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Lettera per Lara

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Cronaca e costume visti con l'occhio (e con il cuore) di uno psicologo

Lo sguardo di Salvacuori n. 6 - 31 marzo 2006

Scusatemi cari lettori se oggi non parlo di cose da giornale. E scusami tu Lara se oggi ti scrivo una lettera qui si su di un sito Internet, cambiando il tuo nome ed altre cose per non farti riconoscere in alcun modo.

Sono il tuo dottore e stamattina alle nove sono venuto a trovarti nel S.P.D.C. Sì, l'essepidicì : lo chiamano così perché si fa prima. Ma forse soprattutto perché suona meglio di Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura. Come reparto psichiatrico, ti assicuro, è anche sopra la media: è nuovo, pulito, ordinato. Ma sempre di un reparto speciale si tratta. La dottoressa mi ha accolto con molta gentilezza, aveva bisogno di sapere che ne penso “Tu la conosci più di me, lei è qui da quattro giorni, so che tu la segui in psicoterapia da prima di Natale” Mi è sembrata premurosa ed attenta, così le ho spiegato che non ti vedevo più dal sei di febbraio, perché poi avevi saltato la seduta del 20 ed eri sparita. Non ho aggiunto che, a fine mese, avevo pensato a lungo se scriverti, decidendo poi alla fine di aspettare che ti facessi viva tu, visto che sembrava che le cose andassero piuttosto bene. Senza sapere quello che stava succedendo nel frattempo. Alla dottoressa non ho detto questo, le ho solo chiesto come stai e se lì in reparto continui a tagliarti le braccia. M'ha detto di no, perché sei controllata. Ma ti vede ancora piena di angoscia. Poi la m'ha dato il suo ambulatorio, ti ha fatta chiamare e ci ha lasciato soli a parlare.

Quando sei entrata nella stanza avevi la testa bassa e la frangia nerissima dei capelli che copriva gli occhi. Erano bassi anche loro e bassa era la tua voce, quasi un mormorìo, quando m'hai detto “ Buongiorno dottor Rizzi”. Avrei avuto voglia di abbracciarti subito e poi ancora di più quando ho visto spuntare i polsi (ed erano solo i polsi, non le braccia intere coperte dalle maniche) e le mani piene di tagli. Ma mi sono limitato a dirti “ Ti senti imbarazzata verso di me, Lara? Hai paura a guardarmi?” e tu hai detto sì. “Non sono stata onesta con lei. Non le ho detto tutta la verità.. e poi sono sparita”.

Spero che tu abbia sentito non solo le mie parole, ma cosa c'era sotto e dentro di loro, quando ti ho spiegato che io non mi aspetto che chi ho di fronte mi dica tutta la verità e niente altro che la verità.

A quel punto tu finalmente hai alzato gli occhi incontrando il mio sguardo: erano così azzurri, più azzurri di quanto mi ricordavo. Si incontravano con i miei, quando hai risposto : “ Non le ho detto che volevo uccidermi perché non volevo far preoccupare i miei.”

Ed io ho aggiunto “ E forse anche me, anche se io sono un dottore , abituato a queste cose. Avevi paura che io reagissi male, sgridandoti o facendoti portare subito qui, magari a forza?” Hai annuito in silenzio, tornando a mettere gli occhi a terra.

Ti ho lasciata stare in silenzio qualche attimo, nella speranza non solo che tu capissi, ma sopratutto che tu sentissi che io non curo né te ne nessun altro con la forza, nemmeno quella piena di buone intenzioni che a volte i dottori dicono sia l'unica possibile, e necessaria.

Poi, pian piano, hai rialzato la testa ed hai cominciato a raccontarmi il riassunto delle puntate precedenti, tutto quello che era successo dopo l'ultima seduta del sei febbraio.

Adesso credo di aver cominciato a capire. Ora tu ti puoi permettere di non nascondere la parte più profonda del tuo dolore, quella che hai sempre nascosto, come se fosse una faccenda di cui ci si può solo vergognare.

C'è un nocciolo durissimo di dolore dentro di te Lara. E' un peso, e lo porti da tanto, forse da sempre. Anche prima di questo autunno, da quando hai cominciato a tagliuzzarti braccia e mani. Lo nascondevi bene, e spesso sotto la tua sicurezza e la lingua veloce, a volte perfino strafottente. Come ingannano le apparenze, Lara !

Lara la tosta, Lara la battagliera, Lara-quella-che–non-si-fa-sottomettere-da-nessuno. Lara dal dolore nascosto nelle pieghe più profonde della sua anima.

Lara…. mi lasci aiutarti? Lara, mi aiuti ad aiutarti?

Non posso far niente se tu non mi permetti di esserci. Di provare a raggiungerti.

Un dottore in carne ed ossa, come me, è così che fa il dottore. Non voglio convincerti a nulla. Desidero solo aiutarti a trovare o ritrovare ciò che hai smarrito non so dove, né quando né perché. Il piacere di alzarti e semplicemente guardare il sole ed un pezzo di cielo dalla finestra di casa tua. Sentire che hai le mani calde, voglia di latte e caffè. E di navigare dentro la giornata che la vita ti ha regalato una volta ancora.

Credo che, magari piccola, questa Lara ci sia ancora dentro di te. Più ancora delle tue braccia, quella Lara è piena di graffi, lividi e tagli.

Portami quello che hai, Lara : niente di più, né di meno, né di altro. Portami i tuoi vent'anni, quelli di entusiasmo e di lotta. Ma anche quelli di disperazione e solitudine. Io sono pronto.

Scusatemi lettori se non parlo di cose da giornali. Oggi per me la cosa più grande ed importante è Lara.

 

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