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Il disturbo da attacchi di panico (DAP)

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on . Postato in Ansia, Fobie, Panico | Letto 3716 volte

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Il disturbo da attacchi di panico (DAP) costituisce una sindrome psicopatologica caratterizzata dalla comparsa di ripetuti stati di ansia acuta chiamata, appunto, panico.

attacchi di panico

Per essere definita tale, l'ansia deve essere inaspettata e spontanea e ciascun episodio ha una durata che può variare da qualche minuto, più abitualmente, fino a un massimo di un'ora.

Ciò che accade è che la persona vive una esperienza notevolmente intensa di paura psicologica accompagnata da svariati sintomi fisici. Quelli descritti nel DSM-IV raggiungono il picco in circa dieci minuti e possono essere (devono essere presenti almento quattro tra i seguenti): palpitazioni, sudorazione profusa, dolore e senso di costrizione al petto, tremori, nausea o disturbi addominali, senso di sbandamento, svenimento, testa leggera, derealizzazione (senso di irrealtà), depersonalizzazione (sensazione di essere staccati da se stessi), paura di impazzire o anche di morire, formicolio, brividi, vampate di calore e vertigini.

Il soggetto in questi casi, spesso, vorrebbe comunicare ciò che gli sta accadendo, ma non riesce a pronunciare parola e il pensiero risulta poco lucido. La sintomatologia, come si evince, è soprattutto organica ed è accomunabile a quanto si prova nelle prime fasi di un infarto; infatti queste persone si ritrovano spesso in pronto soccorso dove, dopo l'esclusione delle cause organiche, viene in genere prescritto loro un ansiolitico che attenua i sintomi, ma non risolve il problema.

Nella popolazione generale la prevalenza del disturbo di panico oscilla tra il 2,5 e il 3,5%. Pare abbia rilevanza la familiarità nell'insorgenza del disturbo: sono state infatti riscontrate probabilità da 4 a 8 volte maggiori di insorgenza in figli di genitori che hanno sofferto di panico. Si distribuisce in maniera uniforme in tutte le classi sociali, ma sembra essere maggiormente frequente in soggetti di sesso femminile (55%); non possono, inoltre, essere esclusi diversi fattori ambientali e psicosociali tra le cause scatenanti. Il disturbo da attacchi di panico è riscontrabile soprattutto in giovane età (adolescenza e prima gioventù) ed ha prevalentemente andamento cronico; ciò significa che dopo un adeguato trattamento circa la metà dei pazenti presenta ancora sintomi, anche se di lieve entità, quindi gestibili; il 10-20% continua ad avere disturbi che compromettono la vita di tutti i giorni, mente il 30-40% non ne presenta più a distanza di tempo.

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Circa una persona su tre può avere attacchi di panico occasionali nella propria vita; quindi è utile sapere che la caratteristica chiave del disturbo, per cui può risultare vantaggioso rivolgersi ad un esperto, è la paura persistente di avere altri attacchi di panico in futuro. Se si soffre di attacchi ripetuti nel tempo o anche di uno solo, ma si vive nella paura permanente di averne un altro, questo è il segnale che andrebbe preso in considerazione per chiedere aiuto. L'insorgenza degli attacchi potrebbe sembrare associata a luoghi, persone, momenti della giornata o anche a situazioni, ma in ogni caso non c'è qualcosa di esclusivo, altrimenti ciò porterebbe a pensare a fobie specifiche o fobia sociale o ancora claustrofobia o ipocondria.

Esistono essenzialmente due tipi di trattamento complementari tra loro nella cura del DAP: la terapia farmacologica e la psicoterapia.

La terapia farmacologica risulta essere molto utile nella diminuzione dei sintomi, anche se bisogna aspettare all'incirca da sei a otto settimane prima di notare un miglioramento. Anche se può sembrare controintuitivo, i farmaci utilizzati sono gli antidepressivi, perché sono risultati efficaci per il loro meccanismo di azione che favorisce la disponibilità di noradrenalina e serotonina, due neurotrasmettitori molto importanti. Nelle prime fasi è possibile che venga fornito anche un ansiolitico per diminuire l'ansia, ma questo non risulta altrettanto efficace sui comportamenti di evitamento e sul blocco degli attacchi, perciò vengono utilizzati prevalentemente gli antidepressivi a lungo termine.

Il trattamento psicoterapeutico è certamente di elevata utilità nella terapia del disturbo da attacchi di panico. Il successo della terapia psicologica è dato soprattutto dall'impegno e la costanza del paziente nel seguire il trattamento; il miglioramento in questi casi è per lo più progressivo e in un anno si possono ottenere risultati eccellenti nel miglioramento dei sintomi, ma anche in ogni sfera della propria vita in generale. Occorre però distinguere tra psicoterapia e psicoterapia.

La tecnica che sembrerebbe essersi dimostrata più utile, sulla base di studi effettuati al riguardo, è quella che si avvale del metodo cognitivo-comportamentale. In questo tipo di trattamento lo psicoterapeuta non pensa per il paziente, ma riflette insieme a lui e lo porta, con gradualità a confrontarsi con le properie paure. Ciò non vuol dire convincersi di non avere paura, ma prendere consapevolezza di questa e imparare ad affrontare quelle situazioni temute, ad esempio avvicinandosi gradualmente ad esse (desensibilizzazione). Tutto questo processo viene stimolato e seguito dal terapeuta, finché il paziente non sarà in grado di affrontare da solo le situazioni temute e le proprie paure in generale, sia emotivamente che materialmente, a livello comportamentale.

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Nella cura di questo tipo di disturbo è possibile applicare anche una terapia prevalentemente espressiva ad orientamento psicodinamico, in quanto la persona conseva un buon ancoraggio alla realtà, ovviamente ad esclusione del momento dell'attacco acuto. Obiettivo peculiare di questo tipo di trattamento è quello di evidenziare e rielaborare il conflitto interno espresso dalla sintomatologia per un superamento dello stesso. Inoltre, è necessario anche cercare di favorire l'interiorizzazione di un oggetto buono che sia presente e contenitivo, cui fare riferimento nelle situazioni di forte difficoltà.

Infine, non vanno esclusi anche elementi supportivi che possono apportare il loro contributo nel contenimento e nel rafforzamento interno.

 

 

Dott.ssa Caterina Padulo

 

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Tags: panico attacchi di panico disturbo di panico dap

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