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La creatività nasce dal silenzio

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creatività silenzio

Ciò che è rilevante nel mondo contemporaneo è la dicotomia del significato del silenzio. Da un lato si associa il silenzio all’apatia e all’inazione dall’altro viene percepito come luogo della nostra coscienza profonda.

Per me il silenzio non è apatia ma è un stato che se impariamo a capire e sviluppare può rivelarsi un grande alleato per la nostra vita.

Jean Paul Sartre ha scritto: “Si stia pure fermi e muti come sassi, la nostra stessa passività sarà un’azione”.

Il silenzio è parte integrante del mondo dei suoni, anche se questa affermazione può apparire paradossale. Un cinico potrebbe subito obiettare: “Il suono è presenza di vibrazioni, il silenzio è non-suono, cioè assenza di vibrazioni”. Molto spesso viene, quindi, associato alla parola “silenzio” il significato di un’assenza, di una “non-vita”. Per contro, i suoni rappresentano la vita, l’azione. Niente di più sbagliato! Anche il silenzio, le pause, le esitazioni sono presenza, essi sono parte integrante della vita e quindi hanno sempre un significato e un valore.

Considerando il silenzio come azione, possiamo ricordare una grande pedagogista del ‘900, Maria Montessori, la quale introdusse nel suo sistema educativo “l’esercizio al silenzio”.

La Montessori riteneva che il silenzio e la solitudine (il saper stare da soli) favoriscono l’assunzione del senso di continuità del proprio sé, essi rappresentano una possibilità per sperimentare il controllo sulle proprie emozioni, sulla propria interiorità. Il bambino con il silenzio riesce a costruire rapporti autentici con gli altri, riesce a comunicare in modo empatico, porsi cioè in un atteggiamento di ascolto rispettoso dell’altro “guardandolo dall’interno”. “Ogni bambino, dice la Montessori, che sente la responsabilità del ‘silenzio’, nel prevenire suoni aspri, sa come cooperare alla bontà collettiva, mantenendo l’ambiente non solo ordinato, ma quieto e calmo. I nostri bambini hanno preso veramente la via che li conduce alla padronanza di se stessi”.

Quindi il silenzio veniva inteso come dimensione contemplativa della vita ed è la via privilegiata per contattare la vita interiore, un modo per educare all’unità della persona.

Quando si capisce l’utilità del silenzio e quando se ne riesce a cogliere la vera essenza, la mente si libera e si entra in uno stato capace di creare, e proprio in quello stato, si sfruttano a pieno le potenzialità della mente perché i nostri pensieri e le nostre idee funzionano armoniosamente. I più grandi scrittori, poeti, filosofi, musicisti e pittori sono stati grandi solitari, da Giacomo Leopardi a Emily Dickinson, da Reiner Maria Rilke a Friederich Nietzsche.

Tutti sono stati consapevoli che nell’attenzione che il pensiero dedica al silenzio si radica ogni creatività.

Il silenzio visto come una dimensione produttiva del profondo ci permette di ascoltare le nostre vibrazioni interiori, in esso siamo più capaci di intuire i nostri pensieri, la nostra vera identità!

È il luogo in cui si dà vita alla creatività. Pensiamo a quando un musicista si isola e compone, se esso nascondesse la sua vera creatività nel silenzio di una nota e l’altra? Quella immensa evoluzione che poi darà vita alla melodia che cattura i nostri sensi? Forse è proprio in quel silenzio, che è parte integrande della melodia, dove viene fuori la sua vera essenza, la sua massima espressione.

Maria Miceli, ricercatrice del CNR sostiene che “La presenza di altre persone, inevitabilmente, tende a deconcentrarci. In più, ci impone il compito, che svolgiamo in modo spesso inconsapevole, di presentare di noi un’immagine accettabile. Basta pensare a quante volte ci è capitato di dire: “Non guardarmi, che non riesco a fare nulla”. Queste sue parole spiegano quanto sia importante isolarsi, questa pratica offre “l’opportunità di potenziare le proprie facoltà mentali, dalla concentrazione all’attenzione, alla capacità di risolvere i problemi e di mettersi alla prova”.

Come si può raggiungere il silenzio?

Ci sono discipline che possono aiutare a raggiungere quello stato di quiete, ad esempio le attività manuali, l’apnea, il nuoto , la subacquea, la corsa sono tutte discipline accomunate da un obiettivo, la cura di sé e la concentrazione.

Nell’apnea, mente e corpo si fondono e il silenzio che ci avvolge raggiungendo la profondità diventa silenzio mentale, è proprio lì che le emozioni vengono fuori , si è avvolti da uno stato di quiete, tranquillità e serenità.

Anche le attività manuali sono utili, la pittura, la natura sono attività che liberano la mente.

In questo modo la mente si rilassa, il continuo flusso di pensieri rallenta e con essi anche il rimuginio che alimentare ansia e stress in noi. Si instaura un dialogo a tu per tu con ciò che si sta facendo, ad esempio, stando a contatto con un animale, soprattutto cani e gatti, impariamo a esprimere tenerezza e affetto, impariamo ad essere più spontanei, meno razionali e riflessivi.

Riscoprire la pratica del silenzio ci porterà ad entrare in contatto con la parte più intima di noi stessi e sarà un ottimo alleato per combattere lo stress generato dal continuo ed incessante rumore che ci circonda.

 

Per approfondimento

  • Educare il bambino alla vita interiore. La lezione di Maria Montessori nel tempo della post-democrazia di Livia Romano
  • La dimensione pedagogica del silenzio. Rivista di studi ed esperienze sull'educazione 0-6. Numero 7.8, luglio. Agosto 2007
  • Il silenzio in musica: l’importanza di ciò che non si percepisce. A cura di Piero Quarta
  • M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Garzanti, Milano, 1970, pp. 167-170.
  • J. P. Sartre, Editoriale, Les Temps Modernès, Gallimard, Parigi, ottobre, 1945.
  • Perché le menti più brillanti necessitano di solitudine. Dioni

 

(A cura della dottoressa Angela Chiara Leonino)

 

 

 

 

 

 

 

 

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