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I Test Psicologici

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La misura del cambiamento in psicoterapia attraverso il Test del Confine (I.Co.S.)

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Il Test semiproiettivo I.Co.S. (Indice del Confine del Sé), in quanto strumento capace di rilevare efficacemente e dettagliatamente lo stile di gestione delle relazioni tra mondo interno e mondo esterno e tra le diverse istanze del mondo interno, può vantaggiosamente essere utilizzato per verificare, in modo più oggettivo rispetto all’osservazione clinica, il cambiamento nel modo di funzionare del paziente, in diversi momenti del percorso psicoterapeutico.

cambiamento in psicoterapia icosPer il lo psicoterapeuta sarà una utile conferma o un importante completamento/arricchimento di quanto già osservato o ipotizzato.

Per il paziente rappresenterà una “misura” tangibile/evidente e gratificante/rinforzante del suo cambiamento: a questo scopo, la seconda somministrazione del Test (come anche le eventuali successive) deve essere seguita da una restituzione comparata che illustrerà, oltre al senso delle nuove risposte, anche il significato del passaggio dal precedente all’attuale modo di funzionare.

Il momento in cui effettuare il re-test sarà scelto dallo psicoterapeuta in relazione ad ogni specifica situazione individuale; in generale, è consigliabile che tra la prima e la seconda somministrazione passino circa 2 anni (lo stesso intervallo si può prevedere per eventuali somministrazioni successive): questo permetterà di osservare e restituire cambiamenti significativi.

Nel caso di percorsi psicoterapeutici brevi/intensivi, l’ideale sarà effettuare la prima somministrazione all’inizio del percorso e la seconda al termine dello stesso.

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Riporto qui di seguito il caso di Sabrina (il nome è naturalmente convenzionale), una giovane donna arrivata  in trattamento a 26 anni per un Disturbo di Panico con Tratti Ipocondriaci; il primo protocollo è stato somministrato all’inizio della terapia, mentre la ragazza viveva una relazione insoddisfacente e fortemente conflittuale per l’instabilità affettiva ed alcuni comportamenti devianti del partner; nel periodo della seconda somministrazione (quasi 3 anni dopo la prima), Sabrina aveva da diverso tempo interrotto la relazione disfunzionale  ed aveva appena iniziato una nuova relazione, decisamente sana e “nutriente”. 

Per comprendere i report che seguono, occorre premettere che il lavoro con l’I.Co.S. prevede che alla persona si chieda di scegliere, tra 7 immagini, quella che rappresenta meglio il suo confine (definito così: “La struttura immaginaria che separa lei da tutto il resto del mondo”), quindi di immaginare il materiale di cui è fatto il confine, attribuendo al materiale stesso 3 qualità, e di definire l’ampiezza dello spazio delimitato dal confine (quindi, il proprio spazio); infine, la persona deve indicare il confine più svantaggioso, quello più vantaggioso e l’unico che riesce a proteggere senza isolare.

Il primo protocollo:

  • Sabrina sceglie come suo confine l’immagine di un cerchio chiuso dal bordo molto spesso (collegato alla dimensione dell’isolamento) e spiega così la sua scelta: “La striscia grande nera mi fa pensare ad un distacco tra me e il resto”
  • Il suo confine è fatto di “Qualcosa né morbido né durissimo, qualcosa di gomma” ... materiale che lei definisce “morbido ma ugualmente difficile da penetrare, può respingere: anche non volendo, a volte c’è un rimbalzo”
  • Il suo spazio è “Indefinibile/variabile”
  • Il peggiore dei confini è proprio il suo “perché vedo che c’è tanto distacco”, anche se inizialmente le era sembrato che fosse la figura “spigolosa” (collegata alla dimensione dell’aggressività) ... ma poi aveva realizzato che quando lei diventa aggressiva (“non uso le mani ma divento molto aggressiva verbalmente”) è perché “accumulo accumulo e poi magari esplodo ... non riesco sempre a dire di no quando sarebbe opportuno”
  • Il confine migliore è un cerchio dal bordo tratteggiato, che curiosamente secondo Sabrina “rappresenta una cosa continua: i trattini mi fanno pensare che può entrare tutto  ... io a volte sono così e altre volte divento tutta chiusa come il mio Confine”
  • Non è facile per Sabrina identificare l’unico confine che protegge lo spazio interno senza impedire gli scambi con l’esterno: potrebbe essere lo stesso cerchio tratteggiato ... oppure un cerchio dal bordo molto spesso ma con 3 varchi? o magari la figura formata da un cerchio con un segmento-porta semiaperta; alla fine, il cerchio con la porta viene scartato perché “protegge però ha uno spazio aperto” e Sabrina decide che il Confine ideale è proprio il cerchio tratteggiato “perché è un cerchio, quindi delimita”.

Il secondo protocollo:

  • Il confine scelto è il cerchio tratteggiato: “Mi fa pensare ad una completezza: ora ho una persona che mi completa a livello emotivo; tutti questi spazi, penso che li dovrei chiudere per riuscire a diventare proprio completa, per completare il mio sogno di vita, per superare le mie paure”
  • Il confine è fatto di un materiale “non particolarmente resistente, perché molte cose mi colpiscono ancora, anche se ci sono cose in cui sono forte ... è fatto di gruviera: ha un sapore troppo forte, è salutare, ha una forma strana e irregolare, con tutti questi buchi”
  • Il suo spazio è “indefinibile”
  • Il confine peggiore è il cerchio chiuso dal bordo spesso, perché “mette una divisione tra lui e il mondo esterno, poi il nero mi dà un senso di cupo” (tutte le figure sono disegnate in nero su fondo bianco, ma naturalmente appaiono più nere quelle dai bordi più spessi)
  • Il confine migliore le sembra all’inizio il cerchio con la porta, perché “mi sembra che la persona è completa in se stessa, ma lascia spazio all’esterno” ... poi però Sabrina opta per il cerchio dal bordo più leggero e quasi trasparente, dicendo che anche quella figura “è completa e lascia spazio all’esterno”
  • L’unico confine che protegge senza isolare è però il cerchio con la porta, perché “è chiuso ma lascia una porta all’esterno per entrare”.

Analizziamo ora le risposte:

  • Nella prima somministrazione, Sabrina è in una posizione difensivamente chiusa: cerca di costruire una barriera massiccia nel tentativo di proteggersi da ciò che le fa male ... ma non ci riesce del tutto: la strategia dell’adattamento attraverso la presa di distanza (dalle sollecitazioni esterne, ma soprattutto dai suoi vissuti) non è veramente efficace. Nella seconda somministrazione, quando ha finalmente detto il suo importante “no” ad una relazione sbagliata, Sabrina sceglie come suo confine la figura più aperta: ora sente che può ricevere e dare cose buone ...
  • ... ma vede anche bene quale è il limite di questo confine: l’apertura fiduciosa non selettiva può diventare dipendenza, e Sabrina sente che deve invece trovare in se stessa (e non solo nel nuovo compagno) la propria personale completezza; il rischio, rappresentato dal cerchio “bucato”, di esporre all’invasione il proprio spazio/di non governare le relazioni, veniva invece del tutto negato nel primo Test, quando Sabrina, contro la realtà della figura, percepiva come “continua” quella struttura, considerandola la migliore ed anche, in finale, l’unica capace di proteggere senza impedire gli scambi (in quel momento, evidentemente, desiderava solo che arrivasse per lei la possibilità di abbandonare la sua “corazza” e finalmente affidarsi/lasciarsi andare)
  • Il muro di gomma del primo confine è sostituito dalla salutare e saporita gruviera: Sabrina sembra dunque muoversi tra il desiderio di “dare nutrimento” e la paura di “essere annullata” nella nuova e coinvolgente relazione: al suo attuale compagno ha aperto tutte le porte!
  • Il confine barricato è considerato il peggiore in entrambi i protocolli, ma nel secondo sparisce il dubbio sulla negatività della figura a forma di stella legata all’aggressività: Sabrina ha capito che le “punte” non sono necessariamente “cattive”, ma possono anche essere usate per affermare e difendere con forza le proprie ragioni, quando è necessario
  • Nella seconda somministrazione, abbandonato il “mito” dell’apertura incondizionata espresso nella prima, Sabina dapprima considera che il Confine migliore è rappresentato dal cerchio con la porta, ma poi decide per la figura dalla trama leggera e trasparente, che rappresenta bene la sua delicata fragilità e la sua grande sensibilità ...
  • ... alla fine però riconosce che l’unica figura che rappresenta la possibilità di gestire in modo sano e funzionale le relazioni con l’esterno è proprio quella del cerchio con la porta: intuisce quindi che bisogna sviluppare la capacità di distinguere ciò che è buono/utile per se stessi da ciò che non lo è, e scegliere di conseguenza.

Il re-test ha colto quindi con precisione le diverse sfumature del cambiamento interiore di Sabrina.

 

Sull'utilizzo del Test I.Co.S. guarda anche:

 

Bibliografia

  • Sapora Loretta, Il confine del Sè. Il Test I.Co.S. (Manuale+Tavole), Edizioni Psiconline, 2012

 

(articolo a cura della Dottoressa Loretta Sapora)

 

 

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Tags: psicoterapia loretta sapora test icos cambiamento in psicoterapia

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