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La famiglia come risorsa

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famiglia come risorsaL'ALLIEVO AL MAESTRO: "Maestro, perché a quel paziente che ti chiedeva aiuto per sé, hai chiesto di tornare con tutte le persone che lo conoscono e che gli vivono vicino?"

MAESTRO: "Molto tempo fa, quando gli uomini vivevano a stretto contatto con se stessi e con la natura, la malattia di uno di loro non era solo affare suo. Era il segnale che l'equilibrio di tutta la tribù e della natura intorno si era incrinato. Allora gli sciamani, insieme a tutta la gente del villaggio, invocavano tutti gli dei, uno ad uno, facendo così partecipare il gruppo al recupero dell'equilibrio perduto.

Il mondo ora è cambiato e ci sentiamo tutti indipendenti ed autonomi. Credo però che quel filo invisibile fra le persone che vivono insieme e che si vogliono bene non sia sparito.

Anche oggi, se qualcuno sta male, è perché l'equilibrio della sua tribù si è infranto, fra i suoi membri e fra loro e la natura che li circonda. Allora, quando c'è qualcuno che sta male, ho bisogno anche di sentire come stanno le persone che gli vivono intorno e se sono contente della loro vita." Qualsiasi fenomeno naturale può essere capito soltanto se osservato nell'ambito del contesto in cui avviene.

Un esempio di questo può essere rappresentato dal numero di globuli rossi di una persona. Se questa afferma che i suoi globuli rossi sono aumentati noi non possiamo saperne il perché fino a che non chiediamo a quella persona ciò che ha fatto nei giorni precedenti. Quando sapremo che ha passato un periodo in alta montagna, allora avremo la spiegazione dell'aumento dei Globuli Rossi: a causa della rarefazione dell'aria che si osserva in alta montagna.

Possiamo anche trovarci di fronte alla seguente situazione:

Giacomo e Mara:
Una sera, come sempre, Giovanni rientra in casa dal lavoro.
Sul pavimento del soggiorno, trova Giacomo morto. Per terra, frammenti di vetro ed acqua.
Nelle stanza c'è anche Mara. Sia Giacomo che Mara sono completamente nudi.
Giovanni con una sola occhiata, capisce ciò che è successo. E voi?

Oppure a quest'altra:

Padre e figlio.
Padre e figlio, viaggiando in auto, sono coinvolti in un incidente stradale.
Il padre muore sul colpo, mentre il figlio è portato in ospedale, in gravi condizioni.
Si decide di sottoporlo ad un intervento chirurgico. Appena il chirurgo vede il ragazzo, però, esclama: "Non posso operarlo, è mio figlio!".
Com'è possibile, visto che il padre è morto in un incidente?

Rispondere è facile, la nostra mente lavora rapidamente e trova senz'altro una serie d'ipotesi, ma comunque rimarremo stupefatti nel sapere che, nella situazione n. 1, la risposta è che un gatto di nome Mara ha rotto il vaso di vetro dove viveva il pesce rosso Giacomo. Oppure che il chirurgo che non se la sente di operare il figlio è, di fatto, la madre del ragazzo.

Questo semplice esempio dimostra che in mancanza od in carenza d'indizi sul contesto dove avviene un fenomeno, il cervello umano è sufficientemente attrezzato per riempire i vuoti e creare una soluzione ai dilemmi, soddisfacente per le premesse date.

In effetti, a nessuno, in genere, viene in mente di chiedere, prima, se Mara ed Giacomo siano esseri umani o meno, la mente lo da per scontato; infine la parola chirurgo automaticamente evoca il sesso maschile, perciò si dà per scontato il chirurgo sia uomo.

Tutto questo discorso introduttivo è per capire come un evento, che può anche essere il sintomo di un familiare, avvenga in un determinato contesto che ne fornisce anche le chiavi per l'interpretazione.

Contesto che intendiamo comunque nella sua accezione più ampia, come:

  • Tutto l'insieme delle circostanze in cui avviene il comportamento
  • Gli avvenimenti che lo hanno preceduto
  • L'immagine che tutti i partecipanti all'interazione hanno degli altri
  • Identità d'ogni componente

Ecco allora come queste considerazioni teoriche possano far nascere l'esigenza di capire il disagio psicologico di una persona all'interno del contesto dove avviene.

LA FAMIGLIA COME RISORSA

Nell'aiuto che noi esperti possiamo fornire riteniamo importante l'uso della consulenza familiare.

Però, convocare tutta la famiglia potrebbe essere visto come sinonimo di malattia della famiglia, mentre sappiamo che non è così: spesso il malessere di un membro è una comunicazione, verso tutti gli altri, che qualcosa non va e che è arrivato il momento di cambiare.

In questi termini la famiglia in terapia attiva le sue risorse, sia per aiutare i terapeuti a capire il significato del sintomo, sia per utilizzare questo sintomo, inteso come comunicazione, come molla per il cambiamento.

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Ad esempio, un bambino che manifesta qualche difficoltà, sta segnalando qualcosa a tutti, e non va assolutamente preso di primo acchito come una malattia da curare.

Pensiamo inorridendo alla campagna di qualche tempo fa, intrapresa con il sostegno di qualche casa farmaceutica, per individuare nelle scuole i bambini "depressi" con lo scopo implicito di incrementare il consumo di pasticchette.

In questo modo, il segnale d'allarme che il bambino invia con il suo disagio è soffocato; è facile allora che il disagio si acuisca ancora di più perché non è recepito da nessuno che

lo possa recepire, se non da chi collabora al bilancio delle case farmaceutiche.

L'incontro con la famiglia rappresenta ogni volta un'occasione unica: la partecipazione di tutti alla seduta consente ai partecipanti di sperimentare l'esperienza di vedere i propri parenti come risorse, di assistere all'espressione di sentimenti ed emozioni che spesso rappresentano una novità.

Infatti, il famigliare è "il pesce nell'acqua" e, come tale, non conosce l'acqua, ovvero non conosce altri elementi che possano fargli apprezzare, per differenza, l'elemento in cui vive.

Solo nello spazio della seduta, con la presenza del terapeuta, è possibile esprimersi in questo modo nuovo.

Molte volte i nostri clienti escono dalla seduta con la sensazione di vedere i parenti, magari fino ad ora visti come fonte di problemi, sotto una nuova luce che prima era solo immaginata.

 

Dott. Roberto Rossi - Psicologo, Psicoterapeuta sistemico relazionale- Roma

Questo articolo ha partecipato al 1° Premio di Divulgazione Scientifica "Psiconline.it"

 

 

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Tags: famiglia

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