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Articolo 34 - il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani commentato

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Con il commento all'art.34 (sviluppo scientifico della professione), prosegue su Psiconline.it il lavoro a cura di Catello Parmentola e di Elena Leardini che settimana dopo settimana spiega ed approfondisce gli articoli del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani

Articolo 34 il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani commentatoArticolo 34

Lo psicologo si impegna a contribuire allo sviluppo delle discipline psicologiche e a comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche alla comunità professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e sociale.

Questo articolo declina, in chiave di colleganza e non solo, quell’etica attiva di cui deve essere informata la condotta di ogni singolo psicologo.

Si dà rilievo deontologico e, quindi, una misura vincolante, ad istanze valoriali e culturali.

Questo è un passaggio metodologico originale e molto interessante, reso ineludibile dalla centralità deontologica assegnata all’etica attiva.

Domandarsi quante cose può essere un articolato giuridico-formale, quante cose può significare, quanti e quali livelli può convocare è una sfida moderna cui stanno venendo esposti coloro che si occupano di deontologia professionale.

Un’affascinante complessità, a riguardo, è stata mediata dal fatto che la deontologia degli psicologi deve occuparsi anche di Oggetti non tangibili (emozioni, sentimenti…) e anche dal fatto che sia informata di etica attiva, di aspetti culturali di mediazione identitaria.

Ci si è spinti recentemente fino ad interrogare  la deontologia degli psicologi e gli strumenti formali che le danno corpo, lungo i vagli e i paradigmi dell’evidenza scientifica.

Sfide e cantieri di lavoro che, anche quando meno plausibili, possono pur sempre restituire almeno qualche spunto d’interesse, di riflessione.

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Essendo la professione psicologica, nei suoi termini normativi, relativamente nuova, è anche interesse di ogni professionista impegnarsi a contribuire allo sviluppo delle discipline psicologiche.

È meritorio perché la diffusione di una cultura psicologica e la maggiore psicologicità di ogni contesto dovrebbero costituire una forma di presidio di sanità, nell’opinione di ogni psicologo. Una sorta di vigilanza nei confronti di ogni punto generativo di disagio così come di benessere.

Sarebbe il mestiere dello psicologo, nei suoi riflessi, la sua fondativa corda professionale.

Uno psicologo, ovviamente, non alla ricerca di effimeri consensi personali.

In un’epoca, quale quella attuale, che offre facili accessi - e conseguenti tentazioni - ad una popolarità diffusa, allo psicologo viene richiesto un particolare sforzo al fine di evitare di calibrare il proprio impegno giusto quel tanto necessario perché la psicologia soddisfi meri gusti di pubblico, anziché adeguati standard scientifici.

Prima ancora di diffondere il proprio sapere, lo psicologo deve essere disposto a sottoporlo al qualificato vaglio critico di quei Colleghi che possiedono una competenza ed un’esperienza adeguate e riconosciute.

 Deve essere disposto a presentare le proprie conoscenze indicando anche le fonti, i dati e, soprattutto, le procedure attraverso i quali sia giunto ad esprimere determinate valutazioni o giudizi, anche al fine di valutare se ciò che egli ritiene di voler comunicare non sia già stato detto e stradetto, in che misura rappresenti un qualche progresso e se – in buona sostanza – valga per chiunque anche la minima pena di essere recepito ed appreso.    

E, pertanto, comunicare i progressi delle sue conoscenze e delle sue tecniche alla comunità professionale è fondamentale ai fini di quanto sopra descritto.

Una scienza soggettiva e solipsistica nel migliore dei casi non aggiornerebbe né svilupperebbe i paradigmi professionali, non potrebbe davvero contribuire ad una crescita generale della psicologia e ad una sempre maggiore qualificazione della comunità professionale; nel peggiore dei casi, potrebbe anche avere pesanti dimensioni e ricadute sociali.

Pur potendo comunque rappresentare un’azione di promozione per un singolo ‘talentuoso’ psicologo, tale risalto verrebbe conquistato all’interno di uno scenario dequalificato, ben poco considerabile quanto a sviluppo e progresso umano e sociale; costituirebbe mero lustro personale e, come tale, avrebbe ben poco senso in termini etici.

E presto si deprezzerebbe e andrebbe perduto anche quel poco di conquistato individualmente.

Della qualificazione e della promozione generale, può invece alla fine beneficiare ognuno.

Una diffusione culturale della psicologia e una qualificazione della professione psicologica e, anche, dell’immagine degli psicologi può attivare positive novità normative e inaspettati esiti a livello di Mercato professionale.

Infine, l’impegno alla condivisione dei progressi scientifici trova una sua ulteriore ragione in una logica di etica attiva, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano e sociale.

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Non porterebbe a nessun progresso scientifico e neppure perseguirebbe ampi e generali scopi di benessere umano e sociale, una diffusione della cultura psicologica che non fosse davvero qualificata, di spessore; se essa non viaggiasse, prima di tutto, sulle gambe – anche rappresentative, riconosciute e ufficiali - di un’intera comunità professionale.

Qualunque progresso, per arrivare nel mondo, a diffondersi nel mondo, deve partire da un professionista evoluto ed aperto, non geloso di sé, pronto ad informarne gli altri, a comunicare e condividere, ma prima ancora a confrontarsi con i propri pari, a contraddire così come a ricredersi.

Da uno psicologo ‘aperto’, sia in termini professionali sia personologici; in ultima analisi, da un soggetto molto ‘psicologico’.

Il che, trattandosi di psicologi, dovrebbe potersi legittimamente auspicare se non addirittura ‘pretendere’.

 

Settimana dopo settimana prosegue il nostro commento di tutti gli articoli del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. L'appuntamento è per la prossima settimana con il commento all'Articolo 35. Non mancate.

In questa pagina trovate tutti i commenti finora pubblicati!

 

(a cura del Dottor Catello Parmentola e dell'Avvocato Elena Leardini)

 

 

 


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Tags: psicologia codice deontologico catello parmentola elena leardini Codice Deontologico degli Psicologi Italiani articolo 34

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