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Il virus del Guru

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Cronaca e costume visti con l'occhio (e con il cuore) di uno psicologo

Lo sguardo di Salvacuori n. 3 - 15 febbraio 2006

Febbraio è il mese delle febbri, dei virus. Ed io temo di essermi infettato con qualcosa di anomalo e molto pericoloso: il virus del guru.

L'ho capito l'altra settimana, quando ho ricevuto una Email da un caro collega ed amico, che conosco da anni. Lui, navigando in rete, s'è imbattuto in questa mia rubrica, l'ha letta e poi m'ha scritto. Una mail molto ironica e lunga, ma che si potrebbe riassumere in questa frase: ma Fabrizio, che stronzate scrivi? Ti sei messo anche a fare il Guru, adesso? Devi anche dire la tua sul mondo? Siccome gli amici bisogna ascoltarli e siccome gli amici più veri sono proprio quelli che ti avvertono quando stai dicendo una scemenza, mi sono messo seriamente a riflettere sulla cosa.

Confesso di aver avuto un attacco d'ansia. Prendersi il virus del Guru, del Santone Supremo, dell'Esperto Io-so-tutto, è una delle iatture peggiori che possano capitare. Meglio il tetano, davvero. Il Guru è l'insopportabile sacerdote della sapienza insipiente. L'insostenibile predicatore della saggezza insulsa. L'inaccettabile cerimoniere del banale luogo comune. In giro se ne trovano tanti, anzi troppi. Ultimamente mi sa che sono pure aumentati. Così il mondo rimbomba dell'eco di mille bla-bla-bla. Tra i quali posso solo sperare che non ci sia anche il mio.

Perché il problema del bla-bla è che è abbastanza facile sentirlo ma piuttosto difficile sentirselo. Come se fossimo tutti suonatori d'orchestra con delle orecchie particolari: abili nel sentire le stecche altrui, ma completamente sorde nel percepire le nostre.

Io credo, almeno consapevolmente, di non avere né di aver mai avuto mai l'intenzione di “dire la mia sul mondo” se non altro perché il mondo giustamente se ne frega altamente della mia idea su di lui. Più semplicemente, intendevo ed intendo parlare a ruota libera da psicologo “senza cravatta”, che non sta al convegno di turno, né alla solita conferenza, men che meno nell'intervista col giornalista.

 

In ogni caso, cercherò di stare attento e di non “gurare” con questa rubrica. Nel caso, fatemelo sapere ed inviatemi le vostre “vibranti proteste” come si usa dire. Forse, a pensarci bene, tutto sommato qui in pubblico si corrono meno rischi. Voi avete la possibilità di fischiarmi come si faceva con i dilettanti allo sbaraglio in quella vecchia trasmissione Tv che si chiamava “la corrida”.

Molto più pericolosa mi sembra la situazione di chi fa il guru nell'ombra, in privato, nel retrobottega e non davanti agli occhi di un qualche pubblico. Per esempio, lo psicoterapeuta che fa il guru col paziente, nel chiuso della stanza di terapia.

Questa è la cosa che io temo di più, la più pericolosa in assoluto. E' un rischio che corriamo tutti, noi “strizzacervelli”, compreso il sottoscritto ed il mio collega che m'ha scritto quella mail.

Porsi con il paziente come se il terapeuta fosse un Curatore Onnipotente, pieno si saggezza infinita e di verità rivelate, è cosa molto più facile e frequente di quanto non si pensi. Anche perché la persona che, poco o tanto, soffre è spesso portata a cercare qualcuno che gli risolva magicamente i problemi. E poi noi tutti viviamo immersi in un mondo pieno di mirabolanti promesse tecniche e tecnologiche dove tutto ha una soluzione immediata o quasi. Che poi queste promesse si rivelino come quelle del marinaio, poco conta. Perché, fallita una promessa, ce n'è subito un'altra.

Lo psicoterapeuta onnipotente ed infallibile è pericoloso perché conferma un'idea tanto implicita (cioè non dichiarata) quanto imperante (cioè onnipresente) : che noi “abitiamo la vita” e non la viviamo. Ho messo tra virgolette questa semplice ma efficace espressione perché è una citazione presa dal libro “Destini personali” del filosofo Remo Bodei, e che mi pare assai chiara.

Abituati così dall'era della tecnica (come dice anche Umberto Galimberti in “Psiche e teche”), noi pensiamo che anche il nostro malessere sia un qualcosa da affidare solo al “tecnico” del settore. Insomma, come quando la caldaia di casa ci va in blocco (di solito succede di domenica) e cerchiamo il caldaista perché ce la aggiusti. Non ci interessa – o non più di tanto, se non per la parcella - che ci spieghi cosa, come e perché s'è rotto ; ci interessa che faccia presto e bene la sua riparazione. Ecco, questo modello concettuale sta dilagando anche nel campo della salute psichica (in quella fisica c'è già da molto tempo). Non stiamo parlando di un aggeggio misterioso di cui non sappiamo nulla (la caldaia appunto, o la Tv o il Pc), stiamo parlando della nostra vita, delle nostre emozioni, paure, delusioni, incertezze ed ambivalenze. Ma sempre più chiediamo che qualcuno ci guidi, ci illumini, decidendo lui e sapendo lui solo che fare.

Ecco da dove nasce e si sviluppa lo psicoterapeuta-guru. Tenetevene alla larga, amici miei. E tenevi alla larga dal desiderio di lui che può nascere in voi.

 

Poi credo che il mio amico collega fosse perplesso anche per il fatto che ha capito che io voglio parlare di tutte le emozioni più intime e private degli psicologi. Ma no, che hai compreso, amico mio? Non siamo mica al Grande Fratello, qui ! Non laverò e non stenderò in pubblico tutta la biancheria intima della nostra categoria, sta tranquillo. Al massimo potrei farlo con la mia, che conosco abbastanza bene. Ma, semmai, esporrò solo qualche mio calzino bucato.

Anche perché mi sono comperato dei boxer super sexy per sedurre mia moglie. Ma non hanno funzionato, per nulla.

Alla prossima.

 

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