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Psicologo a scuola senza consenso costituisce “violenza privata”

on . Postato in Notizie dagli Ordini degli Psicologi | Letto 593 volte

In merito ai fatti avvenuti ad Arezzo, coinvolgente la figura professionale dello psicologo e la cui presenza in aula a scopi valutativi senza consenso da parte dei genitori costituisce, secondo la corte di cassazione, “violenza privata”, l'Ordine degli psicologi della Toscana ha preso posizione.

psicologo aula scuolaIn merito alle diverse diatribe circa l'importanza della definizione del ruolo degli psicologi all'interno del contesto scolastico, e dopo che la sentenza della Corte di Cassazione (sentenza 40291/17) ha dichiarato che l'attività in aula di uno psicologo senza i genitori degli alunni è violenza privata, l'Ordine degli psicologi della Toscana ha preso posizione.

A favorire l'accendersi dei dibattiti è stato un caso specifico in cui uno psicologo, su richiesta di insegnanti e dirigenti, ha svolto attività di osservazione in classe, durante le ore di lezione, rispetto all'atteggiamento relazionale di un alunno con presunti problemi comportamentali. 

Al termine dell'osservazione, durata circa due mesi, lo psicologo ha redatto una relazione di cui i genitori sono venuti a conoscenza solo al termine dell'anno scolastico, durante un colloquio con l'insegnante.

Quando i genitori hanno richiesto di impugnare tale materiale, il diniego dei dirigenti circa l'esistenza della relazione finale ha rappresentato un falso per soppressione.

Tutto questo ha generato dissapori e critiche nei confronti della figura professionale dello psicologo, tale per cui, l'Ordine degli psicologi della Toscana attraverso la pubblicazione di una nota ha sottolineato: 

“Nell’interesse della promozione del benessere degli alunni e della scuola in generale, l’Ordine degli psicologi della Toscana sottolinea l’urgenza di definire in modo chiaro, strutturato e regolamentato il ruolo dello psicologo all’interno della scuola così come sottolinea la necessità di prevedere lo psicologo nell’organico, anche per la comunicazione con le famiglie. Si precisa, inoltre, che gli psicologi che lavorano in ambito scolastico hanno la responsabilità di assicurarsi che i genitori siano informati quando svolgono attività in classe. Osservazione delle dinamiche di classe non significa fare valutazioni sui singoli, nemmeno quando richieste da un insegnante o da un dirigente. Gli psicologi si devono presentare alla classe come psicologi, non come insegnanti, amici di qualcuno, o sotto altre forme. I bambini hanno diritto di sapere che si stanno relazionando con uno psicologo e in cosa consiste la presenza dello psicologo in classe. Gli psicologi non devono fare valutazioni o diagnosi senza avere il consenso dei genitori e comunque mai durante le attività in classe. Scrivere una relazione è un'attività professionale, quando riguarda i minori non può essere fatta senza il consenso esplicito dei genitori. Spesso le attività degli psicologi a scuola non sono chiaramente definite e può accadere che vengano fatte richieste che potrebbero ledere i diritti dei bambini e delle loro famiglie, richieste che in virtù della deontologia professionale gli psicologi devono avere il coraggio di rifiutare.”


«Quando i genitori si rivolgono ai Tribunali, - conclude Lauro Mengheri, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana– significa che è fallito il rapporto tra scuola e famiglia, lo psicologo a scuola deve favorire una comunicazione costruttiva ed efficace tra gli adulti che si occupano dell’educazione e istruzione dei ragazzi, per promuovere quella fiducia che è alla base di una crescita sana e serena».

 Volendo concludere, in virtù di quanto esposto, è bene ricordare come sia sempre preferibile attenersi alle regole etiche e deontologiche che governano la professione dello psicologo, in quanto definenti i confini ed i limiti professionali.

 

 

 

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Tags: scuola psicologo corte di cassazione Ordine psicologi Toscana

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