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La Sindrome della Capanna o del Prigioniero

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In questi giorni di post-pandemia legata al covid-19 molti stanno sperimentando una difficoltà legata alla necessità di recuperare le vecchie abitudini quotidiane o di strutturarne di nuove. Questa incertezza nell'affrontare di nuovo il "fuori" è stata individuata come Sindrome della Capanna o del Prigioniero.

di Alfredo Ferrajoli

La Sindrome della Capanna o del Prigioniero

La sindrome della capanna è costituita da un insieme di sintomi che si possono sperimentare al riprendere di alcune abitudini legate al nostro quotidiano, dopo un periodo che abbiamo vissuto in modo più o meno restrittivo e al quale siamo stati sottoposti per far fronte a un fenomeno del tutto nuovo, inaspettato, riguardante tutti noi: la pandemia da Covid-19.

Stiamo piano piano riprendendo la nostra relazione con la vita e il mondo reale, adoperando tutte le precauzioni del caso, rendendoci conto che dobbiamo ancora esercitare prudenza e buon senso.

Forse qualcuno di noi avrebbe voluto rimanere al sicuro nella propria casa-rifugio ma è rilevante che, invece, ognuno di noi possa concedersi di sperimentare quel senso di insicurezza, smarrimento, paura che a volte può caratterizzare i nostri vissuti quotidiani legati a situazioni come in questo periodo.

Dobbiamo tenere conto che abbiamo vissuto un periodo di parziale, a volte, in certi casi, totale, isolamento e abbiamo contattato la paura che il Covid-19 potesse travolgere le nostre certezze e, anche se in quest’ultimo lasso di tempo possiamo affermare che la situazione stia cambiando, siamo ancora presi da una sorta di timore e inquietudine, da una strana sensazione di sospensione e di attesa, che, appunto, costituisce l’essenza di questa sindrome denominata Sindrome della Capanna o Sindrome del Prigioniero.

La denominazione di questa sindrome sembra essere legata al vissuto emotivo dei cercatori d’oro degli Stati Uniti che erano costretti a vivere per lunghi periodi all’interno di capanne, in genere da loro stessi costruite, poiché la loro attività lavorativa era concentrata solamente in determinati periodi dell’anno.

Durante i lunghi periodi di inattività essi vivevano uno stato di isolamento seguito da un sentimento di insicurezza e tensione emotiva allorquando avrebbero dovuto riprendere il contatto con la civiltà e il loro ambiente di provenienza.

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Per quanto concerne noi e per le situazioni che ci stiamo vivendo, alcune strategie per affrontare questa sindrome riguardano lo sviluppo della consapevolezza di alcune nostre emozioni, renderci conto che ritornare a riprenderci una certa normalità (quale, ancora dobbiamo scoprire), dopo un medio/lungo periodo di distacco dalla normale routine casalinga, può comportare vissuti emotivi particolari legati a una comune sensazione di incertezza, inquietudine e paura.

Potrebbe essere utile concedersi, da parte nostra, di accogliere questa emozione allo scopo di sperimentarne un contatto, attraverso il sentire. Concedersi di sentire e affrontare la paura permette di attraversarla, in questo modo ci possiamo rendere conto di arrivare a vincerla.

Se affrontata ripetutamente e per più volte, la paura attraversata, può diventare il nostro coraggio; sconfiggere la paura, senza negarla, può restituirci quel sano rapporto con la nostra ritrovata percezione del tempo e della realtà.

Il sapersi ascoltare, onestamente, in profondità ci potrà permettere anche di superare ansie legate a questo momento. Questo atteggiamento può anche aiutarci a organizzare la nostra routine giornaliera, a gestire il tempo del lavoro, della casa, il tempo libero, stabilire obiettivi, prendersi cura di sé.

Si potrebbe anche considerare di procedere per piccoli step, incominciare ad uscire per fare appena qualche piccola camminata e quando ci si sente pronti, pensare di fare una passeggiata, concedendosi di nutrirsi in modo sano, prepararsi per fare anche un po’ di esercizio fisico, organizzare i ritmi delle attività giornaliere.

Purtroppo in questi ultimi giorni stiamo osservando il comportamento di alcune persone che non rispettando norme, né alcune precauzioni, prive di quel buon senso che dovrebbe attendersi, invadono le nostre belle piazze e i nostri spazi in maniera poco prudente, a volte perfino in maniera irresponsabile, esponendo se stessi e gli altri a possibili e ulteriori contagi. Questi comportamenti possono essere dovuti ad un noto meccanismo psicologico di difesa, denominato negazione che determina una compromissione dell'esame di realtà, per cui si assisterebbe a spettacoli di ben, purtroppo, note movide, dove esternazioni emotive di improbabili euforie sembrano contrastare con le emozioni legate ad un normale senso di insicurezza e paura descritte sopra.

Va aggiunto, specialmente da parte di alcuni giovani, il puro dispiegamento del culto dell’immagine narcisistica, a detrimento del sé, che comporterebbe adesioni a rituali di evasioni festaiole in conformità con alcuni aspetti psicosociali ormai caratteristici di attuali consolidate abitudini.

D’altra parte, dal vederci padroni in casa propria, in una dimensione fisica vissuta anche come rassicurante e ben conosciuta, siamo passati, in questi giorni, a sperimentare che il nostro spazio si muove in base alla considerazione dello spazio che gli altri concedono al loro e, di conseguenza, al nostro.

Al contrario di prima, quando eravamo in lockdown, ora possiamo sentirci a nostro agio solo se chi si avvicina a noi lo fa rispettando la distanza consentita.

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Se sto gustando un drink, insieme a degli amici, osservando le precauzioni del caso, e poi arrivano molti altri amici che si mostrano poco rispettosi della dovuta distanza e poi ancora altre persone vicino a noi che fanno altrettanto, può rimanere, a volte, difficile conservare il nostro comportamento iniziale, poiché possono scattare in noi, a volte anche in maniera inconsapevole, quei meccanismi di imitazione che sono alla base dei comportamenti sociali umani.

Ciò può comportare, se prevale l’irresponsabilità, una certa diminuzione di quei sani freni inibitori tanto utili in situazioni di emergenza, per cui possiamo assistere a quelle deludenti movide alle quali facevamo prima riferimento.

Tutti questi atteggiamenti nascono dal senso di disagio in relazione al lockdown e alle attuali preoccupazioni che provenendo, purtroppo, da più parti possono aumentare il rischio, se non opportunamente sostenute e affrontate, di sviluppare sintomi e, in generale, disturbi dell’adattamento.

 (Articolo a cura del Dottor Alfredo Ferrajoli)

 

 

 


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Tags: sindrome della capanna sindrome del prigioniero lockdown

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