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Ansia, stress, malattia : dal quotidiano al patologico

on . Postato in Benessere e Salute | Letto 751 volte

Dott. Luigi Di Giuseppe
Psicologo, Psicoterapeuta - Francavilla al Mare

Introduzione
Ansia: definizione
L'ansia ed i suoi elementi
Ansia acuta e ansia cronica
Ansia come stato e ansia come tratto
I meccanismi di difesa
Lo stress
Dal benessere alla malattia
Lo stress sale della vita
Conclusioni

 

L'argomento che intendo trattare questa sera credo possa essere di particolare interesse per molte persone poichè spesso si tende, in questo campo specifico, ad equivocare ed a confondere cose che in realtà sono ben diverse.

Ciò accade sopratutto perchè ormai molti termini cosiddetti tecnici sono entrati nel linguaggio comune, spesso perdendo il loro significato originale e reale ed assumendone un altro, molto più semplificato e banalizzato.

Credo che ciò sia accaduto in particolare ai termini ansia e stress, usati oramai in maniera ubiquitaria per indicare situazioni, problemi e meccanismi che spesso non hanno con i due termini citati nessun rapporto di parentela.

In particolare, il mio obiettivo di questa sera è quello di cercare di fare il punto sulla situazione così da riportare, per quanto possibile, l'uso dei termini all'interno di un quadro di maggiore chiarezza.

Quello che non mi sentirete dire nella mia esposizione naturalmente potremo approfondirlo dopo nel dibattito e nella discussione che spero sia feconda.

  Ansia: definizione

Partiremo innanzitutto da una ridefinizione del quadro di riferimento nel quale ci muoviamo per poi affrontare i vari elementi che compongono la situazione ansiosa o di stress, la loro normalità e la loro patologia, l'acutezza o la cronicità del fenomeno ansioso, accenneremo brevemente ai meccanismi di difesa ed infine concluderemo.

Riferendosi all'ansia, Charles Spielberger, un autore americano, afferma che: ”un numero sempre più vasto di persone si rende conto di quale sia il suo peso sulla vita contemporanea: essa incide su ogni espressione della letteratura, delle arti, delle scienze, delle religioni e su molti altri aspetti della nostra cultura".

In fondo l‘ansia è l'emozione ufficiale del nostro tempo.

In realtà è difficile negare il fatto che il mondo sia praticamente intriso di ansia. Essa comincia già dall‘infanzia con la paura dell'ignoto e prosegue, inframezzata da infinite avventure, per tutto l‘arco dell'esistenza concludendosi ancora con la paura della morte.

Non è tuttavia che questa emozione sia nata nei nostri giorni o che nel mondo contemporaneo abbia un significato diverso che nel passato; è certo, invece, che l'ansia è vecchia quanto l'uomo e che non è mai stata legata a periodi storici o a culture particolari.

L'ansia, quindi, non ha tempo; solo recentemente però, col sorgere ed il perfezionarsi della psicologia clinica, ci si è resi conto della sua incidenza sulla vita dell‘uomo. L'elenco dei fenomeni in cui si ritiene che essa prenda parte è enorme e comprende numerose forme di anormalità, sia psichiche che organiche che sociali. Si é anche convinti che quasi tutte le imprese umane, dalle più importanti a quelle della nostra vita quotidiana, siano motivate, in un modo o nell‘altro, dall'ansia.

L‘ansia è un fenomeno tanto diffuso e naturale da non presentare grossi problemi per la sua definizione: tutti, più o meno, sappiamo di cosa si tratta. Proviamo comunque a fornire una definizione specifica : ”L'ansia è quella apprensione o spiacevole tensione data dall'intimo presagio di un pericolo imminente e di origine in gran parte sconosciuta".

Ne deriva che quanto si prova è sproporzionato a qualsiasi stimolo noto, alla minaccia o al pericolo che ci sovrasta realmente. Le cause dell'ansia sono quindi intra-psichiche, cioè intime e difficilmente individuabili.

Di contro, la ”paura" è ”la risposta emotiva ad una minaccia o ad un pericolo ben riconoscibili e di solito esterni"; essa quindi è caratterizzata dall‘immediato riconoscimento del pericolo presente e dal sufficiente accordo con lo stimolo. Le sue cause sono extra-psichiche, cioè esterne e facilmente individuabili.

Ritornando all'ansia, essa viene denominata liberamente fluttuante , o diffusa, quando è simile ad una paura senza causa adeguata. In altri casi, invece, l'ansia è legata a circostanze specifiche e viene incanalata in vari modi. L'individuo, cioè, può cercare di dominarla evitando situazioni ”pericolose" e sviluppando in tal modo una FOBIA.

Oppure l'individuo può difendersi dall'ansia intraprendendo attivamente delle azioni che però deve ripetere all‘infinito, sviluppando così  un comportamento OSSESSIVO-COATTO. Nonostante tutte le contromisure messe in atto l‘ansa è difficilmente controllabile ed alla fine riemerge.

L'Ansia ed i suoi elementi

L‘ansia può presentarsi in un numero così vasto di forme che non esistono due persone che ne riferiscono in maniera identica. Nel racconto delle varie esperienze ansiose, comunque, si notano elementi comuni che sono stati raccolti da uno studioso inglese, Stanley J. Rachman, in quattro gruppi: cognitivi, organici, emotivi e comportamentali.

È quanto troviamo anche nella paura, con la differenza dell‘aspetto cognitivo che mette in luce, invece, pericoli incombenti e precisi: un incendio in casa, dei balordi che mi minacciano di rapina o di violenza, la nebbia che non mi permette di vedere bene e quindi rende difficoltosa la guida, etc.

1. Gli elementi cognitivi sono caratterizzati dalla difficoltà di comprendere le cause del proprio stato. "Sono preoccupato ma non so perchè" è un tipico modo di esprimersi; oppure "penso che tutto mi vada bene, non ho motivi per essere così agitato .. eppure ..." e anche ”è come se stesse per succedermi qualcosa di spaventoso ma non so cosa".

Tutto questo fa parte delle espressioni comuni che vengono usate dai soggetti che si trovano in una situazione di ansia liberamente fluttuante; mentre nell‘ansia dell'individuo fobico, per esempio, la fonte della minaccia è esteriorizzata su elementi del mondo circostante per cui spesso il fobico usa espressioni del tipo "gli ambienti chiusi sono il mio incubo" o ”il solo pensiero di un topo mi mette i brividi".

Gli ”ambienti chiusi" ed il ”topo" sono tuttavia sostituti di diverse minacce e di diversi pericoli interni.

2. Gli elementi somatici dell'ansia sono caratterizzati da una ”reazione di emergenza" che si evidenzia in tutto l'organismo: si va così dalle palpitazioni all'aumento della sudorazione, dai sensi di vertigine ai disturbi digestivi, da un respiro difficoltoso ed ansimante alle improvvise vampate di calore.

Questi sintomi sono tanto più evidenti e fastidiosi quanto più l‘ansia è acuta. In un caso del genere, anche le analisi di laboratorio rivelano le tipiche risposte allo stato di emergenza e di stress: un aumento, cioè, dell‘adrenalina della noradrenalina e del cortisone nel sangue e, di conseguenza, nelle urine.

3. Gli elementi emotivi sono costituiti da un senso di paura o di vero terrore, irritabilità e cambiamenti di umore. Sono fenomeni che vengono riferiti con frequenza nel descrivere la propria ansia, perchè si colgono con maggiore immediatezza; in realtà non ci si sofferma molto a meditare sulle cause della propria condizione nè ci si rende conto di gran parte dei mutamenti fisiologici interni messi in moto dall‘ansia.Soprattutto negli stati acuti la persona è unicamente assorbita dalle proprie sensazioni emotive.

4. Gli elementi comportamentali sono caratterizzati dalla reazione di ”lotta o fuga": l'oggetto che l'individuo dovrebbe evitare o aggredire, però, non ha corpo. C'è tensione ed irrequitezza, si sta seduti sull‘orlo della sedia come pronti a scappare, però manca uno stimolo obiettivamente definibile. In linea di massima il soggetto tende a ritirarsi dalle varie circostanze della vita, anche da quelle ritenute desiderabili.

La tensione provocata dall‘ansia non è però solo negativa: essa può anche agire come pungolo, stimolo al comportamento per superare un problema, una causa di frustrazione o una minaccia.

È stato infatti dimostrato che, in generale, esiste un livello ottimale di questa tensione, il quale dipende dalla complessitá della situazione da affrontare e dalla persoanlità del soggetto: livelli troppo bassi o troppo alti di ansia portano invece a una mancanza di carica o portano ad una disorganizzazione del comportamento e, quindi, a prestazioni molto scadenti, così come mostrato dal grafico che ora vi farò vedere.

Questo perchè l'ansia è comunque un segnale per una azione, un allarme soggettivo che richiede che si faccia qualcosa. La risposta comportamentale evocata dall'ansia ha infatti lo scopo di ridurre l‘ansia stessa, ristabilendo così l'omeostasi, cioè l'equilibrio, psichico dell'individuo.Per tale motivo, quando l‘attacco non è troppo forte e quindi paralizzante, è inappropriato cercare di ridurlo con dei farmaci: dopo l'assunzione, infatti, la persona può sentirsi sufficientemente tranquilla ma del tutto inerte ed i suoi problemi di base rimangono insoluti.

Un tipo di ansia che è stato molto studiato negli ultimi trenta anni, è legato alla situazione particolare che si crea in una situazione di esame o di compito scolastico. Proprio questo tipo di reazione non è sempre inibente, come si potrebbe credere, ma può anche migliorare il comportamento di risposta del soggetto; infatti alcuni individui superano brillantemente le loro prove di esame pur ottenendo, nello stesso tempo, un punteggio medio-alto nei comuni test dell'ansia.

L'ansia, quindi, spesso può dimostrarsi una risposta emotiva normale ed appropriata di fronte a stimoli specifici o a determinate condizioni di vita.

Uno psicolanalista americano, Isidore Portnoy, così definiva l'ansia normale: ”Nell'ansia normale ci troviamo di fronte alle limitazioni del nostro potere, al grado della nostra vulnerabilità: limitazioni e vulnerabilità che non sono espressioni di malattia, ma sono inerenti alla natura dell‘uomo. In breve, essa è l'espressione più profonda della nostra condizione umana e non divina".

Questa manifestazione emotiva è quindi presente in tutti; ciò che si differenzia, invece, è il fatto che essa può presentarsi in grado più o meno elevato da persona a persona e da momento a momento.

Un'altra importante variabile è la relativa capacità di sopportazione dell'individuo. Di conseguenza si può definire ”normale" quell‘ansia che viene affrontata con comportamenti costruttivi e protettivi, permettendo di mantenere un equilibrio emotivo e una capacità di giudicare in modo maturo. Parliamo invece di ansia ”patologica" o ”nevrotica" quando l‘individuo mette in atto dei tentativi meno validi di adattamento alla vita; egli ne risente in misura tale da mancare di efficienza, da non saper raggiungere scopi realistici, comuni soddisfazioni o un ragionevole benessere emotivo.

La capacità di sviluppare e mantenere buone relazioni con il prossimo ed il grado soggettivo di disagio provato sono altri criteri che permettono di valutare il tipo di ansia.

Ansia acuta e ansia cronica

L'intensità con la quale si presenta l‘ansia può essere posta su di un continuum che va dal valore zero (più teorico che reale) al valore massimo, che caratterizza l'attacco di panico (o di ansia acuta), passando attraverso l'ansia normale e l'ansia cronica.

1. Molti di noi, in momenti particolari della vita, sono stati colti da uno stato di forte inquietudine; fisicamente ci si sente eccitati e tesi e mentalmente ci si aspetta che stia per accadere qualcosa anche se non si riesce a capire che cosa. Uno stato del genere nasce dal nulla: non è messo in moto da un avvenimento o da un oggetto specifico e piano piano svanisce.

Di norma si tratta di episodi trascurabili, anche se poco piacevoli, che vengono ben presto dimenticati. Alcune persone, invece, hanno attacchi molto più gravi, noti come ansia acuta o panico che sono caratterizzati dai quattro elementi già considerati prima ma che sono presenti in misura veramente drammatica.

Emotivamente il soggetto si sente come schiacciato da una enorme apprensione, da uno spavento o da un vero terrore. Ricordo una paziente che mi riferiva in seduta le sue sensazioni di terrore paragonandole al trovarsi davanti ad una belva inferocita. Diceva che tutto in quel momento le sembrava nero e che aveva la sensazione di poter svenire da un momento all'altro, anche se ciò poi non avvenne. Temeva veramente di non essere capace di affrontare quell‘ennesima crisi e che quella era la volta buona che sarebbe certamente impazzita.

Fisicamente, l'attacco di panico riproduce il quadro di una reazione acuta di emergenza.Vi leggo una parte del racconto della stessa paziente così che possiate rendervi conto appieno della drammaticità con cui viene vissuta questa situazione. ”Il cuore mi batteva forte e molto in fretta, come se avesse voluto saltare fuori dal petto. Mi sentivo come se non riuscissi a stare dritta, come se le gambe non mi potessero tenere in piedi. Le mani erano due pezzi di ghiaccio ed i piedi e le gambe mi davano continue trafitture.La testa pulsava come un martello dandomi dei colpi terribili. Sentivo la testa stretta da una morsa e il desiderio di aprirla per far venir via tutto il dolore, la sofferenza che provavo. Non riuscivo a respirare .. il respiro era affannoso, mi mancava del tutto ed a tratti avevo una forte sensazione di soffocamento, una fame d'aria incontenibile che mi creava la sensazione di poter morire da un momento all‘altro. Ero annientata, incapace di qualsiasi reazione, di qualsiasi comportamento, ero senza forze, non ce la facevo neppure a sollevare la cornetta del telefono per chiamare qualcuno..."

Come avete potuto sentire e capire da queste poche frasi, la paziente era in preda ad una crisi di inazione profondissima, con la sensazione di una catastrofe imminente, senza poter opporre nulla a tutto ciò che stava in quel momento accadendo. Di solito attacchi del genere durano pochi minuti, anche se sono stati registrati casi dove questa situazione così drammatica e pesante si è protratta anche per oltre 24 ore. In tali casi, con uno stress così insopportabile e per un tempo così lungo, può anche verificarsi una situazione di collasso fisico che porta a quei rari casi di ”morte emotiva", non spiegabili sulla base di alterazioni organiche.

2. Abbiamo appena detto che l'attacco di panico è improvviso ed acuto. Nella nevrosi, invece, si parla di ansia cronica che può durare mesi o anni e che presenta sintomi quasi di continuo, anche se spesso in modo sfumato.

Emotivamente il soggetto descrive il suo malessere con vari termini ed i più ricorrenti sono nervosismo, apprensione, paura, allarme, attesa ansiosa e naturalmente ansia. Per formulare una diagnosi esatta, quando ci si trova di fronte ad una persona che accusa tali problemi, è sempre bene incoraggiare il paziente a descrivere disturbi e problemi della sua vita così da ottenere un duplice risultato: da un lato conoscere al meglio le situazioni di vita del paziente e quindi avere una mole enorme di materiale che aiuta a chiarire il quadro clinico, dall'altra si permette al paziente di sfogarsi, cosa che in genere l'ambiente gli proibisce in vari modi, e quindi gli si permette di ottenere, già per questo semplice motivo, un certo sollievo anche se temporaneo.

Questo tipo di pazienti si lamenta di situazioni patologiche e problematiche sconosciute che possono colpirlo da un momento all‘altro e quindi lo rendono perennemente in attesa ... ansioso.

Il soggetto ansioso fisicamente prova una leggera reazione di emergenza cronica: suda, ha le palpitazioni, ha lo stomaco sottosopra, ha freddo, si sente stordito, le mani sono sempre, o quasi sempre, umide e come comportamento è sempre pronto alla fuga, a nascondersi per sfuggire ad un pericolo che viene vissuto come incombente ed inevitabile.

Tre aspetti particolari delle nevrosi d'ansia sono le alterazioni dell'appetito, sia in senso bulimico che anoressico, cioè con un aumento nella assunzione di cibo o, al contrario, in una sua diminuzione, le alterazioni del sonno, ed infine le alterazioni della vita sessuale. Frequentemente, infatti, la persona ansiosa perde lo stimolo a nutrirsi o molto più concretamente ”non ha più fame" e questo in genere porta, dopo un certo tempo, ad una perdita di peso che spesso tende a diventare giustificazione immediata per paure di tutt'altro genere, come ad esempio le ”brutte malattie".

A volte capita invece, anche se il fenomeno presenta in apparenza una incidenza minore, che il soggetto aumenti il suo appettito e quindi l'assunzione di cibo. Tutto ciò è utile, da un punto di vista inconscio, al raggiungimento di una tendenziale soddisfazione e quindi di una tendenziale sicurezza che dovrebbe servire a far diminuire le quote d‘ansia presenti.

Il sonno è spesso disturbato fino ad arrivare alla cosidetta insonnia, ed alla comparsa di sogni penosi o di veri e propri incubi. In ogni caso risulta sempre essere non riposante per il soggetto.

Anche la vita sessuale, infine, può non essere soddisfacente, dato che l'individuo è spesso assorbito dai suoi problemi: questo significa che anche la sua capacità di provare affetto e di avere reazioni positive è notevolmente menomata.

Ansia come stato e ansia come tratto

Negli ultimi anni molti studiosi che hanno cercato di risolvere i problemi teorici ed anche pratici relativi all‘ansia, fra i quali lo statunitense Raimond Cattell, hanno introdotto una distinzione fra ansia di stato e ansia di tratto, la prima pari ad una situazione momentanea di ansia (stato) e la seconda pari ad un tratto relativamente stabile della personalità del soggetto (tratto).

L'ansia di stato è caratterizzata da sensazioni soggettive di tensione, apprensione e nervosismo che compaiono assieme all'attivazione del sistema nervoso autonomo. Questo stato può variare, nel tempo, di intensità in relazione agli stress che colpiscono l‘individuo.

L'ansia come tratto, invece, si riferisce alla tendenza all‘ansia che caratterizza permanentemente singoli individui; in altre parole si tratta della tendenza personale a percepire una vasta gamma di condizioni di vita come minacciose ed a reagire ad esse con ansia eccessiva. Questa tendenza rimane latente finchè non viene resa attiva da stress associati a pericoli particolari.

Possiamo dire, quindi, che alcune persone sono ansiose perchè reagiscono con ansia anche a condizioni che per la maggior parte delle persone sono considerate neutre mentre altre persone sono ritenute invece poco ansiose non perchè in realtà siano esenti dall‘ansia ma perchè riescono a selezionare meglio le condizioni che possono risvegliarla.

Con una notevole dose di semplificazione e di banalizzazione possiamo dire che lo stato d‘ansia può identificarsi con l'ansia acuta mentre il tratto d'ansia può essere considerato corrispondente alla nevrosi d‘ansia.

Naturalmente, allo scopo di determinare con precisione il valore dello stato d'ansia e del tratto dell‘ansia sono stati realizzati molti tests psicologici. Nei questionari che servono a misurare l‘ansia come stato il soggetto deve riferire come si sente nel particolare momento in cui è sottoposto al test mentre in quelli dove viene misurato il tratto deve rispondere in modo da mettere in luce la sua inclinazione ad esibire gli elementi dell‘ansia costantemente e nelle più disparate circostanze.

I meccanismi di difesa

Non possiamo, avviandoci verso la conclusione della nostra passeggiata attraverso i meccanismi e le realtà dell'ansia, non affrontare il capitolo dei meccanismi di difesa, cioè quei processi psichici attivati in modo automatico, involontario o inconscio che servono per ottenere un sollievo dall‘ansia, dal conflitto e dalla tensione emotiva che il soggetto sta vivendo.

Naturalmente è possibile attivare anche un tentativo volontario e consapevole per raggiungere lo stesso scopo (come quando per esempio ci diciamo ”questa cosa è così brutta che non voglio proprio pensarci" oppure, davanti alla scena cruenta di un film chiudiamo gli occhi per non vedere) ma parliamo di meccanismi di difesa solo quando il processo di attivazione è inconscio.

I meccanismi di difesa si trovano sia nell'attività psichica normale che in quella patologica: operano in vari modi in ognuno di noi e non solo negli individui che vengono definiti nevrotici.

Nella tabella che ora vi mostro potrete vederne i principali (tabella 4).

Evitiamo oggi di parlerne diffusamente in modo singolo poichè questo ci porterebbe via tutto il tempo a nostra disposizione e forse anche oltre. Qualche accenno ai più importanti potremo eventualmente farlo poi nel corso del dibattito, se qualcuno vi fosse specificatamente interessato.

Il solo fatto di notare la presenza dei meccanismi di difesa, quindi, non costituisce assolutamente la prova di un disturbo emotivo: questi meccanismi possono essere considerati normali o patologici a seconda di come vengono impiegati, dello loro efficacia e dei loro contributi, negativi o positivi, alla nostra economia psichica generale.

Il dimenticare a volte un appuntamento è una circostanza comune a molti; quando una dimenticanza invece diventa costante al fine di sfuggire inconsciamente un avvenimento che genera ansia, si può parlare della messa in atto patologica di un meccanismo di difesa.

È certo che l‘uso di queste difese è essenziale per il mantenimento di una ragionevole stabilità emotiva. Un indice di quanto sia importante il loro ruolo difensivo inconscio è la resistenza che si oppone al loro riconoscimento: chi li utilizza è spesso l'ultima persona capace di ammetterlo con se stesso.

Per tale motivo, l'aiuto di un osservatore esterno, esperto e neutrale, quale potrebbe essere lo psicoterapeuta, costituisce una esperienza indispensabile per migliorare veramente la comprensione di sè e la propria penetrazione emotiva.

I meccanismi di difesa dell‘ansia sono molto numerosi e, di solito, vengono trattati ognuno come un capitolo a sè stante, seguendo un ordine di importanza del tutto arbitrario. In realtà ciascuno di essi può acquistare, a seconda delle circostanze, un valore primario anche perchè, di regola, questi meccanismi si combinano fra di loro e agiscono insieme così da produrre una comune barriera difensiva.

Lo studio e la conoscenza dei meccanismi di difesa dell‘ansia è di enorme valore nella psicologia clinica moderna, poichè è su di essi che si fondano le nostre concezioni della normalità, della psicopatologia e della psicoterapia.

Riepilogando possiamo dire che i meccanismi di difesa sono processi mentali di enorme importanza che operano al di fuori ed al di là della coscienza. Essi mirano a proteggere l‘Io, a risolvere i conflitti emotivi ed a liberarci dall‘ansia.

Nel cartello che ora vi mostro sono raccolti alcuni scopi ed effetti di questi meccanismi; il risultato che si ottiene è, naturalmente, assai variabile.

Bene, poco fa accennavo alla figura dello psicoterapeuta e prima di concludere questa lunga esposizione sull‘ansia vorrei dire due velocissime cose sulla terapia dell‘ansia stessa.

Non me ne vorranno certamente i colleghi medici presenti in sala ma credo di non dire nulla di nuovo o di eclatante se dico che il trattamento dell‘ansia patologica che comunemente viene effettuato con l‘utilizzazione dei farmaci, in genere benzodiazepinici (i cosiddetti tranquillanti), anche se resta il trattamento di elezione nel paziente in fase acuta per eliminare in tempi rapidissimi le reazioni messe in atto dall‘individuo, nulla riesce ad ottenere a lungo termine e quindi dovrebbe essere considerato come il trattamento di attacco e di supporto nelle patologie ansiose piuttosto che il trattamento principale.

Invece, al contrario, un efficace intervento psicoterapeutico, mentre può poco nel caso di attacco di panico in atto, diventa il trattamento di elezione nel caso di una ansia cronica poichè tende a comprendere quali sono i meccanismi inconsci presenti nel soggetto che creano l‘ansia stessa ed a eliminarli definitivamente.

È altrettanto chiaro che una digresione, ora, sulle tecniche di psicoterapia che possono essere utilizzate nel trattamento della patologia ansiosa ci porterebbe via troppo tempo e questo non è opportuno ma, se vorrete, ne potremo parlare dopo, durante il corso del dibattito.

L'ansia, non c'è dubbio, è molto spesso un'esperienza penosa e debilitante, a volte catastrofica; ma c‘è anche un'ansia moderata, che dà tono all‘individuo e migliora le sue prestazioni.

Anche nel bambino gradi moderati di ansia contribuiscono sia a plasmare il suo comportamento sia ad incentivare il normale processo di crescita. Di più, alcune difese contro l‘ansia sono positive, finchè rimangono sufficientemente contenute e si potrebbe dire, allora, che gran parte del darsi da fare dell‘uomo alla ricerca di sempre nuove conoscenze sia in qualche modo effetto dell‘ansia.

L'ansia, quindi, è un'emozione a due facce: può spingere l‘individuo al miglioramento, all‘acquisizione di competenze ed al raggiungimento di mete valide, o può travagliare ed immiserire la sua esistenza e quella di chi gli vive accanto.

La distinzione sta tutta nel grado,m nell‘intensità, proprio come avviene per molti altri fenomeni della vita umana. Quanto risulta necessario, allora, è acquisire la capacità di sfruttare l‘ansia in modo costruttivo per esserne i padroni, non gli schiavi.

  Lo Stress

Dopo questa lunga esposizione sull'ansia passiamo a parlare dello stress.

”Stress è un concetto scientifico che ha avuto la fortuna di divenire troppo noto, ma anche la sfortuna di essere poco compreso." Così commentava Hans Selye, lo scopritore dello stress, in uno dei suoi ultimi scritti.

Di regola si adopera, infatti, tale termine solo nel senso di eccessiva tensione, logorio, esaurimento, e l'espressione essere stressato, o essere sotto stress sta ad indicare, generalmente, qualcosa di indesiderabile, uno stato di pericolo.

In realtà le ricerche dimostrano che il fenomeno è molto più complesso, universalmente diffuso, utile per la vita e motivo di allarme solo quando supera un certo livello; i significati negativi ricordati un attimo fa, allora, si applicano solo alle condizioni di stress eccessivo, considerato in una prospettiva clinica.

Lo studio dello stress ebbe inizio nel 1926 quando Hans Seyle, allora studente in medicina, rimase incuriosito da una circostanza tanto comune quanto trascurata dagli studiosi: l'organismo, quando è sottoposto ad una prova impegnativa, reagisce sempre allo stesso modo; in particolare, ciò è osservabile nelle varie malattie, dalla banale influenza al cancro.

La reazione è caratterizzata, fra le altre cose, da perdita dell'appetito, della forza muscolare e della volontà di agire: un insieme di disturbi che venne etichettato da Selye come ”Sindrome dell‘essere malato". Negli scritti successivi lo stesso studioso passo ad usare il termine di stress per designare ”la somma di tutti i mutamenti non specifici del corpo causati da un sovraccarico delle funzioni o da un danno" o, più semplicemente ”l'indice del logorio organico".

Fino a questo punto siamo vicini all‘opinione comune di stress. Occorsero ancora molti anni e molti studi perchè si arrivasse ad una dedinizione più corretta: cioè la ”reazione non specifica esibita dall‘organismo quando deve affrontare un‘esigenza o adattarsi ad una novità."

Per stressori, o agenti stressanti si intendono invece quei fattori che provocano tale reazione.Gli individui sono sottoposti spesso a situazioni stressanti e reagiscono, naturalmente, in maniera diversa di fronte a problemi diversi ma gli studi dimostrano che per molti aspetti l'organismo ha una reazione stereotipa (non specifica, appunto) con mutamenti biochimici sempre uguali tendenti a fargli afrontare qualsiasi nuova prestazione gli venga richiesta.

Gli stimoli che prossono diventare stressori sono nella vita di ciascuno di noi, innumerevoli; di più, dal punto di vista della capacità di provocare uno stress non importa che la circostanza da affrontare sia piacevole o spiacevole: le conseguenze specifiche, infatti, sono ben diverse (di felicità e di sollievo in un caso, di delusione o di sconforto nell'altro) ma l'effetto stressante, cioè il bisogno non specifico di adattarsi ad una situazione nuova è in realtà uguale.

I mutamenti biochimici sempre presenti nella reazione di stress, consistono in una aumentata produzione di corticoidi da parte della corteccia surrenale. Questi ormoni adattivi, come li ha chiamato Selye stesso, hanno appunto degli effetti ideali per adattare la macchina umana alle nuove circostanze.

Come vedremo, tuttavia, l'organismo mette in atto anche altre importanti risposte.

Una determinata circostanza della vita, o un determinato stimolo, può diventare causa di stress solo per alcune condizioni particolari.

a. lo stimolo diventa stressore abbinandosi a processi sensoriali o metabolici di per sè stressanti.

Alcuni stimoli hanno la proprietà di causare una risposta di stress solo se l‘individuo vi è sufficientemente esposto. Tale risposta non coinvolge i processi interpretativi superiori del cervello, ma giunge attraverso meccanismi fisici e sensoriali (come per esempio con l'esposizione al caldo o al freddo intenso, o ad uno sbalzo rapido di temperatuta), una vigorosa attività muscolare (come per esempio in uno sforzo fisico isolato), e i processi digestivi e metabolici ( come per esempio con l'assunzione di sostanze tipo la caffeina, gli anfetaminici, eccetera).

Tutti questi fattori, sia pure in modi diversi, stimolano l'attività del sistema nervoso simpatico, che ha un ruolo fondamentale nella risposta di stress poichè mette l'organismo in uno stato di tensione e di allerta.

L'esposizione più comune ad essi si ha frequentando determinati ambienti, svolgendo talune attività, adottando una dieta, dedicandosi al fumo o assumendo certi medicinali; e in molti casi, va notato, è la persona medesima che si pone in queste condizioni e si provoca così uno stress.

b. lo stimolo diventa stressore secondo la misura con cui incide sulla persona.

Lennart Levi, uno studioso svedese, ha osservato che il rapporto tra la misura degli stimoli ambientali e la risposta di stress viene descritto da una curva ad U, nella quale i massimi gradi di stress si trovano ad entrambi gli estremi del continuum di stimolazione (tabella 6).

Ne deriva che l'insufficienza alimentare come l'iperalimentazione, l'isolamento sociale come la sovrappopolazione, la carenza affettiva come l'iperprotezione pongono sempre l'individuo in uno stato di disagio e in stress notevole.

c. lo stimolo diventa stressore per il significato che la persona gli attribuisce.

Se la persona vive un aspetto del suo ambiente come avverso o minaccioso, ne risulterà una risposta di stress.

Anche in questo caso è comunque utile comprendere che l‘eccesso di stress è in gran parte provocato da se stessi: e ciò è dovuto al fatto che si interpreta uno stimolo, per sua natura relativamente neutro o comune con caratteri negativi.

Tali interpretazioni dipendono da variabili individuali quali i tratti della personalità (chi è ansioso affronta con tensione circostanze che altri ritengono tranquille), le condizioni economiche (chi è indigente si preoccupa per cose materiali che lasciano indifferente chi ha possibilità economiche), l'appoggio affettivo e sociale (chi vive isolato supera certi momenti della vita con maggiore difficoltà di chi ha buoni rapporti con familiari ed amici) e così via.

Ecco allora che le varie novità dell‘esistenza di un individuo vengono ad avere un peso più o meno grande secondo l‘importanza che vengono date loro. Tali circostanze hanno fatto dire a Selye : ”Non è tanto importante quello che ci accade, quando il modo con cui vi reagiamo".Quando ”il modo con cui si reagisce" è emotivamente vivace, o quando si è esposti a stimoli troppo intensi e vari o troppo deboli e monotoni, l'organismo attiva le sue difese attraverso due vie di natura fisica: la via del sistema nervoso e quella del sistema endocrino od ormonale.

Entrambe giocano un ruolo importante nell‘adattamento e nella resistenza agli stressori, ponendo in uno stato di allerta; esse contribuiscono inoltre a mantenere l'omeostasi dell‘organismo nonostante i vari mutamenti provocati dagli stressori.

a. La via del sistema nervoso è costituita essenzialmente dal sistema nervoso simpatico e dalla zona midollare delle surrenali.

Il primo provoca nell‘organismo una risposta "ergotropa", capace cioè di affrontare ogni stressore, dal lavoro allo sport, alla lotta, alla fuga di fronte al pericolo; questa risposta, immediata ma breve, è dovuta alla liberazione di noradrenalina nel punto in cui le terminazioni nervose si inseriscono nei vari organi e tessuti.

La zona midollare delle surrenali, che è una parte del sistema nervoso simpatico, immette nel circolo sanguigno adrenalina e noraderenalina che agiscono, quindi, a distanza su organi e tessuti; queste sostanze, che possono essere considerate ormoni, hanno effetti analoghi a quelli della noradrenalina liberata nelle terminazioni simpatiche, ma più lenti a comparire e di durata assai più lunga. Adrenalina e noradrenalina vengono anche chiamate catecolamine.

L'adrenalina, la più tipica delle catecolamine, risponde ai bisogni energetici immediati liberando lo zucchero di riserva che si trova nel fegato, zucchero indispensabile ai muscoli ed al cervello. Tale ormone ha evidentemente altre azioni vitali, specie sul sistema cardio-vascolare; ecco allora l‘accellerazione del ritmo cardiaco, l'aumento della pressione arteriosa e l'aumento della circolazione sanguigna nei muscoli e nel cervello; quest'ultima stimola il sistema nervoso centrale.

b. La via del sistema endocrino è rappresentata essenzialmente dalla corteccia surrenale, che produce degli ormoni chiamati corticoidi, il principale dei quali è il cortisone.

Questi ormoni, detti anche ormoni dello stress o adattivi, sono immessi in circolo apportando quelle modificazioni utili per assicurare la difesa contro l'aggressione dello stressore. Tali modificazioni hanno un effetto più prolungato nel tempo.

I corticoidi provocano la disintegrazione delle proteine organiche (motivo per cui il bambino sottoposto a stress notevole ha una crescita ritardata) e, partendo dagli aminoacidi che se ne ricavano, stimola il fegato a produrre zucchero, fonte di energia facilmente disponibile (ma anche motivo per cui il diabetico sottoposto a stress notevole ha bisogno di dosi maggiori di insulina). I corticoidi, inoltre, inibiscono le reazioni infiammatorie provocate dagli stressori, e sono pure responsabili della diminuzione delle difese immunitarie e della produzione di anticorpi.

Si potrebbe concludere dicendo che in fondo, l‘aumento di cortisone provocato dallo stress aiuta ad affrontare lo stress medesimo favorendo l'apprendimento delle risposte adeguate.

  Dal benessere alla malattia

Il succedersi continuo di stressori può provocare la disfunzione o la malattia di un organo bersaglio: cioè quell‘organo che manifesta, alla fine, i segni clinici di stress esagerato.

La malattia viene, in questo caso, genericamente etichettata come psicosomatica e rientra quindi in un capitolo che si va facendo sempre più vasto ed indipendente.

Questa sera voglio solo porre due punti alla vostra attenzione.

Il primo, in grado di spiegare l'insorgenza della malattia, è che lo stress fa aumentare la produzione di ormini corticoidi e questi, se presenti a lungo in dosi elevate, portano fra l‘altro alla soppressione dei meccanismi immunitari.

Il secondo punto è che, prima di giungere alla vera malattia, bisogna imparare a riconoscere le disfunzioni iniziali attraverso quelli che Selye ha chiamato campanelli d'allarme: questo ci permette di modificare il nostro atteggiamento e di correre subito ai ripari.

Possiamo vedere i campanelli raccolti in questa tavola.

Naturalmente, maggiore è il numero di sintomi rilevabili, maggiore è la probabilità che il grado di stress sia elevato.

  Lo stress sale della vita

Considerando ogni stimolo in grado di diventare causa di stress, dobbiamo ammettere che tutti vi siamo continuamente, ed inevitabilmente, esposti.

Lo stress, quindi, non si può evitare.

Come ho già ricordato prima, quando diciamo sono stressato, dobbiamo allora intendere che abbiamo superato il livello di guardia e che ci troviamo inm una condizione di disagio; allo stesso modo di quando diciamo di avere la temperatura un pò alta e vogliamo dire che la temperatura è più alta del normale.

Sappiamo tutti, infatti, che una certa produzione di calore corporeo è sempre presente e indispensabile alla vita, ma dobbiamo anche sapere che una certa misura di stress è altrettanto indispensabile.

Selye ha dimostrato che la mancanza totale di stress, come la mancanza di temperatura corporea, significa morte; un certo grado, invece, ha effetti positivi sul comportamento umano: in questo caso, l'organismo si prepara nel migliore dei modi per affrontare le situazioni critiche ambientali, caricandosi in maniera adeguata.

Vari autori, infatti, considerano la risposta di stress come un meccanismo innato volto alla conservazione che, nelle prime fasi dell‘evoluzione umana, ha permesso all‘uomo di superare le minacce alla sua sopravvivenza. È facile vedere, in questo caso, l‘utilità adattiva dello stress.

Anche un altro studioso, Seymour Levine, della Stanford University, ha fornito le prove che un valore ottimale di stress influisce sulla stabilità dell'organismo e dà al comportamento la sua massima efficacia; in particolare, le sue ricerche hanno dimostrato che l‘apprendimento migliora, che si è meno sensibili alla monotonia, e che le capacità di attenzione, di concentrazione e di percezione si affinano.

Questo, fra l‘altro, è in accordo con quanto dimostrato da alcune ricerche svolte in campi diversi dalla psicologia: il rendimento dell‘individuo si fa sempre più alto con l‘aumentare della tensione, ma se questa supera un certo valore la carica diventa eccessiva; si assiste, allora, ad una specie di agitazione (il sono teso del linguaggio comune) che porta ad un comportamento del tutto disorganizzato ed inefficiente.Lo stress quindi, contenuto entro certi limiti, non si deve evitare: ed è proprio basandosi su queste considerazioni e su questi risultati sperimentali che Selye ha scritto: ”Lo stress è il sale della vita".

 

Conclusioni

Bene, credo di essere ormai proprio arrivato alla conclusione del mio discorso.

Riassumendo il titolo di questa relazione Ansia, stress, malattia: dal quotidiano al patologico, possiamo certamente affermare che l‘ansia e lo stress fanno, devono far parte, del nostro bagaglio quotidiano e che senza queste due componenti la nostra vita perderebbe molte delle sue caratteristiche positive ma quando l'ansia e lo stress diventano eccessive, si avviano a divenire patologia, allora bisogna subito correre ai ripari ed intervenire bloccando gli agenti stressori o le situazioni ansiogene e, dove questo non sia possibile, ricorrere subito all'aiuto di qualcuno che possa aiutarci a comprendere i meccanismi che sono sottostanti alla trasformazione da quotidiano a patologico del nostro vivere.

Parlarne con un esperto, consultarsi con uno specialista subito può evitare la cronicizzazione di un disturbo che potrebbe essere, invece, risolto efficacemente attraverso una semplice consulenza. Quanto sto dicendo può far pensare ad una patologizzazione dei problemi della persona

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