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Il posto delle cose - Lo sguardo di Salvacuori - n. 2

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Cronaca e costume visti con l'occhio (e con il cuore) di uno psicologo

Miei cari lettori,

il dottor Salvacuori che comincia a scrivervi questo pezzo (che in pratica è il primo, visto che quello di quindici giorni fa era solo un’introduzione) è piuttosto confuso e frastornato. Per due motivi. Il primo è che sono appena tornato da cinque giorni passati a sciare sul Kronplatz in Pustertal (mi meritavo una vacanza sulle montagne sudtirolesi, dopo tanti mesi di lavoro ininterrotto) e lo sbalzo altimetrico dai 2200 ai 300 metri s.l.m si fa sentire dritto nel mio cervello, che un po’ disorganizzato lo è già per conto suo.

C’è però una seconda ragione per questo mio lieve stato confusionale, che credo sia quella decisiva: si tratta della notiziola che ho letto sul giornale un paio di giorni fa. Notizia di poco conto, che però va a toccare il mio nervo scoperto.

Allora prima di tutto vi dico qual è ‘sta notizia e dopo vi spiego il perché del mio nervo scoperto.
La notiziola che ho letto è che il Presidente del Consiglio Berlusconi ha detto che Prodi teme di fare un dibattito con lui perché, al solo pensiero, al professore bolognese verrebbero degli attacchi di panico. Il giorno dopo, quest’ultimo gli ha risposto citando la definizione di “identificazione proiettiva”, dicendo quindi che il Cavaliere proietta su di lui quelle paure che non può riconoscere in sé stesso.

Appena ho letto questa cosa, m’è girata la testa. Anzi, ad essere sincero, m’è girato qualcos’altro. Perché ancora una volta, e per l’ennesima volta, ho fatto con fastidio il solito pensiero : ma lasciate stare la psicopatologia al suo posto! A leggere cose così mi duole sempre il mio nervo scoperto, mi sale la pressione arteriosa e comincio a ringhiare come un cane lupo. Provo lo stesso fastidio come se vedessi – che so – per esempio un ombrello bagnato aperto sopra un letto. Oppure una bicicletta dentro una vasca da bagno. O magari un paio di mutande sventolare appese ad una antenna radio di un’ automobile che passa in pieno centro città alle otto di mattina.

Come avete capito ho un rifiuto viscerale, di pancia, per le cose che stanno fuori posto. Non che io sia un ossessivo. Per niente. Si tratta di un amore per l’ordine molto specifico. Perché questa cosa del fuori posto la sento soprattutto quando si parla di psicologia e cose affini.

Troppo spesso mi capita di sentire parlare di argomenti di psicologia o psicopatologia in questo modo, che mi ricorda il detto “mescolare la rava con la fava”. La psicopatologia è una cosa seria. La politica (non la “politica politicante”, cui siamo troppo abituati noi italiani) lo è ancora di più. Mescolare le due cose, soprattutto per punzecchiare un avversario ma anche per difendersi, è una cosa decisamente da evitare. Ma mi pare che, purtroppo, questo miscuglio sia molto di moda.

Io non guardo più la TV da otto anni (se non occasionalmente) ma mi par di capire che i media trasudano di chiacchere psicologo-psicoanaltiche da quattro soldi che vanno ad infarcire (come una tremenda maionese impazzita) il panino imbottito (di scemenze) dell’informazione.

Nello specifico, era meglio se Prodi se ne stava zitto. L’ennesima boutade berlusconiana era ridicola di per sé. Ma voi vi vedete Prodi impanicato? Proprio lui, lui che a parlare ci mette il doppio della media ed il triplo di Berlusconi? Lui che fa le pause solo un po’ più brevi di quelle di Celentano? Lui, che proprio il Cavaliere ha soprannominato “Mortadella”? Ma s’è mai vista una mortadella ansiosa? Al di là del fatto che la definizione di “identificazione proiettiva” era quella corretta (Prodi ha un collega consulente?) non era proprio il caso di tirare fuori il dizionario Laplanche-Pontalis di psicoanalisi. Perché prendere sul serio ciò che serio non è, lo fa diventare tale.

Bastava che Prodi mostrasse il suo faccione sorridente a quattro ganasce e dicesse “In effetti si vede che sono pieno di ansia!” e sarebbe bastato. Dire che Prodi soffre d’ansia è credibile come dire che Berlusconi soffre di un complesso d’inferiorità e grave carenza di autostima.

Ma poi, soprattutto, al di là delle lotte elettorali, io non reggo più questa banalizzazione della psicologia, di cui certi colleghi sono sicuramente i primi responsabili. Pur di stare cinque minuti in qualche salotto televisivo, c’è chi è disposto a dire che Bertinotti ha dei tratti di personalità masochistica e che si identifica con l’aggressore; o che Fede ha un disturbo di personalità oppositiva specificamente rivolta contro il Capo ; oppure ancora che Mastella ha un Ideale dell’Io intransigente che non gli permette di modificare assolutamente nessuna posizione politica e mentale.

Parafrasando una famosa frase di Andy Wharol : cinque minuti di cretinate psicologico-mediatiche
non si negano a nessuno. Se però vanno in onda tutte le sere dopo cena, forse è il caso di darsi una regolata. Altrimenti dovremo passare dall’Auditel al Idiotel.

Bene, con questo sfogo vi saluto e, dopo essermi tolto il sassolino, mi tolgo anche lo scarpone da sci. Alla prossima.

Vostro dottor Salvacuori
30.1.2006


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