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Mi fermo qui

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Lo sguardo di Salvacuori n. 7 - 6.5.2006

Arrivato alla settima puntata di questa rubrica sento il bisogno di riflettere e staccare le mie dita dalla tastiera del computer. Cari lettori, ho deciso: mi fermo qui. Questa rubrica si conclude. E' ormai ora che il dottor Salvacuori se ne torni a casa sua, dentro le pagine di quel libro ( “Diario di bordo”) di cui era protagonista assieme alla sua paziente Malinka Desnic. Il suo posto è lì, in quel mondo immateriale e senza tempo. Il mio invece è nella mia piccola realtà quotidiana. Lui è una specie di “beautiful loser”, un eroe perdente, seppure di una storia fantastica. Io, al contrario, sono solo uno psicologo della mutua e di provincia. Non voglio essere prigioniero di una confusione di identità. Mi pesa troppo, addosso. Ma anche stavolta me la sono andata a cercare io stesso.

Ma chi è davvero il “dottor Salvacuori” ? Due esseri, credo : un personaggio che sembra essere una persona vera ed una persona vera che rischia di identificarsi in un personaggio.

C'è il personaggio di un romanzo da una parte, ed una persona virtualizzata – una sorta di ologramma – che ha scritto queste sei puntate.

La persona virtualizzata che ha scritto fino ad oggi questa rubrica è un “dottore in carne ed ossa” (nella rubrica “Recensioni” di questo sito potete trovare la spiegazione di questa mia espressione) e, come tale, è facilmente soggetto allo sbagliare. Aveva creduto di poter dire qualcosa di sensato, a partire dal proprio sentire. Ci ha provato. Ma lui stesso, alla fine, non è stato contento dei risultati. E per questo ha deciso di concludere questo esperimento.

Dapprima ha cercato di dire la sua sulle cose che si leggono sui giornali. Ma, un po' da solo e molto con l'aiuto di amici sinceri, ha capito che così facendo finiva con il diventare troppo simile a quegli opinionisti che sono così esperti di tutto da non capire un accidenti di niente e che per primo lui stesso non sopporta. Un risultato paradossale e, soprattutto, non accettabile.

Poi ha cercato di raccontare qualche pezzo della sua vita professionale, dei suoi incontri con il dolore dei pazienti, partendo dal suo modo di viverlo. Ma questa seconda s'è rivelata una avventura per certi versi ancora più difficile e pericolosa.

Per parlare davvero di sé, di quanto si prova nella carne più profonda, ci vuole silenzio, intimità e quel pudore che è lontano anni luce dai riflettori e da qualsiasi tipo di palcoscenico. Altrimenti di mezzo ci vanno tutti, non solo Salvacuori ma anche coloro di cui lui parla. E poi le cose più profonde ha senso dirle soprattutto a se stessi, bisbigliandole ad occhi chiusi e respirando tutto il loro significato come fosse il profumo di una viola.

Niente è così rischioso come l'esibizionismo dell'intimità e dei sentimenti più personali.

Per questo, per evitare anche solo di sfiorare questa pessima trappola, Salvacuori torna nel suo libro ed io nel mio silenzio.

Vi saluto con le parole di una bella canzone: “ Late for the sky” (Jackson Browne ).

 

Tardi per il cielo (Late for the sky)

Le parole erano state già tutte dette
ma l'emozione non era ancora quella giusta
e noi andavamo sempre avanti nella notte
ripercorrendo i nostri passi dall'inizio,
fino a quando non svanivano nell'aria
cercando di capire come le nostre vite
ci avessero condotti fino a lì.

 Guardando a fondo nei tuoi occhi
non c'era nulla che io avessi conosciuto
Una sorpresa così vuota,
il sentirsi così solo. 

Ora alcune parole mi vengono facili
ma so che non significano molto
accanto alle cose mormorate
quando gli amanti si toccano.
Tu non hai mai capito cosa io amassi di te,
io non so che cosa tu amassi di me:
forse l'immagine di qualcuno
che tu speravi io fossi

 Di nuovo sveglio, non posso fingere
e so di essere del tutto solo,
vicino alla fine di quel sentimento
che abbiamo conosciuto.
Per quanto tempo ho dormito,
per quanto sono andato alla deriva da solo nella notte,
quanto a lungo ho rincorso quel volo mattutino
attraverso le promesse bisbigliate ed i cambiamenti
della luce, lì nel letto dove stavamo distesi,
troppo tardi per il cielo…

 

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