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Il disturbo da ansia generalizzata

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Il disturbo da ansia generalizzata (GAD) è contraddistinto da una eccessiva e ingiustificata preoccupazione per un periodo di almeno sei mesi ed è particolarmente difficile da controllare per chi lo sperimenta.

di Caterina Padulo

Il disturbo da ansia generalizzataIl disturbo da ansia generalizzata (GAD) è contraddistinto da una eccessiva e ingiustificata preoccupazione verso qualsiasi evento o attività, per la maggior parte del tempo per un periodo di almeno sei mesi. Tale stato non risulta associabile a determinate circostanze o eventi ed è molto difficile da controllare per chi lo sperimenta.

Si tratta di un disturbo che interessa il 5% della popolazione italiana, cioè circa tre milioni di persone. In base a quanto riportato nel DSM IV, uno stato ansioso che necessita di trattamento terapeutico prevede la presenza concomitante dei seguenti sintomi:

  • ansia e preoccupazioni eccessive (attesa apprensiva) che si manifestano per la maggior parte dei giorni da almeno sei mesi, con riferimento ad eventi o attività (come prestazioni lavorative o scolastiche);
  • difficoltà nel controllare la preoccupazione;
  • l’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti;
  • l’alterazione non è dovuta agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (come abuso di droga o di un farmaco) o di una condizione medica generale (per es., ipertiroidismo);
  • l’ansia e la preoccupazione sono associate con almeno tre dei seguenti sintomi:
    • irrequietezza, o sentirsi tesi o con i nervi a fior di pelle;
    • facile affaticabilità;
    • difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria;
    • irritabilità;
    • tensione muscolare;
    • alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, o sonno inquieto e insoddisfacente).

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Possiamo quindi asserire che i pazienti con tale disturbo risultano perennemente ansiosi e apprensivi riguardo circostanze di vita ordinarie; senza reali motivazioni, accusano preoccupazioni per la salute dei propri familiari, per la propria situazione economica e lavorativa o scolastica. Queste persone, quindi, vivono come se si aspettassero una catastrofe da un momento all’altro, in uno stato di preoccupazione quasi costante. Studi recenti hanno dimostrato che chi ha questo disturbo può trascorrere anche metà della giornata angustiandosi per situazioni che potrebbero accadere.

Le conseguenze di questo stato, a livello somatico, sono riscontrabili a livello del sistema neurovegetativo, e i principali sintomi rilevabili sono: respiro affannoso, palpitazioni, sudorazione, specialmente al palmo della mano, sensazione di nodo alla gola, secchezza delle fauci, ma anche disturbi gastroenterici, come meteorismo, nausea e diarrea.

E’ possibile evidenziare anche tensione muscolare a capo, collo e dorso, che provoca dolori e mal di testa, ma anche tremori e irrigidimenti degli arti superiori. Sono tipici anche disturbi del sonno che possono manifestarsi come difficoltà ad addormentarsi o sonno interrotto con frequenti risvegli durante le ore notturne.

Lo stato ansioso patologico ha risvolti negativi anche nell’ambito delle funzioni cognitive con: ridotta concentrazione, facile distraibilità, disturbi a carico della memoria e della vigilanza (irrequietezza, irritabilità, facilità a sobbalzare, stato di allarme).

Per effettuare una diagnosi di disturbo da ansia generalizzata è importante escludere problemi a livello cardiaco e a livello di funzionamento tiroideo; è, inoltre, importante effettuare una diagnosi differenziale considerando gli altri disturbi d’ansia e i disturbi depressivo e distimico, che spesso coesistono con il disturbo d’ansia generalizzata.

Nel trattamento di questo disturbo è probabilmente molto importante l’associazione degli approcci farmacologico, psicoterapeutico e di sostegno.

 Nella terapia farmacologica vengono utilizzate principalmente benzodiazepine. Questi farmaci mostrano la loro efficacia soprattutto a breve termine, ma la loro sospensione può causare il ripristino dei sintomi del disturbo con fenomeni di astinenza in caso di sospensioni brusche, o con rischio di dipendenza nel caso di trattamenti a lungo termine.

Con pazienti del genere il rapporto con la realtà è ben conservato, quindi potrebbe essere consigliabile una terapia psicologica principalmente espressiva con elementi di supporto.
Sulla base di diversi studi empirici, il trattamento più efficace per il disturbo da ansia generalizzata è risultato essere la terapia cognitivo-comportamentale, effettuata sia individualmente che in gruppo.

Per mezzo di questo tipo di approccio si cerca di lavorare sulla sostituzione di pensieri disfunzionali, fonti d’ansia, con pensieri funzionali e sulla modificazione degli schemi di risposta soliti attraverso, ad esempio, tecniche di desensibilizzazione verso gli stimoli che provocano l’ansia patologica.

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E’ necessario, inoltre, dare molta importanza alla prevenzione dalle ricadute, che si traduce nell’accettazione da parte del paziente dell’evenienza che i sintomi potrebbero ripresentarsi, con la nuova consapevolezza, però, di avere a disposizione una nuova serie di strumenti acquisiti in terapia per fronteggiare il momento di crisi.
Rispetto alla terapia individuale, quella di gruppo consente ad ogni partecipante di confrontarsi con altre persone che soffrono del suo stesso disturbo, favorendo così la condivisione e lo smorzamento del problema, oltre alla riduzione della sensazione di "anormalità".

Un altro approccio nella cura del disturbo d'ansia generalizzata è quello psicodinamico, mediante il quale ci si pone l'obiettivo dell'interiorizzazione dell'immagine del terapeuta come punto di riferimento cui fare appello nei momenti di difficoltà e si mira ad un aumento dell'autostima del paziente.
Essenziale, per questo approccio al paziente, è favorire anche un processo di separazione-individuazione per mezzo dell'analisi e della rielaborazione di eventuali tematiche di dipendenza e lutto, e rendere efficace la canalizzazione da parte dell'Io dell'ansia e della pulsionalità più in generale.

Nella terapia di sostegno, infine, vengono offerti supporto e rassicurazione al paziente che possono risultare utili in fase acuta, ma che presentano dubbia efficacia a lungo termine.

 

Articolo a cura della Dott.ssa Caterina Padulo

 

 

 

 


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