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Psicologia, Religione, Spiritualità

on . Postato in Ricerche e Contributi | Letto 1290 volte

Il rapporto tra scienza e religione e scienza e spiritualità è sempre stato oggetto d’attenzione, anche se spesso, questo rapporto, è risultato molto problematico

religione e psicologia.spiritualitàI termini religione, religiosità, vissuto religioso, spiritualità vengono spesso utilizzati in modo indifferenziato.

La parola religione deriva dal latino religio e si riferisce all’insieme delle credenze, riti e sentimenti legati all’esistenza di un’entità superiore all’essere umano.

Inoltre essa risulta legata a credenze formali e stabilite, a pratiche di gruppo e ad istituzioni culturalmente rilevanti.

La parola spiritualità deriva invece dal latino spiritus e sta ad indicare il soffio vitale. Essa si configura come una parte essenziale di qualunque religione ma non si esaurisce in essa.

Infatti la spiritualità è spesso riferibile all’auto-realizzazione esistenziale, al potenziale interno, ad un dimensione “psicologica”:

la religione sarebbe più statica, ancorata alla tradizione, all’ortodossia delle credenze e all’istituzione e incline al fondamentalismo, mentre la spiritualità sarebbe più dinamica e personale, creativa, basata sull’esperienza e sul mondo delle emozioni, aperta alla ricerca e allo spirito critico.

Per una certa letteratura, anche psicologica, la distinzione spiritualità/religione tenderebbe a corrispondere alla polarizzazione personale/istituzionale, interiore/esteriore, emozioni/credenze: equazioni in cui non è raro ravvisare qualche scivolamento dall’ambito descrittivo a quello valutativo (Aletti, 2006, pag. 4).

Il concetto di spiritualità, secondo Aletti (2006), spesso include quello di “esperienza religiosa”, soprattutto in riferimento alle componenti emotive, soggettive, interne (psicologiche), mentre la religione si riferirebbe a ciò che è esterno e visibile; inoltre spesso la dimensione soggettiva, legata all’adesione di una religione, viene espressa con termini quali “vissuto religioso” “religiosità” o “esperienza religiosa”.

Pargament (1997; 1999) definisce la spiritualità come la “ricerca del sacro”, come parte essenziale della religione; secondo l’autore la religione comprende ma non si esaurisce nella spiritualità. Include anche l’istituzione, la dottrina, i rituali; Inoltre, la religione verrebbe usata per perseguire altri fini non “spirituali”, come la ricerca del potere: essa infatti è strettamente connessa a dinamiche politiche, economiche e sociali (Giusti ì, Carolei, 2005).

A tal proposito, Pargament cita l’espressione “I am not a religious person, but I am spiritual” (Pargament, 1999, p.4), ad esempio di come questa distinzione sia avvertita dalla popolazione generale americana. Posizione quest’ultima rivendicata anche dalla psicologia "transpersonale" che si definisce come scienza psicologica che si occupa della dimensione della spiritualità ma che non s’identifica come una religione (Lattuada, 2004).

Il termine sacro sembra invece riguardare sia la religione che la spiritualità. Infatti il sacro consente di distinguere la religione e la spiritualità dagli altri fenomeni, andando a rappresentare il “comune denominatore” della religione e della spiritualità (Giusti, Carolei, 2005, pag. 49) e si riferisce al concetto di Dio, Essere,

Verità Ultima, Trascendenza o a tutto ciò che, irrompendo nella vita quotidiana, si manifesta con un carattere di straordinarietà (Giusti, Carolei, 2005; Worthington et al., 2012).

Al sacro si riferiva Jung quando parlava della numinosità per riferirsi “alla percezione diretta del fatto che stiamo incontrando un dominio appartenente ad un ordine di realtà superiore, sacro […]” (Grof, 2005, pag. 243).

Sono svariate le definizioni di spiritualità e religione. Radford (2009) ne ha individuato cinque per la religione e sei per la spiritualità. Worthington e collaboratori (2012) hanno invece individuato quattro tipologie di spiritualità:

1. spiritualità religiosa: quella descritta dalle religioni (ad es. Cristianesimo, Islam, Buddhismo); favorisce un senso di vicinanza a Dio o ad una potenza suprema ed implica senso di vicinanza e connessione con il sacro;

2. spiritualità umanistica: implica un senso di vicinanza e connessione con il genere umano, con un gruppo di persone verso le quali si nutrono sentimenti di amore, altruismo;

3. spiritualità della natura: implica un senso di vicinanza e connessione con la natura o con l’ambiente;

4. spiritualità cosmica: implica un senso di vicinanza e connessione con l’intero creato.

Il rapporto tra scienza e religione e scienza e spiritualità è sempre stato oggetto d’attenzione, anche se spesso, questo rapporto, è risultato molto problematico.

Rispetto all’ambito psicologico, alcuni autori in passato hanno considerato la dimensione spirituale come di fondamentale importanza, oltre che oggetto di indagine psicologica. In tal senso sono stati importanti gli apporti delle teorizzazioni di Viktor Frankl (1905-1997) e di Roberto Assagioli (1888-1974).

Tuttavia l’attenzione costante della psicologia verso la religione e la spiritualità e sul loro impatto nel benessere della persona è abbastanza recente (Powell et al., 2003).

Anche la psichiatria ha iniziato ad interessarsi del sacro ed a mostrare una crescente accettazione della dimensione della religione e della spiritualità.

Un passo avanti, in tal senso, è stato compiuto dall’American Psychiatric Association con l’inserimento, nel DSM IV TR (2001), della categoria “problemi religiosi e spirituali” aprendo così la questione dell’importanza della dimensione religiosa e spirituale nella valutazione del paziente e l’importanza di una formazione in tal senso degli operatori della salute mentale (Fassino et al., 2008).

Secondo Fassino e collaboratori quattro punti fondamentali dimostrano l’iniziale accettazione, da parte della psichiatria, dell’importanza della religione e della spiritualità:

1. la dimensione della spiritualità è un aspetto essenziale della natura umana ed è stata spesso patologizzata dalla psichiatria o ignorata;

2. l’accostamento della psichiatria alla religione rappresenta un’occasione, per quest’ultima, di diventare più efficace;

3. sono stati fatti notevoli passi avanti nell’introduzione di pratiche spirituali empiricamente testabili come la raccolta della storia spirituale e l’utilizzo della meditazione in alcuni tipi di psicoterapia;

4. la propensione alla spiritualità e alla trascendenza è da considerarsi, grazie agli studi di Cloninger, come una dimensione del carattere nell’organizzazione della personalità.

 

 

A Cura del Dottor Giovanni Madeddu

 

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Tags: psicologia religione scienza spiritualità ambito descrittivo ambito valutativo dimensione soggettiva DSM IV-TR formazione operatori salute mentale

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