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Le transizioni alla genitorialità e i suoi legami intergenerazionali: i genitori degli adolescenti di fronte ai cambiamenti culturali

1. TRE POLI DI OSSERVAZIONE: LA FAMIGLIA, LE TRANSIZIONI FAMILIARI, L’ADOLESCENZA.

a) La famiglia

Lo studio della famiglia è un fenomeno complesso, che non può essere ascritto alla sola psicologia, giacché «al centro della trama dell’esistenza umana in tutti i popoli e in ogni latitudine vi è una polarità esperenziale: il fatto che l’uomo sia contemporaneamente un essere sociale e un individuo a se stante». Lo studio della famiglia è sospeso, pertanto, tra sociologia e psicologia quali hanno come oggetto l’una il versante “esterno” e “sociale” rivolto al gruppo, l’altra il versante “interno”, il cui luogo è il sé. Scabini e Cigoli definiscono la famiglia come un’organizzazione di relazioni primarie fondata sulla differenza di genere e sulla differenza tra generazioni.

Nella società contemporanea è in corso da tempo una forte modificazione sia della struttura, sia delle funzioni della famiglia. Negli ultimi anni, infatti, la forte accelerazione della scienza e della tecnologia, accanto a fattori positivi, ha determinato una frantumazione di certezze, di scansioni temporali (infanzia, adolescenza, età adulta) e di valori millenari (basti pensare alla modificazione della struttura familiare, che in poco tempo si è trasformata da gruppo allargato a gruppo nucleare, dove ognuno - padre, madre, figli – stenta ad identificare un proprio ruolo), determinando un mutamento non solo delle relazioni, ma anche delle conseguenze di tali relazioni.Inoltre, l’endemica mancanza di tempo libero, malattia cronica della società attuale, e il ritmo frenetico che connota la nostra quotidianità, fanno sì che i ragazzi abbiano perso la capacità di gestire il “vuoto”: tutto va frettolosamente riempito. Il bambino di oggi non sembra disporre di punti di riferimento solidi o quanto meno costanti nel tempo, per cui tutto ciò diventa fonte di insicurezze, ansie e “senso di vuoto” (quest’ultimo inteso come “senza rete” di contenimento) che gli precludono la possibilità di vivere le esperienze tipiche della sua età.

Dal punto di vista delle relazioni intrafamiliari si nota il diffondersi di un modello marcatamente simmetrico. Scrive infatti Arcidiacono : «dagli anni 70 il rapporto uomo-donna ha assunto caratteri molto diversi da quella che era la famiglia tradizionale patriarcale fondato sull'autorità del pater familias. Oggi la legislazione vede una donna e un uomo con pari potere decisionale nella vita della famiglia e nella cura dei figli; le trasformazioni sopravvenute hanno determinato la fine dell'autoritarismo maschile familiare, ed hanno aperto anche al padre una funzione a carattere affettivo più che normativo». In questa prospettiva può essere letto il congedo parentale introdotto dalla legge 53 del 2000, che favorisce, come sottolineato da Procentese «il supporto alla genitorialità di uomini e donne in una prospettiva di responsabilità condivisa di cura». La normativa del congedo parentale assume valore di riconoscimento di una nuova dimensione relazionale possibile, anche se nel percorso di costruzione delle rappresentazioni paterne e delle relazioni familiari troviamo padri tra loro diversi.

Ancora Procentese osserva come la legge eserciti «stimolo per lo sviluppo di nuove forme di intervento pubblico e privato. Nei diversi contesti di vita a questa dimensione si aggiunge quella soggettiva dell'individuo all'interno dei sistemi relazionali di coppia, intergenerazionali e dei pari che consentono di leggere forme di affermazione e che di rafforzamento di sé in relazione al divenire padri». In questa prospettiva è chiaro come la famiglia sia influenzata dall'andamento sociale e culturale in cui è immersa, al tempo stesso influenza la società poiché dal suo andamento dipende la "salute" della società. Quando infatti la famiglia non funziona su larga scala, la società si trova di fronte a problemi sociali irrisolvibili.
Nella società odierna la famiglia assolve la funzione educativa dei figli e ha un ruolo di stabilizzazione nella vita degli adulti.

Solo pochi decenni fa la famiglia si basava sull'ineguaglianza dei sessi e sulla soggezione dei figli al potere paterno. Il ruolo genitoriale si esprimeva quasi esclusivamente nell'uso di regole rigide e nel principio di un’autorità indiscussa. Oggi invece vi è una netta prevalenza dell'espressione affettiva sul ruolo, per cui famiglia moderna della società occidentale si configura come un'organizzazione di relazioni di parentela che privilegia i rapporti tra coniugi, configurati pariteticamente, e i rapporti tra questi e i loro figli.

b) Le transizioni familiari:

Nello studio della famiglia, il tema delle transizioni, cioé dei passaggi critici, è stato largamente studiato. Ogni famiglia attraversa periodicamente momenti particolari della sua storia, in cui mutamenti importanti nella composizione o nella vita del nucleo familiare portano inevitabilmente ad una ridiscussione dei ruoli e dei compiti attribuiti a ciascuno. Si tratta di transizioni o momenti critici, quali la nascita dei figli, la loro adolescenza, l'uscita di casa di cassa dei figli adulti, il pensionamento dei genitori: non solo cambiano radicalmente abitudini, tenore di vita, frequenza delle relazioni sociali, tempo libero, ma si verifica anche e una vera e propria ridefinizione dei ruoli. I passaggi mettono in luce e alla prova le qualità delle relazioni, dunque evidenziano la struttura relazionale della famiglia, i suoi punti di forza e debolezza.
Altri tipi di transizioni sono più "sfocate" come per esempio il passaggio alla condizione adulta, soprattutto a causa della perdita della ritualità che in passato accompagnava gli eventi.
Nelle società premoderne tali passaggi erano momenti forti e comunitari (fidanzamento e matrimonio). Nelle società moderne e postmoderne tali transizioni vengono vissute sempre più come individuali, poco definite e scarsamente ritualizzate (si pensi alla convivenza…)
Inoltre, i figli scelgono quando fare la loro transizione alla vita adulta e la coppia decide quando avere dei figli.
La dilatazione della transizione consente di vedere al rallentatore i passaggi che la famiglia compie per affrontare l'evento critico.
Le transizioni rivelano e sfidano il patto relazionale della famiglia, agitano l'intera organizzazione e ne mettono in discussione gli equilibri, danno vita al caos che può creare la trasformazione, ma che può anche essere precipizio.
In uno studio finalizzato Holmes e Rahe hanno condotto un’indagine statistica negli Stati Uniti dimostrando come un'elevata frequenza di cambiamenti nella vita delle persone sia causa di stress, che può dar luogo anche a situazioni patologiche. A tal proposito hanno elaborato uno strumento che permette di assegnare un punteggio ad avvenimenti della vita, positivi o negativi, che possono essere causa di stress, individuando anche il “punteggio limite” che comporta il rischio di patologia.

c) L’adolescenza

L’adolescente, come soggetto sociale diverso dall’adulto, viene riconosciuto nella cultura occidentale solo in età moderna, giacché nella società pre-industriale europea e nelle società meno complesse il passaggio dal mondo infantile a quello adulto non prevede una fase intermedia con caratteri propri.
L’adolescenza nella teoria psicanalitica è considerata la fase conclusiva dello sviluppo psicosessuale con la formazione di una sessualità adulta centrata sulla genialità. La maturazione biologica è un evento che porta alla pubertà: se la pubertà rappresenta la manifestazione fisica della maturazione sessuale, l’adolescenza rappresenta i processi di adattamento psicologici alla condizione puberale. Tale processo può dirsi concluso con il raggiungimento dell’identità sessuale e l’assunzione di una posizione rispetto alla propria mascolinità/femminilità definitiva o accettare il compromesso .
Nella società occidentale è riconosciuto un “tempo per l’adolescenza”, quello che Erickson definisce di “moratoria psicosociale” per integrare gli elementi di identità assegnati negli stadi infantili. Questo periodo, spesso caratterizzato dall’incapacità a definire il proprio futuro dal punto di vista occupazionale, porta gli adolescenti ad identificarsi con eroi o con coetanei: le relazioni sociali significative investono, infatti, il gruppo dei pari, associazioni, attraverso cui i giovani, sperimentandosi in nuovi ruoli, cercano il loro vero Sé. Secondo Winnicott la funzione assolta dall’ambiente in questo stadio è di fondamentale importanza: molte delle difficoltà degli adolescenti derivano da fallimenti ambientali. Una caratteristica tipica dell’adolescenza è il rapido alternarsi di sfida e dipendenza: continuamente si alternano sprezzante indipendenza e regressiva dipendenza, anzi talvolta questi due elementi coesistono. Essi non sanno cosa diventeranno, non sanno cosa sono e aspettano: poiché ogni cosa è in sospeso essi si sentono inconsistenti, sospesi tra sfida e dipendenza. La società deve accogliere e tollerare la bonaccia dell’adolescenza, deve venire incontro al fenomeno ma non curarlo, se non nei casi francamente patologici. La cura dell’adolescenza è quindi il passare del tempo, è il dibattersi in una bonaccia fatta di attesa, una fase nella quale gli adolescenti si sentono futili, in quanto non hanno ancora trovato sé stessi.

2. I GENITORI DEGLI ADOLESCENTI DI FRONTE AI CAMBIAMENTI CULTURALI NELLA TRANSAZIONE ALLA GENITORIALITÀ

Nella relazione tra generi la differenza non dà luogo ad una gerarchia ma ad un patto. Nella relazione tra generazioni la differenza dà luogo ad una gerarchia ed è cruciale il riconoscimento. Obiettivo delle relazioni familiari è la generatività, non solo come evento biologico ma anche simbolico e culturale. Essa tende non solo alla continuazione della specie, come avviene nel mondo animale, ma soprattutto alla continuazione della storia familiare e sociale. Attraverso i nuovi nati infatti la storia familiare prosegue il suo cammino.
La relazione parentale lega indissolubilmente i genitori agli antenati in una relazione dalla quale non potranno più “uscire” (non si può diventare ex genitori o ex nonni…) Nello studio del sistema famiglia occorre superare la prospettiva duale, che si limita ad esaminare la relazione genitori-figlio, per prendere in considerazione almeno tre generazioni. In questa prospettiva si pone la teoria dello scambio, in cui lo scambio simbolico tipico delle relazioni familiari consiste nel dare all’altro ciò di cui si pensa abbia bisogno. Esso è sostenuto dalla fiducia che l’altro ricambierà al momento opportuno con un equivalente simbolico. La restituzione avviene nell’arco delle generazioni e non necessariamente nell’arco della vita del singolo. A volte la relazione tra genitori e figli finisce per scivolare solo sul versante del debito e dell’obbligo, i figli possono sentirsi fortemente indebitati nei confronti dei genitori e i genitori possono rappresentarsi solo come coloro che hanno dato e danno senza considerare minimamente cosa hanno ricevuto e ricevono dai figli. La Cioni afferma che «lungi dall’essere fondata su una esigenza di reciprocità immediata o potenziale, lo scambio familiare appare come una sequenza di azioni dove tutto funziona come se si trattasse di mantenere perpetuamente una situazione di debito, cioè una asimmetria tra i soggetti che scambiano. Abolire il debito con l’equivalenza, è allo stesso tempo abolire la relazione sociale concreta in cui ci si trova». Come enuncia Claude Lefort, “l’idea che il dono debba essere ricambiato suppone che l’altro sia un altro me che deve agire come me, e questo gesto di ricambio mi deve confermare la verità del mio proprio gesto, cioè la mia soggettività” (Lefort 1978).
In questa prospettiva si pone il tema delle transizioni che non è semplicemente un passaggio da una condizione ad un’altra, ma è un processo di sviluppo. Nella transizione alla genitorialità, infatti, genitori si è formalmente nell’istante in cui si ha un figlio ma, in realtà, genitori si diventa nel tempo, se si acquisiscono e si esercitano le competenze relative al nuovo ruolo e alla nuova relazione.
Con il mutare delle condizioni sociali vengono modificate anche le transizioni intergenerazionali, infatti la transazione alla genitorialità è caratterizzata oggi da quattro indicatori del mutamento culturale della nostra società:

  1. Avere figli è diventato un evento sempre più raro.
  2. Si diventa genitori sempre più tardi nella vita, per cui, analogamente a quanto avviene nella transizione alla vita adulta, anche la transizione alla genitorialità è ritardata. Coniugalità e genitorialità tendono, perciò, ad essere sempre più distinte rispetto al discorso prevalente fino a pochi anni fa, che vedeva la nascita dei figli come una conseguenza naturale e quasi scontata della costituzione della coppia coniugale. Inoltre spesso la nascita dei figli avviene anche al di fuori del matrimonio.
  3. La genitorialità è sempre più un evento scelto: in passato, la nascita dei figli era vissuta come un accadimento naturale, di cui poco si sapeva e che non si poteva programmare. Oggi c'è la possibilità di scegliere non solo di avere figli, ma soprattutto quando averne. Siamo dunque passati da una situazione d’impotenza e di destino subito ad una situazione di controllo quasi onnipotente. Tale prospettiva di controllo può essere rappresentata dal comportamento di coloro che desiderano avere un figlio "a tutti i costi", ma anche attraverso tecniche di riproduzione assistita, eterologhe, trascorrendo le leggi della natura e il quadro di riferimento simbolico all'interno del quale l'evento della genitorialità da sempre è stato iscritto (Scabini, Cigoli- 1999 e Nunziante Cesàro- 2000). Perciò si parla di un tentativo di controllo quasi onnipotente, che offre il fianco al rischio anche patologico. La genitorialità come scelta ha come risvolto la diminuzione delle nascite e porta a una nuova forma di possesso nei confronti dei figli: in altri tempi, in altre culture, il “possesso” dei genitori sui figli era legato al semplice fatto di averli messi al mondo. Oggi il possesso dei genitori è legato al loro bisogno autorealizzativo. Un figlio “scelto” è infatti spesso caricato di notevoli aspettative e corre il rischio di essere concepito come modo per soddisfare i genitori. La conseguenza è che i genitori finiscono per investire in modo eccessivo sui pochi figli che mettono al mondo e questi si sentono di dover rispondere ad una troppo impegnativa immagine di sé.
  4. Diverse attese da parte della coppia rispetto al ruolo genitoriale: in passato, i ruoli genitoriali erano ben definiti e suddivisi, infatti il padre era tendenzialmente autoritario e staccato dalla vita familiare, considerava la nascita un “evento femminile”, che riguardava esclusivamente la moglie, sia in termini organizzativi sia psicologici. La madre conosceva il suo destino, quello di avere figli, e non chiedeva al marito un impegno preciso per la loro cura, quanto piuttosto un riconoscimento per aver adempiuto al suo compito. Oggi la situazione: è cambiata, la donna non è più disposta a sacrificare la sua carriera per l'esperienza della maternità. I mariti, a loro volta, sembrano apprezzare e appoggiare questi cambiamenti nel ruolo femminile, così sono maggiormente coinvolti nella vita familiare. Inoltre, l'aspetto della scelta di avere un figlio, comporta una previa assunzione d’impegno da parte anche dei padri.

Diventare genitori rappresenta ormai il fondamentale, unico e indiscusso rito di passaggio alla vita adulta.
Per le odierne generazioni, cresciute meno avvezze a certi tipi d’angosce (guerre, miserie, abusi) diventare genitori diventa la prova per eccellenza. Pertanto l’obiettivo della transizione è la costruzione del patto genitoriale, basato su una responsabilità condivisa, in grado di connettersi ma anche di distinguersi dal patto coniugale.

La coppia deve fornire congiuntamente al figlio una cura responsabile. La cura rappresenta il polo affettivo della relazione, la responsabilità quello etico.Tradizionalmente il versante della cura, basata su fiducia e speranza, è svolto dalla figura materna. Il versante etico è ad appannaggio del padre, il quale deve fornire valori e ideali di giustizia e lealtà. L'accentuazione di uno di questi aspetti, favorisce l'instaurarsi di una relazione distorta.
Il genitore deve saper individuare uno stile educativo autorevole, in grado di mantenere una posizione equilibrata tra i due atteggiamenti estremi della trascuratezza e dell'autoritarismo educativo da un lato e della iperprotettività senza norma dall'altro.

Nelle fasi immediatamente successive alla nascita, la cura genitoriale consiste fondamentalmente nell'assicurare una continua protezione al neonato.Gli stili di attaccamento dei genitori possono avere un ruolo determinante nella gestione positiva delle prime esperienze di relazione con i figli.

La dimensione del piacere e della gratificazione che la presenza del figlio può suscitare nei genitori, spesso compensa le difficoltà e l'impegno costante che deve essere riservato al figlio. La mancanza di questi aspetti è segnale di difficoltà relazionale.
Successivamente, si deve poter passare da una visione autocentrata del figlio, dove egli è considerato prevalentemente una realizzazione personale e di coppia dei genitori (il figlio per sé), ad una visione più eterocentrata, in grado di portare al riconoscimento dell'alterità della nuova generazione (il figlio come nuova generazione). Il figlio è vissuto infatti come una proprietà della coppia, come una prova del potenziale riproduttivo dei genitori. Il rischio, se non si verifica questo passaggio cruciale, è che il figlio rimanga invischiato a rappresentazioni genitoriali che possono costituire un serio ostacolo al processo di individuazione e di costruzione di una identità.

In quanto genitori, la coppia si trova, pertanto, di fronte a due importanti compiti di sviluppo:

1) Accettare il salto generazionale, accogliendo la nuova generazione: Nel periodo di tempo che intercorre tra il concepimento e la nascita del figlio, la coppia ha il tempo di abituarsi all'idea dell'evento.
Per genitori altamente motivati, che hanno desiderato un figlio, la transizione alla genitorialità ha maggiori probabilità di riuscire in modo positivo, poiché essi si sono costruiti uno spazio mentale adeguato per il bambino e per l'esperienza genitoriale, con tutti i cambiamenti e gli oneri che comporta.
La nascita di un figlio è una sfida per la coppia perché da un lato ne sanziona l'unità, dall'altro la eccede in modo irriducibile. La coppia deve imparare a gestire un evento che irrompe nella sua vita e la costringe a fare i conti con un terzo, la cui presenza porta forti squilibri. Si possono distinguere due momenti in questo processo:
- il primo momento è legato all'interiorizzazione delle funzioni genitoriali che ciascun coniuge compie a partire dalle relazioni vissute nella famiglia di origine;
- il secondo momento è rappresentato dall'incontro-incastro che si realizza tra i coniugi e che dà luogo all'esercizio concreto delle funzioni genitoriali come prodotto del nuovo dispositivo di coppia.

2) Condividere la cura sul piano organizzativo: La nascita di un figlio mette in atto una sorta di tradizionalizzazione dei ruoli sessuali che sembra andare contro alle aspettative relative ad una paritaria gestione e condivisione dell'accudimento del figlio: le neomadri si fanno carico delle incombenze relative alla cura del figlio, mentre i padri, che prima della nascita si immaginavano molto coinvolti nella cura del bambino, vivono questa esperienza in modo marginale, relegandosi ad un ruolo più tradizionale.
Non è tanto l'impegno concreto a costituire una difficoltà per la coppia, quanto una violazione delle aspettative: le coppie tradizionali sono avvantaggiate da questo punto di vista, dal momento che nella loro situazione non viene violata nessuna aspettativa circa gli impegni da assumere. L'obiettivo deve essere quello di negoziare le responsabilità reciproche.
In questa prospettiva i neogenitori si trovano anche a dover definire lo stile di parenting, deve cioè stabilire il tipo di condotta e di impegno che vuole tenere nella relazione con il figlio.
In passato, la suddivisione rigida dei ruoli consentiva di individuare nella madre la depositaria del codice affettivo, nel padre il depositario del codice etico. I compiti educativi erano suddivisi in modo chiaro e il contenuto dell'educazione variava in funzione al sesso del figlio.
Attualmente, tale suddivisione è meno netta e lo stile di parenting è esercitata in modo più flessibile da entrambi i genitori e meno legato a rigide prescrizioni di ruolo. Ciò rappresenta un arricchimento, sia per la coppia sia per il figlio, il quale può rappresentarsi un'immagine genitoriale più integrata e meno piegata a schemi di ruolo. Tale flessibilità però può anche generare confusione circa l'assunzione di responsabilità: poiché è più gratificante per il genitore comportarsi secondo il codice affettivo che secondo il codice etico, la coppia rischia di colludere su questo aspetto e di trovarsi in difficoltà di fronte a decisioni comuni circa l'educazione del figlio.
Il patto è presente là dove i genitori sanno sostenersi l'un l'altro. Fallisce ogni volta che si vuole imporre una modalità educativa come in sé giusta e di cui si è esclusivi portatori, oppure quando si evade il compito.
Importanti compiti di sviluppo vengono posti inoltre alla coppia in quanto coniugi, giacché la nascita di un figlio è una sfida per la coppia che da un lato può consolidare l'identità della coppia, dall'altro può ostacolarne il cammino.
Dopo una fase iniziale, particolarmente eccitante, durante la quale la vicinanza dei parenti e amici e la novità dell'evento sostengono la coppia nell'acquisizione del ruolo genitoriale, si ha un periodo caratterizzato da decremento nella soddisfazione coniugale, specie in riferimento alla vita sessuale. Il legame acquista nuove valenze: diminuiscono gli aspetti tipici della vita a due ed emerge un senso d’appartenenza e di coinvolgimento in un progetto comune. La centralità esclusiva della coppia sul figlio ha un significato positivo nelle prime fasi dello sviluppo del bambino, ma nel momento in cui diventa una modalità predominante, ciò allontana la coppia dalla sua dimensione coniugale. Questo potrà poi portare, oltre che ad un impoverimento del mondo affettivo dei coniugi, ad una difficoltà di acquisizione di autonomia da parte del figlio. La coppia deve tendere a legittimarsi reciprocamente, cioè i coniugi devono riconoscere e sostenere a vicenda il proprio ruolo genitoriale.
L’adolescenza dei figli rappresenta una nuova sfida per i genitori, che talvolta si trovano di fronte a difficoltà inattese, di fronte a richieste nuove sempre più pressanti. I figli crescendo tendono a mettere in discussione l'autorità dei genitori, contrapponendosi alle regole e richiedendo una maggiore libertà. L'adolescenza, infatti, rappresenta una fase in cui il desiderio di autonomia e di libertà diventano particolarmente pressanti. L'adolescente spesso intende la libertà come assenza di regole o contrapposizione alle regole precedenti e/o come assenza di limiti e di rischi.
Il rapporto autorità/libertà si trasforma lentamente nel corso della crescita dei figli in seguito al loro sviluppo fisico, emotivo e cognitivo che determina la capacità di assumere gradatamente, in prima persona la funzione di contenimento esercitata all'inizio totalmente dai genitori, come darsi dei limiti, essere consapevoli dei rischi provenienti dall'esterno e delle conseguenze delle proprie azioni.
Se finora infatti erano stati soprattutto sotto l'egida dei genitori ora il sistema dei coetanei influenza il comportamento dei figli, instaurando una circolarità tra il sistema famiglia e il sistema coetanei. [Figura 1]

Il metodo educativo adottato dai genitori varia, infatti, a seconda delle loro caratteristiche di personalità. Tale metodo concorre a sua volta a plasmare la personalità del ragazzo e questa determinerà il modo in cui il egli si comporta con i coetanei e il tipo di collocazione che avrà nei gruppi. Qualsiasi relazione, tuttavia, non è mai a senso unico, per cui anche il figlio influenza la sua relazione con i genitori. Infine il rifiuto o l'accettazione da parte dei coetanei produce dei cambiamenti negli schemi comportamentali del ragazzo, che si ripercuotono anche nelle relazioni con i genitori. Il sistema famiglia e il sistema coetanei sono, pertanto, collegati, il problema è comprendere la natura di questo legame considerando la complessità delle azioni e delle reazioni all'interno di un meccanismo circolare.
In questa prospettiva anche la comunità, intesa in senso psicologico più che territoriale, influenza in maniera determinante il benessere degli abitanti, in quanto le risorse del territorio incidono sulla partecipazione e sul senso di appartenenza e ciò è particolarmente importante per gli adolescenti, i quali si trovano ad interagire con una serie di sottosistemi nella comunità, i cui effetti si ripercuotono sull'individuo durante in suo percorso di crescita. Santinello e Vieno individuano, a tal proposito, tre ordini di effetti:
Effetti di primo ordine: relativi all’influenza degli ambienti e delle istituzioni che interagiscono con i ragazzi. Essi sono rappresentati dalla famiglia e dal gruppo dei pari, che promuovono o inibiscono il loro processo di sviluppo. Gli studi effettuati dimostrano come il disagio degli adolescenti risulti maggiormente legato a fattori sociali piuttosto che a quelli di natura economica e la realizzazione appare fortemente condizionata dal genere sessuale e dalla fase di maturazione evolutiva.
Effetti di secondo ordine: come gli effetti mesosistemici, proposti da Brofenbrenner, sono quelli della comunità, nel loro effetto maggiorato rispetto a quello della somma di ogni singolo effetto dovuto ai diversi setting. La qualità della comunicazione tra i diversi setting è un importante elemento su cui agire, in quanto permette una collaborazione tra i diversi setting con congruenza di obiettivi di sviluppo.
Effetti di terzo ordine: sono il prodotto delle interazioni dei vari elementi del sistema comunitario e sono dunque la manifestazione di un processo che si sviluppa a livello gerarchicamente più alto dell'organizzazione della comunità, essi includono e incorporano quelli provenienti dai più bassi livelli, aggiungendo però effetti unici, prerogativa soltanto di un sistema più volte e complesso. In questa prospettiva la coesione sociale, l'identità e il senso di appartenenza alla comunità si pongono come prodotto collettivo di una comunità all'interno della quale i membri si sentono importanti.
L’adolescenza dei figli rappresenta pertanto una transazione nella vita individuale di ciascun adolescente, ma anche della sua famiglia. Sono noti alcuni comportamenti a rischio, apparentemente contrapposti negli adolescenti, tra cui i sentimenti di ineluttabilità, di insopportabilità degli eventi; atteggiamenti di autosvalutazione o di ipervalutazione di sé accompagnati da esagerate e fumose aspettative che vanno da un'irremovibile passività ad un frenetico attivismo che tutto tocca e niente coglie. Da qui può nascere una sensazione di vuoto interiore, una sensazione di avere tutto e non riuscire a godere di niente, con conseguente bisogno di amplificare sempre di più gli stimoli per poterne percepire il senso, il gusto. Nasce così un'ansia di rischio, di distruzione o autodistruzione. Altri comportamenti a cui dedicare attenzione sono le abitudini a far dipendere il proprio divertimento esclusivamente dalle cose svalutando le proprie risorse interne e, soprattutto, emotive.
Da qui l’interrogarsi su come si debbano affrontare, in famiglia e al di fuori di essa, i problemi dell’adolescenza. Di fronte alle ansie che l’adolescente suscita molto spesso i genitori si chiedono: “cosa possiamo fare?” “in che cosa abbiamo sbagliato?” “quali sono i motivi del comportamento di nostro figlio?” In queste domande è presente tutta l’incertezza dei passaggi della transizione, che schematicamente possono così essere visualizzati: [Figura 2]

Fase della disorganizzazione Fase della ricerca di nuove soluzioni: Fase della riorganizzazione: Si verifica l'evento che provoca la transizione. L'evento è stato interiorizzato e si cercano nuove soluzioni (momento più propizio per un intervento terapeutico). Le famiglie possono riorganizzarsi, rimanere in una situazione di stallo, sfaldarsi.

In questa fase sarebbe pertanto opportuno interrogarsi su quali effetti abbia l’adolescenza dei figli sui loro genitori, sui pensieri di costoro, anche segreti, sulle fantasie, sui turbamenti, sulle emozioni, magari inconfessate, celate allo stesso coniuge. Ma anche chiedersi quali effetti ha l’adolescenza dei figli sulla relazione di coppia dei genitori, quali dinamiche attiva nella coppia coniugale, in che modo può alterarne e modificarne la vita. Partendo da questo vertice osservativo Giacobbi sottolinea come le domande da porsi siano pertanto: «che cosa cambia nella coppia coniugale (cioè nella coppia marito-moglie, che è un’unità dinamica assai diversa dalla coppia genitoriale padre-madre) a fronte dei cambiamenti che l’adolescenza determina nei figli e nell’ambiente familiare?» e se nulla sembra visibilmente cambiare negli assetti relazionali della coppia, «che cosa avviene comunque sul piano delle dinamiche di coppia più profonde?» Particolarmente sollecitate sono tre aree della vita di coppia: l’area della sessualità, l’area dei valori e degli ideali, l’area degli affetti inconsci (o, se si preferisce, l’area della storia infantile dei singoli genitori .
In questa sorta di ripensamento generale, va infatti tenuto conto che il vissuto familiare è la sede del benessere di una persona, ma può essere anche matrice di gravi patologie e di sofferenza psichica. I genitori, infatti, per poter trasmettere a loro volta, devono aver avuto la possibilità di identificarsi con fonti benefiche, considerando in questo anche gli effetti intergenerazionali della transazione alla genitorialità, soprattutto di fronte alla comune esperienza di avere figli non più completamente dipendenti. Questa nuova esperienza consente ai genitori di sperimentare nuovi aspetti del legame in relazione ai propri genitori (i nonni per l’adolescente). Essi si avvicinano ai loro genitori, riconoscendo e comprendendo l’uomo e la donna che stanno dietro ai ruoli di padre e di madre di un tempo, sperimentando un autentico sentimento di compassione per i propri genitori.
Nella transizione alla genitorialità, il legame intergenerazionale può rappresentare una grande risorsa o un serio ostacolo. Tale legame ha valenza positiva quando le famiglie di origine forniscono una presenza adeguata ed hanno una funzione di sostegno nella cura dei figli. Tale legame, ha invece, valenza negativa quando i genitori rappresentano una presenza troppo pressante nella vita dei figli e questo può essere da loro interpretato come una sfiducia nella capacità di essere buoni genitori.
In questo caso, la generazione dei nonni dovrebbe ridefinire le distanze dai figli, mettendo in atto una forma di sostegno che eviti i poli estremi del disinteresse e dell’invadenza.
Il compito della coppia deve essere quello di riuscire a sviluppare la propria identità genitoriale in connessione e distinzione da quella delle famiglie precedenti. I diversi modi che la coppia ha nel riuscire a distinguersi-connettersi in modo efficace con le proprie famiglie di origine, interagiscono con le capacità della coppia di portare a termine il mandato genitoriale.
Con il variare della situazione contestuale i genitori devono infatti acquisire la capacità di cambiare il contratto relazionale a seconda delle diverse fasi del ciclo di vita, dal momento che i bisogni e le aspettative all’interno di un rapporto, cambiano nel corso del tempo.
Il patto deve essere rilanciato, ogni volta che la coppia si trova ad affrontare una nuova transizione e la crisi che inevitabilmente comporta. Infatti, secondo Scabini e Cigoli il funzionamento ottimale è un divenire, non un punto di partenza o una condizione statica. Anche se si persegue uno stato d’equilibrio, esso è comunque soggetto a prove.Quando poi i figli sono cresciuti e il compito di cura è concluso, la coppia deve contare soprattutto sulle sue risorse interne e sulla sua capacità di rinnovare il patto coniugale (fase del nido vuoto).Con il prolungamento della vita e la riduzione delle nascite questa fase dura molto più a lungo di un tempo e ciò costituisce una sfida per le capacità d’adattamento della coppia.

3. IPOTESI DI INTERVENTO PSICOLOGICO DI FRONTE ALLA RICHIESTA DI AIUTO

La famiglia, come ogni contesto relazionale, è fondata sulla collusione, cioè sulla simbolizzazione affettiva condivisa emozionalmente. Senza collusione non ci sarebbe motivazione di interagire con gli altri. Quando un genitore si trova in un momento di transazione (crisi) si rende conto che gli strumenti che aveva non sono più funzionali alla risoluzione del problema. Si trova di fronte ad un fallimento della collusione, in quanto il sistema non reagisce più come egli si aspetta e può cercare aiuto all’esterno per riportare ad hortos, alla normalità, la situazione. Quando si rivolge all’esperto, nel nostro caso lo psicologo, è risaputo che non vanno mai date risposte precostituite. La proposta di intervento offerta da Carli e Paniccia è il modello dell’analisi della domanda, attraverso cui vanno analizzate le problematiche del lì e allora della situazione problematica nel qui ed ora della relazione. Come fare ciò? Sospendendo l’azione e attivando una riflessione sulle modalità che portano i genitori ad utilizzare risposte disfunzionali. Attraverso tale processo di riflessione vanno calibrati, pertanto, obiettivi di sviluppo ad hoc per quella situazione, non precostituite ma co-costruite nella prospettiva di una ricerca di senso. Va quindi riavviato (o avviato in alcuni casi) e sostenuto il percorso dell’ascolto reciproco tra genitori e figli nella prospettiva della comunicazione, non offrendo semplici e veloci risposte, ma dando al figlio ciò di cui ha bisogno, nella sua difficile transazione verso l’età adulta. L'adolescente ha, ad esempio, ancora bisogno che i genitori continuino a svolgere la loro funzione di contenimento adattandosi ai nuovi bisogni del figlio/a che crescendo adottano modalità diverse di esprimersi e di relazionarsi con il mondo degli adulti.
In questo caso l'intervento psicologico propone percorsi di approfondimento e miglioramento degli stili educativi partendo dalle situazioni di difficoltà quotidiane per facilitare la comunicazione nel rapporto educativo con i figli, acquisire abilità nell'ascolto e nella riformulazione dei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, ridefinire il rapporto fra autorità e libertà, favorire la gestione dei conflitti.
Va sottolineato che il benessere dei figli non può essere superiore a quello dei genitori ovvero i genitori sono anch’essi individui che hanno dei bisogni e dei desideri. Quando i genitori iniziano a sentirsi frustrati nell'impossibilità, che a volte diventa vero e proprio sentimento di impotenza, di rispondere adeguatamente alle nuove richieste dei figli, devono anche essere consapevoli che questa frustrazione è “sana” fino a quando non impedisce loro, in quanto persone, di svolgere con soddisfazione, gratificazione e piacere le attività di proprio interesse. Quando i genitori, nel tentativo di creare maggiore benessere nei figli, iniziano a rinunciare a se stessi, dovrebbero ricordare che il proprio benessere e la propria soddisfazione saranno per i figli anche un modello per il proprio futuro di persona adulta, matura cioè libera ed autonoma.
Il confronto, dentro e fuori la coppia genitoriale, può essere utile a tale scopo, per imparare a cogliere le situazioni comuni, per imparare anche dagli altri e per aiutarsi reciprocamente.
I genitori vanno, inoltre, aiutati a non assecondare le continue richieste dei figli, le quali talvolta nascondono domande più profonde. È a queste ultime che devono imparare a rispondere in quanto solo in tal modo possono favorire la crescita dei propri figli e svolgere una promozione delle risorse adolescenziali. Com’è possibile sostenere tali obiettivi di sviluppo all’interno della famiglia? Le modalità possono essere molteplici, tuttavia ciò che e fondamentale è avviare un dialogo volto a:
- Favorire la comunicazione e il confronto sulle reazioni emotive, ma anche la possibilità di individuare e verificare modalità alternative, così da ampliare il repertorio espressivo adatto a manifestarle. Ad esempio, il ragazzo che si allontana da scuola per una frustrazione subita, va aiutato ad esprimere tutti i sentimenti legati a questa situazione, così come va aiutato a trovare e provare modi alternativi di reagire all'evento, diversi dall'abbandonare la scuola, imparando a bilanciare per ogni scelta piaceri e fatiche.
- Evidenziare la connessione tra scelte e stati d'animo e sollecitando il superamento dei modi irrazionali di pensare, imparando a guardare le esperienze che si sono già avute in prima persona e quelle attraversate da altre persone, con l'obiettivo di cogliere se il gioco vale la candela.
- Stimolare la formazione di un sistema di riferimento individuale, in modo da creare i presupposti per affrontare, senza danni, gli eventi difficili .
Il sistema di riferimento individuale, l'individuazione di un proprio stile di vita rimandano alla formazione di un proprio gusto interiore. Il gusto interiore riguarda la qualità delle emozioni percepite, la capacità di provare piacere ed entusiasmo per quanto si fa. Riguarda la capacità di impegnarsi e di proseguire in ciò che dà un senso alla propria vita, che permette di coltivare sogni e di impostare progetti, di affrontare difficoltà, di superare le perdite, di andare avanti e di provare quel piacere che procura un' intima soddisfazione.
La discussione, il dialogo in famiglia non è soltanto un mezzo per sviluppare conoscenze e consapevolezze. È anche una delle vie (rinforzata dallo stare e fare delle attività assieme, dal coltivare degli interessi comuni, ect.) per creare senso di fiducia, affetto e senso di appartenenza. È una delle vie per creare quelle convinzioni interiori, vere forze interne che possono poi governare il comportamento. Dentro la famiglia, infatti, i figli possono via via giungere a rappresentarsi sia le attese dei genitori circa il loro comportamento e le valutazioni che ne daranno, sia l'immagine complessiva che essi mostrano di avere di loro (e che sentiranno di non dover smentire se positiva, o di dover modificare in meglio se incerta o negativa). Queste informazioni ed attribuzioni di significato, possono venire personalizzate, divenendo parte della propria visione delle cose e del mondo, cioé vere forze interiori che aiutano la persona a tener conto dei propri valori e a produrre comportamenti ad essi coerenti anche quando si trova sola.
A questo punto è importante ricordare che nell'età adolescenziale appaiono, da un lato, irrisolti i problemi di ricerca di una propria identità e di uno svincolo dalla famiglia e, dall'altro, emergono tendenze contrapposte di fuga/aggressività e di rifugio/dipendenza nella famiglia. Allora è fondamentale che i genitori imparino a cogliere i cambiamenti e le specificità dell'adolescenza, per potersi orientare verso quei comportamenti e quel clima relazionale in grado di facilitare una crescita personale sufficientemente sana ed armoniosa .

NOTE

1) Dispensa Corso di Psicologia di Comunità. Università degli Studi di Napoli. Docente F. Procentese.
2) Cfr.: Scabini E., Cigoli V., “Il famigliare”, Cortina Editore, Torino, 2000.
3) Mariani U., “Elementi di psicologia dell’età evolutiva e dell’adolescenza” in “Educazione alla salute nella scuola”, Erickson, Trento, 2001.
4) Fiumani P.M., Improta A., "La famiglia e il contesto socio-economico", in Atti del I Corso di Educazione Alimentare, Prevenzione, "Diagnosi e Trattamento dell’obesità semplice", Polla, 2004
5) Arcidiacono C., “Premessa”, in Procentese F, “Padri in divenire”, Franco Angeli, Milano, 2005
6) Procentese F, “Padri in divenire”, Franco Angeli, Milano, 2005
7) ibidem
8) Holmes TH, Rahe RH, “ The Social Readjustment Rating Scale”, J Psychosom Res, 11:213, 1967
9) Cfr.: Blos P. “L’adolescenza”, Franco Angeli, Milano, 1971
10) Cfr.: Erikson E., “Il ciclo vitale: epigenesi dell'identità”, in: “Gioventù e crisi d'identità” , 1968
11) Cfr.: Winnicott D. – “Adolescenza: il dibattersi nella bonaccia”, in: “La famiglia e lo sviluppo dell’individuo”, Armando, Roma, 1968.
12) Cfr.: Scabini E., Cigoli V., “Il famigliare”, Cortina Editore, Torino, 2000
13) Cioni E., “Le dimensioni dello scambio tra le generazioni”, Dispensa Università di Firenze
14) Adattamento da Oliverio Ferraris A., Oliverio A., “Psicologia”, Zanichelli, Bologna, 2002
15) Cfr.: Santinello M., Vieno A., “La comunità/quartiere: risorsa o rischio per gli adolescenti” in “Psicologia sociale in dialogo – Scritti in onore di P. Amerio”, a cura di De Piccoli N. e Quaglino P., Unicopli, Milano, 2004.
16) Scabini E., Cigoli V., “Il famigliare”, Cortina Editore, Torino, 2000
17) Giacobbi S., “La coppia con figli adolescenti”, in “Famiglia oggi”, Periodici San Paolo, Anno XXII - N. 4 aprile 1999
18) Cfr.: Scabini E., Cigoli V., op. cit.
19) Cfr.: Carli R., Paniccia R.M., “Analisi della domanda”, Il Mulino, Bologna, 2003
20)Bimbo A., “Il rapporto genitori-figli adolescenti - Verso un benessere possibile o verso la resa definitiva?” in http://www.enxerio.com/motivazione/figliadolescenti.htm

BIBLIOGRAFIA

  • Arcidiacono C., “Premessa”, in Procentese F, “Padri in divenire”, Franco Angeli, Milano, 2005
  • Bimbo A., “Il rapporto genitori-figli adolescenti - Verso un benessere possibile o verso la resa definitiva?” in http://www.enxerio.com/motivazione/figliadolescenti.htm
  • Blos P. “L’adolescenza”, Franco Angeli, Milano, 1971
  • Carli R., Paniccia R.M., “Analisi della domanda”, Il Mulino, Bologna, 2003
  • Cioni E., “Le dimensioni dello scambio tra le generazioni”, Dispensa Università di Firenze
  • Dispensa Corso di Psicologia di Comunità. Università degli Studi di Napoli. Docente F. Procentese.
  • Dizionario Etimologico, Rusconi, Rimini, 2006
  • Erikson E., “Il ciclo vitale: epigenesi dell'identità”, in: “Gioventù e crisi d'identità” , 1968
  • Fiumani P.M., Improta A., "La famiglia e il contesto socio-economico", in Atti del I Corso di Educazione Alimentare, Prevenzione, Diagnosi e Trattamento dell’obesità semplice, Polla, 2004
  • Giacobbi S., “La coppia con figli adolescenti”, in “Famiglia oggi”, Periodici San Paolo, Anno XXII - N. 4 aprile 1999
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  • Mariani U., “Elementi di psicologia dell’età evolutiva e dell’adolescenza” in “Educazione alla salute nella scuola”, Erickson, Trento, 2001
  • Oliverio Ferraris A., Oliverio A., “Psicologia”, Zanichelli, Bologna, 2002
  • Procentese F, “Padri in divenire”, Franco Angeli, Milano, 2005
  • Santinello M., Vieno A., “La comunità/quartiere: risorsa o rischio per gli adolescenti” in “Psicologia sociale in dialogo – Scritti in onore di P. Amerio”, a cura di De Piccoli N. e Quaglino P., Unicopli, Milano, 2004.
  • Scabini E., Cigoli V., “Il famigliare”, Cortina Editore, Torino, 2000
  • Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana in www.etimo.it
  • Winnicott D. – “Adolescenza: il dibattersi nella bonaccia”, in: “La famiglia e lo sviluppo dell’individuo”, Armando, Roma, 1968.

 

Dott.ssa Perla Maria Fiumani - Seconda Università degli Studi di Napoli, Centro Obesità del Dipartimento di Pediatria.
Dott.ssa Annamaria Improta - S.M.S. “M. Melloni”- Portici (NA) e S.U.N., Centro Obesità del Dipartimento di Pediatria.

 

 

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