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Il modello ACB: inizio dal corpo. Prendersi cura di se stessi senza sensi di colpa

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La persona ha necessità di diventare consapevole di se e dei propri bisogni, del proprio corpo, perché la reale possibilità di prendersi cura dell’altro risiede nella capacità di prendersi cura di noi stessi.

di Tiziana Persichetti Autieri

Il modello ACB inizio dal corpo Prendersi cura di se stessi senza sensi di colpaDa generazioni ci viene insegnato che è bene pensare prima agli altri e poi in ultimo, e solo se c’è tempo, a noi stessi. In effetti non si ha memoria di principi ed eroi che prima di correre a salvare gli altri si fermano a fare un bagno caldo o a meditare in cima ad una collina, L’origine di tale insegnamento risiede principalmente nel concetto di “ brava persona”, “persona encomiabile ”, “eroe” che ad ogni costo si prenderà cura dell’altro e lo salverà.

Altrimenti? Altrimenti è un egoista che pensa solo a se stesso.

Tanti di questi preconcetti, collettivamente condivisi, sono la causa dei sensi di colpa che ci attanagliano quando ci diamo la precedenza rispetto alle esigenze e ai bisogni altrui. Come fare?

La metafora

Immaginate di essere su un aereo e di colpo cadono le mascherine dell’ossigeno. Il bimbo accanto a voi è terrorizzato, fatica a respirare. Prontamente prendete la vostra mascherina e tentate di metterla sul volto del bambino che si agita. Sentite un vago senso di svenimento e poco prima di perdere i sensi vedete il bambino togliersi la mascherina e adagiarsi sul sedile. Non a caso il piano di salvataggio di un aereo prevede che voi mettiate la mascherina per primi, in modo da essere di aiuto agli altri. Una semplice ed efficace metafora che ci mette di fronte ad una sana e funzionale lettura del concetto di egoismo.

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La reale possibilità di prendersi cura dell’altro risiede nella capacità di prendersi cura di noi stessi. Senza questa condizione il rischio di vivere emozioni negative e incomprensibili: frustrazione, rabbia, tristezza;  di maturare sintomi, soprattutto sul versante compulsivo, vissuti come inaffrontabili; è molto elevato. In sintesi non saper prendersi cura di sé è una garanzia per l’infelicità nostra e di chi ci sta accanto. L’investimento della nostra vita siamo noi stessi. Si chiama Selfcare.

Cosa significa Selfcare?

Digitando la parola Selfcare su Google ne emerge una definizione piuttosto univoca e ancora molto poco dibattuta.

Ad esempio su epposi.org “si tratta di un attività svolta da un individuo… con l’intento di migliorare o ristabilire le condizioni di salute, oppure prevenire o trattare le malattie”. Su dictionary.cambridge.org “ the act of caring for yourself when you are ill or to stop yourself from becoming ill “.

Tutte si riferiscono all’origine di questo concetto, coniato dall’infermiera Dorothea Orem nel 1959 ( dimensioneinfermieri.it) , con la Selfcare deficit nursing theory, che ha influenzato il mondo infermieristico per decenni. L’accento è sulla capacità dell’individuo di prendersi cura di se in ambito sanitario e “dagli anni 80 in poi il Selfcare viene considerato una risorsa fondamentale per i sistemi sanitari” (M. Lonni, M. Matarese, R. Alvaro, N. Piredda, M.G.. Demarinis -rivista studi e ricerche 2010) alla fine degli anni 90 il concetto viene rielaborato e ristrutturato nell’ambito delle scienze cognitive di ultima generazione.

Il Selfcare è una capacità propria dell’individuo che va  sollecitata e implementata in riferimento non solo allo stato di salute medica ma anche e soprattutto rispetto allo stato di equilibrio psicofisico e soddisfazione emozionale. Per questo la persona ha necessità di diventare consapevole di se e dei propri bisogni. Rifiutare un bicchiere di vino di troppo, decidere di anticipare la sveglia  per una breve passeggiata prima di iniziare la giornata, dire no ad un rapporto sessuale indesiderato, chiedersi spesso come ci si sente e ascoltarsi individuando quelle piccole e grandi azioni che potremmo mettere nelle nostre giornate, prima di tutto il resto.

Il Selfcare ci darebbe modo di investire su noi stessi, rendendo improbabile l’insorgenza di sintomi compensativi, derivanti da frustrazione e senso di colpa, dandoci modo di scoprire il piacere di prenderci cura dell’altro senza costrizioni e doverizzazioni.

Da dove partire?

Ascoltare il corpo non fa parte del nostro background culturale e raramente ci viene insegnato. Si continua a dare al corpo un importanza pressoché estetica e come accessorio della mente. Un corpo da guardare, fotografare, truccare, ristrutturare.

Ma quando è che lo ascoltiamo? È dal corpo che impariamo, che sentiamo, è da lui che passano le emozioni, la memoria. Eppure lo ascoltiamo quando insorge un problema medico, un fastidio, un dolore, altrimenti ci limitiamo a guardarlo.

Nell’ultimo decennio l’interesse nell’ambito della consapevolezza corporea è cresciuto in maniera esponenziale sfornando diverse teorie, tecniche, strategie più o meno credibili. Uno dei modelli maggiormente accreditati, senza per forza scomodare le filosofie orientali è il modello ACB: Attivazione Corporea Basis.

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Un modello tutto italiano ideato e testato dalla Dottoressa Tiziana Persichetti Auteri e dalla Dottoressa Rosanna Delle Monache all’interno del protocollo scientifico del centro medico dell’Obesità del Professor Paolo Sbraccia.

Il modello ACB indirizza il corpo verso l’ottimizzazione delle sue funzionalità stimolando una riattivazione “ dall’interno”. Gli esercizi, completamente innovativi, stimolano l’ascolto posturale e il movimento consapevole. Grazie a questo tipo di modello la persona entra in contatto con il sentire nel qui ed ora, libero dal passato e dal futuro, spoglio delle richieste dell’esterno e in direzione dei propri bisogni piu’ intimi.

Conclusioni:

Mi prendo cura di me e non mi sento in colpa!

No, ma dai, ma come fai?

Credo che la vita sia come un viaggio in aereo. Se davvero voglio prendermi cura delle persone a cui tengo devo prima mettere la mascherina a me stesso/a, stare bene io.

Soddisfare i miei bisogni per poi poter ascoltare quelli degli altri. Inizio dall’ascolto del mio corpo con esercizi che mi stimolano e mi portano verso un movimento consapevole. Mi sento e mi riattivo. Durante la giornata mi fermo e mi concedo quei 30 minuti al giorno, non li tolgo a nessuno! Li do a me…

 

Bibliografia

 

(articolo a cura della Dottoressa Tiziana Persichetti Auteri, psicologa-psicoterapeuta)

 

 

 

 


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Tags: corpo salute

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