmente ho cercato di puntarmi un'arma alla gola e

sarebbe bastato solo sfiorare il grilletto), oppure potevo cercare

di farmi prendere e farmi ammazzare provocando uno scontro a fuoco

con le forze di polizia, ovvero ancora cercando di procurarmi un

farmaco letale".

 

(20 maggio 1998)



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