Donato
Bilancia, il serial killer della Liguria.
Dott. Caterina
Kertesz
Donato Bilancia , reo
confesso di 17 delitti e due tentati omicidi, avvenuti
nell'arco di sei mesi, delitti molto diversi fra loro, ma
legati da un movente visto come un unico filo
conduttore.; dagli interrogator che ho potuto leggere
appare abbastanza sicuro di sé, a volte quasi
compiaciuto per ciò che è riuscito a fare ,
a volte depresso, per presunti sensi di colpa nei
confronti dei familiari delle vittime ; ma questo secondo
stato dura poco, facendo riemergere l'uomo che si vanta
di aver tenuto sotto pressione la polizia, per tutti quei
mesi. E' emerso che al momento dei delitti era capace di
intendere e volere, spinto da una forte
personalità narcisistica. Un altro punto
fondamentale è che dopo aver ucciso la prima volta
è scattata in lui una "coazione a ripetere" che
gli ha impedito di smettere. Vediamo come gli ultimi due
delitti , commessi su treni presi per caso, ci parlano di
donne assolutamente lontane dal suo mondo, donne che
purtroppo si son trovate nel posto sbagliato , nel
momento in cui la furia omicida, il piacere di uccidere
hanno prevalso sulla personalità del serial
killer. Bilancia ha ucciso per diventare "Famoso", in un
modo macabro, ma forse l'unico che gli era rimasto. Come
tutti i serial killer ,non riesce ad avere una vita
affettiva e sessuale, per cui si rivolge a prostitute,
che poi uccide. Questi omicidi nell'ambito della
prostituzione rappresentano un modo di far espiare a
queste donne i loro peccati. Ma Bilancia è
comunque un omicida a "modalità mista",
perché uccide persone con caratteristiche diverse
fra loro, fornendo, negli interrogatori spiegazioni sul
perché di quelle morti. Bilancia è vittima
della sua "lucida" pazzia .Allego qui il verbale della
confessione di Bilancia.
Il verbale integrale
della confessione di Donato Bilancia, il serial killer
della Liguria
"Ecco come ho ucciso le mie 17
vittime"
Sono le ore 17 e 45 del
14 maggio. Nella caserma dei carabinieri di
Genova-Molassana sono di fronte il sostituto procuratore
di Genova Enrico Zucca e Donato Bilancia, il presunto
serial killer sospettato di 18 omicidi. Ecco il testo
integrale del verbale del lungo
interrogatorio-confessione.
PM: La avverto che
è sua facoltà non rispondere alle domande e
alle contestazioni che le vengono esposte.
Bilancia: "Intendo
rispondere e rendere piena confessione su tutti i fatti
che ho commesso, indipendentemente dalle contestazioni,
come ha ribadito il mio avvocato. Preferirei riferire
questi fatti per il momento esclusivamente alla signoria
vostra e non sottostare ad altri interrogatori. Intendo
riferirmi per il momento ai fatti delittuosi, di cui mi
assumo la responsabilità, solo oggettivamente
nella loro successione cronologica; mi riservo in un
secondo momento di spiegarne le motivazioni che adesso
non so dare, sulle quali preferisco non mi vengano poste
domande. Aggiungo che credo che su questo aspetto forse
altre persone tecnicamente competenti, psicologi e
psichiatri, possano essere di aiuto".
PM: Se ritiene,
può seguire l'ordine cronologico dei fatti come ha
indicato.
Bilancia: "I primi
due omicidi che ho commesso sono stati quelli di
Centenaro Giorgio, di Maurizio Parenti e della sua
consorte. Se per la morte di quest'ultima sono
addolorato, per quella degli altri due, come
spiegherò, non lo sono affatto, perché
ritengo che mi abbiano fatto un grave torto; in
particolare Parenti ha tradito quella che ritenevo fosse
un'amicizia. La serie degli omicidi che ho commesso nasce
proprio dallo sconvolgimento che mi hanno creato queste
persone con il loro comportamento.
In sequenza cronologica
ho poi commesso l' omicidio in danno dei coniugi Solari,
due orefici che mi erano stati indicati da.... che io
conosco. Si tratta del proprietario della Mercedes che
era nella mia disponibilità. Lui, avendo saputo
che io ero un abile ladro, me li ha indicati come
obiettivi di un furto.
Successivamente ho ucciso
un cambiavalute a Ventimiglia città, poi ho
iniziato ad ammazzare alcune prostitute. La prima, Stela
Truya, a Cogoleto, due ad Albenga. Poi c'è stato
il metronotte di via Armellini, un cambiavalute a Latte
di Ventimiglia.
Poi c'è stata la
Barbellotta, la nigeriana Tessy.
Poi i due sui treni e per
ultimo il benzinaio. Non ci sono stati altri omicidi da
me commessi, né prima di quello di Centenaro
né dopo l'ultimo che ho appena
indicato.
Dopo la sconvolgimento di
cui ho parlato a causa del Parenti e del Centenaro, la
mia alternativa era di farla finita.Quindi potevo farmi
del male, ma non ne sono stato mai capace. O potevo
arrivare alla soluzione finale con un farmaco
letale.
PM: E' in grado di
riferire più nel dettaglio qualcuno di questi
episodi?
Bilancia:
"Sì, cominciando dal primo. Devo premettere che
sono sempre stato un forte giocatore, ho guadagnato molto
e conseguentemente perso molto. Ho sempre condotto una
vita piuttosto agiata. Sono anche, come ho accennato, un
abile ladro, anche se i miei precedenti giudiziari sono
risalenti nel tempo.
Avevo addirittura
richiesto la riabilitazione. Ho subito delle condanne per
alcuni furti anche in Francia; mi avevano dato quattro
anni, ma con vari benefici ne ho scontati due e mezzo.
Ero anche riuscito a farmi revocare il decreto di
espulsione che era stato emesso nei miei confronti dal
governo francese.
Tornando a Parenti lo
consideravo mio amico. Ero andato a cena da lui
addirittura con mio padre e mia madre. Un giorno,
sarà stata l'estate '97, eravamo in una bisca di
cui non voglio riferire l'ubicazione. Ho udito Centenaro
e Parenti in conversazione tra loro che pronunciavano il
mio nome.
Io passavo davanti e
stavo per andare in bagno e mi sono insospettito e colto
un discorso del tipo 'hai visto il Walter? lo abbiamo
agganciato'. In quel periodo ho perso in quella bisca dei
soldi e non mi è piaciuto quel discorso che
dimostrava che mi avevano messo in mezzo... Ho seguito
Centenaro Giorgio nella sua abitazione, dopo aver preso
il numero della sua targa".
PM: Ma a che
titolo parlavano i due di lei?
Bilancia: "Mi
sembra evidente che tutti sanno chi era Parenti e chi era
Centenaro. Specialmente da quando Parenti si era
affiliato ad una certa struttura di "soldati" era sempre
spavaldo; si sentivano sicuri come dire "non ci tocca
nessuno".
PM: Vuole essere
più preciso a quale struttura si
riferisce?
Bilancia: "No
guardi, su questo non intendo rispondere. Io non ho mai
avuto a spartire nulla con nessuno. Ho sempre fatto tutto
da solo, adesso sono in carcere, in un certo ambiente ma
non ho mai fatto la spia".
PM: Come ha
commesso allora il primo omicidio?
Bilancia:
"Centenaro Giorgio l'ho seguito alla sua abitazione
dopo aver preso il numero della sua targa per vedere dove
andava. Era una Punto blu; se ricordo la sua abitazione
si trovava in una strada dietro le piscine della Sciorba.
Una sera l'ho aspettato quando stava per rientrare a
casa, l'ho accompagnato su. Lui stava all'ultimo piano,
in una mansardina.
Avevo la pistola,
cioè quella che mi è stata sequestrata, ma
non l'ho usata perché l'ambiente era piccolo e
temevo di fare troppo rumore. L'ho soffocato con il
nastro adesivo che avevo portato con me.
Come ho detto lo volevo
ammazzare. Non c'erano altri scopi nella mia visita.
C'erano 500.000 lire su un tavolo che io non ho nemmeno
preso. Appena entrati c'è una saletta, l'ho
lasciato lungo davanti alla porta, a pancia in
giù, con le mani lungo la schiena e con i palmi
rivolti verso l'alto, il viso rivolto alla porta. Volevo
che si sapesse che era stato ammazzato, anche se non ho
lasciato tracce per farmi scoprire ed ho portato via il
nastro adesivo.
Ricordo di aver
addirittura telefonato al giudice che si occupava
dell'omicidio Parenti-Scotto dicendo che non era vero che
il Centenaro fosse morto per cause naturali".
PM: Può
fornire alcune dettagli? Ad esempio come era vestita la
vittima.
Bilancia: "Se ben
ricordo aveva un giubbotto, una specie di
piumino
che è stato
appoggiato su un divano. L'ho fatto
spogliare ed è
rimasto in mutande.... Lo tenevo ovviamente
sotto la minaccia della
pistola; erano circa le tre del mattino
quando è
successo".
PM: L'episodio successivo
quando è stato?
Bilancia: "E' stato
quello di Parenti e di sua moglie. Lui era
sempre scortato. Da
qualche sera lo aspettavo nei pressi della sua
abitazione. Ha
parcheggiato la macchina in un garage a circa
cento
metri dall'abitazione,
erano circa le tre e mezza-quattro. Ho
aspettato che andasse via
la sua scorta, poi l'ho avvicinato nel
portone. Avevo un
sacchetto di plastica in mano in cui avevo
messo
del nastro adesivo da
pacchi e gli ho detto, mostrando il sacchetto,
che dovevo fargli vedere
delle cose.
Siamo entrati nel
portoncino del suo palazzo; appena chiuso gli
ho
puntato la pistola e l'ho
ammanettato. Lui aveva in mano la focaccia
e il giornale che aveva
appena comprato. Gli ho anche messo un giro
di nastro adesivo come
bavaglio e gli ho detto di non reagire
perchè
alcuni miei compari erano
già nella sua abitazione che tenevano a
bada sua
moglie.
Siamo saliti in
ascensore; giunti davanti alla porta
dell'abitazione
gli ho sfilato le chiavi
che, se ben ricordo, erano nella tasca del
giubbotto. La serratura
era ad una chiave solo, del tipo a mappa
corta con l'impugnatura
nera. Entrato in casa, a sinistra c'erano la
camera da letto dove sua
moglie dormiva.
Siamo entrati in cucina,
gli ho chiesto di darmi del denaro e lui mi
ha detto che era in
cassaforte e che si trovava al piano di sopra
dell'appartamento. Nel
frattempo è arrivata la moglie e sotto
la
minaccia dell'arma mi
sono fatto precedere da loro due fino alla
stanza di sopra, dove era
la cassaforte.
Mi sono fatto indicare la
combinazione, li ho fatti sedere sul
divano, ho aperto la
cassaforte, ho prelevato una scatoletta. Poi
siamo scesi giù in
camera da letto. Gli ho detto cosa pensavo di
lui, l'ho anche colpito
alla mascella con la pistola. Poi ho sparato
un colpo in testa a lui
con il copriletto o con il lenzuolo. A lei
ho sparato nel petto:
l'avevo legata gambe e braccia con il nastro.
Lei era praticamente
nuda: aveva una sottanina da notte, se ben
ricordo, di colore
celeste; lui aveva jean e un giubbotto
forse di renna o simile
di colore scuro. Ricordo di avergli tagliato
il giubbotto dalla parte
di dietro, ma non so più per quale
ragione.
Lui comunque era
ammanettato con le mani dietro. Ho sparato un
colpo
a lui e due a
lei.
Nella scatoletta che ho
prelevato dalla cassaforte c'erano
tre o quattro orologi, un
Rolex, un braccialetto che non mi sembrava
autentico; c'erano
assegni, varie carte e tredici
milioni. Ho buttato via
tutto insacchettato in un contenitore della
spazzatura, tenendomi il
denaro contante".
PM: Ammazzando Parenti
non aveva il timore di una reazione
della struttura cui lui
era affiliato?
Bilancia: "Non mi sono
posto il problema perché non ho
lasciato tracce per
essere così riconosciuto da loro. Ho usato
i
guanti".
PM: Come è giunto
al successivo delitto?
Bilancia: "Mi era stato
indicato che i coniugi Solari erano un
possibile obiettivo per
un furto in abitazione, avendo molti valori
in cassaforte. Avevo
visto dove abitavano i coniugi, che avevano
anche una domestica. Un
giorno ho deciso di fare il furto, ho
suonato il campanello, ha
risposto la moglie, ho detto che ero il
postino e che avevo una
assicurata per il marito da firmare. Ero
vestito con giacca da
barca, mi ero portato una borsa di plastica,
quella che è stata
trovata all' interno della Mercedes
sequestrata.
In quel giorno l'avevo
riempita con una agenda appunto per far
vedere che c'era
qualcosa.
Sono salito al terzo
piano o al secondo; c'era la porta
aperta, la signora era
sulla soglia e mi ha detto di
accomodarmi. Il marito
è sopraggiunto, io ho chiuso la porta
dietro
di me, ho aperto la borsa
estraendo l'agenda, come per far firmare.
Poi, estraendo la
pistola, ho detto 'guardate che so che c'è
una
cassaforte e questa
è una rapina'; la signora mi ha risposto
di
andarmene, chiamava la
domestica; ho detto di non agitarsi e di non
fare rumore,
perché altrimenti sarebbe andata male. Poi non ho
più
controllato la
situazione, ho sparato un colpo alla signora che
nel
frattempo aveva messo le
mani sulla porta, aveva, mi sembra, anche
detto che voleva chiamare
la Polizia.
Il marito si è
trovato paura e stava scappando; l'ho colpito con
due
colpi, forse uno alla
schiena. Non ho preso assolutamente nulla. Il
marito aveva in mano il
portafogli, forse per pagarmi una mancia.
PM: Come è giunto
sul luogo?
Bilancia: "Con la
Mercedes. L'ho parcheggiata poco distante. Mi
sono
disfatto del giubbotto
blu, gettandolo in un cassonetto".
PM: Vuole
proseguire?
Bilancia: "Il successivo
episodio è quello di Ventimiglia,
dove ho ammazzato un
cambiavalute. Avevo studiato il posto; di
fronte c'è un
giardinetto a mezzaluna. Ho osservato il
comportamento del
cambiavalute per alcune sere. Non era facile
aggredirlo, perché
il luogo era blindato. Ho notato che lo
lasciava
aperto quando andava a
buttare la spazzatura; infatti ho
approfittato di un
momento come quello e sono entrato insieme a
lui,
mi sono fatto aprire la
cassaforte, ho preso circa 45 milioni e l'ho
ucciso. Mi sembra di aver
esploso tutto il caricatore, mi sono
spaventato perchè
aveva reagito; e poi si è detto che sono
esperto
di armi!. Erano circa le
sette e trenta di sera. Io avevo
parcheggiato la Mercedes
in una strada sottostante.
PM: L'episodio
successivo?
Bilancia: "Si è
trattato del metronotte di corso Armellini a
Genova.
Per me è stato
l'obiettivo più facile. Ho studiato per alcune
sere i
suoi movimenti durante i
suoi giri di ispezione. Mi sono fatto le
chiavi del portone; per
me questo è un gioco da ragazzi. Sono
entrato, ho aspettato che
scendesse e gli ho sparato appena aperto
l'ascensore. Gli messo il
giubbotto sulla testa. Ho preso il
portafogli che poi ho
buttato".
PM: Perché quel
metronotte?
Bilancia: "Le ho detto
che mi era sembrato l'obiettivo più
facile. Sulle ragioni e
sul movente non riesco per ora a
rispondere. Comunque
posso dire che mi è rimasto impresso un
episodio di quando sono
rimasto ferito da un metronotte che mi aveva
colpito di striscio nel
corso di una fuga da un furto in
appartamento.
Come vede io le racconto
questi fatti come se fossero episodi
qualsiasi; non riesco
ancora a realizzare bene
la situazione e cosa
è successo. La parte di me che ragiona
non
riesce a spiegare; mi
spiace solo per i genitori delle persone. Ma
come ho spiegato, e come
forse meglio spiegherò, per me la vita
non
vale più nulla;
non sono riuscito ad ammazzarmi finora
perché
detesto ogni dolore
fisico.
PM: Vuole
proseguire?
Bilancia: "Preferirei
fare una pausa e rimandare ad un
successivo incontro la
mia confessione che, come ho precisato,
sarà
piena ed esauriente su
tutti i fatti di cui sono responsabile.
Preciso che in tutta la
mia vita ho sempre 'lavorato' nel bene e nel
male da solo, mai con
complici o su ordine di alcuno ed è anche
per
questo che sono sempre
riuscito a non essere scoperto".
PM: Quale pistola ha
usato e quando se l'è procurata?
Bilancia: "La pistola
è quella che mi è stata
sequestrata;
me la sono procurata poco
prima dei delitti e subito dopo l'episodio
nella bisca con Parenti e
Centenaro che ho riferito. Ma sulla
pistola fornirò
successivamente altri dettagli. Ribadisco, se
è
possibile, di poter
continuare l' interrogatorio con lo stesso
Magistrato con cui oggi
ho iniziato la mia confessione.
PM: Ha qualcos'altro da
aggiungere per il momento?
Bilancia: "Sì,
vorrei che la mia situazione carceraria fosse
alleviata, per quanto la
mia vita, come ho detto, non valga più
nulla per me. Non sono
capace di farmi fuori in modo violento, mi
mette molto in tensione
la sorveglianza costante ed invasiva a cui
sono
sottoposto.
Non sopporto l' ambiente
carcerario che pur ho conosciuto per tanti
anni; sto bene quindi in
isolamento, ma ribadisco che è troppo
oppressiva la
sorveglianza continua cui sono sottoposto. Dico
questo
solo adesso perché
non sembri
che io voglia scambiare
la mia confessione che ho iniziato, e che
è
spontanea, in cambio di
qualche favore.
(20 maggio
1998)
La confessione degli
ultimi delitti, dalle
prostitute di Genova agli
omicidi sui treni
La seconda
giornata
di
interrogatorio
Il giorno 15 maggio, nel
pomeriggio, sempre nella caserma dei
Carabinieri a Molassana,
riprende la confessione di Donato Bilancia.
Il serial killer spiega
al PM Enrico Zucca: "Dopo l' omicidio del
metronotte ho commesso un
altro omicidio ai danni di una prostituta
(Evelin Tessy Edoghaye
n.d.r.) che avevo fatto salire in macchina
prelevandola a Genova, in
zona Foce.
Le avevo offerto un
milione perché acconsentisse a un
rapporto da consumare a
casa mia. L'ho portata a Cogoleto in un
luogo che avevo prima
esplorato, non distante da casa dei miei
genitori. Avevo
individuato una strada con una sbarra di un
passaggio a livello che
finiva in un tunnel, al termine del quale si
accedeva al mare. Ero
andato con la Mercedes; ho consumato un
rapporto sessuale, poi ho
fatto scendere la ragazza che era nuda, le
ho detto di guardare il
mare e le ho sparato un colpo alla testa. I
vestiti e le cose che
aveva con sè li ho buttati nei bidoni della
spazzatura.
PM: Conosceva la vittima?
Bilancia: "Avevo
già avuto dei rapporti con lei come
prostituta, sempre
consumati in casa mia in via del Fossato. Non ho
mai utilizzato le case
dei miei genitori.
Ljudmyla Zuskova l'avevo
prelevata nel rettilineo di Albenga, con la
solita sofferta di un
milione. L'ho portata in un posto dietro un
ospedale, una
località che avevo scelto e perlustrato prima.
Con questa ragazza ho
avuto un rapporto orale. Lei non si è
spogliata. Ero giunto sul
luogo, era una stradina stretta, con il
Mercedes nero. Mi ero
posizionato con l'auto nel punto che indico
nello schizzo. In
sostanza con la portiera del lato passeggero
addossata al lato della
stradina, in modo da impedire alla vittima
di uscire. Dopo il
rapporto ho spostato la macchina facendo
retromarcia e manovra,
per svoltare con una certa difficoltà,
puntando la parte
posteriore dell' auto verso un albero, ho fatto
scendere la donna, l' ho
fatta girare e pochi passi dopo le ho
sparato un colpo alla
testa".
Bilancia traccia uno
schizzo che raffigura il luogo del
delitto e indica la
posizione della donna, dell'auto e dell'albero.
"Non ricordo se ho
trattenuto della cose che appartenevano
alla vittima, forse un
telefonino e la borsetta. Ma poi me ne sono
disfatto".
PM: Esisteva una ragione
nella scelta delle vittime?.
Bilancia: "Non posso
essere preciso; questo il frutto di una
situazione di reazioni
istintive ai fatti che mi hanno sconvolto e
mi hanno determinato a
commettere il primo delitto, ma non sono
sicuro di trovare una
chiave di lettura nella scelta delle vittime.
Una probabile spiegazione
può essere quella della nazionalità delle
vittime che io chiedevo
loro. Così infatti c'è stata una albanese,
poi una ucraina, una
slava, una di colore.
Poi c'è il delitto
di un altro cambiavalute, Enzo Gorni, questa
volta a Latte di
Ventimiglia. Anche qui, quando ho studiato
l'obiettivo, dovevo fare
attenzione al fatto che il blindato fosse
aperto. In effetti ero
andato nel pomeriggio verso le cinque a
studiare la situazione.
Il cambiavalute era sulla porta e ho pensato
che per entrare doveva
riaprirla.
Mi sono presentato, ma in
quel momento ho potuto scorgere che dietro
al banco c'era una
signora bionda, forse la moglie. Ho fatto una
domanda banale, sul
cambio del franco e sono andato via. Sono
tornato la sera verso le
sette; lui era solo. E' uscito dal blindato
per pulire il negozio,
aveva la porta esterna chiusa, ho bussato,
sono entrato e gli ho
detto di andare dentro puntandogli l'arma".
Anche in questo caso
Bilancia appoggia le sue parole disegnando uno
schizzo per spiegare
meglio la sua posizione e quella della
vittima.
"Appena entrati dalla
porticina di accesso, sulla sinistra
c'era una piccola
cassaforte aperta. Ho notato che c'erano
pochi soldi; allora gli
ho detto, sotto la minaccia della
pistola, di darmi altri
soldi, perché appunto presumevo che ce ne
fossero altri. Lui ha
fatto cenno che erano dietro il
bancone; siamo pertanto
andati dietro e mentre io prelevavo i soldi
da un cassetto, lui ha
cercato di prendere una pistola che era sotto
il bancone.
A questo punto gli ho
esploso tutto il caricatore. In totale ho
prelevato circa venti
milioni, o dieci, in lire italiane. C'erano
anche diecimila franchi
francesi, che ho cambiato poi a Genova, non
ricordo se in banca
oppure da cambiavalute".
PM: Continui
pure.
Bilancia: "Il delitto
successivo l'ho commesso in località
Barbellota. Anche qui
avevo visto, la sera stessa del delitto, il
posto dove avevo deciso
di recarmi. Avevo infatti notato il cancello
della villa chiuso e,
vedendo la scatoletta del dispositivo
automatico, mi ero
accorto che il congegno era disattivato".
Donato Bilancia racconta
e disegna su un foglio, anche questa volta,
i luoghi del duplice
omicidio.
"Ho aperto il cancello
con le mani e ho fatto un giro di
perlustrazione. Ho
percorso un viale che conduceva alla villa in
ristrutturazione; in
fondo c'era uno spiazzo con materiale edile. Ho
fatto il giro di questo
spiazzo, sono passato davanti ad una casa,
forse la dependance della
villa, che ho notato essere chiusa e sono
uscito. Ho quindi fatto
salire in macchina un transessuale che era
per strada e l'ho portato
in quel posto.
Quando siamo giunti al
cancello, ho fatto finta di aprire, essendo
in possesso di uno
telecomando che mi serviva
per aprire la sbarra di
accesso ad una magazzino nella mia
disponibilità. Ho
percorso il viale e ho fatto il giro come
prima. Ho parcheggiato
l'auto, che era sempre la Mercedes più volte
menzionata, vicino ad un
albero, con la portiera del lato passeggero
che non avrebbe potuto
aprirsi, in modo tale da impedire la discesa
al passeggero stesso. La
parte anteriore della macchina era,
pertanto, in direzione
dell' uscita dal cancello.
Avevo la pistola con me
nel cappotto; non è vero, come avrebbe
dichiarato il
transessuale, che ce l'avevo in
macchina e che lui,
pertanto, abbia potuto vederla.
Ho chiesto un rapporto al
transessuale ma ad un certo punto sono
entrate nel viale le due
macchine dei metronotte. Ho cercato di fare
retromarcia, ma mi hanno
bloccato con una
delle auto. Sono scesi e
mi hanno chiesto che cosa facevamo là. Ho
detto che ero il
proprietario, ma sono stato smentito dal
transessuale che ha anche
detto che stava subendo violenza da me.
Uno dei due metronotte ha
detto che avrebbe chiamato la centrale.
Allora io che nel
frattempo ero sceso dall'auto, ho sparato un colpo
a quello che era in piedi
e due colpi a quello che era rimasto in
macchina.
Intanto anche il
transessuale era sceso ed era scappato a
nascondersi dietro un
cespuglio. L'ho rincorso e gli
ho sparato due colpi. Ho
sentito dei lamenti provenire dai
metronotte feriti. Ho
messo altri 5 colpi nel caricatore e ho
sparato ancora un colpo a
ciascuno dei metronotte. Il
transessuale si era
scostato dietro un altro cespuglio, ha fatto una
mossa che mi ha sorpreso
e gli ho sparato altri 3 colpi, ma senza
colpirlo. Mi è
saltato addosso, c'è stata una colluttazione e io
l'ho colpito alla testa
con il calcio della pistola, poi ho spostata
la Panda del metronotte,
ho preso la mia auto e me ne sono andato
via".
Bilancia racconta poi i
delitti dei treni.
"Ho preso a Genova il
treno Pendolino in direzione Venezia: c'era
una donna nello
scompartimento di I classe (Elisabetta Zoppetti,
infermiera all'Istituto
dei Tumori di Milano, era il 12 aprile,
ndr).
Non la conoscevo affatto.
Ho aspettato che andasse in bagno e ho
visto che portava con
sé la borsa. Ho aperto con una chiave falsa.
La donna si è
messa ad urlare e allora le ho messo sulla testa la
sua giacca e le ho
sparato. Ho ripreso la borsa e l'ho rimessa nello
scompartimento prelevando
solo il biglietto del treno di cui ero
sprovvisto. Il fatto
è avvenuto tra Serravalle e Tortona.
Sono sceso a Voghera, che
era la prima fermata. Lo scompartimento
era vuoto, forse qualcuno
era nell'altra metà della carrozza. Io ero
in piedi in fondo al
corridoio vicino al bagno.
Sono salito sul treno con
l'intenzione di uccidere. La vittima
doveva essere una donna
anche se non l'ho toccata dal punto di vista
sessuale. Faceva parte
del programma che è scattato in me dopo i
delitti
Parenti-Centanaro, maturati nel mondo delle scommesse e
delle bische clandestine,
ma non so dire di più".
PM: Ha commesso anche
l'altro delitto sul treno? (Maria Angela
Rubino, 18 aprile
ndr)
Bilancia: "Sì, si
è trattato di un episodio uguale, questa volta
rapidissimo. Sono salito
a Sanremo e sceso a Bordighera. Nell'ultimo
scompartimento della
prima carrozza
c'era del personale delle
Ferrovie. Io, invece, mi trovavo nel
corridoio della seconda
carrozza: una donna, ad un certo punto, è
entrata nel bagno che si
trovava poco distante. Dopo qualche minuto
sono entrato con la
solita chiave. Ho aperto la porta, sono entrato,
ho preso la giacca della
donna che era appesa, gliel'ho messa in
testa, ho sparato e mi
sono chiuso dentro. In questa occasione mi
sono masturbato e mi sono
pulito nella spalla della donna".
PM: E poi come si
è allontanato dal treno?
Bilancia: "Sono sceso dal
treno a Bordighera, ma ho utilizzato la
porta sbagliata che
dà sul binario. Questa manovra ha azionato un
dispositivo sonoro che ha
richiamato l'attenzione dei ferrovieri che
erano nella prima
carrozza. Mi hanno chiesto dove andavo e io, che
avevo raggiunto l'altro
marciapiede, ho risposto che non ero io ad
essere sceso dal treno,
ma un'altra persona che si era
allontanata.
Ho preso quindi un taxi
alla stazione usando la precauzione di
aprire con le nocche
delle dita la portiera. Ho chiesto al tassista
se mi portava a Sanremo
alterando la voce e parlando quasi in
falsetto. Poi gli ho
chiesto di portarmi a Savona, ma lui mi ha
detto che mi avrebbe
portato solo a Sanremo. Mi ha fatto scendere
alla stazione. A Sanremo
avevo una macchina, credo il Mercedes. Ho
pagato 50 mila lire al
tassista, ho fumato ma ho gettato il
mozzicone dal finestrino.
Non ho fatto un prelievo Bancomat a
Sanremo".
PM: Qual è stato
il delitto successivo?
Bilancia: "L'ultimo
delitto l'ho commesso ai danni di un benzinaio
di Arma di Taggia. Avevo
la Mercedes, sono
arrivato alla stazione di
servizio, ho fatto il pieno e ho
chiesto al benzinaio un
chilo di olio per farlo entrare nel
gabbiotto, dove l'ho
ucciso. Ho preso l'incasso, che era circa un
milione.
Prima che gli sparassi
era arrivata una macchina e ho detto al
benzinaio di stare calmo
e di servire il cliente. Io
mi sono sempre tenuto
vicino a lui. Al momento di pagare mi sono
accorto che il benzinaio
gli aveva sussurrato qualcosa. Quando il
cliente è andato
via, io sono rientrato con il benzinaio e gli ho
sparato tutto il
caricatore: ero irritato per il suo comportamento".
PM: Aveva in programma di
commettere altri delitti?
Bilancia: "Genova era
ormai una città scossa, da far riposare, ma ci
sarebbe stato sicuramente
un seguito nel mio programma. Avrei
sicuramente scelto come
obiettivi i conduttori di bische, ma questa
volta quelli più
in alto, 'i duri'. Le alternative che mi erano
rimaste erano o il
suicidio, ma me ne mancava il coraggio (centinaia
di volte letteralmente ho
cercato di puntarmi un'arma alla gola e
sarebbe bastato solo
sfiorare il grilletto), oppure potevo cercare
di farmi prendere e farmi
ammazzare provocando uno scontro a fuoco
con le forze di polizia,
ovvero ancora cercando di procurarmi un
farmaco
letale".
(20 maggio
1998)