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I valori: come ritrovarli e come utilizzarli per vivere meglio

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on . Postato in Benessere e Salute | Letto 1244 volte

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I valori, morali, religiosi, civici. E’ un linguaggio superato? E’ roba da vecchi, è cosa d’altri tempi? Non è così.

valori per vivere meglioIn realtà, tutti viviamo seguendo dei valori, naturalmente i più svariati. Chi vive alla giornata e chi progetta la propria esistenza, chi lavora per vivere e chi vive per lavorare: l’orientamento dei propri comportamenti si basa per tutti sui principi etici e sulle norme sociali condivisi, ossia sui valori riconosciuti.

I valori costituiscono una rete all’interno del mondo psichico, una serie di punti di riferimento, e si comportano come un sistema di forze, capace tanto di conferire significato alle esperienze quanto di orientare il comportamento.

C’è una stretta relazione tra il significato e i valori. La nostra anima tende a cercare significati, perché non può vivere senza di essi, così come la nostra mente non può fare a meno di attribuire un significato a tutto quanto prende in considerazione. Naturalmente, il significato può essere sia positivo che negativo. Nella peggiore delle ipotesi, attribuiremo significato nullo, ad esempio ad una cosa che non ci interessa affatto. In questo caso, quella cosa tenderà a scomparire dal nostro orizzonte psichico, dai nostri sentimenti, dalla nostra attenzione. La collocheremo nel campo degli eventi e degli oggetti senza valore, e se la incontreremo di nuovo quasi non ce ne accorgeremo. Nel caso di significato positivo, vivremo invece un rapporto di simpatia o di attrazione con quell’oggetto (evento o persona che sia) e cercheremo di averci di nuovo a che fare, perché la riterremo una cosa con un suo valore. Viceversa, nel caso di significato negativo, magari dettato da un’antipatia o da un’idiosincrasia spontanea, si produrrà in noi un rifiuto e un allontanamento da quell’oggetto, perché la cosa avrà per noi un valore negativo.

Esiste, tuttavia, una condizione in cui tutto ci appare privo di valore, e di significato. E’ quando la mancanza di significato si estende a molti oggetti e invade il nostro mondo psichico. Ossia, quando smarriamo la comprensione del valore di ciò che stiamo vivendo, del suo significato, e allora, semplicemente, andiamo in crisi, non riusciamo più ad orientarci interiormente nel nostro vivere. Perché i valori sono la nostra stella polare, il sistema dei fari che ci indicano la via, il campo magnetico che orienta la bussola della nostra esistenza. Perché affrontare una fatica, se non ne vale la pena? Perché cercare un’esperienza, se essa è senza senso?

Lo smarrimento del significato della propria esistenza è un tipo di crisi che attanaglia una buona percentuale di coloro che si rivolgono allo psicoanalista. Si tratta di uno stato che il grande psichiatra e psicoterapeuta austriaco Viktor Frankl ha chiamato nevrosi da mancanza di significato (o nevrosi noogena). Appartengono a Frankl il coraggio di aver collocato una simile crisi esistenziale tra i disturbi nervosi e il merito di aver conferito a valori e significati, al tempo stesso, il diritto di essere collocati nel novero dei fattori indispensabili al mantenimento in salute dell’essere umano. Valori e significati, quindi, considerati come fattori di salute psichica o, per meglio dire, spirituale.

Tutti hanno dei valori, dunque, almeno fin quando la loro salute psichica è ben radicata. Ma il discorso non può prescindere da un’altra considerazione: i valori sono tutti uguali, per la nostra psiche e per il nostro benessere spirituale? La risposta è negativa, perché esistono valori positivi in se stessi e valori (o meglio disvalori) che hanno il solo merito di aiutare la persona a non disperdersi nella nevrosi noogena, ma che alla lunga portano a conflitti o comunque a conseguenze negative per la persona, sul piano fisico, psichico o spirituale.

Il problema dunque è: quali valori? Non tutti i valori sono positivi per la vita psichica né tutti sono utili al benessere spirituale dell’individuo e al buon equilibrio della vita sociale. Ad esempio, esistono valori che diventano disfunzionali rispetto alla vita sociale, come la competizione o la ricerca del successo, quando portati all’eccesso e non accompagnati da sentimenti (che, se ben integrati nel sistema psichico, hanno una funzione di co-valori) capaci di temperarne gli effetti antisociali, come ad esempio la benevolenza, o la tolleranza, o l’indulgenza. L’eccesso di competizione provoca stress nel vincente quanto frustrazione nello sconfitto. E quante volte ritroviamo vecchi, soli ed isolati socialmente quelli che furono i vincenti di un tempo, abbandonati dagli sconfitti di allora, per i quali non seppero provare la giusta indulgenza, come dai vincenti di oggi, che a tutto pensano tranne che ai bisogni degli altri.

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L’elezione del successo a valore assoluto, analogamente, porta a cercarlo a qualsiasi costo e può portare l’individuo a calpestare gli altri, ignorando leggi e valori morali, o anche - e accade spesso in taluni ambienti, dove per fare carriera è necessario essere molto “compiacenti” con chi detiene le leve del potere - a rinunciare alla propria dignità pur di raggiungere lo scopo.

I valori della morale tradizionale (lavoro, famiglia, patria), orientati favorire una vita sociale ben integrata e una protezione per l’individuo, non soddisfano le nuove esigenze di libertà e di completezza dell’esperienza. Le filosofie diverse che oggi si diffondono, valide o ingenue che siano, rispondono invece proprio a queste. Ed è un segno dei tempi, perché è l’individuo, nella nostra epoca, il protagonista della propria vita. Sempre meno, perciò, ci riconosciamo nei grandi sistemi ideologici, religiosi o filosofici e sempre più dobbiamo ricavare i nostri valori dall’elaborazione interiore personale.

Una fonte inesauribile di ispirazione è tuttavia il messaggio essenziale della nostra tradizione cristiana, che propone il valore supremo dell’amore. Non la passione, o il desiderio, ma “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, che è superamento di sé, attenzione per il mondo, comprensione per gli altri, farsi incontro, armonia. E’ il valore sommamente adattivo, cura per la nostra sofferenza e orientamento per le nostre incertezze, antidoto ad ogni depressione. É l’autentica terapia spirituale per il vivere quotidiano.

 

Dott. Massimo Rinaldi - Psicologo, psicoterapeuta - Roma

(articolo pubblicato sul n.7 di Benessere & Musica)

 


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