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Il Test del villaggio e l’organizzazione del Sé

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Il Test del Villaggio è uno strumento psicodiagnostico che può avere un’ampia rilevanza all’interno del setting clinico tra terapeuta e paziente approfondendone i diversi e multiformi aspetti, a partire da un rigoroso inquadramento teorico e metodologico ma anche fornendo esemplificazioni cliniche concrete.

test del villaggio settembre 2018Nel corso del Test del villaggio, ovvero durante la fase di costruzione, di inchiesta e di analisi della costruzione, il soggetto è condotto a considerare la propria produzione come espressione o proiezione del proprio mondo fisio-psico-affettivo (Marchisa e Terenzio, 1968), come lo specchio che riflette la propria immagine.

In fase di analisi, verrà posta attenzione ai punti di forza (integrazione, coerenza, contenuti, ecc.), ma anche a quegli aspetti che meritano di essere “trasformati”, “dinamizzati”, integrati e armonizzati. Il materiale “concreto” che il soggetto ha utilizzato, “manipolato”, e la forma che ha creato, lo aiutano nel procedere dell’incontro a guardarsi dentro, a muoversi nel suo spazio interno, a mettersi in contatto o a visitare – cautamente – anche quei luoghi interiori, quei luoghi del Se in cui non si e mai inoltrato, avendo pero una mappa sul tavolo, oltre che un accompagnatore, nella figura del terapeuta.

La configurazione finale del villaggio consente al soggetto di cogliere, visivamente e nell’immediato, non solo la forma della propria struttura psichica o dell’organizzazione di personalità, ma di cogliere anche la forma della lacuna. Il soggetto osserva che il proprio villaggio (o porzioni di esso) in una o piu particolari zone del tavolo ha caratteristiche poco armoniche, non integrate, presenta vuoti e difese rigide o aspetti peculiari che meritano una riflessione e un’azione, che a loro volta si concretizzano in una trasformazione. In alcuni casi, in seguito alla co-costruzione dell’analisi, viene chiesto al soggetto se voglia modificare alcune parti del suo villaggio. Non di rado, le modifiche vanno in una direzione di maggiore ariosità, armonia ed equilibrio fra le parti. E soprattutto, apre la via a possibili trasformazioni del mondo interno.

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Mucchielli (1960), uno dei primi autori che hanno lavorato con il Villaggio, sottolineava come il test venga percepito come un gioco, in cui il soggetto e alle prese con una serie di problemi di organizzazione, ripartizione, equilibrio. La costruzione finale rappresenta una sorta di crittogramma all’interno del quale si inscrive la maniera in cui il soggetto esprime la propria esistenza personale. Egli, inoltre, sottolineava come la ripetizione di piu villaggi potesse contribuire ad un lavoro di psicoterapia (cfr. anche: Bosco, Grandi, 2014; Bosco, Dolcimascolo, 2010). Gli obiettivi generali sono quelli di permettere al soggetto di chiarificare e modificare le categorie di significazione che organizzano la sua condotta, e di ricercare una nuova assiomatica soggettiva, meno gravata di sofferenza psichica e di formazioni sintomatiche.

Ad esempio, la fig. 1 ci mostra come il soggetto – una donna di 40 anni – abbia dato maggiore respiro al proprio villaggio, l’abbia reso piu arioso, e con cio si sia presa piu spazio internamente ed esternamente, dandosi la possibilità di immaginare di poter vivere in un mondo interno ed esterno che non sia eccessivamente pieno (di emozioni poco elaborate, di impegni lavorativi, di oggetti, ecc.). La sensazione un po’ claustrofobica, di ranghi serrati, del primo villaggio, cede il passo, all’apertura, come una bocca che prende finalmente fiato, dopo aver vissuto a lungo in apnea.

villaggio figura uno

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Fig 1. Villaggio a cui sono state apportate delle modifiche

Possiamo distinguere tre fasi nel lavoro di analisi di un villaggio (cfr. Bouchard e Denis, 1999):

  1. la rilevazione dello svolgimento della costruzione: consiste in una descrizione “enumerativa” dell’insieme di operazioni attraverso le quali il soggetto progressivamente costruisce il villaggio, grazie ad una nomenclatura standardizzata del materiale e delle diverse parti dello spazio del tavolo. Vengono rilevati anche gli spostamenti del soggetto attorno al tavolo, le pause durante la costruzione, posture particolari o verbalizzazioni del soggetto. Si annotano punto per punto le tappe della costruzione e si ricercano i “rapporti” (di similitudine, di opposizione, di associazione, di completamento, di ripetizione ecc.) che organizzano la scelta e il collocamento dei vari pezzi. Si tratta, dunque, di un’analisi strettamente formale e dinamica, senza alcun riferimento al simbolismo (rimandata alla successiva fase di analisi). Questa fase puo essere videoregistrata, al fine di cogliere in maniera piu puntuale tutto il processo di costruzione;
  2. il commento e l’inchiesta sul villaggio al temine della costruzione: le verbalizzazioni (comprese quelle dell’operatore) vengono registrate il piu fedelmente possibile. Al soggetto, soprattutto bambino e adolescente, puo essere richiesto di raccontare una storia sul villaggio;
  3. la co-costruzione dell’analisi: insieme al soggetto (adulto) procediamo all’analisi della costruzione, esaminando le varie zone, alla luce dell’inchiesta e della storia. Prendiamo in considerazione i pieni e i vuoti, gli aspetti di equilibrio/disequilibrio, i confini, le vie di accesso, le chiusure, il dinamismo interno, ecc., attraverso una schematica introduzione del soggetto all’interno del modello ermeneutico Evolutivo-elementale. Dotiamo di significato e simbolismo i vari pezzi o sottoinsiemi del villaggio, in relazione a quanto via via emerge dal colloquio. In seguito, verranno effettuate delle fotografie al villaggio, in modo da fissare il momento e poterci poi ritornare successivamente in sede terapeutica. A questo punto, se lo riterrà opportuno, il soggetto potrà modificare la configurazione finale del suo villaggio.

La forma finale che viene data al villaggio sembra rappresentare l’organizzazione soggiacente del Se del soggetto, il vissuto relativo allo schema corporeo e all’immagine inconscia del corpo; la configurazione dei propri confini (Io-pelle), il rapporto tra contenuto e contenitore; la “corazza muscolare e caratteriale”, lo scudo sia fisico che mentale dietro il quale la personalità si nasconde per proteggere l’individuo. Naturalmente, anche l’età del soggetto influirà sulle caratteristiche del villaggio, così come aspetti relativi all’educazione e al contesto culturale del soggetto (fig. 2).

test del villaggio figura due

Fig. 2. Villaggio “irreggimentato” di un bambino di origine cinese (8 anni)

I bambini di 5-6 anni tendenzialmente non organizzano il villaggio in una forma conclusa e complessa; piu di frequente compiono allineamenti di pezzi (quando sono piu organizzati) o assembramenti piu o meno casuali (quando sono disorganizzati o non ancora organizzat). I bambini inibiti o molto controllati fanno costruzioni con pochi pezzi, tendenzialmente lineari e compresse in una piccola zona del tavolo; anche i soggetti deprivati socioculturalmente, con tendenze depressive o con ritardo mentale utilizzano pochi pezzi, lasciando ampi spazi vuoti sul tavolo (fig. 3). I soggetti con scarso controllo pulsionale di solito riempiono la tavola di pezzi, senza pero preoccuparsi di organizzare una forma al villaggio. Riempiono lo spazio, a volte debordando dal tavolo, così come riempiono lo spazio esterno fisicamente col movimento del corpo o con la voce, o così come gli aspetti affettivo-pulsionali dilagano nello spazio interno, investendo quello esterno con scarse possibilità di autocontenersi, di dotarsi di confini che segnino la separazione tra dentro e fuori, tra se e gli altri (figg. 4 e 5).

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Fig. 3. Villaggio di un bambino di 5 anni deprivato a livello socioculturale

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Fig. 4. Villaggio di una bambina di 5 anni arrabbiata e confusa in seguito ad una grave malattia della madre

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Fig. 5. Villaggio di un bambino di 6 anni con disturbo di regolazione

Proprio per affermare questa separazione, che definisce l’identità del soggetto, ma anche come tentativo di riconoscere una organizzazione interna efficace, non di rado i bambini piu grandi e gli adolescenti enfatizzano la chiusura delle forme del villaggio, o la sua linearità, la simmetricità o l’asetticità (privandolo di persone e animali), quasi come se fossero troppo occupati a costruire il contenitore, piu che a soffermarsi sul contenuto (figg. 6 e 7). Per alcuni ragazzi cio e il risultato della difficoltà nel maneggiare i propri stati interni, in particolare gli aspetti affettivo-pulsionali, o per lo meno il tentativo di tenerli a bada, in modo da renderli controllabili e innocui. All’estremo possiamo arrivare a forme di arroccamento, in cui l’adolescente tenta di difendersi da un mondo esterno vissuto come invasivo e caotico o al contrario come eccessivamente vuoto e inafferrabile, finendo per chiudersi all’interno di una “corazza”, contenitore di un piccolo mondo di fragili pseudo-sicurezze (fig. 8). Ovviamente, questi aspetti possono essere dei vissuti del ragazzo stesso, che generano ansia, paura e angoscia, ma che egli fatica a percepire come propri, e percio proietta in maniera paranoide nel mondo esterno.

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Fig. 6. Villaggio simmetrico e asettico di un ragazzo di 12 anni

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Fig. 7. Villaggio “contenitore” di un ragazzo di 14 anni

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Fig. 8. Villaggio “corazza” di un ragazzo di 14 anni

Se intendiamo il tavolo come “spazio di vita”, attraverso l’osservazione (“misurazione”) della dimensione globale del villaggio, rileviamo l’espressione di cio che il soggetto e, la sua dichiarazione di esistenza al mondo, il posto e lo spazio che sente di occupare tra gli altri. L’espansione del villaggio sul tavolo, come direbbe Arthus (1949), ci permette di comprendere qual e la «posizione nell’universo e tra gli uomini» occupata dal soggetto.

Attraverso l’estensione del movimento e della costruzione cogliamo lo slancio vitale, la gittata del suo “raggio d’azione”; attraverso l’orientamento delle “spinte” e il posizionamento della costruzione rispetto al tavolo cogliamo la sua “dinamica”, intesa come “moto” (centripeto o centrifugo), “direzione” (Destra o Sinistra), “tensione verso” (Alto o Basso). Attraverso la lettura diacronica possiamo ipotizzare i vissuti del soggetto relativi a come si proietta nel futuro (Destra), a come si ricorda nel passato (Sinistra) e a come si vive nel presente (Centro).

La dinamica verticale ci informa degli atteggiamenti nei confronti delle questioni logico-astratte o metafisiche, elevate, progettuali (Alto), piuttosto che “materiali”, istintuali, concrete, performative (Basso). Molto importante e la rilevazione delle principali linee direttrici presenti nel villaggio, degli ingressi e delle uscite per e dal villaggio, della direzione di costruzione dei principali allineamenti di elementi, dello sviluppo del villaggio nello spazio-tempo (possibile interpretazione diacronica, piuttosto che sincronica o “atemporale”).

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A livello di contenuti, cerchiamo di ricavare delle indicazioni sulla tipologia della costruzione e sulla “geografia”: i luoghi e i villaggi confinanti, il posizionamento del villaggio rispetto al “mondo” (reale o fantastico) e del soggetto rispetto al villaggio (ci vive? Si riconosce in esso? Lo disconosce? Ne rappresenta l’ideale?).

Possiamo richiedere informazioni sulla tipologia dei personaggi e dei diversi tipi di edifici: vi sono esclusivamente abitazioni private? Quali edifici con funzioni particolari ci sono: municipio, scuola, uffici, fabbriche, fattorie, negozi, prigione, caserma, stazione? Quali attribuzioni ricevono i cosiddetti “pezzi forti”: castello, chiesa e parallelepipedo? E gli animali come e dove vengono collocati? Ci sono tutti? Ci sono luoghi deputati ai soli animali domestici/da fattoria, piuttosto che a quelli selvatici? Possono entrare nel villaggio o abitano una foresta lontana? Sono chiusi dentro recinti o in uno zoo? Le assicelle vengono usate? Servono per tracciare strade, per innalzare barriere, per chiudere dentro recinti, per fare da base ed innalzare un particolare edificio? Gli alberi servono per “decorare” il villaggio, fungendo da riempitivo o sono aspetti fondanti dello stesso? Servono a creare barriere, a nascondere, a proteggere? Sono integrati con il villaggio o occupano una zona a se stante? Eventuali boschi e foreste sono abitati e vivibili o inospitali e pericolosi?

Attraverso il lavoro sul “contenuto” del villaggio, gli elementi in se, gli insiemi creati, la narrazione che l’accompagna e le interpretazioni simboliche che via via associamo, possiamo ricavare indici relativi allo “stile di vita” del soggetto, alle questioni identitarie, egoiche, superegoiche, dell’ideale dell’Io, ai meccanismi di difesa, alle dinamiche relazionali, ai vissuti nei confronti delle persone significative; al rapporto con le proprie emozioni, alle proprie ansie/paure/angosce, ai propri desideri e istinti, ai conflitti e all’aggressività; alle ansie e alle difficoltà che segnano i processi di separazione-individuazione, emancipazione, auto-realizzazione; alle dinamiche relative alla collocazione all’interno della costellazione familiare; al vissuto rispetto all’immagine che il soggetto ha di se e alle immagini e ai fantasmi che popolano il suo mondo interno.

Il test del villaggio risulta particolarmente efficace nel rappresentare gli aspetti inerenti la maternità (Bosco, 2018a). Nel corso degli anni ho somministrato il test a diverse donne in gravidanza, o che avevano partorito da pochi mesi, o a donne il cui desiderio di maternità era particolarmente forte, anche se non poteva essere appagato. Nel costruire il villaggio, sembra essere abbastanza tipico del genere femminile, il ricorso alle linee curve e, in particolare della donna in cui il tema della maternità e prossimo e particolarmente sentito, l’utilizzo di forme circolari, siano esse espressione dell’intero villaggio, oppure dei sottoinsiemi di un villaggio con caratteristiche diverse.

La forma circolare o semi-circircolare, e in special modo, quella ad “ampolla” (fig. 9), con un’apertura che richiama la forma uterina con il suo canale di uscita, sembrano rimandare all’idea del contenitore e d e l contenuto, e quindi il senso di protezione e sicurezza, ma anche l’immagine dinamica del passaggio da un dentro a un fuori, tra un prima e un dopo. E il vissuto della maternità e della fecondità che si presentifica nella forma circolare, piena di vita. O, al contrario, e il perimetro che contiene un vuoto, un desiderio, un fantasma. La forma semicircolare, ad ombrello, rimanda al senso di protezione, all’immagine della mamma-chioccia, ai modi di dire “rimanere sotto la gonnella della mamma”, o “stare sotto una campana di vetro” (fig. 10).

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Fig. 9. Villaggio ad ampolla o “uterino”

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Fig. 10. Villaggio semicircolare o “campana di vetro”

 Nei villaggi circolari la forma rotonda puo avere piu funzioni, dalle piu primitive/regressive (contenere, proteggere) a quelle piu difensive (separare, isolare). Ma, se puo essere vero che alcuni villaggi circolari sembrano rimandare ad aspetti di chiusura e arroccamento, o a narcisismo ed egocentrismo, in altri casi il cerchio rappresenta un mondo vasto e complesso, un microcosmo al cui interno c’e tutto: alto e basso/pensiero e materia, passato e futuro, influenze genitoriali e sociali.

Effettivamente, con i villaggi circolari situati al centro del tavolo rettangolare, risulta difficile proporre una lettura diacronica, a meno di non considerare gli aspetti temporali già compresi all’interno del cerchio, anziche nello spazio compreso tra le fasce sinistra e destra del tavolo, lasciate vuote. Mentre, in generale, i villaggi circolari costruiti in zone diverse da quella centrale, assumeranno via via i connotati dell’area occupata al netto dell’area non occupata, e potremmo accostarci ad essi con una lettura diacronica; alcuni villaggi centrali sospendono il tempo, raccontandoci un sogno o una realtà profonda e intima, dove i connotati spazio-temporali non esistono. A differenza del “tempo lineare”, che ha un verso e scorre da un passato ad un futuro (e che nella nostra cultura puo essere rappresentato da una freccia che corre da sinistra a destra), il “tempo circolare” e ciclico, e contiene al proprio interno tutto; ogni cosa scorre in esso, in un eterno ritorno, piuttosto che attraverso esso, in un presente che e già passato, ma non ancora futuro.

In qualche caso, rileviamo un buon equilibrio tra pieni e vuoti, tra materiale strutturato e non strutturato, con un flusso dinamico e aperto del movimento del soggetto in fase di costruzione, con un racconto sul villaggio che prevede un dispiegarsi nella storia e un proiettarsi nel futuro, in un presente che sa di eternita. Possiamo chiamare queste costruzioni Villaggi-mandala (Bosco, 2018a), a rappresentare il processo mediante il quale il cosmo si e formato dal suo centro, gli aspetti di viaggio iniziatico e di evoluzione (inscritti in una temporalità circolare), l’equilibrio e/o la simmetria.

L’elevazione a modello ideale del villaggio mandalico, porta nella maggior parte dei casi a escludere quella parte di realtà considerata “negativa” o “deteriore”, e che non risulta conforme a determinati standard (ad esempio attraverso il racconto di una società pacifica che vive in un villaggio utopico). Per essere precisi, potremmo parlare, in questi casi, di villaggi pseudo-mandalici, giacche non integrano al loro interno il Tutto, dando ad esso un senso coerente ed armonico, ma soltanto il Bene/Bello, proiettando all’esterno o negando il Male/Brutto (Fig. 11).

test del villaggio figura undici

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Fig. 11. Villaggi circolari o “mandalici”

I Villaggi costruiti attorno ai bordi del tavolo (fig. 12) possono essere definiti “villaggi del Falso Se”, dal momento che sembra sia il piano di lavoro offerto al soggetto a sostenere la costruzione, piuttosto che la sua creatività interiore, messa a disposizione dal movimento di proiezione. La zona centrale del tavolo, la cosiddetta “zona dell’Io”, si ritrova vuota; cio sembra rivelare la fragilità strutturale di un Io incapace di giocare il suo ruolo di mediatore con il mondo esterno, ma anzi e da esso modificato. Di qui, i frequenti sentimenti di vuoto interno ed esterno, di artificiosità, di inautenticità, di distacco dalla realtà, delle organizzazioni in Falso Se (Jacquet, 1999; Bosco, Grandi, 2014).

La collocazione del materiale sui bordi puo emergere anche qualora le caratteristiche anaclitiche del bambino rivelino un’estrema dipendenza, un “appoggiarsi” alle figure genitoriali. In questi casi, osserviamo come la mancata definizione di una propria identità, comporti un appoggiarsi al tavolo,
per essere sostenuti, contenuti, definiti.

test del villaggio figura dodici

Fig. 12. Villaggio del Falso Sé o “anaclitico”

Senza la pretesa di essere stati esaustivi, e rimandando ad altri lavori (Bosco, Grandi, 2014; Bosco, 2018a; Bosco, 2018b) la descrizione approfondita degli aspetti teorico-metodologici e l’analisi dettagliata dei casi clinici, in questa carrellata di villaggi abbiamo tentato di mostrare come le varie configurazioni finali delle costruzioni rappresentassero in maniera evocativa e sintetica, ma precisa e puntuale, le differenti caratteristiche personologiche che via via abbiamo descritto.

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Questo non fa che confermare l’efficacia e la potenza di questo reattivo, e da cio deriva l’auspicio che possa dar vita ad altri studi e ricerche, nonche possa entrare a far parte del bagaglio di strumenti professionali a disposizione di sempre piu psicologi, psicoterapeuti, NPI e psichiatri.

 

Riferimenti bibliografici

  • Arthus H. (1949) Il Villaggio. Test di attivita creativa, Edizioni O. S., Firenze, 1968.
  • Bosco L. (2018a) I luoghi del Sé. Il Test del Villaggio. Applicazioni del Metodo Evolutivo-Elementale dall’infanzia all’eta adulta, Edizioni Psiconline, Francavilla al Mare (CH).
  • Bosco L. (2018b) Introduzione al Test del Villaggio secondo il Metodo Evolutivo-Elementale (infanzia, adolescenza, eta adulta), https://www.psiconline.it/area-professionale/ricerche-e-contributi/introduzione-al-test-del-villaggio.html
  • Bosco L., Dolcimascolo M. (2010) La Tecnica del Villaggio e il mondo finzionale del bambino, « Il Sagittario», n. 26, luglio-dicembre 2010, pp. 47-59.
  • Bosco L., Grandi L. G. (2014) La tecnica del villaggio nella psicoterapia infantile, Edizioni Psiconline, Francavilla al Mare (CH).
  • Bouchard C., Denis Y. (1999) L’epreuve du village imaginaire en situation de diagnostic psychologique selon les travaux de «l’ecole de Rennes», «Bulletin de psychologie», tome 52 (1) Gennaio-Febbraio 1999: Le test du village, pp. 41-55.
  • Jacquet M. M. (1999) L’image incosciente du corps et ses precurseurs au test du village, « Bulletin de psychologie», tome 52 (1) pp. 5-20, Gennaio-Febbraio 1999: Le test du village.
  • Marchisa E., Terenzio G. (1968) Il Villaggio di H. Arthus nella diagnosi di strutture della personalità, Edizioni O. S., Firenze, 1980.
  • Mucchielli R. (1960) Il Test del Villaggio Immaginario VIM. Manuale di istruzioni, Edizioni O. S., Firenze, 1986.

 

 

A cura del Dottor Luca Bosco, psicologo, psicoterapeuta

 

 


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